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Omicidio preterintenzionale: ultime sentenze

7 Ottobre 2019
Omicidio preterintenzionale: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: omicidio preterintenzionale; configurabilità dell’elemento soggettivo;  circostanza aggravante della premeditazione; morte o lesione come conseguenza di altro delitto; aggravante dell’odio razziale; attenuante della provocazione.

Quando si configura l’omicidio preterintenzionale?

Il delitto di omicidio preterintenzionale può configurarsi, con riguardo all’elemento psicologico, anche quando l’agente, nel compiere una rapina, oltre ad agire con violenza su talune persone, provochi, senza volerlo, la morte di altre. (In applicazione di questo principio, la Corte ha ritenuto immune da censure la decisione del tribunale del riesame che aveva ritenuto configurabile il reato in relazione alla morte di una donna causata dalla fuga scomposta degli spettatori di una partita, nei cui confronti il ricorrente aveva spruzzato, allo scopo di rapinarli, uno spray urticante).

Cassazione penale sez. V, 11/12/2018, n.13192

Omicidio preterintenzionale: l’elemento soggettivo

Nell’omicidio preterintenzionale, l’evento morte deve costituire il prodotto della specifica situazione di pericolo generata dal reo con la condotta intenzionale volta a ledere o percuotere una persona, con la conseguenza che se la morte della vittima è del tutto estranea all’area di rischio attivato con la condotta iniziale, intenzionalmente diretta a percuotere o provocare lesioni, ed è, invece, conseguenza di un comportamento successivo, l’evento mortale non può essere imputato a titolo preterintenzionale, ma deve essere punito a titolo di colpa, in quanto effetto di una serie causale diversa da quella avente origine dall’evento di percosse o lesioni dolose.

Cassazione penale sez. V, 18/01/2019, n.5515

L’aggravante della premeditazione

La circostanza aggravante della premeditazione è compatibile con il delitto di omicidio preterintenzionale, tuttavia il giudice è tenuto a rendere specifica motivazione circa gli indicatori della stessa, al fine evitare ricadute di illogicità nella coniugazione tra l’evento non voluto e l’intensità del dolo afferente la condotta volontaria di lesioni. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di merito che si era limitata a ricondurre l’aggravante ai rapporti deteriorati tra le parti e ad un precedente alterco tra le stesse).

Cassazione penale sez. V, 13/09/2018, n.50505

Omicidio preterintenzionale: dolo di percosse o lesioni

L’elemento psicologico del delitto di omicidio preterintenzionale non è costituito da dolo e responsabilità oggettiva né da dolo misto a colpa, ma unicamente da dolo di percosse o lesioni, in quanto la disposizione di cui all’art. 43 cod. pen. assorbe la prevedibilità dell’evento più grave nell’intenzione di risultato.

Cassazione penale sez. V, 24/05/2018, n.28706

Omicidio preterintenzionale e delitto di morte o lesioni come conseguenza di altro delitto

Condotta diretta a ledere o percuotere

Il delitto previsto dall’art. 586 c.p. (morte come conseguenza di altro delitto) si differenzia dall’omicidio preterintenzionale perché nel primo reato l’attività del colpevole è diretta a realizzare un delitto doloso diverso dalle percosse o dalle lesioni, mentre nel secondo l’attività è finalizzata a realizzare un evento che, ove non si verificasse la morte, costituirebbe reato di percosse o lesioni.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione di omicidio preterintenzionale in relazione alla morte causata da un’azione violenta consistita in strattoni e spintoni nei confronti della vittima, che, a causa di tale condotta, era caduta dal pianerottolo riportando gravissime lesioni craniche, alle quali era seguito il decesso).

Cassazione penale sez. V, 04/04/2018, n.23606

Riqualificazione dell’omicidio preterintenzionale

In tema di giudizio abbreviato, la riqualificazione del fatto da omicidio preterintenzionale ad eccesso colposo in legittima difesa comporta una modifica del titolo di reato contestato, da cui consegue che il pubblico ministero è legittimato, ai sensi dell’art.443, comma 3, cod. proc. pen., a proporre appello avverso la sentenza di condanna (In motivazione, la Corte ha chiarito che l’art. 55 cod. pen. configura un titolo autonomo di reato, di natura strutturalmente colposa, e non contiene una disciplina meramente sanzionatoria).

