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Bullismo: ultime sentenze

3 Maggio 2021
Bullismo: ultime sentenze

Atti di bullismo commessi dal minore nei confronti di un coetaneo; lesioni personali; indifferenza dei compagni di classe e degli insegnanti; carcere preventivo; espressioni ingiuriose su una compagna di scuola.

Bullismo: concorso di colpa

Il bullismo non dà vita ad un conflitto meramente individuale, come dimostrano le rilevazioni statistiche, e richiede un coacervo di interventi coordinati che, oltre a contenere il fenomeno, fungano da diaframma invalicabile che si interponga tra l’autore degli atti di bullismo e le persone offese, anche onde rendere del tutto ingiustificabile la reazione di queste ultime.

E’ doveroso che l’ordinamento si dimostri sensibile verso chi è esposto continuamente a condizioni vittimizzanti, idonee a provocare e ad amplificare le reazioni rispetto alle sollecitazioni negative ricevute, soprattutto ove la vittima venga privata del meccanismo repressivo istituzionale dell’illecito e sia lasciata sola nell’affrontare il conflitto (fattispecie relativa alla reazione violenta posta in essere da un giovane che aveva colpito con un pugno un altro ragazzo; a detta della difesa dell’aggressore, tale condotta era da imputarsi ai fenomeni di bullismo patiti dal giovane che aveva così reagito alle provocazioni in un momento diverso).

Cassazione civile sez. III, 10/09/2019, n.22541

Quando la vittima reagisce al bullo

Nell’attesa che si diffondano forme di giustizia riparativa specificamente calibrate sul fenomeno del bullismo, ferma la necessaria condanna tanto dei comportamenti prevaricatori e vessatori quanto di quelli reattivi, la risposta giuridica, nel caso in cui un ragazzo colpisca con un pugno il bullo, non dovrebbe ignorare le condizioni di umiliazione a cui l’adolescente in questione è stato ripetutamente sottoposto.

Pertanto in caso di reazione violenta da parte della vittima di bullismo nei confronti del “bullo”, deve essere riconosciuto il concorso di colpa anche se l’aggressione è avvenuta in un momento diverso, soprattutto in assenza di prove in relazione alle modalità con cui le istituzioni, e in particolare la scuola, fossero intervenute per arginare il fenomeno del bullismo.

Cassazione civile sez. III, 10/09/2019, n.22541

Bullismo: la responsabilità dei genitori

L’età ed il contesto in cui si è verificato il fatto illecito del minore non escludono né attenuano la responsabilità che l’art. 2048 c.c. pone a carico dei genitori, i quali, proprio in ragione di tali fattori, hanno l’onere di impartire ai figli l’educazione necessaria per non recare danni a terzi nella loro vita di relazione, nonché di vigilare sul fatto che l’educazione impartita sia adeguata al carattere e alle attitudini del minore, dovendo rispondere delle carenze educative cui l’illecito commesso dal figlio sia riconducibile.

(La S.C., in applicazione di tale principio, ha confermato la sentenza di merito la quale aveva escluso che i genitori avessero vinto la presunzione di responsabilità su di essi gravante, essendo emerso, nella specie, che il pugno sferrato dal figlio adolescente in faccia ad un compagno non avesse costituito una reazione immediata rispetto all’offesa ricevuta, restando irrilevante inoltre la circostanza che tale fatto si fosse verificato lontano dalla sfera di controllo dei genitori, nelle adiacenze della scuola, in un paese diverso rispetto a quello di residenza).

Cassazione civile sez. III, 10/09/2019, n.22541

Atti di bullismo del minore

L’atto di bullismo posto in essere dal minore nei confronti di un coetaneo costituisce una condotta che può rendere necessario l’accertamento da parte del Tribunale per i minorenni delle capacità educative e di controllo dei genitori dello stesso minore.

Tribunale minorenni Caltanissetta, 11/09/2018

Figlio denuncia ingiustamente atti di bullismo

La fattispecie di cui all’art. 2048 c.c. ha natura di responsabilità diretta per fatto proprio colpevole consistente nel non avere, con idoneo comportamento, impedito il fatto dannoso.

