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Non restituire soldi o spenderli per uno scopo diverso è reato?

26 Settembre 2019
Non restituire soldi o spenderli per uno scopo diverso è reato?

Usare i soldi degli altri per scopi personali è reato? Si può denunciare chi non rimborsa un prestito o usa i soldi per una finalità differente da quella per cui gli sono stati dati?

Hai dato dei soldi in prestito a una persona per aiutarla in un momento di difficoltà; ora, però, non vuole più restituirteli. Oppure glieli hai semplicemente affidati affinché pagasse, per conto tuo, un debito o eseguisse un acquisto; senonché hai scoperto che questa li ha spesi in modo diverso, senza chiederti alcuna autorizzazione, e ora non ha più la possibilità di ridarti il tuo denaro. Che puoi fare per tutelare i tuoi diritti? Puoi denunciare chi non ti restituisce il denaro o chi lo spende in modo diverso dallo scopo concordato in precedenza?

Non pagare un debito, in Italia, non è reato se ciò avviene senza “dolo”, ossia in buona fede. Chi non paga perché non ha le possibilità economiche per farlo commette solo un illecito civile contro cui l’unica soluzione è un’azione di recupero credito: in altre parole il creditore può solo invocare l’intervento del giudice affinché condanni il debitore e lo autorizzi ad avviare il pignoramento nei suoi confronti.

Diverso, però, è il caso in cui il debito viene contratto con “malafede”, ossia con l’intenzione già in origine di non adempiere. Così come è diversa l’ipotesi in cui si ottenga dei soldi destinati a una particolare finalità e questi vengono spesi per scopi differenti. In tali situazioni si possono configurare gli estremi del reato.

Scopo di questa breve guida è, appunto, quello di definire l’esatto confine tra la tutela civile e quella penale. In altri termini, quando si può denunciare chi non ti restituisce i soldi che gli hai dato? Non restituire soldi o spenderli per uno scopo diverso è reato? Ecco alcuni casi pratici sulla base dei quali potrai comprendere come la legge intende regolare questo delicato tema.

Non restituire un prestito è reato?

Chi presta del denaro a un’altra persona e non ne ottiene la restituzione nei tempi concordati può solo agire in via civile, per il recupero del proprio credito. Può cioè chiedere, se è in possesso di un documento scritto che dimostra l’esistenza del prestito, un decreto ingiuntivo; in assenza di prove scritte, deve, invece, avviare una regolare causa volta all’accertamento del diritto. Non può, però, attivare alcuna tutela penale: non restituire il denaro avuto in prestito non configura infatti un reato. Salvo in un solo caso: quando il debito viene contratto con lo scopo di frodare il successivo creditore.

Marco ha rubato degli oggetti sul lavoro e ha appena ricevuto una lettera con il preavviso di licenziamento. Immaginando già che di lì a breve rimarrà senza lavoro, per accaparrarsi il denaro necessario a vivere si reca presso una finanziaria per chiedere un prestito. Come garanzia offre la propria busta paga, ma non fa alcun riferimento all’imminente provvedimento disciplinare. La finanziaria gli eroga il prestito, ma ben presto Marco perde lo stipendio e non può adempiere alle rate.

Nell’esempio appena fatto, Marco ha agito con dolo, ossia con l’intenzione di procurarsi del denaro con la consapevolezza di non poterlo restituire.

Mirco si reca alla pompa di benzina. Fa il pieno e poi paga con la carta di credito. Il gestore, però, gli fa notare che la banca ha rifiutato la transazione (forse sul conto non c’è denaro a sufficienza). Di tanto, Mirco era già a conoscenza. Il titolare del rifornimento, non potendo più riprendersi il gasolio già erogato e mischiato nel serbatoio dell’approfittatore, decide di denunciarlo.

In questi due esempi, non siamo in presenza di un semplice inadempimento, ma di un comportamento fraudolento e premeditato, volto cioè a far credere all’altra parte di avere la possibilità per adempiere al debito. In tali ipotesi, è possibile denunciare il debitore per il reato di insolvenza fraudolenta.

Facciamo ora un terzo esempio.

Giovanna chiede mille euro all’amica per sottoporsi a un intervento estetico. L’amica glieli concede, ma ne chiede la restituzione entro un anno. Giovanna, però, non è oculata nelle proprie spese e, dopo 12 mesi, non è ancora riuscita a mettere da parte i soldi per ottemperare al proprio impegno.

Nell’esempio appena fatto, il creditore non può denunciare il debitore in quanto il comportamento di quest’ultimo non è doloso, tutt’al più colposo, privo cioè di quella cautela che consiglierebbe al debitore di sospendere ogni spesa se non ha ancora adempiuto al proprio dovere. Fatto sta che l’amica di Giovanna può solo agire contro quest’ultima per ottenere un decreto ingiuntivo e poi pignorarle i beni.

Spendere i soldi per uno scopo diverso è reato?

Diverso è il caso in cui una persona affidi del denaro a un’altra affinché questa li impieghi secondo uno specifico scopo.

Matteo affida a Roberto 200 euro da dare all’amministratore di condominio per le spese mensili, ma Roberto li usa per andare a cena con gli amici.

Silvana affida al proprio fidanzato Edoardo 5mila euro per organizzare il loro matrimonio. Edoardo, però, fa saltare il fidanzamento e decide di spendere i soldi per un viaggio da solo.

Diana affida al fratello Rocco mille euro per pagare le tasse della successione del padre. Ma Rocco paga un proprio debito.

In tutti questi casi, siamo in presenza di un reato: quello di appropriazione indebita.

A differenza dell’ipotesi della mancata restituzione del credito (vista sopra), qui il passaggio del denaro non determina un trasferimento della proprietà sui soldi, ma solo uno spossessamento. Il colpevole dimostra altresì «coscienza e la volontà di appropriarsi definitivamente delle somme», sapendo di agire senza averne diritto. In sostanza, ciò che determina la responsabilità penale è proprio la «violazione della fiducia riposta dalla vittima nei confronti del compagno».

Secondo la giurisprudenza [1] è configurabile il reato di appropriazione indebita quando un soggetto consegni una somma di denaro con specifica destinazione di scopo ad un altro soggetto, il quale fa dei soldi ricevuti un utilizzo differente e del tutto personale. La violazione della fiducia, infatti, integra una condotta penalmente rilevante.


note

[1] C. App. Napoli sent. n. 2092/2019.

Autore immagine: 123rf com


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