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Minacce per recensione negativa

23 Settembre 2019
Minacce per recensione negativa

Quando scatta la diffamazione per la critica su un locale altrui o altra attività commerciale: il confine tra la critica e la libertà di espressione da un lato, e il reato dall’altro.

L’altra sera sei stato in un ristorante e, non trovando la cucina di tuo gradimento, anzi ritenendo di essere stato quasi truffato dal titolare del locale per il trattamento ricevuto e il prezzo pagato, hai deciso di “farti giustizia da te”: hai così fotografato lo scontrino per pubblicarlo su Facebook. Nel post, hai avvisato tutti i tuoi contatti di non cenare presso quel locale: «il cibo è cattivo, il servizio scadente, il conto salato». Hai fatto insomma una recensione negativa che, seppur aspra e senza mezzi termini, corrisponde a tuo avviso alla pura verità.

Il titolare del locale, però, avvisato da qualcuno, ha letto il tuo commento e ti ha contattato in privato. Anche lui non ha usato mezzi termini, rivolgendoti minacce per la recensione negativa. «O la cancelli subito o ti querelo per diffamazione», ti ha detto, prefigurandoti anche un’imminente azione per il risarcimento dei danni.

Cosa puoi fare in una situazione del genere? I tuoi dubbi sono essenzialmente due: si può pubblicare su internet un giudizio negativo su un’attività altrui, descrivendone i difetti e consigliando a tutti di starne alla larga? Stai esercitando un diritto di critica oppure stai diffamando il titolare dell’esercizio commerciale? E poi: se la presunta “vittima” dovesse minacciarti o, peggio, sporgere una querela contro di te come potresti difenderti?

Le minacce per la recensione negativa sono state oggetto di una recente sentenza della Cassazione [1]. Ecco qual è l’opinione dei giudici supremi sul punto.

Recensione negativa su internet: è diffamazione?

Se recensire negativamente un locale o un’esercizio commerciale fosse davvero una diffamazione non esisterebbero siti come Tripadvisor o lo stesso Amazon che consente, agli utenti, di scrivere le proprie impressioni su un prodotto. Ne abbiamo già parlato in La recensione negativa su internet non è diffamazione. Ma se a questa conclusione ci si arriva agevolmente, anche senza essere avvocati, ciò che spesso non si conosce bene è il confine tra la critica e la diffamazione. Fin dove è concesso spingersi con gli apprezzamenti personali e su cosa questi possono vertere? A chiarire la linea di demarcazione tra lecito e illecito ci ha pensato, sino ad oggi – e in particolare da quando esiste internet – la giurisprudenza.

Volendo riassumere in soldoni più di un decennio di sentenze, possiamo dire che si entra nel campo della diffamazione tutte le volte in cui la critica, anziché avere ad oggetto il prodotto e le sue qualità, ricade sul produttore e sulla sua moralità. Dire «il pizzaiolo non sa fare neanche una bruschetta» è consentito; dire, invece, «il pizzaiolo è un deficiente» non è consentito. Scrivere «il titolare del ristorante tratta male i clienti e applica prezzi assurdi» è legale; scrivere, invece, che «è un ladro e un imbroglione» non è legale.

Alla luce di ciò, la recensione negativa, anche se molto sprezzante, non costituisce diffamazione nella misura in cui non si risolva in attacchi personali e gratuiti contro le persone, ma si limiti ad evidenziare i fatti e, anche se soggettivi, i giudizi sulla qualità dei servizi.

In più, dice oggi la Cassazione, nell’esercizio del diritto di critica, soprattutto se la forma espressiva ricalchi la satira, si può anche eccedere in alcune espressioni che possono a prima vista concretizzare un’ipotesi di diffamazione. Purché i fatti contestati siano certi.

La Cassazione ha ricordato che l’esercizio di critica può avere ad oggetto l’attività di un esercizio, ma non l’etica del privato; essa, quindi, trova un limite nel rispetto della dignità altrui, non potendo tradursi nella possibilità di portare attacchi gratuiti alla morale e all’etica delle persone.

Inoltre, a differenza della cronaca, del resoconto, della mera denunzia, la critica si concretizza nella «manifestazione di un’opinione. È vero che essa presuppone in ogni caso un fatto che è assunto ad oggetto o a spunto del discorso critico, ma il giudizio valutativo, in quanto tale, è diverso dal fatto da cui trae spunto e, a differenza di questo, non può pretendersi sia obiettivo».

La critica parte, quindi, da un fatto storico oggettivo, ma non si può pretendere che si fermi su di esso; la critica infatti, per sua natura, comporta una successiva valutazione soggettiva e personale.

Minaccia per recensione negativa: si può denunciare?

La vittima può diventare aggressore: così chi si ritiene diffamato potrebbe contattare l’autore del post per chiederne – anche in modo poco educato – l’immediata cancellazione. Ma chi si limita a minacciare una ritorsione legale (come, ad esempio, «ti faccio causa», «ti denuncio», «ti trascino in tribunale e ti rovino», «ti faccio pagare un risarcimento che ti metto sul lastrico») non commette reato. Difatti, la minaccia consiste nella prospettazione di un male ingiusto, mentre l’esercizio di un diritto di difesa in giudizio, per quanto infondato possa essere, è garantito dalla Costituzione.

Cosa ben diversa sarebbe se il destinatario della critica dovesse rivolgersi con espressioni come «Se ti vedo per strada ti ammazzo», «ti faccio pentire di quello che hai scritto», «ti vengo a prendere sotto casa», ecc. In questi casi, l’autore del post può procedere a stampare il messaggio e a sporgere querela contro l’autore per minaccia.


note

[1] Cass. sent. n. 3148/2019 del 23.01.2019.


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