Essa è fondata su di una duplice presunzione di colpa di natura specifica (cd culpa in vigilando e culpa in educando), la quale non consiste tanto nel non aver impedito il verificarsi del fatto ma in una condotta anteriore alla commissione dell’illecito, consistente nella violazione dei doveri inderogabili posti a carico dei genitori dall’art. 147 c.c. (obbligo di istruire, mantenere ed educare la prole) a mezzo di una costante opera educativa, finalizzata a correggere comportamenti non corretti ed a realizzare una personalità equilibrata, consapevole della relazionalità della propria esistenza e della protezione della propria ed altrui persona da ogni accadimento consapevolmente illecito.

Va dunque dichiarata la responsabilità dei genitori del minore che abbia accusato ingiustamente di bullismo un ragazzo di poco più grande.

Tribunale Savona, 22/01/2018, n.79

Atti di bullismo e abbandono della scuola

Le reiterate condotte vessatorie e moleste poste in essere, ai danni di minore, da parte di due studenti, anch’essi minorenni, protrattesi per tutto il periodo dell’anno scolastico, integrano, unitamente all’accertato stato di ansia e di paura per la propria incolumità fisica ingenerato nella vittima, il reato di atti persecutori di cui all’art. 612-bis c.p. Deve altresì essere affermata la responsabilità penale dei due minori per i concorrenti reati di lesioni volontarie e di percosse, desumibili dall’accertata presenza sulla persona del minore di lividi ed ematomi.

(Nel caso sottoposto al vaglio della Corte il minore, a seguito degli atti di bullismo perpetrati ai suoi danni, era stato costretto, prima, ad interrompere la frequenza scolastica, poi, ad abbandonare la scuola, determinando un’evidente alterazione della propria condizione di vita).

Corte di Cassazione, sentenza, 11/06/2018, n. 26595

Uso di espressioni ingiuriose anche al di fuori dell’orario scolastico

È legittima l’attribuzione, da parte del Consiglio di Classe, di un voto negativo in condotta ad una alunna che su un gruppo “whats-app” abbia usato espressioni ingiuriose e offensive nei confronti di una compagna, a nulla rilevando che tale condotta sia stata tenuta al di fuori dell’orario scolastico e su un mezzo non ufficiale.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. IV, 08/11/2018, n.6508

Reato di stalking e bullismo

È configurabile il reato di stalking in caso di bullismo. Ad affermarlo è la Cassazione che per la prima volta applica l’art. 612 bis c.p. in ambito scolastico confermando le condanne inflitte a quattro ragazzi che, all’epoca dei fatti minorenni studenti di un istituto tecnico, avevano preso di mira, per due anni, un compagno di scuola, picchiandolo e insultandolo, a turno, fino a indurlo, dopo essere finito in ospedale, a lasciare la scuola per trasferirsi in Piemonte.

Per la Corte, la deposizione della sola persona offesa è valsa come prova in quanto giudicata attendibile, anche alla luce del contesto di indifferenza degli altri compagni di classe e degli insegnanti che non si erano accorti di nulla.

Cassazione penale sez. V, 27/04/2017, n.28623

Inveire contro lo studente inciampato

Nella sede di un Liceo scientifico statale sito in Palermo uno studente, recatosi alla cattedra per avere dall’insegnante chiarimenti sulla valutazione di un suo compito, stava tornando al proprio banco quando inciampava sullo zaino di un suo compagno di aula. Senza che nulla di nuovo o di irregolare fosse avvenuto, l’insegnante cominciava ad inveire contro lo studente inciampato, alla presenza dei suoi compagni di classe, in termini gravemente offensivi, esclamando testualmente “sei uno stronzo, sei un coglione; cretino, ti senti un cazzo e mezzo, sei un rompicoglioni, non sei adatto a questa società”.

