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Diritti degli uomini

23 Ottobre 2019 | Autore:
Diritti degli uomini

Diritti degli uomini e diritti dell’uomo: c’è differenza? Cosa sono i diritti umani? Esistono diritti che appartengono solo al genere maschile?

A volte basta poco, anche solo una vocale, per poter confondere un concetto con un altro. È il caso dell’argomento (o, sarebbe più corretto dire, degli argomenti) di cui ti sto per parlare. Diritti dell’uomo e diritti degli uomini: sono la stessa cosa? C’è differenza tra le due espressioni? Potrebbe essercene molta: mentre con la prima ci riferiamo ai diritti che spettano a tutte le persone per il solo fatto di essere in vita, a prescindere da ogni altra circostanza esterna (credo religioso e politico, cittadinanza, status civile, ecc.), quando parliamo di diritti degli uomini potremmo invece intendere una categoria di diritti molto più ristretta (e discussa), quella appartenente solamente al genere maschile. Dunque: cosa sono i diritti degli uomini?

Come detto, quando parliamo dei diritti degli uomini potremmo far riferimento tanto ai classici e famosi diritti umani (“human rights”, secondo la dicitura anglosassone), tanto ai diritti del genere maschile, cioè a quelli che spettano solamente alle persone di sesso maschile. Può sembrare strano parlare di diritti degli uomini, quasi come se esistesse una contrapposizione con quelli delle donne: ciononostante, esistono dei movimenti che rivendicano maggiori diritti per il genere maschile, soprattutto in ambito familiare. Dunque, l’espressione “diritti degli uomini” potrebbe essere ambivalente e generare qualche ambiguità. In questo articolo vorrei affrontare, in maniera breve e semplice, entrambi gli aspetti: vorrei cioè spiegarti cosa sono i diritti degli uomini intesi quali diritti umani di tutte le persone, e i diritti degli uomini da attribuirsi solamente al genere maschile.

Cosa sono i diritti umani?

Cosa sono i diritti umani? I diritti umani (o diritti dell’uomo) sono quelli che appartengono a tutti, cioè a qualsiasi individuo, a prescindere dalla cittadinanza, dalle convinzioni personali, dalle idee politiche, dall’etnia, dalla religione o da qualsiasi altro status.

In pratica, i diritti dell’uomo sono quelli che appartengono all’essere umano in quanto tale, a prescindere da qualsiasi circostanza esterna. I diritti umani nascono e muoiono insieme all’individuo cui appartengono, sono insopprimibili, irrinunciabili e incedibili perché connaturati alla persona stessa.

Caratteristiche dei diritti dell’uomo

I diritti dell’uomo (e non “degli uomini”, attenzione!) sono diritti che spettano a tutti, a prescindere da ogni altra circostanza. Questo lo abbiamo detto. Vediamo ora quali sono i tratti essenziali di questa particolare famiglia di diritti, cioè le caratteristiche fondamentali che ci permettono di distinguerli da qualsiasi altro diritto.

Ebbene, possiamo sicuramente affermare che i diritti dell’uomo sono:

  • imprescrittibili, nel senso che non si estinguono per il loro mancato utilizzo per un determinato periodo di tempo;
  • indisponibili, nel senso che il proprio titolare non può disporne giuridicamente, cioè non può compiere operazioni giuridiche che abbiano ad oggetto tali diritti (non possono essere venduti, scambiati, dati in prestito, soppressi e nemmeno vi si può rinunciare);
  • insopprimibili, poiché nessuno, né il titolare né altri, può farli venire meno, nemmeno lo Stato;
  • naturali, poiché, come spiegato più volte, non devono essere attribuiti dallo Stato, in quanto sorgono al momento della nascita della persona stessa. In pratica, ogni persona nasce munito del diritto alla vita, alla salute, alla dignità, alla libertà, ecc.

