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Gioco d’azzardo patologico: sintomi, cause e cure

23 Ottobre 2019 | Autore:
Gioco d’azzardo patologico: sintomi, cause e cure

Quando il vizio del gioco diventa una dipendenza? Come viene percepita la “quasi vincita” dal giocatore d’azzardo patologico? Come uscire dal gioco d’azzardo patologico? Il gioco d’azzardo è legale? Chi ha debiti di gioco è costretto a pagare? Per scoprirlo, leggi il mio articolo.

Sei andato a fare acquisti al tabacchino ed hai visto un gratta e vinci, così hai deciso di spendere qualche euro in più per tentare la fortuna. O magari la notte prima hai sognato dei numeri così hai pensato bene di giocarteli. O ancora, può darsi che, spinto da un amico e dalla curiosità, ti sia avvicinato alle slot machine. Chissà, non si sa mai – pensi tra te e te – la dea bendata potrebbe venirti incontro prima o poi. E allora, inizi, con una certa abitualità, a giocare poche decine di euro a settimana. Qualche volta ti capita anche di vincere e aumenta l’adrenalina. Investi nuovamente le tue vincite nel gioco. Immagini che ogni lasciata è persa.

Così, inizi a giocare con più frequenza e a spendere sempre più soldi. Ogni giocata mancata è un’opportunità in meno di vincita. Ormai, ti rendi conto che il vizio del gioco sta diventando incontrollabile: è tramutato in una vera e propria dipendenza. Tu, invece, sei convinto di continuare ad avere il controllo e pensi che sei in grado di smettere quando vuoi, ma in effetti non ci riesci. In realtà, la tua è una semplice illusione!

A questo punto, è il caso di fermarti un attimo e riflettere. Puoi confidarti con i tuoi cari e parlarne con uno specialista che possa aiutarti ad affrontare la tua situazione.

Prosegui nella lettura del mio articolo, se vuoi saperne di più sul gioco d’azzardo patologico: sintomi, cause e cure. Per maggiori informazioni sull’argomento, a seguire potrai leggere l’intervista al dr. Matteo Pacini, specialista in psichiatria e psicoterapeuta. Dopodiché, ti spiegherò se esistono o meno strumenti giuridici e legali per imporre a chi ha debiti di gioco di pagare e ti parlerò di una recente sentenza del tribunale di Aosta.

Gioco d’azzardo: un vizio o una dipendenza?

Si tratta di una delle vie per stimolare la motivazione nel cervello umano, e questo accade per un’aspettativa di vincita. La vincita è da intendersi certo come vincita in soldi, ma può diventare anche una dimensione mentale a se stante. Come in tutti i meccanismi di aspettativa e gratificazione, si va dal gusto libero di giocare, occasionale o costante, all’investimento prioritario sul gioco. Può definirsi vizio finché chi lo pratica ne trae divertimento, nella consapevolezza che fondamentalmente perderà quello che gioca. Chiaramente, come divertimento dovrebbe essere abbastanza limitato, perché è difficile vivere di aspettative a vuoto e di sconfitte.

Due categorie giocano senza avere grossi limiti: da una parte chi scommette poco, perché comunque ha poco in ogni caso, dall’altra i ricchi, che possono perdere tanto senza risentirne. Questo finché rimane un’abitudine discutibile, quella che si chiama “vizio” con disapprovazione.

Quando il gioco diventa prioritario, allora per tutti è inaccettabile, perché non più controllato: il povero non riesce a non giocarsi anche la camicia così come il ricco. Se una persona si trova a voler evitare di giocare, ma ciò non impedisce che il desiderio di farlo torni e si imponga, ha sviluppato una dipendenza.

Gioco d’azzardo patologico: quali sono i sintomi?

I sintomi del gioco patologico consistono innanzitutto di una voglia irrefrenabile, e di un umore che oscilla tra l’euforia, quando ci si appresta a giocare, e la disperazione, quando il gioco è finito e si affrontano le conseguenze, e le fasi di umore irritabile, quando mancano i soldi e il giocatore è costretto a smettere.

