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Indennità di disoccupazione ordinaria: ultime sentenze

9 Ottobre 2019
Indennità di disoccupazione ordinaria: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: indennità di disoccupazione ordinaria; raggiungimento del requisito contributivo; requisito contributivo dei 78 giorni; risoluzione consensuale del rapporto; esclusione del diritto all’indennità di disoccupazione ordinaria; dimissioni per giusta causa.

Indennità di disoccupazione ordinaria: requisiti ridotti

In materia di indennità di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti, ai fini del raggiungimento del requisito contributivo dei 78 giorni, di cui all’art. 7, comma 3, del d.l. n. 86 del 1988, conv. con modif. in l. n. 160 del 1988, applicabile “ratione temporis”, vanno computate non soltanto le giornate di effettiva prestazione del lavoro, ma anche quelle non lavorate, qualora interne ad un periodo complessivamente considerato lavorativo e per le quali sussista l’obbligo di contribuzione, quali l’assenza per festività e per ferie, i periodi di maternità e di malattia nonché i riposi ordinari, tra i quali rientrano le domeniche in forza di quanto previsto dall’art. 9 del d.lgs. n. 66 del 2003, mentre non rileva quanto previsto dagli artt. 3 e 4 del d.P.R. n. 818 del 1957, che attengono all’individuazione del “quantum” della retribuzione giornaliera assoggettabile a contribuzione.

Cassazione civile sez. lav., 18/10/2018, n.26218

Perdita del diritto all’indennità di disoccupazione

In tema di assicurazione contro la disoccupazione, ai sensi dell’art. 34, comma 5, della l. n. 448 del 1998, come interpretato dalla Corte costituzionale (sentenza n. 269 del 2002), la perdita del diritto di percepire l’indennità di disoccupazione ordinaria prevista in caso di dimissioni opera ogni qualvolta il lavoratore rinunci spontaneamente al posto, pur avendo la possibilità di proseguire il proprio rapporto di lavoro, sicché tale ipotesi ricorre anche nel caso di risoluzione consensuale, non essendovi alcuna differenza fra la dichiarazione unilaterale di recesso e quella manifestata nell’ambito di un accordo consensuale, salvo risulti provato che la sua adesione alla proposta risolutiva, sia intervenuta in presenza di una giusta causa di recesso.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto insussistente tale giusta causa in presenza di un’asserita impossibilità per il lavoratore di progredire in carriera e di crescere professionalmente in conseguenza della legittima determinazione aziendale di chiudere il reparto di cui era responsabile, trattandosi di aspettative di mero fatto).

Cassazione civile sez. lav., 24/08/2016, n.17303

Determinazione della misura dell’indennità della disoccupazione ordinaria

In materia di indennità di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti, l’art. 7, comma 3, d.l. 21 marzo 1988, n. 86, conv. in l. 20 maggio 1988, n. 160 – “ratione temporis” applicabile ed abrogato dalla l. 28 giugno 2012, n. 92 – laddove prevede che deve tenersi conto non soltanto delle giornate di effettiva prestazione del lavoro, ma anche di quelle (non lavorate) comprese in un periodo lavorativo e soggette a contribuzione, rileva ai soli fini dell’individuazione dei presupposti per l’accesso alla prestazione.

Ne consegue che, per la determinazione della misura dell’indennità, devono computarsi le giornate lavorate nell’anno di riferimento, e non anche quelle coperte da contribuzione figurativa, spettando l’indennità per il numero di giornate pari a quelle di effettivo lavoro e, in ogni caso, in misura non superiore alla differenza tra il numero 312,

Cassazione civile sez. lav., 12/03/2014, n.5746

Lavoratori dimissionari: esclusione del diritto all’indennità di disoccupazione ordinaria

L’esclusione del diritto all’indennità di disoccupazione ordinaria per i lavoratori dimissionari, prevista dall’art. 34, comma 5, l. 23 dicembre 1998 n. 448, e interpretata conformemente alla sentenza n. 269/02 della Corte costituzionale, presuppone un’autonoma ed esclusiva determinazione del prestatore di lavoro a porre termine al proprio “status” di occupato e riguarda coloro che, avendo la possibilità di proseguire il rapporto di lavoro, vi rinunzino ponendosi nella condizione di disoccupato; pertanto non possono ricondursi a tale ipotesi le dimissioni rassegnate a causa di gravi pregiudizi alla salute derivanti dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa.

Tribunale Lucca, 04/11/2008

Piani di inserimento professionale dei giovani privi di occupazione

In materia di piani di inserimento professionale dei giovani privi di occupazione (Pip), il soggetto che vi sia inserito è tenuto ad optare tra il mantenimento della indennità oraria di cui all’art. 15 del d.l. n. 299 del 1994 (convertito, con modificazioni, nella legge n. 451 del 1994), e successive modificazioni, corrisposta per l’attività prestata e la formazione svolta, e la percezione dell’indennità di disoccupazione ordinaria, erogata dall’Inps, non essendo consentito il cumulo tra i due anzidetti trattamenti, giacché il pagamento dell’indennità oraria suddetta, unitamente al vantaggio della formazione impartita, è sufficiente a tutelare l’interessato assorbendo il generale rimedio della indennità di disoccupazione ordinaria.

