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Durata appello causa civile

22 Ottobre 2019 | Autore:
Durata appello causa civile

Quanto dura il processo civile in Italia? Perché un grado di giudizio termina dopo molti anni? Come si svolge una causa civile?

La giustizia italiana, sia civile che penale, è ben nota per la sua lentezza: se non sei mai stato in tribunale (e mi auguro per te di no) non puoi immaginare la mole di fascicoli e faldoni che si ammassano quotidianamente sulle scrivanie dei magistrati, nelle cancellerie e negli archivi. Un vero e proprio mondo fatto di carte, molte delle quali anche molto vecchie. Nonostante lo Stato provveda quasi ogni anno ad assumere nuovi magistrati, la quantità di lavoro è ben superiore alle forze costituite dal personale che lavora nei palazzi di giustizia. A questa situazione, di per sé già difficile, si aggiungo i complessi meccanismi della legge italiana, i quali sicuramente non favoriscono la speditezza delle cause. Ecco perché la durata di un appello di una causa civile è un tema di scottante attualità.

In effetti, v’è da dire che, in generale, la lentezza del processo civile italiano non riguarda soltanto la fase dell’appello, ma dell’intero procedimento: il primo grado, infatti, poiché connotato dallo svolgimento dell’istruttoria, è di solito più lungo e articolato del grado d’appello e di quello (eventuale e) successivo di Cassazione. Ciononostante, spesso anche il giudizio di appello rischia di impantanarsi e di protrarsi a lungo. Se l’argomento ti interessa perché sei un appassionato di diritto, perché ti trovi anche tu ad affrontare un appello oppure per semplice curiosità, prosegui nella lettura: vedremo insieme quanto dura un appello civile.

Quanto dura una causa civile?

Prima di vedere qual è la durata di un appello civile, cerchiamo di capire quanto dura, in media, un processo civile in Italia. Non è possibile purtroppo dare una risposta univoca e certa a questa domanda in quanto, come vedremo, la durata di un processo civile dipende da numerosi fattori.

Secondo alcune statistiche [1], in media il primo grado di giudizio, in Italia, dura circa tre anni; tuttavia, si tratta di un calcolo che tiene in considerazione sia le causa più lunghe e complesse (tipo quelle ereditarie, che durano davvero molti anni, anche un decennio) che quelle ove non c’è bisogno di una particolare istruttoria, ad esempio perché è tutto provabile documentalmente.

Inoltre, le statistiche ci dicono che, sempre in media, un processo dura di più nelle regioni del mezzogiorno che in quelle del settentrione. Se vuoi approfondire questo argomento ti consiglio di leggere l’articolo dal titolo Quanto dura una causa civile.

Da cosa dipende la durata di un processo civile?

La durata di un processo civile dipende da una molteplicità di fattori. Di seguito, ti illustrerò le fasi processuali che portano via maggiore tempo: come ti renderai conto, l’allungamento della durata del giudizio è dovuto in parte ai comportamenti delle parti coinvolte nel giudizio e, in altra parte, alle disposizioni legislative, le quali non favoriscono la snellezza del giudizio.

I testimoni da sentire

Innanzitutto, tante più prove dovranno essere assunte, tanto più sarà lunga la causa: è chiaro che c’è differenza tra un giudizio ove dovrà essere sentito solo un testimone e un altro in cui, invece, le parti hanno chiesto di escutere diverse persone.

Sono causa di un allungamento dei termini processuali anche gli impedimenti dei testimoni: quando una persona è citata a comparire per essere sentito come teste ma non si presenta all’udienza indicata giustificando la sua assenza (ad esempio, trasmettendo alla cancelleria del giudice competente un certificato medico da cui si evince l’impossibilità di recarsi in tribunale), allora il giudice dovrà rinviare per prosieguo prova a nuova udienza. Tieni conto che un rinvio, mediamente, non è inferiore a qualche mese.

La nomina del consulente tecnico d’ufficio

La richiesta di nomina di un consulente tecnico d’ufficio è un altro aspetto da tenere in debita considerazione quando si parla della durata del processo civile. La designazione di un perito del tribunale comporta: un’apposita udienza di conferimento incarico; un termine assegnato al ctu entro cui compiere le operazioni peritali, trasmettere le bozze alle parti costituite e poi depositarne l’esito (non prima di aver risposto alle richieste di precisazioni degli avvocati); un’udienza in cui le parti processuali potranno comunicare al giudice le proprie conclusioni sul lavoro svolto dal ctu.

L’ispezione giudiziale

Ovviamente, causa di un allungamento dei tempi processuali è anche l’ispezione giudiziale. Trattasi di mezzo di prova che consente al giudice di recarsi sui luoghi oggetto di controversia, in modo tale da poterne prendere diretta visione.

Capirai che, un po’ come per la nomina del consulente tecnico d’ufficio, occorre del tempo perché tutto venga fatto secondo quanto stabilisce la legge: anche in questa evenienza, infatti, dovranno essere fissati dei termini in cui compiere le operazioni, termini che andranno senz’altro ad allungare la fisiologica durata del procedimento.

I rinvii per carico di ruolo e per impedimento del giudice

Purtroppo, proprio per la critica situazione che ti ho anticipato nell’introduzione, capita non poche volte che i giudici non celebrino affatto l’udienza prevista in calendario e si limitino a rinviarla. Ciò succede soprattutto per due ragioni: quando nello stesso giorno siano fissate troppe udienze (in questo caso si parla di rinvio d’ufficio per carico di ruolo); quando il giudice è assente per un impedimento e, dunque, viene sostituito ai soli fini del rinvio.