In generale, quando la testa pensa al gioco, anche sottotraccia, l’umore ha un tono di insoddisfazione, di noia, di insofferenza verso tutto, con incapacità di trovare motivazione e godimento in niente, una falsa depressione, perché quando c’è la possibilità di giocare il comportamento si attiva improvvisamente e l’umore può divenire francamente eccitato.

Gioco d’azzardo patologico: quali sono le cause?

Così come la dipendenza da una droga è indotta da quella droga, la dipendenza da gioco è indotta dal gioco. Si intende per gioco proprio il sistema con cui si gioca, comprensivo di macchinetta, stimoli visivi e, naturalmente, il premio. Il premio non è tutto, o meglio non è proporzionato al rischio di diventare dipendente. Una vincita anche modesta riesce a rinforzare il comportamento, cosicché la voglia di giocare aumenta dopo aver vinto ad esempio 100 euro. Non occorre averne vinti chissà quanti. Più la persona gioca e più perde, e fin qui tutti possono capirlo.

Tuttavia, se non si guarda al bilancio, ma alle volte che si vince, più si gioca e più si vince: suona assurdo, ma chi gioca 1000 euro a blocchi di 10, potrà andare avanti un paio d’ore ad una video-macchinetta, e in queste due ore alla fine avrà perso tutto, ma nel mentre potrà aver vinto anche più di mille euro, in totale. Tutte vincite che rigioca, con un bilancio netto sempre pari a zero, ma al cervello quelle vincite rimangono impresse.

Dopo un po’, il cervello tratta come “quasi-vincite” anche le perdite, purché siano in qualche modo “associabili” alla vincita mancata.

Può farci qualche esempio?

Se punto su 20, ed esce il 21, il cervello neurologicamente reagisce a metà tra come reagirebbe ad una vincita (esce il 20) e ad un numero non correlabile al 20, tipo il 34.

Oppure se gioco i numeri al lotto e ne esce uno (inutilmente), il cervello percepisce una vincita insufficiente, non una perdita semplice. Se punto su una cinquina e escono solo quattro numeri, e poi uno che si discosta di poco, il cervello percepisce di aver mancato la vincita “per poco”, mentre invece sostanzialmente nulla cambia se escono quattro numeri su cinque o nessuno. Mano a mano che si va avanti l’attenzione si sposta sulla ripetizione della giocata, come se fosse una questione di insistenza: in effetti, statisticamente lo è, nel senso che prima o poi una vincita arriverà puntando sempre sullo stesso numero, ma significa che si vincerà 10 avendo puntato in totale 1000000.

Esistono meccanismi che esaltano la capacità del sistema di gioco di spostare la motivazione verso la ripetizione della giocata: uno di questi è il numero di volte che posso riprovare a tentare la sorte nella stessa partita. Quanti giri di ruota posso far fare alla slot con un euro? Se solo uno, il rinforzo è minore. Se tre, maggiore. Quindi, sembrerebbe che chi deve far soldi con la macchinetta possa preferire 1 euro = 1 solo giro, e, invece, è l’opposto, perché la statistica si sposta solo un briciolo a favore del giocatore, mentre il giocatore viene così agganciato meglio, e giocherà di più.

Quali sono le caratteristiche del giocatore d’azzardo patologico?

Il giocatore non è più interessato alla vincita in maniera razionale. Vuole rimontare, rifarsi, aver ragione sulla macchinetta, spuntarla, insomma niente a che vedere con una banale considerazione: giocando si perde. Per vincere, bisogna truccare. Oppure essere i padroni della casa da gioco. Il giocatore patologico può “impazzire” in senso emotivo, cioè fissarsi su ciò che la vincita rappresenta per lui, oppure impazzire in senso razionale, cioè fissarsi che ha sviluppato una tecnica per battere il banco.

