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Indennità sostitutiva del riposo: è tassata?

26 Settembre 2019
Indennità sostitutiva del riposo: è tassata?

Tassazione degli importi erogati dal datore di lavoro in sostituzione del riposo compensativo vantato dal dipendente e non usufruito.

Spesso, i contratti collettivi di lavoro stabiliscono quanti giorni di riposo vanno riconosciuti ai dipendenti nell’arco di una settimana e quante ore devono, invece, trascorrere tra un turno e l’altro. La mancata fruizione di tale riposo va retribuita con la cosiddetta indennità sostitutiva del riposo. L’importo di tale indennità è definito dagli stessi contratti di lavoro.

Si è posto spesso il problema della tassazione di tali importi. Il dubbio è se questi siano esenti o, al contrario, se scontino la ritenuta alla fonte (nel qual caso il lavoratore si vedrebbe accreditare, sulla busta paga, solo il netto).

Un’ordinanza recente della Cassazione [1] ha risposto a questo preciso quesito: l’indennità sostitutiva del riposo è tassata? Ecco qual è stata l’opinione della Corte.

Indennità e risarcimenti in busta paga: sono tassati?

Partiamo dal principio generale. Tutte le somme erogate dall’azienda al dipendente in conseguenza del rapporto di lavoro sono tassate e, in particolare, scontano la ritenuta alla fonte operata dallo stesso datore di lavoro. Difatti, essendo questi importi sostitutivi del reddito, ne hanno anche la stessa natura: non possono, pertanto, scontare una tassazione differente dal reddito stesso o, addirittura, essere del tutto esenti.

Ragionando diversamente, del resto, ci troveremmo davanti a un paradosso: in una situazione normale (di percezione del reddito) il dipendente verrebbe svantaggiato rispetto alla corrispondente situazione patologica (il risarcimento). Converrebbe, in altri termini, essere risarciti che non percepire il dovuto.

Marco è stato assunto in nero. Durante il rapporto di lavoro, svolge numerosi straordinari che non gli vengono mai riconosciuti in busta paga. Inizia così una causa contro il datore di lavoro al termine della quale ottiene la regolarizzazione del rapporto e il pagamento delle differenze retributive. Questi importi sono tassati in quanto sono sostitutivi di un reddito da lui mai percepito.

Katia subisce il mobbing da parte del proprio datore. Il giudice le riconosce un risarcimento per 3mila euro a titolo di danno morale. Questa somma non viene tassata, in quanto non è sostitutiva di un reddito, ma è il risarcimento di un danno non patrimoniale.

Dunque, secondo quanto stabilito dal Testo Unico delle Imposte sui redditi [2], le erogazioni economiche effettuate dal datore di lavoro a favore del lavoratore non sono soggette alla tassazione Irpef solo quando:

  • non hanno, come fondamento, il rapporto di lavoro;
  • o quando non sono sostitutive di redditi;
  • o non consistono nel risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi futuri, cioè successivi alla cessazione o all’interruzione del rapporto di lavoro.

Indennità tassate in busta paga

Alla luce di ciò, la Cassazione ha ritenuto che alcune indennità debbano essere tassate. Innanzitutto, è stata ritenuta soggetta a Irpef l’indennità erogata dal datore di lavoro al lavoratore a titolo di ristoro per la permanente esposizione sul luogo di lavoro al rischio scaturente dalla gestione di attrezzature radiologiche [3].

Allo stesso modo, la Corte ha ritenuto soggetta a trattenuta alla fonte l’indennità sostitutiva di ferie non godute [4]. A riguardo, è stato detto che l’indennità sostitutiva di ferie non godute ha natura retributiva, assimilabile sotto certi aspetti al corrispettivo per lavoro straordinario, trattandosi di compenso, sia pure con le maggiorazioni previste dalla legge o dalla contrattazione collettiva, per prestazioni lavorative eseguite in giornate che avrebbero dovuto essere dedicate al riposo, ed in dipendenza del sottostante rapporto di subordinazione; pertanto, tale indennità rientra nell’ambito dell’ampio concetto di retribuzione imponibile a fini previdenziali ed assistenziali.