Tempi per emettere la sentenza

Altra variabile da considerare è il tempo che al giudice serve per redigere la sentenza: l’emissione della decisione definitiva, per legge, deve avvenire entro trenta giorni dal deposito delle note conclusive, ma si tratta di un termine non perentorio e ci sono magistrati che impiegano anche molti mesi (fino a sei o sette mesi).

Il termine di impugnazione

Nel processo civile, la parte soccombente può impugnare la sentenza a sé sfavorevole entro trenta giorni dal momento in cui gli è stata notificata dalla controparte vittoriosa; se la notifica non avviene, allora vale il termine lungo di sei mesi dalla data di deposito del provvedimento in tribunale.

È chiaro, dunque, che la durata dell’intero processo civile dipende anche dalla condotta delle parti processuali: se la sentenza viene notificata subito all’antagonista, allora sarà più celere la possibilità per questi di procedere a impugnazione.

La fase della mediazione

Da qualche anno la legge prevede che, prima di andare in tribunale, sia necessario tentare una mediazione con la controparte. Rinviandoti alla lettura di articoli più specifici a riguardo, vorrei solo precisare che, a rigore, la fase della mediazione (e anche quella della negoziazione assistita) non è processuale in senso stretto. Di conseguenza, quando si parla di tempi della giustizia e di durata del processo civile non si tiene conto della mediazione.

Quanto dovrebbe durare una causa civile?

Abbiamo detto che la durata di un intero procedimento civile, composto di tutti i suoi tre gradi, è quasi indefinibile. Ma quanto dovrebbe durare un processo, per legge? Ebbene, non c’è una durata prestabilita per ogni procedimento: abbiamo visto, infatti, che in ogni causa possono esserci delle variabili che incidono sulla sua durata.

V’è da dire, però, che la famosa legge Pinto sulla ragionevole durata del processo stabilisce che, se un giudizio dura più di sei anni, allora la parte processuale ha diritto di chiedere un risarcimento allo Stato.

Nello specifico, secondo la legge Pinto [2], si ha diritto al risarcimento dei danni se:

  • il primo grado dura più di tre anni;
  • il secondo grado dura più di due anni;
  • l’ultimo grado di giudizio dura più di un anno.

Se, dunque, i singoli gradi di giudizio durano più del dovuto, e la parte non ha concorso col suo comportamento ad allungarne i tempi (ad esempio, chiedendo rinvii ingiustificati, ecc.), allora si può agire contro lo Stato per chiedere il risarcimento per durata irragionevole del procedimento [3].

Il risarcimento ammonta ad un importo tra 400 e 800 euro ad anno o frazione di anno se il periodo complessivo del procedimento è superiore ai termini di durata ragionevole del processo sopra indicati.

Quanto dura un appello civile?

Vediamo ora quanto dura una causa civile in appello. In teoria, il grado d’appello dovrebbe durare meno del processo celebratosi in primo grado: questo perché le udienze, in gran parte dei casi, sono poche; anzi, spesso l’appello si esaurisce in un’unica udienza.

Ciò accade perché in secondo grado, di solito, non si assumono nuove prove (salvo alcune eccezioni). Il problema è che la corte d’appello deve smaltire spesso un gran numero di arretrati e così prevede dei rinvii molto lunghi tra un’udienza e l’altra, specie nelle aule giudiziarie del meridione. Si ha quindi che un processo d’appello può durare anch’esso dai tre ai cinque anni in media (più o meno quanto il primo grado, insomma).

Ovviamente, se il giudice d’appello dovesse disporre l’assunzione di alcuni mezzi istruttori, valgono le considerazioni fatte in precedenza a proposito del primo grado di giudizio.

Quanto dura una causa penale?

Per completezza, facciamo un breve accenno a quanto dura una causa penale. Mediamente, una causa penale completa, che va dal primo all’ultimo grado di giudizio, prima che giunga a sentenza definitiva può arrivare a durare più di sette anni. Si tratta di una media: ciò significa che esistono processi penali che terminano in minor tempo e, soprattutto, processi penali che durano molto di più, tanto è vero che vanno prescritti già in primo grado.

Si può dunque affermare che la presunta maggiore celerità del processo penale sia solamente un ricordo, un mito da sfatare: sebbene il numero delle cause penali sia di gran lunga minore rispetto a quelle civili, i rinvii delle trattazioni in ambito penale sono molto più frequenti rispetto a ciò che accade nel civile.

Oltre ai ritardi dovuti alle cause che abbiamo spiegato nei paragrafi precedenti, in ambito penale esistono “ostacoli” alla celerità della giustizia che non sono conosciuti nel settore penale: basta pensare, ad esempio, alle numerose astensioni di magistrati onorari e di avvocati, oppure ai casi in cui la sostituzione del giudice obbliga a ricominciare daccapo l’istruttoria già espletata fino a quel momento.


note

[1] Relazione sull’amministrazione della Giustizia del Parlamento.

[2] Legge n. 89 del 24.3.2001.

[3] Cass., sent. n. 13599 del 4 luglio 2016.

Autore immagine: Pixabay.com


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