I genitori del ragazzo inciampato e tanto illecitamente appellato dall’insegnante sporgevano denuncia dei fatti tutti accaduti nelle mani del Ministero dell’Istruzione, dell’Ufficio scolastico regionale e della Preside del Liceo scientifico. Le visite ispettive disposte dal Ministero acclaravano la veridicità dei fatti tutti accaduti e denunciati.

I genitori del ragazzo inciampato e gravemente ingiuriato provvedevano a trasferire il figlio nell’unico Istituto paritario disposto, in Palermo, ad accogliere, ad anno scolastico avanzato, lo studente villaneggiato dall’insegnante, trasferimento costato ad essi, per il passato e per il futuro, non lievi spese e difficoltà di vario genere anche per l’avvenire, chiedendo il rimborso di tali spese e sostenendo, altresì, che il figlio aveva subìto un danno morale risarcibile.

Il Ministero dell’Istruzione, che aveva peraltro adottato misure disciplinari a carico dell’insegnante, riduceva l’ammontare delle spese tutte reclamate dai genitori, pur se le domande avanzate dai ricorrenti devono ritenersi parzialmente fondate. Accogliendo anche parzialmente le domande dei ricorrendi, il giudice ha disposto la compensazione integrale delle spese della causa, nonché la riduzione delle spese dovute dal Ministero ai ricorrenti per l’indennizzo per i danni non patrimoniali subìti, affidandosi al c.d. criterio equitativo.

Tribunale Palermo sez. I, 19/10/2016

Bullismo e vigilanza del personale scolastico

La domanda giudiziale avente ad oggetto la richiesta di ristoro del pregiudizio subito dall’alunno minore in seguito alle percosse ad esso inferte dai compagni di istituto, durante il tempo di permanenza nello stesso, deve essere inquadrata nell’ambito di applicazione dell’art. 2048, comma secondo, c.c.. In tale contesto, mentre incombe sul danneggiato unicamente l’onere di provare che il danno è stato cagionato al minore durante il tempo in cui lo stesso era sottoposto alla vigilanza del personale scolastico, il che è sufficiente a rendere operante la presunzione di colpa per inosservanza dell’obbligo di vigilanza, spetta all’Amministrazione scolastica dimostrare di avere esercitato la sorveglianza sugli allievi con la diligenza idonea ad impedire il fatto.

Al fine di superare la presunzione di responsabilità di cui alla richiamata norma, tuttavia, non è sufficiente la sola dimostrazione di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo, ma è necessario, altresì, provare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di situazioni pericolose.

Nella fattispecie concreta, a fronte della prova offerta dall’attore in ordine al verificarsi dell’evento dannoso, consistito nell’essere stato l’attore vittima di episodi di bullismo da parte di altri allievi del medesimo Istituto, l’Amministrazione convenuta ha ritenuto di non doversi costituire in giudizio, per cui nulla ha provato a suo discarico.

Tribunale Milano, Sezione 10, Civile, sentenza, 7/06/2013, n. 8081

Allontanamento dalla comunità scolastica

E’ legittimo il nulla osta rilasciato dal dirigente scolastico“in obbedienza” al provvedimento del Procuratore della Repubblica di allontanamento dalla comunità scolastica, di un alunno che ha posto in essere atti di “bullismo” e di aggressività verbale nei riguardi di una insegnante. Infatti il nulla osta è stato adottato “in obbedienza” al suindicato provvedimento del Procuratore della Repubblica, il cui tenore non lasciava in capo all’autorità scolastica alcun margine di discrezionalità.

In altri termini, il provvedimento dirigenziale non poteva essere che quello concretamente adottato, ed eventuali contestazioni andavano effettuate nei confronti dell’atto che lo aveva determinato.

T.A.R. Latina, (Lazio) sez. I, 27/03/2012, n.244

Abuso dei mezzi di correzione dell’insegnante

Ha commesso il reato di abuso dei mezzi di correzione con esito i lesioni personali, di cui all’art. 571 comma 2 c.p., assorbito in esso il reato di cui all’art. 582 dello stesso codice, l’insegnante di una scuola media di Stato, che per punire, emendare ed educare un alunno della propria classe da lei ritenuto colpevole di “bullismo” ha imposto a quest’ultimo – nell’asserito interesse di lui e dell’intera classe – di scrivere 100 volte in un quaderno la frase “Io sono un deficiente” (nella specie, al soggetto passivo del presunto “bullismo”, di sesso maschile, era stato impedito, a suo dire, di accedere al bagno dei maschi affermando che il soggetto passivo era “gay” e “femminuccia”).

