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Come si cura la bartonella

21 Ottobre 2019 | Autore: Federica Guzzi
Come si cura la bartonella

Che cos’è la Bartonella? Quali malattie infettive provoca? Come si trasmette? Quali sono i suoi sintomi? Quali le possibili cure e i metodi di prevenzione? Troverai tutte le risposte nel mio articolo.

Il gatto. Un peluche vivente dal fascino irresistibile, capace di accaparrarsi coccole e carezze senza dover fare granché. Gli antichi Egizi lo ritenevano addirittura sacro poiché dotato, secondo le loro credenze, di poteri magici in grado di proteggere tutti quelli che lo veneravano. Guai, però, ad infastidire un gatto. Noto a tutti per il suo carattere indipendente, imprevedibile e dispettoso, all’occorrenza “tira fuori gli artigli” per ricordarci che è lui a comandare.

Quante volte giocando con un gattino siamo stati accidentalmente (o forse no) graffiati o morsi? Beh, sicuramente tante. Purtroppo, devi sapere che i graffi o i morsi di un gatto, non sono sempre del tutto innocui: gli artigli, infatti, possono diventare potenziali veicoli di batteri molto pericolosi per l’uomo.

Se anche tu alla vista di un gattino per strada ti senti sempre pervaso da un’irrefrenabile voglia di accarezzarlo, fermati a pensare se sia un bene farsi trascinare dall’enfasi del momento oppure no. Se sei particolarmente sfortunato, potresti incappare in una rara infezione: la malattia da graffio di gatto.

Tuttavia non temere. Sei nel posto giusto. In questo articolo infatti, ti spiegherò come si cura la bartonella e come si può riconoscere, affrontare e prevenire una delle infezioni più frequenti provocate da questo batterio: la malattia da graffio di gatto.

Cos’è la bartonella 

La bartonellaè un batterio in grado di dar luogo a quattro tipologie di bartonellosi (malattie infettive) differenti: la malattia di Carrion (“composta” dalla Febbre di Oroya e dalla Verruca peruviana), la Febbre Quintana (o delle trincee), l’angiomatosi batterica ed infine la malattia da graffio di gatto.

Quest’ultima, nota anche come CSD (acronimo, quest’ultimo, dei termini inglesi Cat Scratch Disease) è la più frequente ed è causata dalla Bartonella della specie henselae.

Secondo recenti statistiche, ogni anno quest’infezione colpisce circa 12.000 persone, di cui la maggior parte sono bambini tra i 5 e i 9 anni, probabilmente perché più portati a giocare con i gatti. Il contagio, infatti, avviene attraverso il graffio o il morso di un gatto infetto.

Come capire se il gatto è infetto? 

Nella maggior parte dei casi, è impossibile determinare se il gatto sia infetto poiché questa malattia è asintomatica: il batterio, infatti, entra suo nel sangue e vi resta latente (senza provocare sintomi) per mesi. Quando si manifesta, invece, l’infezione genera nei felini la stessa sintomatologia che si verifica nell’uomo: febbre, dolori muscolari e ingrossamento dei linfonodi.

Il batterio in questione viene trasmesso al felino dalle pulci; di conseguenza un gatto randagio e poco pulito avrà maggiori probabilità di essere portatore della patologia.

La bartonella henselae si trova nei globuli rossi che vengono ingeriti dalle pulci; dopo il processo digestivo, il batterio lo si ritrova vitale nelle feci di questi parassiti fino ad un periodo di 9 giorni.

Nel gatto, la contaminazione può avvenire:

  • sugli artigli (in seguito al contatto con feci di pulci infette);
  • nella cavità orale, attraverso sanguinamenti conseguenti a patologie gengivali o dentali, o mediante il leccamento della cute contaminata o degli artigli stessi.

Sintomi 

Nell’uomo, i sintomi principali della malattia da graffio di gatto sono:

  • una papula nel punto di contagio a distanza di qualche giorno dal graffio/morso;
  • ingrossamento dei linfonodi;
  • febbre;
  • dolori articolari;
  • diminuzione dell’appetito;
  • mal di gola;
  • cefalea.

I sintomi ch,e invece, si verificano più raramente sono:

  • anoressia (mancanza di appetito);
  • la perdita di peso;
  • la nausea ed il vomito;
  • il mal di gola;
  • dolore addominale;
  • splenomegalia (ingrossamento della milza).

L’infezione si manifesta con infiammazione a carico della lesione e conseguente ingrossamento di un linfonodo nei pressi del graffio o del morso. Ciò accade perché il linfonodo cattura la bartonella innescando una reazione immunitaria, volta a distruggerla, che lo rende infiammato e gonfio. Di norma, i linfonodi interessati sono quelli delle ascelle, ma in alcuni casi si può avere l’interessamento dei linfonodi cervicali e di quelli inguinali.

Durante il decorso della malattia, che normalmente va dai 3 ai 21 giorni, si verificano diverse manifestazioni sintomatiche.

Ad esempio, a distanza di 3-10 giorni dal morso o dal graffio, si forma nel punto ove è avvenuto una lesione rappresentata da una papula o vescicola di 3-5 mm di diametro, caratterizzata da croste, solitamente dolente, che può evolvere in una pustola con tendenza alla guarigione spontanea in pochi giorni o settimane.

