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Posso scrivere un contratto?

25 Settembre 2019
Posso scrivere un contratto?

Regole per redigere e compilare una scrittura privata. La differenza con la scrittura privata autenticata dal notaio e con l’atto pubblico. Il contenuto e le clausole. 

Ti sei mai chiesto se un privato può scrivere un contratto? Che valore avrebbe un documento creato da te rispetto a quello firmato davanti a un notaio? Quali regole e formalità devi rispettare per rendere la tua scrittura un atto con effetti legali?

Esiste un principio nel nostro ordinamento denominato «libertà contrattuale». In virtù di esso, ciascuno di noi può scrivere un contratto per come preferisce, ossia dando ad esso il contenuto e la forma che più gli aggrada. L’unico obbligo è quello di rispettare alcuni limiti generali imposti dalla legge a tutela dell’ordinamento e delle parti. Ad esempio, chi firma il documento deve essere capace di intendere e di volere; la prestazione contrattuale non può essere vietata dalla legge (ad esempio, la vendita di una partita d’armi o di una dose di droga) né contraria al buon costume (ad esempio, il corpo di una donna); in caso di sproporzione tra le prestazioni, con obblighi particolarmente gravosi a carico di un solo soggetto, quest’ultimo deve accettare espressamente la vessatorietà della scrittura, e così via.

Se, dunque, anche tu ti sei già chiesto «posso scrivere un contratto» puoi già darti risposta affermativa, ma devi anche conoscere una serie di limiti necessari a rendere il documento valido per l’ordinamento.

Se ti interessa l’argomento non hai che da leggere qui sotto: proverò a spiegarti come si scrive un contratto e quali regole devi seguire.

Cos’è una scrittura privata

Volendo semplificare, possiamo dire che la forma di un contratto può essere di quattro tipi.

C’è, innanzitutto, il contratto verbale, quello che si consuma cioè con un semplice scambio di consensi (la tradizionale stretta di mano). Non ha meno valore di un contratto scritto, ma pone il problema di dimostrare il suo contenuto qualora dovessero sopraggiungere delle contestazioni tra le parti.

C’è poi la scrittura privata: è il contratto scritto, ma realizzato dalle stesse parti su un documento di carta comune, senza bolli e senza autentiche. La scrittura privata ha valore tra le parti e le vincola al pari di una stretta di mani, con la differenza che le firme sul documento rendono certo il contenuto dell’intesa e non più modificabile (salvo consenso di entrambi i contraenti).

C’è poi la scrittura privata autenticata: è una comune scrittura redatta autonomamente dalle parti, ma poi portata al notaio che vi appone una data e autentica le firme. In questo modo, c’è certezza dell’identità dei sottoscrittori e del momento della stipula. Nessuno di loro potrà dire un giorno che la firma non è sua o che il contratto si riferisce a vecchi e ormai superati accordi.

C’è, infine, l’atto pubblico: si tratta di un contratto stipulato dal notaio con tutte le garanzie che esso può comportare. A differenza, infatti, della comune scrittura privata, qui la presenza del pubblico ufficiale certifica l’autenticità delle parti e le loro dichiarazioni. Nessuno potrà più mettere in dubbio l’atto, il suo contenuto o le firme se non con un procedimento chiamato querela di falso.

Ebbene, di tutte e tre le predette forme, la più comune è sicuramente la scrittura privata. Come dice il nome stesso, si tratta del contratto fatto dai privati, senza l’assistenza del pubblico ufficiale. Essa, quindi, viene usata per regolare gli interessi economici delle parti mediante un accordo che può avere i contenuti più disparati.

Dunque, si può stipulare con scrittura privata una vendita, un mutuo (ossia un prestito), una donazione, un’assicurazione, una permuta, una prelazione, un’opzione, una garanzia, un rapporto di conto corrente, una transazione per chiudere una lite, e così via.

Gli elementi della scrittura privata

Se vuoi scrivere un contratto devi conoscere gli elementi essenziali che lo caratterizzano e senza i quali il documento non avrebbe valore. Quali sono? Innanzitutto, l’indicazione delle parti, ossia le loro generalità. Poi, ovviamente, le firme delle stesse. Dovrai indicare che tipo di contratto intendi stipulare, ossia la causa (ad esempio una vendita, una donazione, un prestito, ecc.). A riguardo, non rileva tanto il nome che dai al contratto nella sua intestazione quanto il suo effettivo contenuto; ad esempio, se vendi una casa a 1 euro non puoi certo parlare di vendita, ma stai concludendo una donazione.

Altro elemento essenziale è l’oggetto delle prestazioni a cui si obbligano le parti. Ad esempio, se stai stipulando una vendita, dovrai indicare il bene compravenduto e il prezzo; se stai redigendo un contratto di servizi devi specificare in cosa consiste la prestazione, e così via.

In alcuni casi, la legge ti obbliga a usare la forma scritta per il tuo contratto: ad esempio un mutuo bancario, un contratto di conto corrente, l’affitto di un appartamento, la vendita di un immobile. In tutti gli altri casi, puoi anche usare la forma verbale, cosa a cui si ricorre per i contratti di minor valore (ad esempio, l’acquisto del giornale o della spesa).

Come scrivere un contratto?

Ad un contratto non si arriva mai di punto in bianco, ma solo a termine di una lunga serie di trattative. Su questo aspetto, ti rinvio alla guida Come si stipula un contratto.

Se hai deciso di stipulare una scrittura privata scritta, dovrai, innanzitutto, munirti di un foglio di carta su cui trascrivere l’accordo. Puoi anche scriverlo al computer e poi stamparlo (cosa che non ti è consentito per il testamento che va redatto a penna dall’inizio alla fine). Oppure, in alternativa, puoi lasciare il documento di testo in formato digitale e poi sottoscriverlo con la firma elettronica.

Le firme devono essere apposte alla fine del contratto.

Gli accorgimenti

Ci sono degli accorgimenti che devi conoscere se vuoi stipulare un contratto da te.

Innanzitutto, il linguaggio: deve essere il più chiaro possibile per non dar luogo ad equivoci o a future contestazioni. Evita vocaboli tecnici o presi in prestito da settori merceologici particolari che non hanno per il diritto un concreto significato. Cerca di essere semplice nella descrizione delle prestazioni, degli obblighi e dei diritti; tenta di prevedere tutte le possibili contestazioni e dipana i punti d’ombra.

La legge prevede delle regole sull’interpretazione dei contratti poco chiari, ma fai in modo di non trovarti in una situazione del genere. Leggi Come si interpreta un contratto.

Attento alle cosiddette clausole vessatorie, quelle cioè che impongono oneri stringenti per una delle due parti: queste vanno richiamate singolarmente alla fine del contratto e necessitano di una seconda firma.

Cosa fare dopo aver scritto un contratto?

Una volta scritto, il contratto va firmato. Stampa tante copie per quante sono le parti e poi fa firmare ad ognuna tutte le copie; in tal modo, le parti avranno un originale a testa da conservare.

Sarà meglio mettere la data sul contratto anche se questa non è ritenuta un elemento essenziale e può essere dimostrata anche tramite diverse prove.



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