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Iscriversi al sindacato è obbligatorio?

20 Ottobre 2019 | Autore:
Iscriversi al sindacato è obbligatorio?

Che succede se si rifiuta la tessera sindacale? Chi non aderisce ad un’organizzazione di rappresentanza rischia qualcosa o perde dei diritti?

Aderire ad un’organizzazione sindacale è un diritto di tutti i lavoratori. Ma iscriversi al sindacato è obbligatorio? La legge concede questa possibilità a chi vuole essere tutelato al lavoro in una situazione particolarmente delicata, come una ristrutturazione aziendale, il rinnovo del contratto nazionale di categoria, un licenziamento indiscriminato, ecc. Ma è possibile rifiutare una tessera sindacale? E le tutele, a quel punto, sono le stesse rispetto a quelle previste per chi si appoggia ad un’organizzazione confederale?

In Italia, il diritto sindacale è previsto dalla Costituzione ed è consolidato dallo Statuto dei lavoratori, al cui interno ci sono delle norme che rendono effettivo ed esigibile il principio di libertà sindacale. Ciò non vuol dire, per forza, che iscriversi al sindacato sia obbligatorio: significa che c’è la possibilità di aderire ad un’organizzazione di questo tipo per avere qualcuno che difenda i suoi diritti all’interno del mondo del lavoro.

Così come un lavoratore ha la facoltà di iscriversi al sindacato liberamente, è altrettanto libero di stracciare la tessera quando vuole. Ci si chiede, a questo punto, che cosa comporta rifiutare l’iscrizione oppure disdirla: si perde qualche diritto?

Vediamo che cosa dice la legge in merito, se iscriversi al sindacato è obbligatorio oppure è una scelta libera e che cosa comporta avere la tessera sindacale in tasca oppure rifiutarla e lavorare e difendersi «da cane sciolto».

Sindacato: a che serve?

Il sindacato è un ente rappresentativo di tutte e di ciascuna delle categorie produttive. Il suo scopo è quello di tutelare i diritti dei lavoratori in diversi modi, dalla trattativa per ottenere migliori condizioni economiche e lavorative allo sciopero come forma di protesta.

L’organizzazione sindacale comprende chiunque voglia aderire ad uno di questi enti in totale libertà per farsi rappresentare. Questo significa che un lavoratore non è obbligato ad iscriversi ad un sindacato, ma ha il diritto di farlo se lo ritiene opportuno.

Secondo la Costituzione [1], l’organizzazione sindacale è libera: ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali secondo la norma di legge e con un ordinamento interno a base democratica. Una volta registrati, i sindacati hanno personalità giuridica. Hanno la facoltà di stipulare contratti collettivi di lavoro che devono essere obbligatoriamente rispettati da tutte le categorie a cui l’accordo si riferisce.

È fondamentale segnalare che gli accordi siglati dai sindacati riguardano tutti i lavoratori, cioè anche quelli che non sono iscritti all’organizzazione sindacale.

Sindacato: come avviene l’iscrizione?

Il lavoratore che decide di iscriversi al sindacato lo può fare in diversi modi. Quello oggi più comodo è l’adesione via web: basta entrare nel sito dell’organizzazione a cui ci si vuole iscrivere e compilare ed inviare l’apposito modulo. Altrimenti, ci si può rivolgere al rappresentante sindacale presente nel proprio posto di lavoro oppure recarsi in una sede territoriale e chiedere la tessera sindacale.

Naturalmente, la tutela sindacale non è gratuita. Il lavoratore deve pagare:

  • una quota associativa iniziale, nel momento in cui viene rilasciata la tessera;
  • una quota sindacale da versare periodicamente;
  • una o più quote di servizio, una tantum, come contributo per eventuali servizi specifici richiesti.

Solitamente, la quota viene corrisposta dopo che il dipendente ha autorizzato il datore di lavoro a trattenere dallo stipendio la parte da versare al sindacato. L’azienda non può dire di no: il rifiuto non giustificato comporta sia un illecito civilistico sia una condotta antisindacale.

Sindacato: che succede a chi non si iscrive?

Appurato che iscriversi al sindacato non è obbligatorio, che succede al lavoratore che decide di non aderire? Niente, o quasi.

Di sicuro, non perde i suoi diritti fondamentali, cioè quelli previsti dalla legge. Significa che se, ad esempio, viene licenziato senza motivo, il fatto di non essere iscritto al sindacato non rende il provvedimento meno illecito, oppure che debba fare meno ferie o meno giorni di malattia rispetto al collega che ha in tasca la tessera sindacale. Le sue tutele, da un punto di vista legale, restano intatte.

Lo stesso vale per quanto riguarda il contratto collettivo di categoria: come segnalato in precedenza, l’accordo siglato tra i rappresentanti dei lavoratori e quelli dell’azienda valgono per tutti i dipendenti, e non solo per gli iscritti al sindacato.

Viene da chiedersi: ma allora, perché iscriversi al sindacato? Diciamo che una scelta di questo tipo può comportare un’assistenza ed una consulenza più puntuali in caso di necessità, quando si vive una situazione particolare che non riguarda il resto dei colleghi e si ha bisogno di un supporto. Inoltre, alcune tessere sindacali danno diritto a delle agevolazioni come l’accesso più vantaggioso al credito o ad una polizza assicurativa, attività di formazione, ecc.

Sindacato: come fare la disdetta?

Così come non è obbligatorio iscriversi al sindacato, non lo è nemmeno restarci se uno vuole disdire l’adesione e restituire la tessera. Può capitare, infatti, che un dipendente non si ritrovi più nel modo di lavorare o nelle scelte del sindacato e che opti per un’altra organizzazione oppure decida di gestirsi i suoi problemi lavorativi da solo.

In casi come questo, è possibile inviare una lettera tramite raccomandata a/r oppure via fax alla Direzione provinciale del Tesoro e, eventualmente, anche alla sede del sindacato, riportando:

  • i dati anagrafici;
  • la volontà di rinunciare alla tessera, anche senza motivazione.

note

[1] Art. 39 Costituzione italiana.


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