Dopo 2-4 settimane, si assiste alla comparsa di linfadenopatia loco-regionale, una condizione patologica caratterizzata in un primo momento da linfonodi fissi e di consistenza molle, che diventano successivamente mobili ed in grado di drenare. Da qui, la formazione di fistole: tragitti patologici che creano una comunicazione tra due strutture anatomiche vicine e normalmente separate come la cavità interna e la pelle.

La malattia da graffio di gatto si risolve in modo spontaneo nel giro di 6-12 settimane circa, senza che sia necessario intraprendere alcun tipo di trattamento particolare. Tuttavia, l’ingrossamento dei linfonodi può comunque persistere per alcuni mesi prima di regredire del tutto.

Fortunatamente, dopo essere guariti dalla patologia, si instaura nel nostro organismo un’immunità permanente che ci consente di non contrarre più questa fastidiosa infezione.

Diagnosi

La diagnosi è essenzialmente clinica e si fonda sulla presenza dell’adenopatia e della lesione primaria da inoculo sulle estremità, sul collo o sul capo, in concomitanza con un contatto recente con gatti.

In presenza di una sospetta malattia del graffio del gatto, per avere conferma o meno della diagnosi, è possibile effettuare test di laboratorio procedendo con l’esame diretto del materiale.

I metodi principali per scoprire se siamo stati infettati dalla bartonella sono:

  • il test del siero: si esegue in laboratorio e la positività del titolo anticorpale nel siero, conferma tipicamente la presenza della malattia da graffio di gatto. Per una più precisa e corretta misurazione, è preferibile testare i sieri nella fase acuta e convalescente a distanza di 6 settimane;
  • la biopsia dei tessuti: solitamente eseguita sui linfonodi. Questa procedura è in grado di rilevare i frammenti del DNA batterico di microorganismi patogeni anche se presenti in quantità molto piccole. Il metodo in questione permette anche di identificare il tipo di bartonella, rendendo la terapia antibiotica molto più mirata ed efficace.

I classici esami del sangue evidenziano inoltre un aumento di vari indici infiammatori:

  • globuli bianchi (leucocitosi neutrofila);
  • talvolta eosinofilia (aumento degli eosinofili);
  • VES (velocità di sedimentazione degli eritrociti);
  • globuline sieriche.

Cura

La terapia della malattia da graffio di gatto è di norma sintomatica: si cerca solo di minimizzare i vari sintomi dal momento che essa si risolve in modo spontaneo nel giro di poche settimane. Se dovessero essere presenti sintomi quali febbre e dolore, si può ricorrere a farmaci antidolorifici e antipiretici (antifebbrili) per migliorare la situazione. In aggiunta, l’ingrossamento dei linfonodi può essere trattato applicando impacchi caldi.

La profilassi appena descritta, è valida solo nel caso in cui la persona sia immunocompetente, ovvero dotata di un efficiente sistema immunitario. La terapia antibiotica si rende invece necessaria nei casi di maggiore gravità e in quei pazienti con un sistema immunitario debole o compromesso.

La bartonella henselae è sensibile a numerosi antibiotici quali:

  • gentamicina;
  • cefalosporine di terza generazione;
  • fluorchinoloni;
  • aminoglucosidi;
  • macrolidi;
  • rifampicina;
  • cotrimossazolo;
  • ciprofloxacina;
  • claritromicina;
  • azitromicina.

Al contrario, farmaci a base di penicillina o amoxicillina non sono efficaci.

La durata del trattamento varia dai 7 a 14 giorni. Nelle forme più complicate può protrarsi anche fino a tre mesi.

Nei casi più gravi, potrebbe anche rendersi necessaria l’assunzione simultanea di più antibiotici che dovranno essere prescritti dal proprio medico tenendo conto delle interazioni e dei possibili effetti collaterali.

Nei pazienti immunocompromessi, può rivelarsi indispensabile anche l’applicazione locale di calore e analgesici; se ci sono linfonodi fluttuanti, l’aspirazione con una siringa in genere allevia il dolore. Possono inoltre essere impiegati antiinfiammatori, mentre sono da evitare gli steroidi (cortisone) che possono favorire la formazione di fistole.

Prevenzione

Se da un lato è bene non creare allarmismo, dall’altro è opportuno adottare delle semplici misure precauzionali.
Per esempio, è consigliabile utilizzare prodotti antipulci sul gatto durante tutto l’anno, inverno compreso, ed evitare contatti troppo stretti con gatti randagi o che potrebbero essere infestati da pulci.

Oltre alla pulizia del micio, è importante anche l’igiene personale: lavarsi sempre le mani dopo aver accarezzato un gatto è buona abitudine, da insegnare anche ai bambini. Inoltre qualora veniste morsi o graffiati ricordatevi sempre di detergere e disinfettare subito l’area colpita.

È buona norma, se il gatto convive con soggetti che, per qualsivoglia motivo, presentano una compromissione del sistema immunitario, verificare, attraverso un esame del sangue, se l’animale è portatore della malattia.

Per il resto, godetevi il vostro micio: è noto a tutti che la loro compagnia apporti all’uomo diversi benefici sia psicologici che fisici. Se in aggiunta siete degli inguaribili teneroni e non potete proprio far a meno di toccare un gatto per strada, beh ricordate che anche se apparentemente innocuo, potrebbe rappresentare una minaccia per la vostra salute. Quindi, appuratevi che non sia malato o infestato da pulci prima di coccolarlo e non dimenticate mai di lavarvi le mani subito dopo.



Di Federica Guzzi


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