In pratica, non è soltanto un’idea che ha chi non ha capito bene come funziona. In passato, ho letto un’intervista ad un giocatore che si diceva “guarito”, il quale riferiva di aver capito che aveva esagerato, perché in realtà aveva un sistema matematico geniale per prevedere le vincite, ma essendo troppo coinvolto lo aveva applicato male, e dopo essersi “disintossicato” era sicuro che avrebbe, invece, avuto successo. Ecco, questo è lo stesso tipo di pensiero di un tossicodipendente, che sa di avere un problema, ma quando deve pensare al futuro pensa a drogarsi in maniera controllata e si prepara per questo. Credere di vincere era un errore, ma per il futuro basterà “crederci nel modo giusto”.

Urgenza di giocare: cosa scatta nella mente del giocatore d’azzardo?

Nelle sale da gioco, spesso, i giocatori aspettano dei prestatori di denaro che in cambio di assegni maggiorati danno dei contanti da giocare. Quindi, il giocatore finisce i soldi e per continuare a giocare vuole altri soldi subito, ma non potendo ritirarli fa un assegno, in genere con un tot in più. In pratica, “compra” denaro contante con un costo.

Ma ancor più bizzarro è quando il giocatore fa una grossa vincita, mettiamo 1000 euro, e in quel caso il gestore è obbligato a versargliela sul conto, o mediante assegno. Il giocatore potrebbe tornare a casa contento, ma invece no, perché vuol giocare quei 1000 euro, e per farlo allora compra dei contanti, compra magari 800 euro in contante dando in cambio la vincita di 1000 in assegno. Quegli 800 finiranno tutti, di nuovo, nella macchinetta.

Quali sono le fasi del gap che attraversa il giocatore d’azzardo patologico? Quando il gioco diventa un’esigenza?

Il primo segnale sono i soldi, come nel caso delle droghe costose. Tipicamente, più soldi si hanno, più ne vanno via. Un classico è il giocatore che rincasa con lo stipendio appena riscosso e già tutto consumato. Tipico è anche il giocatore appostato all’apertura del bar, in orari improbabili. Adesso, con la diffusione delle sale gioco, questi fenomeni sono meno visibili, specie nelle grandi città. La rabbia quando non riesce ad ottenere i soldi è anch’essa caratteristica, come la rabbia del bevitore patologico a cui si nega da bere.

Il tema del debito è un altro classico, ed è caratteristico quando proposto come giustificazione al gioco: chi dice di aver giocato perché doveva tornare pari, sta in realtà tradendo una visione già distorta, perché sicuramente per tornare pari l’ultima cosa a cui rivolgersi è il gioco.

Fallacia del giocatore: in cosa consiste? 

E’ l’aspettativa di vincita, che paradossalmente cresce al crescere della perdita. Se per dieci volte perdi, l’undicesima aumentano le possibilità di vincere. Non è così, se non in un calcolo di investimento ripartito su dieci possibilità, non in dieci puntate separate.

Quindi, un conto è puntare sul fatto che un numero esca 1 volta almeno su 10, altro è puntare 10 volte su quel numero una dietro l’altra: nel primo caso, usare la stessa cifra per puntare su 20 uscite anziché su 1 avrebbe un senso. Nel secondo, insistere altre 10 volte a puntare non ne ha alcuno.

Gioco d’azzardo patologico: quali sono le teorie psicoanalitiche più recenti?

La teoria generale della dipendenza è applicabile anche al gioco patologico, che infatti è stato incluso insieme alle dipendenze chimiche. Sostanzialmente, si tratta di una perdita di controllo su comportamenti motivati verso un esito gratificante, dove l’esito è talvolta la vincita e, talvolta, l’aspettativa illusoria della vincita. Sicuramente, alla fine, l’euforia coincide con l’aspettativa (non può coincidere con la situazione economica), mentre inizialmente è possibile che alcuni siano più attirati dai soldi, come premio, o dai giochi di abilità, come strumento per vincere.

Pubblicità di nuovi giochi trasmesse in tv: possono essere pericolose?

