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Pensione di anzianità: ultime sentenze

4 Ottobre 2019
Pensione di anzianità: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: pensione di anzianità e vecchiaia; retribuzione lorda; assicurazione invalidità, vecchiaia e superstiti; cessazione del rapporto di lavoro subordinato al momento della domanda di pensione; condanna generica al pagamento dei ratei e delle differenze dovute; prestazioni indebitamente ricevute dagli assicurati; reintegrazione nel posto di lavoro del lavoratore illegittimamente licenziato.

Cumulabilità dei redditi da lavoro dipendente e della pensione di anzianità

Il regime di cumulabilità dei redditi da lavoro dipendente e della pensione di anzianità non esclude che quest’ultima possa essere erogata solo se al momento della presentazione della relativa domanda il rapporto di lavoro dipendente sia effettivamente cessato, dovendosi ravvisare una presunzione semplice del carattere simulato della cessazione di tale rapporto ove essa sia seguita da immediata riassunzione del lavoratore, alle medesime condizioni, presso lo stesso datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 27/05/2019, n.14417

Riconoscimento della pensione di anzianità

La sentenza con la quale il giudice abbia dichiarato il diritto del ricorrente ad ottenere la pensione di anzianità e abbia condannato l’ente previdenziale al pagamento dei relativi ratei e delle differenze dovute, senza precisare in termini monetari l’ammontare di tali differenze, deve essere definita generica e non costituisce valido titolo esecutivo, in quanto la misura della prestazione spettante all’interessato non è suscettibile di quantificazione mediante semplici operazioni aritmetiche eseguibili sulla base di elementi di fatto, contenuti nella medesima sentenza o mediante il mero richiamo ai criteri di legge, ma necessita dell’ulteriore intervento di un giudice diverso, salva la possibilità di procedere a un’interpretazione extratestuale del titolo esecutivo giudiziale sulla base degli elementi ritualmente acquisiti nel processo in cui si è formato, purché le relative questioni siano state trattate nel corso dello stesso e possano intendersi come ivi univocamente definite, essendo mancata, piuttosto, la concreta estrinsecazione della soluzione come operata nel dispositivo o perfino nel tenore stesso del titolo.

Cassazione civile sez. VI, 23/05/2019, n.14154

Innalzamento dell’età pensionabile

In tema di pensione di anzianità, la deroga all’innalzamento dell’età pensionabile prevista dall’art. 1, comma 8, della l. n. 243 del 2004, come modificato dalla l. n. 247 del 2007, si applica anche in caso di integrazione volontaria della contribuzione in costanza di rapporto di lavoro, di cui all’art. 5 del d.lgs. n. 564 del 1996, in considerazione della assenza di diversità ontologica tra tale ipotesi e quella della prosecuzione volontaria della contribuzione, disciplinata dall’art. 1 della l. n. 47 del 1983.

Cassazione civile sez. lav., 09/05/2019, n.12362

Trattamento pensionistico erogato dall’Inps a un contribuente italiano residente in Francia

Alla pensione di anzianità percepita dall’INPS da un cittadino italiano residente in Francia trova applicazione l’art. 18 c 2 della Convenzione internazionale Italia -Francia, per cui le pensioni e altre somme pagate in applicazione della legislazione sulla sicurezza sociale in uno Stato, sono imponibili in detto stato.

Comm. trib. reg. L’Aquila, (Abruzzo) sez. VII, 12/03/2019, n.259

Lavoratrice in età pensionabile in possesso dei requisiti per la pensione di anzianità

Nei confronti della lavoratrice in età pensionabile ed in possesso dei requisiti per la pensione di anzianità non è consentito, da parte del datore di lavoro, il recesso “ad nutum”, posto che solamente la maturazione del diritto al pensionamento di vecchiaia incide sul regime del rapporto di lavoro, come desumibile dall’art. 4, comma 2, della l. n. 109 del 1990, norma insuscettibile di applicazione analogica, che, nell’escludere la tutela reale per i licenziamenti illegittimi nei confronti dei prestatori di lavoro ultrasessantenni aventi i requisiti pensionistici, fa riferimento ai presupposti per l’accesso alla pensione di vecchiaia (e non di anzianità), solo al verificarsi dei quali il lavoratore ha l’onere di impedire la cessazione del regime di stabilità, entro un certo termine decadenziale, esercitando l’opzione per la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 10/01/2019, n.435

Pensione di anzianità e titolarità di più posizioni assicurative presso gestioni diverse

In materia di pensione di anzianità, ove il lavoratore sia titolare di una posizione assicurativa presso varie gestioni dei lavoratori autonomi ovvero presso una di queste e la gestione per i lavoratori dipendenti, il limite massimo di quaranta anni di contribuzione utilmente valutabile opera non solo nell’ambito di ciascuna delle gestioni presso cui sono versati i contributi ma anche rispetto al cumulo delle quote calcolate per ogni gestione.

