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M5S: la lotta interna e la possibile spaccatura dei dissidenti

24 Settembre 2019 | Autore:
M5S: la lotta interna e la possibile spaccatura dei dissidenti

Tra gli scontenti dell’accordo col Pd le varie anime del Movimento si rivelano e forse hanno posizioni troppo diverse per continuare a stare insieme.

Il Movimento 5 Stelle è, tuttora, al Governo, ma lo scenario è cambiato. Quando era insieme alla Lega, doveva essere per forza coeso per fronteggiare le continue mosse di Salvini. Ora, invece, è alleato del Pd, una manovra creata giocoforza e che buona parte della base del Movimento non ha digerito. L’alleanza viene sopportata ma molti esponenti non nascondono i loro malumori.

Toninelli, Di Battista, Paragone, Paola Taverna, Barbara Lezzi: sono alcuni dei principali scontenti, a vario titolo, della politica attuale che sta svolgendo il Movimento sotto la guida di Luigi Di Maio. Nessuno parla di scissione, ma l’ipotesi è nell’aria: quello che è certo è che in questo momento c’è una forte lotta interna tra molti parlamentari pentastellati ed il vertice e i dissidenti non nascondono le loro posizioni neppure a costo di far intravedere una possibile spaccatura, costi quello che costi.

A scompaginare i giochi, adesso, è arrivato Renzi con il suo nuovo partito, Italia Viva. Ha promesso appoggio alla coalizione, ma – conoscendo il fondatore – si sa che non c’è nulla di stabile e di definitivo. Potrebbe creare un partito di centro e da un lato strizzare l’occhio al Centro-destra, guadagnando i consensi di Forza Italia, e dall’altro lato creando intese con il Pd, il tutto col risultato di mettere il Movimento fuori dai giochi.

Nel frattempo, la maggioranza non traballa o perlomeno non ancora, ma il fatto è che buona parte del Movimento guarda ben oltre l’attuale Governo Conte 2 e cerca di riportare questa forza politica verso il suo naturale ruolo di propulsore di un cambiamento di grande portata.

Ad aggravare le cose, c’è la pattuglia degli scontenti, quelli che nelle due scorse settimane sono rimasti fuori dall’assegnazione degli incarichi ministeriali e di sottosegretari. Oggi, i nodi vengono al pettine perché bisogna decidere altri incarichi di rilievo, quelli dei capigruppo M5S alla Camera ed al Senato. Stando alle regole del Movimento, ogni candidato alla presidenza dovrà presentare anche la sua squadra che andrà a comporre il direttivo. Alleanze e strategie dovranno essere rivelate prima e non dopo le elezioni, che si svolgeranno entro ottobre.

La punta di diamante dei critici verso l’attuale dirigenza pentastellata è il senatore Gianluigi Paragone, che è arrivato al punto di non aver votato la fiducia al Governo Pd-M5S-Leu, in aperto dissidio con la linea del Movimento e aveva anche preannunciato di voler uscire; ma per ora non ha intenzione di creare una scissione («Resto finché non mi cacciano», ha detto di recente).

Paragone ha con sé almeno 25 senatori, e tutto il gruppo si trova “pericolosamente” vicino alle posizioni di Alessandro Di Battista, che non ha mai nascosto le sue perplessità per il modo in cui Di Maio ha diretto il Movimento negli ultimi anni ed è stato, sinora, sempre estromesso da un ruolo attivo nella direzione pentastellata: una situazione che non sembra più disposto a tollerare.

Il compito di questa ala dissidente dalla leadership attuale sarebbe quello di creare un’opposizione interna, contrastando in tutti i modi l’alleanza di governo con il Pd oltre al nuovo partito di Renzi. I segnali già ci sono: ieri,  Barbara Lezzi ha ricordato che «Gli iscritti a Rousseau non hanno votato per un Governo con dentro anche Leu e Renzi. Non è un dettaglio trascurabile». Crescono le resistenze, quindi, con il rischio che alcuni prossimi provvedimenti del Governo incontreranno difficoltà in fase di approvazione parlamentare.

Per ricomporre le spaccature, è possibile che Toninelli – finora fedelissimo di Di Maio, ma defenestrato dal suo precedente ruolo di ministro delle Infrastrutture, quindi anche lui deluso – sia chiamato a ricoprire l’incarico di capogruppo al Senato, in modo da mantenere forte la maggioranza di governo che proprio a palazzo Madama è più fragile in termini di voti necessari ad esprimere la fiducia.

A Montecitorio, invece, tra le candidature in arrivo per ricoprire il ruolo di capogruppo si intravedono quelle di Anna Macina, avvocata pugliese in commissione Affari costituzionali, e del romano Francesco Silvestri, anche lui componente della medesima commissione ed attuale vicecapogruppo. Entrambi sarebbero graditi a Di Maio, ma tutte le candidature sono ancora aperte e sarà al momento del voto che le varie anime che compongono il Movimento 5 Stelle si riveleranno. In quel momento, saranno più chiari i rapporti di forza e si vedrà se qualcuno vorrà provocare una vera e propria spaccatura e forse, ma è l’ipotesi limite, una scissione.



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