I giochi devono attenersi ad alcune normative, tuttavia è improbabile che il sistema riesca a verificare ogni gioco, ed è anche difficile che gli ideatori del gioco stesso siano in grado sempre di ragionare su quanto un sistema può diventare pericoloso. Diciamo che molti giochi sono fatti per indurre, ad un certo punto, la spesa in soldi per proseguire o per vincere. Non si tratta di giochi di vincita in soldi. Difficile anche stabilire, ad esempio, quali stimoli associati ad un gioco siano particolarmente rischiosi, per esempio stimoli luminosi, o rinforzi visivi come immagini piacevoli.

Sicuramente, il sistema attuale non elimina il rischio, semplicemente cerca di limitarlo. Purtroppo, però, questo lo farebbe anche un’organizzazione criminale, perché non interessa avere un gioco che butti sul lastrico il giocatore in maniera rapida e totale. E’ più interessante un gioco che lo prosciughi gradualmente.

La differenza dell’ondata di gioco più recente, infatti, è stata questa: un gioco che è alla portata di tutti, che non richiede ambienti di lusso per essere praticato, né è praticato in sordidi vicoli, per cui non ci sono barriere primarie. Chiunque ha dieci euro da spendere e giocare in un bar non è squalificante socialmente né pericoloso. Ma è proprio in questo modo che, a differenza di quanto può avvenire in un casinò o in una bisca clandestina, chiunque può rovinarsi.

In molti spot televisivi, si sente dire: “Gioca responsabilmente”. E’ possibile giocare d’azzardo in modo responsabile?

No. E’ possibile proporre responsabilmente dei giochi. Sarebbe come dire “drogati cercando di mantenere il controllo”.

Gioco d’azzardo patologico: a chi chiedere aiuto?

Al momento, esistono poche opzioni, in fase si sviluppo, sia farmacologiche che non. Ci sono gruppi di auto-aiuto, utili per acquisire consapevolezza. Tuttavia, come per le dipendenze, non funziona il semplice distacco o la “disintossicazione”, anche perché questa tipicamente avviene in un momento in cui il giocatore è senza soldi.

La guarigione vera è quella che si consente di nuovo di gestire il denaro (non il gioco), in presenza di denaro. Nei primi tempi, è spesso consigliabile di proteggere il denaro, anche con provvedimenti che possono essere limitativi della propria libertà d’azione o di credito.

C’è qualche storia che vuole condividere con i nostri lettori?

Prendiamo, per esempio, il caso di un rapinatore che è affetto da gioco patologico. Questo tizio ruba, dopo di che vende subito ad un “compro oro” il bottino e va a giocare nel bar a fianco i soldi. Lì lo arrestano. In questa storia, si riassume il carattere “patologico” della dipendenza, che probabilmente costituiva anche parte del movente alla rapina. Sicuramente, anche se il movente fosse stato quello di avere soldi per usarli diversamente, il gioco patologico poi prevale quando il rapinatore ha in mano i gioielli e lo porta a compiere scelte assolutamente demenziali.

Gioco d’azzardo e debiti di gioco

Dopo aver approfondito il tema del gioco d’azzardo patologico nell’intervista al dr. Matteo Pacini, ora ti spiegherò quando il gioco d’azzardo è legale e quando è illegale; qual è la natura dei debiti di gioco e a cosa può andare incontro il giocatore che non riesce a pagare i debiti di gioco.

Gioco d’azzardo: è legale o illegale?

Secondo la legge italiana, il gioco d’azzardo è illegale, a meno che non si abbia la licenza dello Stato. Ad occuparsi del controllo e del rilascio delle autorizzazioni è l’Azienda Autonoma Monopoli di Stato [1]. Dopo aver ottenuto la licenza statale, è consentito mettere a disposizione del pubblico gratta e vinci, slot machines e altri giochi. Pertanto, chi ha compiuto la maggiore età [2] può scommettere e giocare senza incorrere in alcun tipo di sanzione.

Debiti di gioco: il debitore è costretto a pagare?