Infatti, in assenza di disposizioni specifiche, la disciplina che regola la compatibilità del compenso per la partecipazione al PIP e l’indennità di disoccupazione deve essere rinvenuta in quella dell’art. 8, comma 7, del d.lg. n. 468 del 1997 per i lavori socialmente utili (Lsu) – che, appunto, prevede l’opzione tra trattamento per attività di lavoro socialmente utile ed indennità di disoccupazione – essendo ravvisabile una analogia tra i Pip e gli Lsu, avuto riguardo ai lavoratori che non godono di cassa integrazione o di indennità di mobilità, posto che entrambi gli istituti sono stati originariamente previsti dal citato d.l. n. 299 del 1994, che il Pip si risolve sostanzialmente nell’espletamento di un lavoro socialmente utile (seppure accompagnato da attività formativa) e che il suo compenso è pari a quanto in origine fissato per gli Lsu.

Cassazione civile sez. lav., 12/09/2008, n.23572

Indennità di disoccupazione ordinaria e lavoratore marittimo

Per il lavoratore marittimo che risulti essere anche caratista ovvero socio della società armatrice proprietaria della nave sulla quale è imbarcato, sussiste rapporto di lavoro subordinato a condizione che esplichi la prestazione lavorativa sotto la direzione ed il controllo della supremazia gerarchica del comandante. Sussistendo rapporto di lavoro subordinato, in caso di cessazione dello stesso, spetta l’indennità di disoccupazione ordinaria.

Tribunale Fermo, 31/07/2007, n.245

Lavoro stagionale e rapporti di lavoro a tempo parziale verticale

Non è fondata la q.l.c., in riferimento agli art. 3 e 38 cost., dell’art. 45 comma 3 r.d.l. 4 ottobre 1935 n. 1827, conv., con modificazioni, in l. 6 aprile 1936 n. 1155, nella parte in cui, nell’interpretazione delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, “non contempla tra i lavoratori disoccupati involontari aventi diritto, alle altre condizioni di legge, all’indennità di disoccupazione ordinaria, i lavoratori occupati con contratto a tempo parziale verticale su base annua ultrasemestrale che abbiano chiesto di essere tenuti iscritti nelle liste di collocamento per i periodi di inattività”.

La presenza di sicuri elementi di differenziazione tra lavoro stagionale e il tipo contrattuale del tempo parziale verticale giustificano il diverso trattamento, consistente nella esclusione del diritto all’indennità di disoccupazione per i periodi di mancata prestazione dell’attività lavorativa nei rapporti di lavoro a tempo parziale verticale su base annua, in quanto, mentre nel primo il rapporto cessa a “fine stagione”, nel secondo, il rapporto “prosegue” anche durante il periodo di sosta, con conseguente affidamento, per il lavoratore, sulla retribuzione per il lavoro che presterà dopo il periodo di pausa, e assicurazione, per il medesimo lavoratore, di una stabilità e una sicurezza retributiva, che impediscono di considerare costituzionalmente obbligata una tutela previdenziale (integrativa della retribuzione) nei periodi di pausa della prestazione.

Corte Costituzionale, 24/03/2006, n.121

Riliquidazione dell’indennità di disoccupazione ordinaria

Il termine di decadenza sostanziale fissato dall’ art. 47, comma 3, d.P.R. 30 aprile 1970 n. 639 (come interpretato dall’art. 6 d.l. n. 103 del 1991, conv. in l. n. 166 del 1991) è applicabile all’azione giudiziaria finalizzata ad ottenere la riliquidazione dell’indennità di disoccupazione ordinaria in base alla sentenza n. 497 del 1988 della Corte costituzionale.

Cassazione civile sez. lav., 06/03/2004, n.4636

Diritto all’accesso ai documenti amministrativi

Sussiste il diritto degli istanti a prendere visione e ad estrarre copia della documentazione relativa agli estremi di liquidazione ed ai mandati di pagamento dell’indennità di disoccupazione ordinaria o speciale, degli assegni familiari e delle indennità di malattia o maternità chieste e corrisposte negli anni precedenti, dal momento che la presentazione dell’istanza trova giustificazione nella volontà di verificare l’esattezza degli importi corrisposti a tale titolo e non impone, come sostenuto dall’Inps, un obbligo di facere, trattandosi di documentazione già formata per la liquidazione dei trattamenti spettanti alle ricorrenti e per una ordinata gestione delle singole posizioni previdenziali.

T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. II, 14/04/2003, n.1934

Contributi figurativi afferenti ai periodi di malattia

In tema di diritto all’indennità di disoccupazione ordinaria, ai fini del requisito contributivo di versamenti per 52 settimane nel biennio precedente il periodo di disoccupazione, non sono computabili i contributi figurativi afferenti ai periodi di malattia, giacché ai sensi dell’art 56, lett. c), r.d.l. n. 1827 del 1935 i contributi sono “computati utili” ai fini dell’indennità di disoccupazione e della relativa misura solo per i periodi di interruzione determinati da gravidanza, puerperio e servizio militare.

Cassazione civile sez. lav., 26/02/2003, n.2929

Risoluzione del rapporto per dimissioni

Ancorché l’art. 34, comma 5, l. 23 dicembre 1998 n. 448 preveda che la cessazione del rapporto per dimissioni intervenute con decorrenza successiva al 31 dicembre 1998 non dà titolo alla concessione dell’indennità di disoccupazione ordinaria, il lavoratore che si dimetta per giusta causa ha diritto all’indennità sulla base di un’interpretazione sistematica e conforme a Costituzione della norma medesima. Infatti, in presenza di una condizione di improseguibilità del rapporto, la cui ricorrenza deve essere valutata dal giudice, l’atto di dimissioni, ancorché proveniente dal lavoratore, sarebbe comunque da ascrivere al comportamento di un altro soggetto ed il conseguente stato di disoccupazione non potrebbe che ritenersi, ai sensi dell’art. 38 cost., involontario.

Corte appello Milano, 07/11/2002


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