Corte appello Palermo sez. III, 16/02/2011

Carcere preventivo per i minori accusati di atti di bullismo

Il carcere preventivo per i minori accusati a scuola di atti di bullismo deve essere considerata come l’estrema ratio.

Pertanto, il giudice deve valutare la possibilità di adottare altre misure cautelari meno “afflittive”: come ad esempio gli arresti domiciliari o l’obbligo di dimora nel Comune di residenza oppure il divieto di frequentare le lezioni e di avvicinarsi all’istituto scolastico.

Cassazione penale sez. II, 30/09/2010, n.36659

Aggressioni verbali e bullismo

Non ha commesso il reato di cui agli art. 81, comma 2, e 571 c.p., né il reato di cui agli art. 81, comma 2 e 582 c.p. l’insegnante, in una scuola media di Stato, che per punire, emendare ed educare un alunno della propria classe colpevole di bullismo, ha imposto a quest’ultimo — nell’interesse di lui e dell’intera classe — di scrivere 100 volte in un quaderno la frase “io sono un deficiente” (nella specie, al soggetto passivo del bullismo, di sesso maschile, era stato impedito di accedere al bagno dei maschi asserendo che il soggetto passivo era “gay” e “femminuccia”).

Tribunale Palermo, 27/06/2007

Iscrizione della figlia minore alla scuola pubblica o ad un istituto privato

Ritiene il giudice di accogliere la richiesta avanzata in corso di causa da una mamma, in contrasto con il padre favorevole alla scuola pubblica, di poter iscrivere la figlia minore ad un istituto scolastico privato, assumendosi interamente l’onere del pagamento dell’istituto stesso, essendo tale scelta motivata dall’esigenza di evitare alla figlia “possibili situazioni di pericolo (‘droga e bullismo’), certamente più presenti nell’ambiente pubblico” preferito per contro dal padre che ritiene l’ambiente più stimolante; “la scelta scolastica operata dalla madre è certamente preferibile in un ottica di maggiore sicurezza e controllo della minore, oltre che conforme alle sue esigenze di mantenere stretti rapporti di amicizia con bambine alle quali è già affettivamente legata”.

Tribunale Milano sez. IX, 14/02/2007

Iscrizione del minore ad un istituto scolastico privato

Ritiene il Giudice di accogliere la richiesta avanzata in corso di causa da una mamma, in contrasto con il padre favorevole alla scuola pubblica, di poter iscrivere la figlia minore ad un istituto scolastico privato, assumendosi interamente l’onere del pagamento dell’istituto stesso, essendo tale scelta motivata dall’esigenza di evitare alla figlia “possibili situazioni di pericolo (‘droga e bullismo’), certamente più presenti nell’ambiente pubblico” preferito per contro dal padre che ritiene l’ambiente più stimolante; “la scelta scolastica operata dalla madre è certamente preferibile in un ottica di maggiore sicurezza e controllo della minore, oltre che conforme alle sue esigenze di mantenere stretti rapporti di amicizia con bambine alle quali è già affettivamente legata”.

Tribunale Milano sez. IX, 14/02/2007



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8 Commenti

  1. Io mi vergognerei terribilmente se mio figlio mettesse in atto un comportamento del genere. Si sentono tante storie di bullismo. A parte l’umiliazione che un ragazzino vittima dei bulli può vivere in quel momento, poi certe cose se le porta dietro per tutta la vita! GENITORI EDUCATE I VOSTRI FIGLI!

