Tassa rifiuti: per la Cassazione l’Iva va restituita

26 Settembre 2019 | Autore:
Tassa rifiuti: per la Cassazione l’Iva va restituita
Se la tassa rifiuti è un tributo l’Iva non è dovuta e va restituita: ma per il via libera dovrà pronunciarsi la Cassazione a Sezioni unite.

La Cassazione apre uno spiraglio per la restituzione dell’Iva sulla tassa rifiuti: con un’ordinanza depositata ieri [1]  ha rimesso alle Sezioni Unite della stessa Corte la questione dell’applicabilità o meno dell’Iva sulla Tia 2 e sulla Tarip.

Ora, se il Collegio dovesse dare interpretazione favorevole, si aprirebbe la strada ai rimborsi per la quota Iva pagata finora su queste tasse. I Comuni cioè dovranno restituire le somme percepite illegittimamente (l’aliquota Iva è del 10%).

Il punto è che non si può applicare un’imposta come l’Iva su una tassa come quella sui rifiuti. Ma la tassa rifiuti nelle sue varie forme è un tributo o è il corrispettivo di un servizio? La domanda ha impegnato per anni i giudici e il legislatore con risposte differenti a un quesito solo apparentemente semplice.

Il caos che si è creato ha richiesto ora  l’intervento delle Sezioni Unite della Corte (un Collegio chiamato a dirimere i contrasti che intervengono tra le varie sezioni della Corte di Cassazione). Adesso si è arrivati al nodo da risolvere e presto dovrà intervenire la pronuncia definitiva.

La questione ha un notevole impatto pratico: se si tratta di un tributo l’Iva non è dovuta ed allora quella pagata sinora dovrà essere restituita; se invece è un corrispettivo, è soggetta ad Iva e questa quota in bolletta è stata legittimamente incamerata dai Comuni.

Tutto dipende dalla risposta che verrà data (l’ordinanza di ieri è interlocutoria e ha sollevato la questione per poterla finalmente decidere in modo chiaro e uniforme). Il problema è aggravato dal fatto che la tassa sui rifiuti è stata modificata nel corso del tempo e ha avuto diverse “varianti” tuttora in evoluzione: gli snodi principali sono Tia, Tia 2, Tari e Tarip.

La Tia 2 è la tariffa integrata ambientale [2] che ha preso il posto della precedente Tia 1 (tariffa di igiene ambientale) mentre la Tarip è la tariffa puntuale sui rifiuti che è basata sul calcolo dei rifiuti prodotti anziché della superficie dei locali. È l’evoluzione della Tari, viene già applicata da molti Comuni, soprattutto nel Centro-Nord d’Italia, ed entro il 2021 dovrebbe diventare l’unica forma di tariffazione del servizio di igiene urbana, secondo quanto previsto per legge [3].

La stessa Corte Costituzionale [4] nel 2009 aveva stabilito, con riguardo alla Tia 1 allora vigente, che quella “Tariffa” era in realtà un tributo, per cui era illegittima l’applicazione dell’Iva. All’epoca, per effetto di questa sentenza, c’era stata un’ondata di richieste di rimborsi. Ma con riguardo alla Tia 2 nel frattempo introdotta era intervenuto l’anno dopo il legislatore [5] nel 2010 a qualificare, con una norma di interpretazione autentica, la Tia 2 come servizio.

Poi, negli anni successivi, la Cassazione è intervenuta più volte ma in maniera oscillante: talvolta, ha affermato che sia la Tia 1 che la Tia 2 e la Tari hanno natura di tributo [6] perché non c’è un nesso tra la prestazione e il corrispettivo pagato, altre volte [7] ha ritenuto che hanno natura privatistica e quindi sono un corrispettivo di un servizio.

Ora, l’ordinanza di ieri rimette tutto in discussione: stavolta la Cassazione osserva che anche la nuova tariffa «è un importo dovuto in ragione del possesso o della detenzione di locali o aree» ed è parametrato per legge ad «una presuntiva produzione di rifiuti» sulla base delle «quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie».

Adesso, dovrà pronunciarsi la Cassazione a sezioni unite e si attende il verdetto. Se dovesse essere positivo, si aprirà la strada a milioni di rimborsi, ma per le annualità vecchie bisogna stare attenti alla prescrizione di 5 anni, anche se alcuni ritengono che trattandosi di Iva potrebbe essere chiesta la restituzione fino a 10 anni addietro. Leggi anche: tassa rifiuti: come chiedere il rimborso Iva e rimborso Iva sulla tassa rifiuti: come fare.


note

[1] Cass. Ord. n. 23949/2019 del 25 settembre 2019.

[2] Art. 238 del D.Lgs. n. 152/2006 (Codice dell’ambiente).

[3] Art. 1, commi 639 e ss., Legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Legge di stabilità 2014).

[4] C. Cost. sent. n. 238/2009.

[5] Art. 14, comma 33, D.L. n.78/2010, conv. in Legge n.122/2010.

[6] Cass. Sez. Un. sent. n. 17113/2017 e Cass. sent. n.5078/2016.

[7] Cass. prd. n.16332/2018 del 21 giugno 2018.


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