Ipotizziamo che tu abbia giocato tutto il tuo stipendio al casinò e, per continuare a tentare la fortuna, hai chiesto al direttore della struttura di farti credito, in quanto ti conosce da tempo visto che ormai sei di casa. Infatti, dopo il lavoro, fai sempre tappa al casinò con la speranza di portare con te un lauto bottino. Allora, per venirti incontro, il direttore del casinò ti concede alcune fiches in modo che tu possa continuare a fare le tue puntate, ma ti ha chiesto degli assegni postdatati in garanzia. E allora, con tanto entusiasmo, accetti e ricominci a giocare. Purtroppo, la dea bendata non ti è venuta incontro ed hai perso di nuovo tutto.

Adesso, sei di fronte ad un grosso problema: oltre ad aver prosciugato tutto il tuo stipendio, sei anche in debito con il casinò. Sei afflitto da mille pensieri: come farai a tirare avanti senza stipendio? Come pagherai le bollette ed i tuoi debiti di gioco? Sul tuo conto hai solo un piccolo importo per le emergenze e ti servirà per tirare a campare fino al prossimo mese.

Allora, nei giorni successivi, decidi di evitare il casinò per un po’ e prendere tempo per recuperare il denaro necessario a risolvere i tuoi problemi. Peccato che il direttore del casinò ha il tuo numero di telefono. Hai ricevuto da lui numerose telefonate e, nell’ultima, dopo averti sollecitato al pagamento con le buone, ha precisato che qualora non fossi riuscito ad estinguere in tempi brevi il tuo debito, sarebbe passato alle vie legali. Può farlo davvero? Prima di allarmarti, continua a leggere attentamente ciò che sto per spiegarti.

Sul punto, la giurisprudenza ci ha fornito numerose risposte, che seguono tutte lo stesso orientamento. Tra le numerose sentenze, ti parlerò della pronuncia del tribunale di Aosta [3].

Innanzitutto, voglio ricordarti che sono definite “naturali” tutte quelle obbligazioni che vengono maturate a seguito di scommesse, puntate e qualsiasi altro tipo di gioco. Ciò significa che, per legge, non sei tenuto a pagare il debito e, se decidi di farlo, è semplicemente per tua spontanea volontà. Ne consegue che il creditore non può rivolgersi al giudice per costringerti ad onorare il tuo debito e a pagare, in quanto non ha alcuno strumento per agire contro di te.

In parole più semplici, chi ha debiti di gioco non rischia nulla.

Qualora decidessi di pagare il tuo debito di gioco spontaneamente, perché magari vuoi ritornare in quella struttura, non puoi certo chiedere, in futuro, la restituzione dei soldi versati.

Dunque, nel momento in cui il direttore di un casinò presta le fiches al proprio cliente, si configura un vero e proprio debito di gioco. Ma si tratta di un’obbligazione naturale che non consente al creditore di agire in tribunale per ottenerne il pagamento.

C’è da aggiungere che i giudici non credono ai buoni propositi di chi fa credito ai giocatori incalliti. Pertanto, se la ragione del credito è mirata a favorire e agevolare l’esercizio dell’attività del gioco d’azzardo, anche se gestita lecitamente, non c’è alcuna tutela giurisdizionale per il creditore. E allora, in che modo può agire il casinò che fa prestiti ai propri clienti? Se accetta dai giocatori questi assegni, che potrebbero poi risultare scoperti, lo fa a proprio rischio e pericolo. Il creditore non ha alcun mezzo di difesa per ottenere indietro i propri soldi.

Per conoscere le ultime sentenze sul gioco d’azzardo, leggi i seguenti articoli:

In conclusione, è bene ricordare che il vizio del gioco d’azzardo può trasformarsi in una vera e propria dipendenza e le conseguenze che ne possono derivare non sono solo finanziarie, ma anche psicologiche, e possono essere molto pericolose.

note

[1] L. n. 266 del 2005 (Art.1 L. finanziaria del 2005 co. 525 e seguenti).

[2] L. n. 111 del 2011.

[3] Trib. Aosta sent. n. 2/2018.


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