Diritti dell’uomo: esempi

Abbiamo detto che i diritti umani (o diritti dell’uomo) sono connaturati a ciascun individuo: se esiste una persona, esistono con essa anche i suoi diritti umani. Per essere più chiari, facciamo qualche esempio di diritti umani. Sicuramente tra i diritti dell’uomo più importanti v’è quello alla vita, alla salute, alla libertà personale, alla dignità e al decoro della propria persona, a non subire discriminazioni di sorta, a non patire torture (fisiche o psicologiche che siano), alla riservatezza, ad essere uguale agli altri davanti alla legge e a subire un processo equo.

I diritti dell’uomo nelle dichiarazioni internazionali

I diritti dell’uomo sono una conquista relativamente recente: solamente con l’avvento delle Costituzioni tipiche degli Stati occidentali si è avuta la loro piena consacrazione, cioè il loro riconoscimento all’interno del diritto positivo, ovvero del diritto scritto, messo nero su bianco.

In ambito internazionale, il primo riconoscimento dei diritti umani si è avuto con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948. Si è trattato di un evento di portata epocale, visto che all’Onu aderiscono praticamente tutti gli Stati sovrani del pianeta (193 su 196).

Successivamente, nel 1950, la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (cosiddetta Cedu) è stata sottoscritta dagli Stati europei, costituendo un apposito giudice (la famosa Corte di Strasburgo) che vigilasse sul rispetto dei principi ivi contenuti.

Da ultimo, l’Unione Europea ha adottato anch’essa una propria dichiarazione sui diritti umani, denominandola Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

I diritti del genere maschile: cosa sono?

Finora, abbiamo affrontato il tema dei diritti degli uomini intendendoli nell’accezione di diritti umani o diritti dell’uomo, cioè di quei diritti che spettano a tutte le persone per il solo fatto di esistere. Con l’espressione “diritti degli uomini”, però, ci si potrebbe voler riferire ai diritti da attribuirsi solamente al genere maschile, cioè agli uomini intesi in senso stretto.

Volendo adottare questa accezione, possiamo affermare che esistono dei diritti solamente maschili? Di primo acchito potremmo pensare che dei diritti favorevoli solo ai maschi violerebbe il principio di uguaglianza (questo sì, diritto umano)  previsto in Costituzione. In realtà, così non è: parlare di diritti degli uomini significa solamente discutere di alcune posizioni giuridiche che, secondo alcuni, sarebbero meno garantite agli uomini rispetto alle donne.

Pensa, ad esempio, ai permessi sul lavoro per potersi assentare nei primi mesi di vita del proprio figlio, oppure al tanto dibattuto problema dell’affido della prole in caso di separazione dei coniugi. Possiamo dunque dire che, così come esistono i diritti delle donne, esistono anche i diritti degli uomini.

Quali sono i diritti degli uomini?

Per rendere più comprensibile ciò che abbiamo detto a proposito dei diritti degli uomini, può essere utile fornire qualche esempio. Sono diritti degli uomini:

  • il diritto ad avere un affidamento condiviso effettivo in caso di separazione (eguali tempi di frequentazione; mantenimento diretto dei figli) e, quando nei ricorrono le circostanze, ad avere l’affido esclusivo della prole;
  • il diritto al congedo di paternità sul posto di lavoro;
  • una maggiore tutela e assistenza nel caso in cui gli uomini siano vittime di violenza in quanto, sebbene molti non vogliano ammetterlo, anche l’uomo è vittima di violenza della donna;
  • la parità tra uomini e donne nell’età pensionabile;
  • divieto di norme che discriminino gli uomini in determinati ambiti (ad esempio, alcune compagnie di trasporti vietano agli uomini di sedersi accanto a minori non accompagnati che viaggiano soli, per timore di atti di pedofilia);
  • assistenza qualificata a favore delle vittime di suicidio. È dimostrato, infatti, che la quasi totalità dei suicidi per ragioni economiche rappresenta un fenomeno maschile.