Successivamente, analogo principio è stato fornito in materia di indennità sostitutiva di un congedo non goduto (indipendentemente dalle finalità che sottostanno a quest’ultimo) che risulta assoggettabile a tassazione, in quanto compenso percepito in dipendenza del rapporto di lavoro e commisurato ad una certa quantità o ad una maggiore quantità di lavoro svolto, sebbene svolto in violazione di un diritto concesso a presidio di interessi primari [5].

Stesso discorso, perché assimilabile all’indennità per ferie non godute, è stato fatto per l’indennità sostitutiva del riposo settimanale: anche in questo caso, secondo i giudici supremi [6], va disposta la tassazione delle somme erogate al dipendente.

Ciò premesso, secondo la Suprema Corte, l’indennità compensativa del mancato godimento del periodo di riposo giornaliero o settimanale trova la sua causa nel rapporto di lavoro, non essendovi ragione per supporre che essa sia stata attribuita in sostituzione di altro genere di reddito, tanto meno prospettabile come reddito futuro a seguito dell’interruzione del rapporto di lavoro; ne consegue che l’indennità stessa sia imponibile in capo alla lavoratrice.

Sul punto, la Cassazione ha detto che, in tema di imposte dirette, l’indennità sostitutiva del riposo settimanale non goduto costituisce reddito imponibile da lavoro dipendente, trattandosi di compenso percepito in dipendenza del rapporto di lavoro e commisurato ad una certa capacità di lavoro svolto, anche se non in via regolare e continuativa ed in violazione di un diritto indisponibile. Difatti, costituisce indice di capacità contributiva anche la retribuzione corrisposta per il lavoro prestato in violazione di norme – anche imperative a garanzia costituzionale di diritti indisponibili – poste a tutela del prestatore di lavoro, e la legge tributaria non contempla tale ipotesi come causa di esclusione della somma erogata dall’oggetto dell’imposizione [7].


note

[1] Cass. ord. n. 23717/19 del 24.09.2019.

[2] Artt. 6, comma 2, e 46 del TUIR.

[3] Cass. n. 24988/2015.

[4] Cass. sent. n. 13473/2018: L’indennità sostitutiva di ferie non godute è assoggettabile a contribuzione previdenziale a norma dell’art. 12 della l. n. 153 del 1969, sia perché, essendo in rapporto di corrispettività con le prestazioni lavorative effettuate nel periodo di tempo che avrebbe dovuto essere dedicato al riposo, ha carattere retributivo e gode della garanzia prestata dall’art. 2126 c.c. a favore delle prestazioni effettuate con violazione di norme poste a tutela del lavoratore sia perché un eventuale suo concorrente profilo risarcitorio – oggi pur escluso dal sopravvenuto art. 10 del d.lgs. n. 66 del 2003, come modificato dal d.lgs. n. 213, del 2004, in attuazione della direttiva n. 93/104/CE – non escluderebbe la riconducibilità all’ampia nozione di retribuzione imponibile delineata dal citato art. 12, costituendo essa comunque un’attribuzione patrimoniale riconosciuta a favore del lavoratore in dipendenza del rapporto di lavoro e non essendo ricompresa nella elencazione tassativa delle erogazioni escluse dalla contribuzione. Cfr. anche Cass. sent. n. 4839/1998.

[5] Cass. sent. n. 2229/2016 e n. 33139/2016.

[6] Cass. sent. n. 8020/2017: «In tema d’IRPEF, l’indennità sostitutiva del riposo settimanale, equiparabile all’indennità per ferie non godute, è soggetta a tassazione a norma degli artt. 46 e 48 (ora 49 e 51) del d.P.R. n. 917 del 1986, sia perché, essendo in rapporto di corrispettività con le prestazioni lavorative effettuate nel periodo di tempo che avrebbe dovuto essere dedicato al riposo, ha carattere retributivo, sia perché un eventuale suo concorrente profilo risarcitorio non ne escluderebbe la riconducibilità all’ampia nozione di retribuzione imponibile delineata dai citati articoli, costituendo essa comunque un’attribuzione patrimoniale riconosciuta a favore del lavoratore in dipendenza del rapporto di lavoro e non essendo ricompresa nell’elencazione tassativa delle erogazioni escluse dalla contribuzione».

[7] Cass. sent. n. 16101/2014.


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