Cassazione penale sez. V, 02/02/2018, n.15713

Omicidio preterintenzionale: gioco erotico di sodomizzazione e morte della vittima

Configura il reato di omicidio preterintenzionale la condotta di chi, attraverso un gioco erotico di sodomizzazione, non già diretto a provocare piacere sessuale bensì ad infliggere un dolore o una punizione, provoca la morte della vittima come conseguenza della volontà di manomettere con violenza l’altrui persona.

Cassazione penale sez. V, 01/02/2018, n.18048

Legittima difesa

L’accertamento della legittima difesa putativa, così come di quella reale, deve essere effettuato con giudizio ex ante – e non già ex post – delle circostanze di fatto, rapportato al momento della reazione e dimensionato nel contesto delle specifiche e peculiari circostanze concrete al fine di apprezzare solo in quel momento l’esistenza dei canoni della proporzione e della necessità di difesa, costitutivi, ex articolo 52 del codice penale, dell’esimente della legittima difesa (in applicazione del principio di cui in massima, la Suprema corte ha condiviso la decisione di merito che aveva esclusa la scriminante, apprezzando che l’imputato che l’invocava, condannato per il reato di omicidio preterintenzionale, aveva, da un lato, accettato la “sfida” della vittima, e, comunque, dall’altro, durante il diverbio, aveva utilizzato un coltello, mentre il contraddittore era disarmato).

Cassazione penale sez. V, 12/01/2018, n.15460

Omicidio volontario e omicidio preterintenzionale: differenze

Si configura il delitto di omicidio volontario – e non quello di omicidio preterintenzionale, caratterizzato dalla totale assenza di volontà omicida – qualora la condotta dell’agente, alla stregua delle regole di comune esperienza, dimostri la consapevole accettazione da parte del medesimo anche solo dell’eventualità che dal suo comportamento potesse derivare la morte del soggetto passivo. (Fattispecie in cui i colpevoli, nel corso di una rapina commessa nell’abitazione di una persona anziana, le avevano oppresso ed occluso il naso e la bocca con un cuscino ed un canovaccio, impedendole di respirare e cagionandone la morte, intervenuta per soffocamento).

Cassazione penale sez. I, 22/12/2017, n.3619

L’aggravante dell’odio razziale

L’aggravante dell’odio razziale può convivere con l’attenuante della provocazione. Lo sottolinea la Cassazione confermando la condanna di un uomo per il reato di omicidio preterintenzionale aggravato da finalità di odio razziale con la concessione dell’attenuante della provocazione e delle attenuanti generiche.

Per la Corte, che ha smentito la tesi dell’imputato della incompatibilità tra l’aggravante dell’odio razziale e l’attenuante della provocazione, la circostanza aggravante della finalità di discriminazione o di odio etnico, razziale o religioso, è configurabile quando l’azione risulti intenzionalmente diretta a rendere percepibile all’esterno e a suscitare in altri analogo sentimento di odio, ovvero quando essa si rapporti a un pregiudizio manifesto di inferiorità di una sola razza, ed è ben possibile la coesistenza tra uno stato d’animo che attenui la gravità del fatto e una condotta destinata a rendere percepibile all’esterno un tale sentimento.

Cassazione penale sez. V, 28/11/2017, n.2630

Omicidio volontario, rapina e omicidio preterintenzionale

Affinché possa configurarsi il reato di omicidio preterintenzionale, anziché volontario, gli agenti devono aver escluso ogni possibile previsione dell’evento-morte. Diversamente, in presenza di piena consapevolezza delle conseguenze derivanti dall’azione posta in essere, si configura il reato di omicidio volontario (confermata la condanna degli imputati per i reati di omicidio volontario e rapina ai danni di un anziano il quale, legato ed imbavagliato, decedeva per soffocamento).

Cassazione penale sez. I, 05/10/2017, n.56701

Prevedibilità dell’evento

L’elemento soggettivo del delitto di omicidio preterintenzionale non è costituito da dolo e responsabilità oggettiva né dal dolo misto a colpa, ma unicamente dal dolo di percosse o lesioni, in quanto la disposizione di cui all’art. 43 cod. pen. assorbe la prevedibilità di evento più grave nell’intenzione di risultato.

