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Grave disturbo di personalità: ultime sentenze

24 Settembre 2019
Grave disturbo di personalità: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: grave disturbo di personalità; incapacità di intendere e di volere; disturbo psicotico o affettivo; proposito criminoso; accertamento della circostanza aggravante della premeditazione; imputabilità; misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario.

Disturbo di personalità: quando è grave?

Il disturbo di personalità di una certa intensità che possa essere definito grave può incidere, al pari della malattia mentale, sulla capacità di intendere e volere, escludendola o scemandola grandemente ma deve sussistere un nesso eziologico con la condotta criminosa.

(Nel caso di specie, trattandosi di calunnia perpetrata da un arrestato che durante il rito direttissimo accusava falsamente i pubblici ufficiali che avevano proceduto all’arresto di averlo picchiato per otto ore di seguito, è stato ritenuto che l’eventuale disturbo di personalità non avesse quelle caratteristiche di intensità e gravità e non fosse tale da causare il comportamento calunnioso).

Corte appello Torino sez. III, 22/04/2013

Grave disturbo di personalità paranoide ed antisociale

Il grave disturbo di personalità paranoide ed antisociale qualificabile come disturbo psicotico o affettivo scema grandemente la capacità d’intendere e volere comportando l’attenuante prevista dall’art. 89 c.p.

Ufficio Indagini preliminari Rovereto, 15/09/2016, n.16

Richiesta di differimento dell’esecuzione per grave infermità

Deve essere confermata la decisione dei giudici del merito che hanno respinto la richiesta di differimento dell’esecuzione per grave infermità atteso che dagli atti e dalla documentazione sanitaria esaminata non si evinceva un quadro di incompatibilità della situazione di salute del condannato con la restrizione carceraria sotto il profilo delle patologie organiche.

(Nella specie, il detenuto soffriva di ipertensione arteriosa, ipetrftrofia prostatica, modesto quadro di atrofia cerebrale, disturbo di personalità borderline, sindrome vertiginosa, spondiloartrosi, ma veniva curato e monitorato in carcere, tanto che egli era allocato in un istituto penitenziario con annesso Centro Diagnostico Terapeutico).

Cassazione penale sez. I, 22/06/2016, n.49825

Premeditazione e disturbo della personalità

Nell’ipotesi di accertato grave disturbo della personalità, funzionalmente collegato all’agire e tale da incidere, facendola scemare grandemente, sulla capacità di volere, l’accertamento della circostanza aggravante della premeditazione richiede un approfondito esame delle emergenze processuali che porti ad escludere, con assoluta certezza, che la persistenza del proposito criminoso sia stata concretamente influenzata da uno degli aspetti patologici correlati alla formazione od alla persistenza della volontà criminosa.

Cassazione penale sez. I, 08/03/2016, n.17606

Titolari del potere disciplinare e uso di espressioni offensive

In tema di delitti contro l’onore, le espressioni offensive utilizzate dai titolari del potere disciplinare in occasione della formale contestazione degli addebiti nei confronti dell’incolpato sono scriminate dall’adempimento del dovere, se funzionali a perimetrare l’accusa e a consentire il completo dispiegamento del diritto di difesa e non eccedenti rispetto a tale scopo.

Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto scriminate le espressioni contenute in una nota di incolpazione rivolta ad un medico odontoiatrico in servizio presso una A.S.L., cui era stato addebitato di avere tenuto, in più occasioni, una “condotta contraria all’arte medica e di disdoro per la classe medica e per la Azienda, a causa di rapporti disrelazionanti” con l’utenza ed il personale, che avevano evidenziato “un grave disturbo della personalità”.

Cassazione penale sez. V, 18/06/2015, n.35022

Assetto psichico incontrollabile ed ingestibile

In tema di imputabilità, i disturbi della personalità, possono acquisire rilevanza solo ove siano di consistenza, intensità, rilevanza e gravità tali da concretamente incidere sulla capacità di intendere e di volere; tali disturbi, quand’anche non inquadrabili nelle figure tipiche della nosografia clinica iscrivibili al più ristretto novero delle malattie mentali, possono costituire anch’essi infermità, anche transeunte, rilevante ai fini degli artt. 88 e 89 c. p., ove determinino lo stesso risultato di pregiudicare, totalmente o grandemente, le capacità intellettive e volitive, purché si tratti di un disturbo idoneo a determinare e che abbia, in effetti, determinato una situazione di assetto psichico incontrollabile ed ingestibile (totalmente o in grave misura), che, incolpevolmente, rende l’agente incapace di esercitare il dovuto controllo dei propri atti, di conseguentemente indirizzarli, di percepire il disvalore sociale del fatto, di autonomamente, liberamente, autodeterminarsi.

