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La ristrutturazione del debito e divieti di pignoramento della casa

26 Dicembre 2013
La ristrutturazione del debito e divieti di pignoramento della casa

> Business Pubblicato il 26 Dicembre 2013



A seguito di debiti con banche ed Equitalia, mi è stata pignorata la casa ed a giorni ci sarà l’udienza per fissare la vendita; vorrei evitare la vendita attraverso la procedura relativa alla ristrutturazione del debito, cosa mi consiglia?

La legge [1] consente all’imprenditore che si trova in stato di crisi di poter domandare l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il 60% dei crediti.

Condizioni

Per poter usufruire degli accordi di ristrutturazione del debito è necessario che vengano rispettati alcuni presupposti:

1 – la richiesta deve essere fatta da un imprenditore commerciale che, per caratteristiche dimensionali, è soggetto alla disciplina del fallimento e del concordato preventivo [2];

2 – l’imprenditore deve inoltre trovarsi in uno stato di crisi, essendo necessaria la sussistenza di uno stato di alterazione negativa delle condizioni di equilibrio gestionale dell’impresa, manifestatasi nella continua modificazione peggiorativa della sua situazione economica, patrimoniale e finanziaria;

3 – l’imprenditore deve aver raggiunto un accordo con un numero di creditori che rappresenti almeno il 60% dei crediti (l’accordo si sostanzia cioè in un vero e proprio contratto).

Nel caso in cui sussistano i requisiti sopra delineati, l’imprenditore ha la possibilità di chiedere al Tribunale territorialmente competente, cioè quello del luogo ove l’impresa ha la propria sede, l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti concluso con i creditori che hanno aderito alla proposta.

L’imprenditore ha altresì l’obbligo di depositare, insieme alla richiesta di omologa:

a) una relazione aggiornata sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa;

b) uno stato analitico ed estimativo delle attività e l’elenco nominativo dei creditori, con l’indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione;

c) l’elenco dei titolari dei diritti reali o personali su beni di proprietà o in possesso del debitore;

d) il valore dei beni e i creditori particolari degli eventuali soci illimitatamente responsabili; e)  un piano contenente la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta;

f) una relazione redatta da un professionista, designato dal debitore (iscritto nel registro dei revisori legali che presenti profili di assoluta indipendenza, tra cui avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e ragionieri commercialisti), il quale deve attestare la veridicità dei dati aziendali e l’attuabilità dell’accordo con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori che non hanno aderito alla proposta.

Il professionista attestatore deve infatti certificare che i creditori rimasti estranei all’accordo siano liquidati  nel rispetto dei seguenti termini:

a) entro 120 giorni dall’omologazione, in caso di crediti già scaduti a quella data;

b) entro 120 giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti alla data dell’omologazione.

L’accordo omologato con decreto del Tribunale (che è comunque opponibile) va poi pubblicato nel registro delle imprese ed acquisisce efficacia a partire dal giorno della sua pubblicazione.

Vantaggi

Il ricorso agli accordi di ristrutturazione del debito presenta vantaggi per l’imprenditore che si trova soggetto ad azioni cautelari o esecutive da parte dei creditori.

Con la pubblicazione nel registro delle imprese del decreto di omologa dell’accordo di ristrutturazione del debito e per un periodo di 60 giorni, i creditori non possono infatti iniziare o proseguire azioni cautelari od esecutive – quindi anche un pignoramento immobiliare – sul patrimonio del debitore.

L’istanza contro le azioni dei creditori

L’imprenditore può inoltre presentare una istanza chiedendo di vietare l’avvio o la prosecuzione di azioni cautelari o esecutive da parte dei creditori anche nel corso delle trattative e prima della formalizzazione dell’accordo di ristrutturazione del debito.

Per poter proporre tale istanza, l’imprenditore ha l’obbligo di depositare presso il Tribunale territorialmente competente la documentazione sopra richiamata.

L’imprenditore ha inoltre il dovere di depositare:

1) la proposta di accordo a cui deve essere allegata una dichiarazione dell’imprenditore, avente valore di autocertificazione, attestante che sulla proposta sono in corso trattative con i creditori che rappresentano almeno il 60%  dei crediti;

2) la dichiarazione del professionista (come sopra indicato) nella quale venga attestata l’idoneità della proposta, se accettata, ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare;

L’istanza va poi pubblicata nel registro delle imprese e con la pubblicazione scatta il divieto di inizio o prosecuzione delle azioni esecutive e cautelari, nonché il divieto di acquisire titoli di prelazione, se non concordati.

L’udienza

Il Tribunale è tenuto a verificare la completezza della documentazione depositata dall’imprenditore e fissare con decreto l’udienza entro 30 giorni dal deposito dell’istanza, disponendo la comunicazione ai creditori della relativa documentazione.