Caratteristiche dei diritti degli uomini

A differenza dei diritti dell’uomo, i quali appartengono a tutti gli esseri umani in quanto tali e sono oramai pacificamente consacrati all’interno delle Costituzioni e delle Convenzioni internazionali, i diritti degli uomini non sono una categoria giuridicamente riconosciuta. In altre parole, parlare dei diritti del genere maschile è una questione più che altro politica, di rivendica di posizioni giuridiche che si ritengono attribuite esclusivamente o con prevalenza al solo genere femminile.

Insomma, possiamo dire che i diritti degli uomini nascono in contrapposizione ai diritti delle donne che a lungo e con tanti sacrifici sono stati rivendicati nel tempo. Parlare dei diritti delle donne ha sempre avuto un significato preciso, visto che per molto è esistita un’eclatante disparità di genere: basti pensare al semplice fatto che, fino a non troppi anni fa, nel nostro codice penale era contemplato il delitto d’onore oppure l’adulterio («La moglie adultera è punita con la reclusione fino a un anno»), i quali attestavano inequivocabilmente l’ingiusta superiorità maschile sul genere femminile.

Ha senso parlare di diritti dei soli uomini?

Se, dunque, ha avuto un senso parlare dei diritti delle donne, sembra che sia ingiustificato fare lo stesso con i diritti degli uomini: mentre le donne, infatti, si sono dovute affrancare da una situazione di subordine cui erano state collocate per lungo tempo dagli stereotipi sociali, gli uomini non hanno avuto necessità di intraprendere un percorso simile.

Tuttavia, discorrere di diritti del genere maschile non è del tutto vano laddove il legislatore, per dimostrare (a volte anche propagandisticamente) la volontà di porre un freno alle discriminazioni, abbia introdotto diritti che, di fatto, premiano solamente le donne. È proprio in contesti del genere che nasce il movimento favorevole ai diritti degli uomini: la volontà di “risarcire” le donne per anni di disparità di trattamento non deve comportare una discriminazione al rovescio.

I diritti degli uomini e quelli delle donne sono incostituzionali?

Infine, la risposta a un ultimo quesito: poiché la Costituzione italiana stabilisce a chiare lettere il principio di uguaglianza, diritti favorevoli solamente agli uomini o alle donne non potrebbero essere incostituzionali? La risposta è: dipende. Bisogna però sempre ricordare che la Costituzione non parla solamente di una uguaglianza formale, ma anche di un’uguaglianza sostanziale: ciò significa che, se una categoria di persone (ad esempio, una minoranza etnica) ha bisogno di una tutela maggiore per uscir fuori dalla propria condizione di disparità, la legge potrà intervenire con strumenti adeguati e dedicati a quella condizione.

L’importante, cioè, è che il risultato sia quello di una sostanziale eguaglianza, anche magari utilizzando norme e leggi che possono comportare dei benefici a favore solamente di pochi. Pensiamo, ad esempio, alle quote rosa: nessuno direbbe che una legge che prevede un numero minimo di donne all’interno di un collegio o di un’istituzione sia incostituzionale, in quanto si pone rimedio a una situazione chiaramente acclarata che ha sempre visto predominare gli uomini all’interno dei maggiori consessi decisionali.

note

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1 Commento

  1. Avvenire del 22/09/18 pag. 2
    FREQUENTAZIONE DEI PARENTI DA PARTE DEI MINORI
    Gentile direttore, la frequentazione dei parenti da parte dei minori è contrassegnata con “rapporti significativi” nel nuovo testo Pillon dell’affidamento condiviso così come nel precedente. Non condivisibile. Si rischia che la frequentazione dei parenti sia realizzata mentre uno dei due genitori è libero e disponibile a seguire i figli. Per una giusta frequentazione dei figli basterebbe segnalare che un genitore può stare con i figli non meno di 12 giorni al mese e non più di 18 giorni al mese, in maniera diametralmente opposto all’altro. Il tutto in linea con le disponibilità di tempo dei due genitori. Silvio Pammelati Roma

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