Corte assise La Spezia, 31/07/2012, n.1

Grave disturbo della personalità: valutazioni medico-legali

In tema di imputabilità, qualora il giudice abbia ritenuto sussistente un grave disturbo della personalità dell’imputato (nella specie, “paranoide”) alla luce delle valutazioni medico-legali, ma abbia poi escluso la riconducibilità della condotta delittuosa (nella specie, omicidiaria) a tale disturbo, dissentendo dalle conclusioni dei periti e facendo ricorso non già alle regole della scienza, ma a quelle di comune esperienza, si verifica una intrinseca contraddizione del percorso argomentativo della decisione e quindi il vizio di illogicità della motivazione della sentenza.

Cassazione penale sez. I, 09/01/2007, n.15878

Capacità di intendere e di volere

L’assetto psichico incontrollabile e ingestibile mantenuto da un grave disturbo della personalità può proporsi come causa idonea a cancellare o ridurre la facoltà di percepire il disvalore sociale dell’atto o di autonomamente determinarsi annullando o, più frequentemente riducendo, la capacità di intendere e di volere.

Ufficio Indagini preliminari Milano, 08/11/2005

Separazione giudiziale dei coniugi e grave disturbo della personalità

In tema di separazione giudiziale dei coniugi, va disposto l’affidamento ai servizi sociali, ma con collocamento presso il marito, della minore preadolescente, pur se sia stato incontrovertibilmente accertato (con sentenza definitiva di disconoscimento) che la stessa è figlia della sola moglie, affetta però da un grave disturbo della personalità, che la rende del tutto inadeguata e potenzialmente pregiudizievole per la figlia, la quale, invece, ha consolidato un profondo legame con l’uomo, figura di riferimento che ha assunto il ruolo di genitore sociale.

Tribunale Como, 18/04/2019

Pericolosità sociale dell’imputato

All’imputato prosciolto per infermità di mente ma ritenuto socialmente pericoloso sulla base di un accertamento peritale, va applicata la misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario.

(Nel caso di specie il Giudice ha ritenuto applicabile e proporzionata alla gravità dei fatti e all’elevata pericolosità sociale dell’imputato, la misura di tre anni di ricovero per un soggetto che aveva aggredito una guardia giurata in servizio presso un nosocomio, le aveva sottratto la pistola e minacciato i sanitari del reparto psichiatrico.

Il perito aveva ritenuto l’imputato portatore di un grave disturbo della personalità ed affetto da scompenso psicotico: condizione patologica che aveva reso il soggetto totalmente incapace di intendere e di volere al momento del fatto e che lo avrebbe portato a reiterare azioni illecite dettate dal suo non controllo emotivo, dalla sua etero ed auto aggressività, dalla incapacità di sostenere la frustrazione, di reggere un rapporto dialettico, di riconoscere l’altro con i suoi bisogni ed i suoi diritti così come di riconoscere se stesso portatore di doveri oltre che diritti; ad avviso del perito era necessario che passasse molto tempo prima di poter consentire il ritorno sul territorio da parte dell’imputato, senza che vi fossero prevedibili rischi di reiterazione del reato).

Tribunale Monza, 04/02/2002

Omicidio aggravato e grave disturbo schizoide della personalità

In caso di omicidio aggravato, il riscontro da parte del perito di ufficio di un non grave disturbo schizoide della personalità, in soggetto dal quoziente intellettivo c.d. borderline (70-79), non implica di per sé il vizio parziale di mente, anche laddove si aggiunga una disemotività indotta dalla dinamica criminosa, costituendo questa una reazione psicogena che non incide sull’imputabilità.

Ufficio Indagini preliminari Trani, 15/01/2002



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