Nel corso dell’udienza, il Tribunale accerta la sussistenza dei presupposti per concludere un accordo di ristrutturazione dei debiti con i creditori rappresentanti almeno il 60% dei crediti  e delle condizioni per l’integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare.

Il Tribunale dispone quindi con decreto motivato – reclamabile – il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive e di acquisire titoli di prelazione se non concordati, assegnando il termine di non oltre 60 giorni per il deposito dell’accordo di ristrutturazione e della relazione redatta dal professionista.

La transazione fiscale

Con riferimento poi a debiti di natura tributaria, sarebbe possibile valutare – nel caso di specie – il ricorso all’istituto della transazione fiscale [3].

Nell’ambito delle trattative che precedono la stipula degli accordi di ristrutturazione del debito, la legge [3] consente infatti al debitore di poter proporre un piano per il pagamento, parziale o anche dilazionato, dei tributi amministrati dalle agenzie fiscali e dei relativi accessori (ad esempio: Agenzia delle Entrate), nonché dei contributi amministrati dagli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie e dei relativi accessori (ad esempio: INPS ed INAIL).

Il debitore può presentare al competente concessionario del servizio nazionale della riscossione (Equitalia) la proposta di transazione fiscale da depositarsi anche in Tribunale.

Per quanto concerne – come nel caso di specie, i tributi iscritti già a ruolo e già consegnati al concessionario del servizio nazionale, entro 30 giorni dalla presentazione della domanda, il concessionario su indicazione del Direttore dell’Ufficio  previo conforme parere della competente Direzione Generale può esprimere il suo assenso alla proposta di transazione.

L’assenso espresso con atto del concessionario equivale alla sottoscrizione dell’accordo di ristrutturazione del debito che tuttavia può essere revocata di diritto se il debitore non esegue integralmente, entro 90 giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti alle Agenzie fiscali ed agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie.

Conclusioni

Come si può notare la procedura prevista dagli accordi di ristrutturazione del debito e dalla transazione fiscale – sulla cui fattibilità è comunque pur sempre necessario un esame preliminare da svolgersi a livello documentale – appaino piuttosto complessi ed articolati per il tipo ed il numero di attività necessarie, la cui esecuzione richiede presumibilmente un certo margine di tempo, donde la necessità di procedere con la massima celerità vista anche la situazione processuale caratterizzata dalla pendenza di un pignoramento immobiliare in fase purtroppo avanzata (fissazione dell’udienza di vendita).

Per completezza, nel caso di specie si potrebbe valutare anche l’opportunità di fare ricorso alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento o al piano del consumatore [4] che – a livello procedurale – presenta affinità con il sistema degli accordi di ristrutturazione dei debiti.

Divieti di pignoramento della casa

Si segnala infine che l’agente della riscossione non potrebbe dare corso all’espropriazione forzata – pignoramento immobiliare – se l’unico immobile di proprietà del debitore – con esclusione delle abitazioni di lusso – è adibito ad uso abitativo e lo stesso vi risiede anagraficamente (cosiddetta impignorabilità della prima casa) [5].

L’agente della riscossione non potrebbe pertanto ottenere il pignoramento immobiliare quando

a) il debitore è proprietario soltanto di un solo bene immobile che non possegga le caratteristiche di “abitazione di lusso”;

b) l’immobile è adibito ad uso abitativo;

c) il debitore ha la propria residenza anagrafica nell’unico immobile di sua proprietà.

Se però il debitore ha subito il pignoramento immobiliare della propria prima casa ad opera di altri creditori – tra cui, ad esempio, un istituto di credito – l’agente della riscossione ha la possibilità di intervenire nella procedura esecutiva, concorrendo alla ripartizione sul ricavato risultante dalla vendita forzata del bene immobile.

Nel caso poi in cui il debitore sia invece proprietario di due o più immobili (a prescindere dalla destinazione del bene che può essere anche a uso non abitazione) l’agente della riscossione può procedere all’espropriazione immobiliare se l’importo complessivo del credito per cui procede supera la somma di € 120.000.

In questo caso l’espropriazione può essere avviata se è stata iscritta l’ipoteca e sono decorsi almeno 6 mesi dall’iscrizione della stessa senza che il debitore abbia provveduto ad estinguere il proprio debito.

 

note

 

[1] Art. 182 bis del Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267.

[2] Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267.

[3] Art. 182 ter del Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267.

[4] Prevista dalla Legge 27 gennaio 2012, n. 3.

[5] Art. 76 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, così come sostituito dall’art. 52, comma 1, lett. g), D.L. 21 giugno 2013, n. 69.

Autore immagine: 123rf.com


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