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Posso leggere le chat dei figli?

25 Settembre 2019 | Autore:
Posso leggere le chat dei figli?

È legittimo sbirciare nel telefonino o nel computer dei ragazzi per sapere con chi si rapportano e che cosa dicono? Ecco cosa dice la legge.

Una rottura per i figli o un dovere verso i figli? Spesso, ad un genitore viene questo dubbio quando il proprio figlio – anche minorenne – pretende di mantenere la sua privacy ma il papà o la mamma lo riempiono di domande su chi frequenta, con chi esce, con chi passa tutto quel tempo su WhatsApp o su Facebook, sdraiato sul divano o chiuso in camera sua. Capita di frequente che la risposta del ragazzo o della ragazza sia la solita: «Sono cose mie». E che il genitore sia tentato di alzarsi alle 3 di notte, sgattaiolare nella cameretta, prendere il cellulare del fanciullo e darci un’occhiatina mentre lui dorme (ammesso e non concesso che non abbia il telefonino sotto il cuscino, perché fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio). È lo stesso che pensano mamma e papà: devo fidarmi dei ragazzi o posso leggere le chat dei figli? Anzi, forse «devo» farlo?

Esiste in Italia un principio che non va dimenticato: è quello che riguarda il diritto di correzione e di controllo da parte dei genitori. Significa che il padre e la madre hanno la possibilità di monitorare quello che i figli fanno, purché ci sia una motivazione e non una voglia di possessività e di curiosità che sconfini nella più morbosa indiscrezione, così lontana dal dovere di educazione.

Esiste anche – e bisogna ricordarlo – un diritto dei minori alla privacy, sancito dalla Convenzione sui Diritti del Fanciullo siglata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989. Un diritto secondo il quale nessuno può interferire nella vita privata o familiare del ragazzino, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza. Un aspetto importante che chi si domanda se può leggere le chat dei figli deve tenere in considerazione.

Dove si trova l’equilibrio tra questi due diritti, quello dei genitori di controllare le attività dei figli, e quello dei figli di tutelare la propria privacy dalle interferenze dei genitori? Sicuramente, nel buon senso. Ma vediamo che cosa dicono la legge e le convenzioni internazionali su questo delicato argomento.

Leggere le chat dei figli: quando è legittimo?

I genitori hanno un dovere morale e legale di tutelare i loro figli, specialmente quelli ancora minorenni. Lo ha ribadito qualche tempo fa il tribunale di Milano con una sentenza in cui ha sancito che «i genitori sono tenuti a controllare che i figli abbiano assimilato l’educazione impartita loro» [1]. Questo legittima il padre o la madre a leggere le chat dei figli? Così com’è pronunciata la sentenza, sì.

Non si tratta solo di scoprire se il figlio ha la fidanzatina e, come succede quando si scopre l’emozione di essere innamorati, passa delle ore a chattare con lei mandando e ricevendo le faccine con i baci o ripetendo all’infinito quanto la ama. Si tratta, invece, di capire se il giro di amicizie che il figlio si è fatto su Facebook, su Instagram o su Twitter è quello giusto, se subisce o fa del cyberbullismo, perché spesso ad una certa età si crede di conoscere i propri figli ma non sempre è così scontato. Si tratta di sapere se le conversazioni che intrattiene sul web sono adatte alla sua età, se dall’altra parte dello schermo c’è qualche adulto che lo porta verso un terreno scabroso. Insomma, non si pretende di escluderlo da Internet ma di verificare che lo stia utilizzando in un modo corretto.

Il Codice civile impone ai genitori – tra le altre cose – di «istruire ed educare» i figli [2]. Questo significa che leggere le chat dei figli per capire se i ragazzi rispettano l’istruzione e l’educazione impartita in famiglia è da ritenersi legittimo.

Leggere le chat dei figli: il parental control

Dicevamo che il modo migliore per trovare un equilibrio tra l’invasione di campo nella sfera della privacy dei minori e il diritto dei genitori di leggere le chat dei figli e di controllare le loro attività è quello del buon senso: parlare, ragionare, spiegare le insidie del web, cercare di far capire ai ragazzi che il mondo non è circoscritto allo schermo di un pc o di un telefonino ma che ci sono tanti altri modi, molto più diretti, per socializzare. E che, se c’è qualche problema, la soluzione la si può trovare in famiglia, ancor prima che in chat.

Tuttavia, non sempre le buone intenzioni bastano. Quando si avverte che i figli si ostinano a chiudersi nella loro stanza e ad avere le dita sempre in movimento su una tastiera, si può ricorrere a dei metodi che forse i ragazzi considerano meno ortodossi ma che si rivelano, sicuramente, più efficaci. È il cosiddetto parental control, un sistema che consente di monitorare o di bloccare l’accesso del minore ad una parte dei servizi forniti dalla Rete.

È legittimo l’uso del parental control? Torniamo al discorso di prima: monitorare l’accesso ad Internet fa parte della responsabilità genitoriale. Basta guardare gli articoli del Codice civile in proposito [3]. Oltre al dovere già citato di istruire e di educare i figli, il Codice prevede anche che il padre e la madre (o il tutore) siano responsabili «del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela che abitano con essi». In sostanza: leggere le chat dei figli comporta tenere sotto controllo con chi e di che cosa parla per evitare che, se entrare in un brutto giro, i ragazzi possano subire ma anche commettere qualche reato.

Ad ogni modo – è importante ribadirlo – controllare la vita social dei figli non vuol dire cadere nel cyber-stalking, cioè nelle manie di persecuzione nei confronti dei minori. Anche perché, come si diceva all’inizio, la Convenzione sui Diritti del Fanciullo garantisce all’articolo 16 la privacy dei ragazzi.

Detto questo, chi vuole tenere sotto controllo le chat dei figli può ricorrere alla tecnologia. Ci sono delle applicazioni in grado di monitorare l’attività che il minore svolge sul web attraverso il cellulare come, ad esempio, i messaggi inviati o ricevuti, le telefonate in entrata ed in uscita, i siti visitati, ecc. Buona parte di queste app sono a pagamento: viene richiesto un abbonamento annuale. Se ti interessa sapere quali sono le applicazioni per poter leggere le chat dei figli, ti consigliamo la lettura di questo articolo “Posso controllare le attività di mio figlio sullo smartphone?”.


note

[1] Trib. Milano sent. del 16.12.2009.

[2] Art. 147 cod. civ.

[3] Artt. 316 e 2048 cod. civ.


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