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Imposta successione prescrizione: ultime sentenze

9 Ottobre 2019
Imposta successione prescrizione: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: data di apertura della successione; imposta sulla successione; accertamento, liquidazione e riscossione dell’imposta; rinuncia tacita del contribuente; avviso di liquidazione dell’imposta. 

Imposta sulle successioni e denuncia di successione 

In tema di imposta sulle successioni, la presentazione, da parte del contribuente, della denuncia di successione, quando ormai è prescritto il credito del fisco, costituisce, ove non sia sollevata eccezione di prescrizione, comportamento obbiettivamente incompatibile con la volontà di avvalersi della causa estintiva della pretesa fiscale, derivandone l’inequivoca volontà di rinunziare alla prescrizione già maturata e di considerare come tuttora esistente ed azionabile quel diritto che si era, invece, estinto.

(Fattispecie nella quale, da un lato, il “dies a quo” per il computo della prescrizione è stato individuato nella data di presentazione di dichiarazione di revoca della rinuncia all’eredità e, dall’altro, la successiva denuncia di successione è stata considerata tacita rinuncia alla prescrizione).

Cassazione civile sez. trib., 06/12/2016, n.24927

Liquidazione dell’imposta

L’imposta di successione è suscettibile di essere liquidata mediante uno specifico atto, costituito dall’avviso di liquidazione, assolvendo la cartella di pagamento alla sola funzione di mezzo di riscossione, sicché alla notifica di quest’ultima non si applica il termine decadenziale di cui all’art. 17, terzo comma, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, senza che ne derivi alcun sospetto di illegittimità costituzionale poiché è la stessa attività di liquidazione soggetta ad un termine di decadenza biennale ai sensi dell’art. 27 del d.lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, così da escludere che il contribuente resti assoggettato all’azione amministrativa per un tempo indeterminato od eccessivo, mentre, quanto all’esercizio della successiva azione di riscossione, non viene in questione una pretesa liquidatoria ma un diritto di credito, soggetto, in quanto tale, all’ordinario termine decennale di prescrizione.

Cassazione civile sez. trib., 04/02/2015, n.1974

Accertamento e riscossione coattiva

In tema di accertamento e riscossione dei tributi erariali indiretti ed a seguito della modifica del sistema di riscossione coattiva introdotto con il d.P.R. 28 gennaio 1988 n. 43, il disposto dell’art. 17, comma 3, d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602 — secondo cui le imposte, le maggiori imposte e le ritenute alla fonte liquidate in base agli accertamenti degli Uffici devono essere iscritte in ruoli forniti e consegnati all’Intendenza di finanza (attualmente sezione distaccata della direzione regionale delle entrate), a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo — si applica anche alle imposte diverse da quelle sul reddito e, quindi, anche all’imposta di successione.

(In applicazione del principio, la S.C. ha respinto il ricorso dell’Ufficio che riteneva che il termine per l’iscrizione a ruolo dell’imposta di successione, divenuta definitiva, fosse disciplinato dalle norme sulla prescrizione ordinaria decennale).

Cassazione civile sez. trib., 26/10/2011, n.22204

Rinuncia tacita del contribuente

In tema di imposta sulle successioni, la presentazione, da parte del contribuente, di una denuncia integrativa e rettificativa della precedente, in relazione all’epoca di presentazione della quale sia ormai prescritto il credito del fisco, costituisce, qualora non venga sollevata l’eccezione di prescrizione, comportamento univocamente qualificabile come obbiettivamente incompatibile con la volontà di volersi avvalere della causa estintiva della pretesa fiscale.

Ciò in quanto, in base all’art. 2937 c.c., affinché possa sussistere una rinuncia tacita alla prescrizione, è necessaria una incompatibilità assoluta fra il comportamento del debitore e la volontà dello stesso di avvalersi della causa estintiva del diritto altrui, occorrendo che nel detto comportamento sia necessariamente insita, senza alcuna possibilità di diversa interpretazione, l’inequivoca volontà di rinunziare alla prescrizione già maturata e di considerare come tuttora esistente ed azionabile quel diritto che si era, invece, estinto.

Al fine di stabilire se un determinato comportamento del debitore integri rinuncia tacita per l’incompatibilità con la relativa eccezione, deve farsi riferimento all’obbiettiva consistenza di esso ed alle circostanze nelle quali è stato posto in essere, restando irrilevante l’eventuale ignoranza in ordine alla maturazione del termine prescrizionale.

(Fattispecie di successione apertasi nel 1971 e di denuncia di successione presentata nel medesimo anno, nel vigore dell’art. 86, comma 3 r.d. 30 dicembre 1923 n. 3270, prevedente un termine di prescrizione di tre anni dalla denuncia, e perciò spirato nel 1974, molti anni prima della presentazione della denuncia integrativa, risalente al 1985, cui seguiva, nel 1986, la notificazione dell’avviso di liquidazione dell’imposta, avverso il quale il contribuente proponeva ricorso, eccependo, solo allora, la prescrizione della pretesa fiscale ex art. 86 r.d. n. 3270 del 1923).

Cassazione civile sez. trib., 14/03/2007, n.5966

Imposta di successione: termine triennale di decadenza

In tema di imposta di successione, il termine triennale di decadenza fissato dall’art. 47 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 637, per il “rimborso dell’imposta irregolarmente percetta” non si applica al rimborso degli interessi sull’eventuale rateizzazione del tributo successorio, l’obbligo di pagamento dei quali nasce, infatti, successivamente ed autonomamente rispetto all’obbligazione tributaria, da una norma pattizia intervenuta fra i contribuenti e l’amministrazione con la stipulazione della convenzione di rateizzazione.

