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Calcolo assegno di mantenimento con mutuo

25 Settembre 2019
Calcolo assegno di mantenimento con mutuo

Debito con la banca: chi è tenuto a pagarlo in caso di separazione o divorzio? Che succede se l’ex coniuge non adempie?

Spesso succede che, all’atto della separazione, la coppia abbia ancora un mutuo in corso e una rata da versare alla banca ogni mese. Di tanto si fa carico la famiglia, anche se il pagamento parte dal conto di uno dei due coniugi, il più delle volte quello del marito. In caso di separazione, chi si assume il finanziamento e come va ripartito se la casa coniugale viene assegnata alla moglie? Quanto influisce la presenza del debito sull’eventuale ammontare degli alimenti da versare all’ex dopo lo scioglimento del matrimonio? A spiegare come avviene il calcolo dell’assegno di mantenimento con mutuo in corso è stata più di una sentenza della Cassazione. Di tanto parleremo in questa breve guida.

Assegno di mantenimento: come viene calcolato?

Non è tanto la differenza dei redditi tra marito e moglie a determinare l’ammontare del mantenimento quanto piuttosto le ragioni che hanno portato a tale disuguaglianza. Se infatti la donna ha scelto, d’accordo col marito, di sacrificare la propria carriera alla famiglia, il suo stato di disoccupazione o di parziale occupazione va compensato con un assegno mensile che le consenta di mantenersi decorosamente anche dopo la separazione o il divorzio.

Viceversa, se l’insufficienza del reddito del coniuge più “povero” è causata da un’inerzia volontaria, dettata per lo più da pigrizia, neanche la mancanza di un lavoro può giustificare la rendita nei confronti dell’ex.

In ultima analisi, l’assegno di mantenimento può trovare giustificazione in una condizione di salute che non consente di assumere un’occupazione.

Spetta a chi chiede il mantenimento spiegare le ragioni di tale incapacità economica e giustificarla alla luce delle regole appena spiegate.

Una volta chiarito se il coniuge ha diritto al mantenimento, il giudice passa a calcolarne l’ammontare. In questo conteggio ha un peso innanzitutto il reddito del coniuge onerato: non solo quanto guadagna ma anche quanto spende. Gli oneri economici a cui questi dovrà far fronte in conseguenza del divorzio ne comprimono le capacità reddituali. Si pensi a un nuovo affitto per chi è costretto a lasciare la casa coniugale; oppure alla rata del mutuo contratta per pagare l’immobile di residenza della famiglia.

Contano poi le eventuali capacità economiche del coniuge beneficiario dell’assegno, derivanti da un lavoro (anche part time), da proprietà (mobiliari o immobiliari), da sostegni di terzi (ad esempio quelli dei genitori), ecc.

Chi paga il mutuo dopo la separazione o il divorzio?

Il giudice, al termine della separazione o del divorzio, tiene conto dell’eventuale presenza di un mutuo in corso solo al fine del calcolo dell’ammontare dell’assegno di mantenimento. La rata quindi resta a carico di chi ha sottoscritto il contratto con la banca.

Si tenga tuttavia conto che spesso la banca, per avere una doppia garanzia sulla restituzione dei soldi, fa firmare il mutuo a entrambi i coniugi o chiede a uno dei due di fare da garante (fideiussore) all’altro. Questa situazione di contitolarità del debito permane anche dopo lo scioglimento del matrimonio. Con la conseguenza che, se il soggetto obbligato a pagare in via principale il mutuo non adempie, l’ex ne risponderà con il proprio patrimonio, potendo anche subire il pignoramento della casa in cui vive.

Non spetta quindi al giudice stabilire chi paga il mutuo dopo la separazione o il divorzio, salvo che la questione gli sia espressamente prospettata dai coniugi.

Calcolo assegno di mantenimento con mutuo

Volendo semplificare quanto detto sinora possiamo così concludere:

  • se il mutuo è stato firmato da entrambi i coniugi, il debito con la banca resta in capo sia al marito che alla moglie. Il giudice della separazione o del divorzio può stabilire chi dei due debba far fronte alla spesa mensile, ma tale decisione non è opponibile all’istituto di credito. Per cui, se il soggetto onerato non dovesse adempiere ai propri impegni, l’altro può subire un pignoramento della banca, salvo poi rivalersi contro l’ex in virtù della sentenza del giudice che ha accollato su quest’ultimo il debito;
  • se il mutuo è stato firmato solo da uno dei due coniugi, l’obbligo di rimborso grava solo su quest’ultimo. In questo caso se il mutuatario è estromesso dalla casa familiare è possibile una decurtazione dell’assegno di mantenimento da lui dovuto in favore dell’altro coniuge che abita nella casa, in assenza di figli [1] o dell’assegno di mantenimento in favore dei figli, che convivono nella casa con l’altro genitore.

Il pagamento delle rate residue del mutuo contratto per l’acquisto della casa familiare può essere imposto dal giudice come forma di contribuzione di un genitore al mantenimento dei figli [2].

Se uno dei due coniugi ha fatto da garante all’altro, intestatario del mutuo, può rivalersi contro quest’ultimo nel caso in cui la banca dovesse pretendere da lui il pagamento delle rate non versate.

Da un punto di vista pratico, nel calcolare il mantenimento da versare all’ex, il giudice determina il reddito netto del coniuge onerato sottraendo all’importo da questi percepito quanto finisce alla banca. Ad esempio, su uno stipendio di 1.700 euro viene prima detratta la rata alla banca di 500 euro. Sui residui 1.200 viene calcolato l’assegno di mantenimento (che, di norma, non può mai raggiungere più di un terzo dello stipendio stesso).

Potrebbe addirittura succedere – come chiarito dal tribunale di Trieste [3] – che, proprio a causa dell’obbligo di pagamento del mutuo, vengano a mancare i presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile, non risultando più un divario sensibile tra le condizioni patrimoniali dei due coniugi. Si pensi, ad esempio, al marito che guadagna 1.500 euro, su cui grava una rata di mutuo di 600 euro, mentre la moglie ne guadagna 800. Al netto del debito con la banca, l’uomo ha lo stesso reddito della moglie. Si legge infatti in sentenza: «Sono insussistenti i presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile in favore dell’ex moglie quando non vi è un divario sensibile tra le condizioni patrimoniali riferibili a ciascuno degli ex coniugi, in considerazione che l’ex moglie svolge un lavoro part-time e, avendo tempo libero, può trovare una seconda occupazione che le consenta di produrre un ulteriore reddito (nella specie: al marito detratta la rata di mutuo mensile e l’assegno di mantenimento per il figlio residua un importo mensile di € 3.100,00 mentre alla moglie €1.900,00-2.000,00)».

Come risolvere il problema del mutuo dopo il divorzio

Una soluzione per risolvere il problema del mutuo dopo il divorzio può consistere – previo necessario accordo con la banca – nell’uscita di uno dei coniugi dal finanziamento e nella contestuale cessione della propria quota di proprietà all’ex coniuge, il quale diventa così proprietario esclusivo della casa e unico debitore.

Se invece la banca nega il proprio consenso entrambi i coniugi restano obbligati alle originarie condizioni negoziali.

In ultima analisi i coniugi possono vendere la casa e, col ricavato, pagare il debito residuo. Tale soluzione, se c’è l’accordo, non si pone in contrasto con il provvedimento di assegnazione del giudice della casa a uno dei due coniugi.


note

[1] Cass. 25 giugno 2010 n. 15333.

[2] Cass. 3 settembre 2013 n. 20139.

[3] Trib. Trieste, sent. n. 525/2018.


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