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Vizio del gioco e separazione

21 Ottobre 2019 | Autore:
Vizio del gioco e separazione

Quando si può chiedere la separazione personale dei coniugi? La ludopatia giustifica l’addebito della separazione? Gioco d’azzardo e separazione.

Chi guarda assiduamente le pellicole cinematografiche potrebbe essere indotto a pensare che marito e moglie si separino solamente quando di mezzo c’è un tradimento; insomma, la coppia scoppia quando decide che in due si è pochi per poter sopportare il giogo matrimoniale. In realtà, spesso i coniugi si separano semplicemente perché non vanno più d’accordo tra loro, oppure perché è successo qualcosa che ha reso intollerabile la convivenza. Devi sapere che anche una malattia come la ludopatia può giustificare una separazione; con questo articolo vorrei parlarti proprio del tema riguardante il vizio del gioco e la separazione dei coniugi.

Quanto appena detto ti potrà sembrare strano, ma in realtà non è così: anche una cattiva abitudine o un vizio possono legittimare la separazione personale dei coniugi; ciò perché la legge non impone che, affinché due persone possano legalmente lasciarsi, debba esservi una causa particolare. Vizio del gioco e separazione, dunque, sono due mondi distinti che però, talvolta, finiscono per intersecarsi. Se ne vuoi sapere di più, prosegui nella lettura.

Cos’è la separazione personale dei coniugi?

La separazione personale dei coniugi è quell’istituto giuridico che consente a due persone sposate di poter attenuare il vincolo che c’è tra di loro: con la separazione, marito e moglie continuano a restare tali, solamente che la gran parte dei doveri nascenti dal matrimonio (coabitazione, fedeltà, assistenza morale, ecc.) viene meno oppure si trasforma in qualcosa di diverso.

Quando il giudice dichiara la separazione, autorizza i coniugi a vivere separatamente e, al contempo, a continuare a rispettarsi reciprocamente, senza comportarsi in modo tale da ledere la dignità dell’altro.

Come ci si separa?

I coniugi possono chiedere la separazione personale mediante un accordo sottoscritto da entrambi ovvero attraverso ricorso al giudice. Anche nel primo caso (quello dell’accordo comune), però, è necessario sottoporre quanto stabilito dai coniugi al vaglio del giudice: questo perché la regolamentazione dei rapporti matrimoniali dopo la separazione continua ad essere di primaria importanza, soprattutto se c’è prole.

Inoltre, nel caso di accordo tra le parti, è possibile ricorrere anche alla procedura stragiudiziale della negoziazione assistita [1]: in pratica, la separazione viene fatta davanti agli avvocati i quali, però, devono poi trasmettere l’accordo al magistrato del pubblico ministero perché dia il suo nullaosta.

Quando si può chiedere la separazione personale?

Il codice civile stabilisce che la separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole [2].

Come si evince facilmente dalla norma appena riportata, non esistono ragioni specifiche per cui è possibile domandare al giudice la separazione: è sufficiente che la coabitazione sia diventata insopportabile per almeno uno dei coniugi.

Non c’è nemmeno bisogno che l’intollerabilità di cui parla la legge sia attribuibile alla responsabilità di uno dei coniugi: essere la causa della separazione può rilevare dal punto di vista dell’addebitabilità della separazione, ma non rileva in punto di richiesta.

Cos’è l’addebito della separazione?

Abbiamo appena parlato di addebito della separazione; cos’è? In sede di separazione giudiziale uno dei coniugi può chiedere che la separazione sia addebitata all’altro: l’addebito consiste nell’attribuzione della responsabilità della fine dell’unione matrimoniale.

Secondo la legge il giudice, pronunciando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio.

Ludopatia: giustifica l’addebito della separazione?

Da quanto detto sinora avrai già compreso che la ludopatia, cioè il vizio del gioco che diventa una vera e propria malattia, non solo giustifica l’intollerabilità della convivenza (e, dunque, la separazione), ma è giusta causa di addebito della separazione.

In altre parole, il coniuge che sperpera i risparmi della famiglia giocando d’azzardo, ad esempio, con le slot machine, il poker o le scommesse, rischia di vedersi attribuita la colpa della separazione con le seguenti conseguenze:

  • perdita dei diritti successori;
  • perdita del diritto al mantenimento.

L’addebito della separazione, infatti, comporta le conseguenze negative appena indicate. Ciò significa che, anche se il coniuge dovesse versare in cattive condizioni economiche, non avrebbe diritto al mantenimento, ma solo agli alimenti (i quali rappresentano un sostentamento minimo).

Gioco d’azzardo: c’è addebito?

Non solo la ludopatia, ma anche la semplice abitudine (non sfociata in patologia vera e propria) di spendere i propri soldi nel gioco giustifica l’addebito della separazione [3]: come spiegato anche in questo articolo, al coniuge che dilapida il proprio patrimonio può essere attribuita la colpa della fine del rapporto matrimoniale, con le conseguenze negative tipiche dell’addebito di cui al paragrafo precedente.


note

[1] Legge n. 162 del 10/11/2014.

[2] Art. 151 cod. civ.

[3] Cass., sent. n. 5395 del 07.03.2014.

Autore immagine: Pixabay.com


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