Tribunale Rieti sez. lav., 13/11/2018, n.212

Indebito previdenziale

Nell’indebito previdenziale il dolo non opera nel momento di formazione della volontà negoziale, bensì nella fase esecutiva, riguardando un fatto causativo della cessazione dell’obbligazione di durata, non noto all’ente debitore, titolare passivo di un numero assai rilevante di rapporti, il quale non può ragionevolmente attivarsi per prendere conoscenza della situazione personale e patrimoniale dei creditori, senza la collaborazione attiva di ciascuno di essi. Conseguentemente, integra un dolo idoneo a determinare l’I.N.P.S. a corrispondere una prestazione non dovuta anche il mero silenzio di chi, avendo l’obbligo di dichiarare di non svolgere altra attività lavorativa onde ottenere il beneficio della pensione di anzianità, omette di comunicare la circostanza dello svolgimento di tale attività, non essendo necessario un positivo e fraudolento comportamento dell’assicurato ed essendo invece sufficiente la consapevolezza dell’insussistenza del diritto in ragione delle disposizioni anticumulo.

Cassazione civile sez. lav., 25/10/2018, n.27096

Diritto alla pensione di anzianità: l’ente previdenziale può ridurne l’importo?

Una volta maturato il diritto alla pensione di anzianità, l’ente previdenziale debitore non può con atto unilaterale, regolamentare o negoziale, ridurre l’importo, tantomeno adducendo generiche ragioni finanziarie, poiché ciò lederebbe l’affidamento del pensionato, così come tutelato al capoverso dell’art. 3 Cost., nella consistenza economica del proprio diritto soggettivo e, detto principio, non risulta intaccato dallo ius superveniens, di cui all’art. 1 della L. 27 dicembre 2006 n. 296, siccome modificativi e non interpretativo della normativa precedente (art. 3, comma 12, L. 8 agosto 1995 n. 335) e, in quanto tale, non invocabile in relazione a provvedimenti che hanno inciso su pensioni già in essere al momento della loro emanazione.

Corte appello Milano sez. lav., 22/10/2018, n.1450

Pensioni di anzianità dei ragionieri e dei periti commerciali

In materia di pensioni di anzianità dei ragionieri e dei periti commerciali, l’applicazione del cd. coefficiente di neutralizzazione sull’anzianità maturata dopo la delibera della Cassa del 7 giugno 2003 non viola il principio del “pro rata” garantito dall’art. 3, comma 12, della l. n. 335 del 1995, in quanto non comporta prelievi forzosi, massimali o eliminazioni di diritti quesiti del pensionato, costituendo, invece, una misura di graduazione della prestazione con scopo dissuasivo e con finalità di garantire il mantenimento di equilibri finanziari, la cui applicazione è rimessa alla scelta dell’assicurato di optare per la pensione di anzianità, giovandosi, peraltro, della possibilità di mantenere l’iscrizione nell’albo e di proseguire l’attività professionale.

Cassazione civile sez. lav., 28/09/2018, n.23597

Divieto di cumulo tra pensione di anzianità e retribuzione

L’articolo 22, comma 8, della l. n. 153 del 1969 (introdotto dall’art. 23 quinquies del d.l. n. 267 del 1972, conv., con modif., in l. n. 485 del 1972), che stabilisce la non applicabilità del divieto di cumulo tra pensione di anzianità e retribuzione lorda ai lavoratori agricoli salariati fissi giornalieri, non deroga a quanto previsto dall’art. 1, lett. c), della medesima legge, che prescrive il requisito dell’esistenza, all’atto della domanda di pensione, dello stato di disoccupazione.

Le due norme, infatti, regolano due campi diversi: la prima, il diritto a cumulare la pensione già conseguita con la retribuzione; la seconda, il diritto a conseguire la pensione. Ne deriva che il lavoro agricolo dipendente in atto alla data di presentazione della domanda di pensione di anzianità osta alla maturazione del diritto alla pensione.

Cassazione civile sez. VI, 20/07/2018, n.19337

Requisito necessario per l’accesso alla pensione

In tema di pensioni di anzianità, la contribuzione acquisita nella fase successiva al perfezionamento del requisito minimo contributivo non può tradursi nel detrimento della misura della prestazione pensionistica già virtualmente maturata, ma tale meccanismo di “neutralizzazione” è inapplicabile ai periodi contributivi che concorrano ad integrare il requisito necessario per l’accesso al trattamento pensionistico.

Cassazione civile sez. lav., 19/06/2018, n.16136

Conseguimento pensione di anzianità e reintegrazione nel posto di lavoro 

Il conseguimento della pensione di anzianità non integra una causa di impossibilità della reintegrazione nel posto di lavoro del lavoratore illegittimamente licenziato, atteso che la disciplina legale dell’incompatibilità (totale o parziale) tra trattamento pensionistico e percezione di un reddito da lavoro dipendente si colloca sul diverso piano del rapporto previdenziale, determinando la sospensione dell’erogazione della prestazione pensionistica, ma non comporta l’invalidità del rapporto di lavoro; né il risarcimento del danno spettante ex art. 18, st.lav. può essere diminuito degli importi che il lavoratore abbia ricevuto a titolo di pensione, in quanto può considerarsi compensativo del danno arrecatogli dal licenziamento (quale “aliunde perceptum”) non qualsiasi reddito percepito, bensì solo quello conseguito attraverso l’impiego della medesima capacità lavorativa.

Tribunale Pescara sez. lav., 04/07/2018, n.506


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