  2. C’è troppa indifferenza in questa società! Quanti bambini sono vittime di bullismo e magari nascondono la loro sofferenza dietro sorrisi tristi e malinconici. Bisogna parlare con i ragazzi, aprirsi al dialogo e capire cosa sta dietro la loro sofferenza. Poi, si assiste spesso ad epiloghi drammatici. Questi ragazzi non riescono a trattenere più il loro malessere ed esplodono arrivando a gesti estremi.

  3. A casa, a scuola, in palestra. I bulli possono perseguitare le loro vittime ovunque. Dietro un insulto, mi sono sempre chiesta, che diamine si nasconde? Cosa passa nel cervello dei bulli? Perché godono nel procurare sofferenza alle loro vittime? La loro vita è talmente insulsa che devono riempirla con questi dispetti e con la cattiveria? E perché i genitori di questi ragazzi non fanno nulla per ammonirli? Come fanno a non capire che c’è qualcosa che non va nei propri ragazzi? Non li controllano mai? Non sanno quello che fanno? Sono disinteressati a loro? E allora perché mettono al mondo dei figli se non se ne preoccupano? IN che razza di famiglia crescono i bulli?

  4. Io credo che per agire in questo modo, nella vita di chi mette in atto comportamenti del genere ci sia qualcosa che non vada. Le vittime soffrono e spesso non sanno a chi chiedere aiuto, magari si sentono indifesi e deboli al tempo stesso. Ma dall’altro lato c’è il classico bullo che, non capisco perché, ci prova gusto nel far soffrire il prossimo, solitamente il più nerd o il più insicuro. Ti piace vincere facile? Perché non ti misuri con quelli che hanno il tuo stesso carattere? Ti piace fare il gradasso? E allora perché non investi la tua rabbia in qualcosa di produttivo? Aiutiamo le vittime di bullismo e diamo una scossa ai bulli facendogli capire che bisogna migliorarsi ed il malessere che scatenano verso i più deboli non li porterà mai a nulla, non gli farà colmare i vuoti e le assenze che hanno nella loro vita.

  5. In un litigio al parco tra due bimbi, una mamma è intervenuta subito e ha rimproverato il figlio, mentre l’altra, seccata e seduta sulla panchina a giocare con il cellulare ha lanciato un urletto dicendo al figlio di smettere. Dovevate ascoltare il “grande tono di rimprovero”. Non si sarebbe spaventata neppure una mosca. Insomma, ho visto la grande differenza tra la mamma della vittima che è intervenuta subito ed ha dato una lezione sia a suo figlio che all’altro dicendo con modi rigorosi e gentili di smettere. E dall’altra parte, una donna indifferente a ciò che stava accadendo davanti ai suoi occhi. Ma ci rendiamo conto? Di chi è la colpa? Sempre dei figli? No! Facciamoci due domande e diamoci le opportune risposte.

  6. Io ho sempre insegnato a mio figlio il rispetto per il prossimo e l’altruismo verso gli altri bambini. L’educazione è il miglior investimento che si possa fare su un figlio. Inoltre, gli ho sempre detto che se gli altri bambini sono un po’ arrabbiati, lui deve essere calmo e chiamare la sua mamma oppure la maestra e nel frattempo che arrivi parlare con le buone e spiegare al bambino che non c’è motivo di arrabbiarsi e che tutto può risolversi con il dialogo, senza lanciare oggetti, e prendendosi per mano. Magari il bambino è triste e solo ed ha bisogno di un amico ecco perché è così arrabbiato. E mio figlio, vi assicuro che è sta crescendo benissimo, è un amore.

  7. Lassismo,disinteresse, superficialità di genitori troppo impegnati su altri fronti.
    Individualismo,scarsa consapevolezza e area di confort…Altre chiavi da aprire per scardinare un sistema sbagliato

  8. Spesso si pensa che il confine tra bullismo e la semplice goliardia scolastica sia la gravità dei comportamenti, il grado di “cattiveria” nei dispetti, i danni sulla vittima. Non è così. Affinché scatti il bullismo è sufficiente l’accanimento: si deve cioè essere in presenza di comportamenti reiterati e continuativi tali da creare una situazione di dominio psicologico, ossia una prevaricazione e conseguente sottomissione della vittima.

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