Eutanasia: ecco la sentenza della Consulta

25 Settembre 2019 | Autore:
Eutanasia: ecco la sentenza della Consulta

La Corte Costituzionale sul caso Cappato-Dj Fabo: non punibile chi, a certe condizioni, agevola il suicidio.

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 580 del Codice penale che punisce l’istigazione o l’aiuto al suicidio con pene tra i 5 e i 12 anni di carcere. La Consulta era stata chiamata a pronunciarsi sulla questione dalla Corte d’Assise di Milano nell’ambito del processo che vede imputato l’esponente del Partito Radicale Marco Cappato per il suo coinvolgimento nel suicidio assistito di Dj Fabo.

In questo modo, la Corte ha aperto una porta alla possibilità di aiutare una persona a morire, dichiarando che una norma che punisce il suicidio assistito senza tenere conto della situazione di chi soffre in modo insostenibile è incostituzionale in quest’ultimo passaggio. Quindi si può ben dire, stando alla pronuncia della Consulta, che in tema di eutanasia da oggi si è tutti liberi di morire.

La Corte ha ritenuto «non punibile chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli».

In attesa di un indispensabile intervento del legislatore (il Parlamento ha avuto un anno di tempo per esprimersi ma non lo ha ancora fatto) la Corte ha subordinato la non punibilità «al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017) ed alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del SSN, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente».

La Consulta sottolinea che «l’individuazione di queste specifiche condizioni e modalità procedimentali, desunte da norme già presenti nell’ordinamento, si è resa necessaria per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili, come già aveva sottolineato nella sua precedente ordinanza 207 del 2018. Rispetto alle condotte già realizzate, il giudice valuterà la sussistenza di condizioni sostanzialmente equivalenti a quelle indicate».

Cappato era stato presente all’udienza di ieri insieme alla compagna di Dj Fabo, Valeria Improgno, e a Mina Welby, vedova di Piergiorgio Welby, morto nel 2006 dopo che, come da lui richiesto, gli era stato staccato il respiratore che lo teneva in vita. «Ho aiutato Fabiano – aveva detto Cappato – perché l’ho ritenuto un mio dovere morale». Immediata la reazione positiva di Cappato su Twitter: «Vittoria della disobbedienza civile; da oggi tutti più liberi, anche chi non è d’accordo».

Interviene anche la senatrice Pd Monica Cirinnà, prima firmataria del disegno di legge in tema di aiuto medico a morire: «Con la storica decisione di oggi la Corte costituzionale fa ulteriore chiarezza, depenalizzando, alle condizioni previste, l’aiuto al suicidio: dalla Corte si leva una parola chiara in favore della libertà di scegliere e della protezione della dignità personale. Adesso è il momento di agire: il ddl a mia prima firma, appena depositato e che vede tra i cofirmatari importanti esponenti dell’attuale maggioranza, va nella direzione indicata dalla Corte, e sono sicura che il lavoro parlamentare contribuirà a garantirne il pieno rispetto, mantenendo come stella polare la dignità delle persone. Il Parlamento non può ostinarsi a decidere di non decidere, su un tema molto sentito e che investe la sfera più intima della vita personale».



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1 Commento

  1. La volgarità di quest’immagine, la stupidità di chi l’ha scelta, rende perfettamente l’idea di quanto inutile frastuono mediatico ci sia intorno ad una faccenda che andrebbe affrontata con un rispetto di cui probabilmente non abbiamo contezza.

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