(In applicazione del principio la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha affermato la responsabilità dell’imputato a titolo di omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento e non di omicidio preterintenzionale, con riferimento alla morte di una donna per soffocamento, verificatasi nel corso di un rapporto sessuale con l’imputato, che prevedeva l’adozione di comune accordo di tecniche di “bondage”, ossia di costrizione fisica mediante legatura).

Cassazione penale sez. V, 21/09/2016, n.44986

Morte o lesione come conseguenza d’altro delitto e omicidio preterintenzionale

Il delitto previsto dall’art. 586 cod. pen., (morte come conseguenza di un altro delitto) si differenzia dall’omicidio preterintenzionale perché nel primo delitto l’attività del colpevole è diretta a realizzare un delitto doloso diverso dalle percosse o dalle lesioni personali, mentre nel secondo l’attività è diretta a realizzare un evento che, ove non si verificasse la morte, costituirebbe reato di percosse o lesioni.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che correttamente la sentenza impugnata avesse ravvisato l’omicidio preterintenzionale in relazione ad un decesso causato da un’azione violenta consistita nell’immobilizzare ed imbavagliare la vittima e dalla quale era derivato un fenomeno di asfissia da soffocamento).

Cassazione penale sez. V, 20/04/2015, n.21002


4 Commenti

    1. La pena per l’omicidio preterintenzionale va da 10 a 18 anni di reclusione. La sanzione irrogata in concreto dal giudice (vedi Come si calcola la pena per un reato) sarà aumentata da un terzo alla metà se concorrono una serie di circostanze, come ad esempio: l’aver commesso il fatto contro un ascendente o un discendente per futili motivi o con sevizie e crudeltà; il fatto che l’autore sia un latitante che ha commesso il reato per sottrarsi alla cattura o per procurarsi i mezzi per vivere durante la latitanza; ancora, il fatto che l’omicidio sia stato commesso contro un ufficiale o agente di polizia. La pena inoltre è aumentata fino a un terzo se l’omicidio è stato commesso:
      nei confronti di un ascendente o discendente;
      con veleno o con altro mezzo insidioso;
      con premeditazione;
      con sevizie o crudeltà (per sevizie si intendono sofferenze fisiche; per crudeltà sofferenze morali);
      per motivi futili e abietti;
      con armi o sostanze corrosive (sono assimilati alle armi gli esplosivi e i gas asfissianti o accecanti);
      da persona travisata (ossia con volto coperto);
      da più persone riunite.
      Competente a decidere sulle cause di omicidio preterintenzionale è la Corte d’assise, che è formata da due giudici togati (cioè i magistrati ordinari) con l’aggiunta di sei giudici popolari. La Corte d’assise, così composta, è infatti l’organo giudiziario che si pronuncia per i delitti più gravi previsti dal nostro codice penale, sia in primo grado che in appello.

  1. Buongiorno sono uno studente ed ho un po’ di diffcìicoltà nel comprendere la differenza tra omicidio colposo, omicidio doloso e omicidio preterintenzionale. Potreste darmi maggiori chiarimenti sull’argomento? Come si distingue l’omicidio preterintenzionale?

    1. Buongiorno Arturo. Se l’omicidio doloso è «secondo l’intenzione» e quello colposo è «contro l’intenzione», l’omicidio preterintenzionale è «oltre l’intenzione» (praeter, in latino, vuol dire appunto «oltre»). In pratica, commette omicidio preterintenzionale chi percuote un soggetto o lo colpisce per cagionargli lesioni e, senza volerlo, ne causa la morte. Si pensi ad una persona che vuole picchiare un’altra, senza però volerlo uccidere: le ferite inferte, però, sono talmente gravi che il soggetto decede. Il colpevole non voleva uccidere la vittima: tuttavia la legge lo punisce perché ha intenzionalmente percosso o leso quest’ultima causandone inevitabilmente la morte (il decesso avviene, appunto, oltre l’intenzione dell’assalitore).

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