Pertanto, tali interessi – che in quanto derivanti da un rapporto obbligatorio non possono rientrare nella previsione del detto art. 47, strettamente riferita al regolare pagamento dell’imposta nella sua interezza – qualora siano corrisposti in misura indebita, vanno richiesti nell’ordinario termine di prescrizione.

Cassazione civile sez. trib., 16/11/2004, n.21658

Prescrizione

In tema di imposta di successione, qualora la qualità di erede venga contestata in maniera formale, con l’instaurazione di un giudizio, sino alla formazione del relativo giudicato non vi è alcuna certezza in ordine al presupposto dell’imposta ed al soggetto passivo di essa, sicché non può sorgere alcun diritto al rimborso in capo al soggetto che abbia provveduto al pagamento, nè può, conseguentemente parlarsi di decadenza dal suo diritto di richiedere il rimborso o di prescrizione del diritto di credito.

Cassazione civile sez. trib., 01/07/2004, n.12069

Denuncia di successione

In tema di imposta sulle successioni, il giudice tributario può accertare, ove ciò sia dedotto dal contribuente, un valore dei beni caduti in successione inferiore al dichiarato, senza che a tale accertamento osti il fatto che il contribuente non abbia dedotto l’errore, commesso nell’attribuire a detti beni un valore superiore a quello reale, nel termine posto dalla legge per la presentazione della denuncia di successione ex art. 31, comma 3, d.lg 31 ottobre 1990 n. 346. Infatti, quello per la presentazione della denuncia di successione non è un termine avente natura decadenziale, ma solo una prescrizione temporale il cui mancato rispetto determina solo l’applicazione di sanzioni tributarie.

Cassazione civile sez. trib., 03/07/2003, n.10494

Imposta di successione: sospensione dei termini di prescrizione e decadenza

In tema di imposta di successione, il richiamo specifico fatto, per la sospensione dei termini di prescrizione e di decadenza, dall’art. 57, comma 2, l. 30 dicembre 1991 n. 413, alle sole imposte complementari e suppletive, non dissimilmente da quanto statuito con l’art. 32, comma 6, della precedente l. 7 agosto 1982 n. 516, induce ad escludere che il legislatore abbia inteso disporre anche la sospensione dei termini per l’accertamento e la riscossione delle imposte principali.

Cassazione civile sez. trib., 21/02/2003, n.2693

Rimborso dell’imposta di successione

La disciplina del rimborso dell’imposta di successione “regolarmente percetta” dettata dall’art. 47 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 637, a tenore della quale (comma 2) la relativa richiesta va formulata, a pena di decadenza, entro tre anni dal giorno del pagamento “o, se posteriore, da quello in cui ne sia stato definitivamente acquisito il diritto”, trova applicazione soltanto in ordine alla posizione di chi, erede o legatario, abbia in seguito a fatti posteriori al pagamento del tributo – espressamente elencati al comma 1 – assunto la veste di titolare del diritto alla restituzione dell’imposta pagata, mentre invece, nei casi in cui il contribuente abbia eseguito un pagamento dell’imposta di successione già inizialmente non dovuto, a titolo cioè di indebito oggettivo ai sensi dell’art. 2033 c.c. (nella specie, non essendo stati esclusi dalla liquidazione dell’imposta i beni relitti all’ente pubblico ricorrente, come tali esenti, a norma dell’art. 3 dello stesso d.P.R.), va applicata la disciplina generale che prevede il decorso del termine di prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c. quale causa di estinzione del diritto alla ripetizione di quanto pagato.

Cassazione civile sez. trib., 20/02/2003, n.2554

Termini di prescrizione e di decadenza riguardanti la riscossione

In materia tributaria, la sospensione fino al 31 dicembre 1993, prevista dall’art. 57, comma 2, l. 30 dicembre 1991 n. 413, dei termini di prescrizione e di decadenza riguardanti tanto la riscossione che, a seguito della modifica recata alla disposizione dall’art. 4, comma 1, lett. m, n. 1, d.l. 23 gennaio 1993 n. 16, convertito nella l. 24 marzo 1993 n. 75, l’accertamento delle imposte indicate nell’art. 53 della stessa legge n. 413 del 1991 (nella specie, dell’imposta di successione) trova applicazione sia ai termini pendenti alla data di entrata in vigore della legge che a quelli che cominciano a decorrere durante il periodo di sospensione.

Cassazione civile sez. trib., 18/07/2002, n.10508

Termine di prescrizione quinquennale

Il contribuente ha diritto a vedersi corrisposti gli interessi di mora di cui alla l. 26 gennaio 1961 n. 29, sulle somme da lui pagate per tasse ed imposte indirette sugli affari (nella specie, imposta di successione) e dichiarate non dovute a seguito di provvedimento amministrativo o giudiziale, con decorrenza dal giorno in cui ha richiesto il rimborso dell’imposta non dovuta e non da quelli in cui ha domandato la corresponsione dei detti interessi, ma tale diritto sorge in capo al contribuente medesimo soltanto dalla data in cui quel provvedimento è divenuto irretrattabile per definitività o per passaggio in giudicato e può essere da lui fatto valere entro il termine di prescrizione quinquennale decorrente da quella data (nella specie, passaggio in giudicato della decisione della commissione tributaria centrale).

Comm. trib. centr. sez. XXV, 02/03/1994, n.552


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