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Diffida e risoluzione contratto: ultime sentenze

10 Ottobre 2019
Diffida e risoluzione contratto: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: diffida ad adempiere; canoni di locazione; contratti di locazione; tassazione; risoluzione del contratto; importanza dell’inadempimento; contratto preliminare di vendita; caparra confirmatoria, diritto di recesso e trattenimento della caparra; idoneità agli effetti della risoluzione di diritto del contratto. 

La risoluzione del contratto conseguente alla diffida ad adempiere, impedisce alla parte adempiente di ottenere la caparra in alternativa al risarcimento danno? Il contraente che si avvale della diffida, deve essere già vittima dell’inadempimento altrui? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

I canoni di locazione

I canoni di locazione sono oggetto di tassazione anche se non effettivamente percepiti, fino a quando il contratto non sia cessato, per scadenza del termine e/o per una causa di risoluzione, così che il riferimento al canone di locazione (anziché alla rendita catastale) potrà operare nel tempo solo fin quando risulterà in vita un contratto di locazione e quindi sarà dovuto un canone in senso tecnico.

Quando, invece, la locazione (rapporto contrattuale) sia cessata per scadenza del termine (art.1596 c.c.) ed il locatore pretenda la restituzione essendo in mora il locatario per il relativo obbligo, ovvero quando si sia verificata una qualsiasi causa di risoluzione del contratto, ivi comprese quelle di inadempimento in presenza di clausola risolutiva espressa e di dichiarazione di avvalersi della clausola (art.1456 c.c.) o di risoluzione a seguito di diffida ad adempiere, tale riferimento al reddito locativo non sarà più praticabile, tornando in vigore la regola generale (tassazione in base alla rendita catastale).

Comm. trib. reg. Bari, (Puglia) sez. V, 15/07/2019, n.2201

Canoni derivanti da contratti di locazione: sono oggetto di tassazione?

In tema di redditi derivanti da contratti di locazione di immobili, i canoni sono oggetto di tassazione anche se non effettivamente percepiti, fino a quando il contratto non sia cessato, per scadenza del termine e/o per una causa di risoluzione, così che il riferimento al canone di locazione (anziché alla rendita catastale) potrà operare nel tempo solo fin quando risulterà in vita un contratto di locazione e quindi sarà dovuto un canone in senso tecnico.

Quando, invece, la locazione (rapporto contrattuale) sia cessata per scadenza del termine (art. 1596 c.c.) ed il locatore pretenda la restituzione essendo in mora il locatario per il relativo obbligo, ovvero quando si sia verificata una qualsiasi causa di risoluzione del contratto, ivi comprese quelle di inadempimento in presenza di clausola risolutiva espressa e di dichiarazione di avvalersi della clausola (art. 1456 c.c.) o di risoluzione a seguito di diffida ad adempiere, tale riferimento al reddito locativo non sarà più praticabile, tornando in vigore la regola generale (tassazione in base alla rendita catastale).

Comm. trib. prov.le Roma sez. XIX, 16/04/2019, n.5624

Risoluzione del contratto mediante diffida ad adempiere

La risoluzione di diritto conseguente alla diffida ad adempiere non preclude alla parte adempiente la facoltà di ottenere le prestazioni di cui all’art. 1385 co. 2 c.c., in alternativa alla domanda di risarcimento del danno, assolvendo la caparra anche alla funzione di liquidazione convenzionale del danno.

Tribunale Torino sez. II, 07/01/2019, n.26

Diffida: quando deve essere intimata?

La diffida deve essere intimata dopo la scadenza del termine di esecuzione del contratto, trattandosi di uno strumento offerto ad un contraente nei confronti dell’altro che sia inadempiente, per ottenere una celere risoluzione del contratto senza dover attendere la pronuncia del giudice.

Tribunale Rieti sez. I, 04/09/2018, n.403

Diffida: può essere intimata prima della scadenza del termine di esecuzione del contratto?

Ai sensi dell’art. 1454 c.c., il contraente che si avvale dello strumento dalla diffida deve essere già vittima dell’altrui inadempimento. Pertanto, deve escludersi che detta diffida possa essere intimata prima della scadenza del termine di esecuzione del contratto, trattandosi di uno strumento offerto ad un contraente nei confronti dell’altro che sia inadempiente per ottenere una celere risoluzione del contratto senza dovere attendere la pronuncia del giudice.

Cassazione civile sez. II, 11/06/2018, n.15052

Contratto di compravendita

Un contratto di compravendita non può essere risolubile ex art. 56 d.lg. 159/11 quando lo stesso si è già risolto di diritto ben due anni prima dell’esecuzione del sequestro di prevenzione, per non aver l’acquirente rispettato il termine essenziale previsto nel contratto né adempiuto alla diffida ad adempiere intimata ai sensi dell’art. 1454 c.c. (nella specie il sequestro è del 10/4/14 e la data della diffida ad adempiere è del 10/12/12 ed è stata ricevuta il 12/12/12 al fine di provvedere al pagamento della rata di acconto del prezzo ex art. 1454 c.c. per cui il contratto si è risolto 15 giorni dopo il ricevimento della diffida ad adempiere).

Tribunale Palermo sez. II, 22/01/2018

Contratto preliminare di vendita con versamento di caparra confirmatoria

In tema di contratto preliminare cui acceda il versamento di una caparra confirmatoria, la parte adempiente che si sia avvalsa della facoltà di provocarne la risoluzione mediante diffida ad adempiere, ai sensi dell’art. 1454 c.c., può agire in giudizio esercitando il diritto di recesso ex art. 1385, comma 2, c.c., e in tal caso, ove abbia ricevuto la caparra, ha diritto di ritenerla definitivamente mentre, ove l’abbia versata, ha diritto di ricevere la restituzione del doppio di essa, con esclusione del diritto al risarcimento del danno cagionato dall’inadempimento che ha giustificato il recesso.

Cassazione civile sez. II, 03/11/2017, n.26206

Diffida ad adempiere in misura superiore al dovuto

Non determina la risoluzione di diritto del contratto, ai sensi dell’art. 1454 c.c., la diffida con la quale un contraente intimi all’altro di adempiere la prestazione in misura superiore al dovuto.

Cassazione civile sez. II, 30/10/2017, n.25736

Giudizio di accertamento della risoluzione di diritto del preliminare

Il promissario acquirente di un contratto preliminare di vendita, dopo avere inutilmente formulato, nei confronti del promittente venditore, diffida ad adempiere, ed aver instaurato il conseguente giudizio per l’accertamento dell’avvenuta risoluzione di diritto del contratto, ben può, ove non abbia contestualmente avanzato richiesta di risarcimento ai sensi dell’art. 1453 c.c., instare per il semplice conseguimento del doppio della caparra versata, secondo la previsione dell’art. 1385 c.c. e sul presupposto della risoluzione di diritto verificatasi ex art. 1454 c.c..

Cassazione civile sez. II, 27/10/2017, n.25623

Diffida ad adempiere e accertamento giudiziale sulla gravità dell’inadempimento

L’intimazione da parte del creditore della diffida ad adempiere e l’inutile decorso del termine fissato per l’adempimento non eliminano, dunque, la necessità dell’accertamento giudiziale circa la gravità dell’inadempimento medesimo, valutazione che deve essere compiuta con riferimento alla situazione verificatasi alla scadenza del termine e al permanere dell’interesse della parte all’esatto e tempestivo adempimento.

Nel caso di specie, il mancato riscontro in forma scritta da parte dell’Agenzia alla richiesta di proroga del termine formulata da parte attrice non può considerarsi quale grave inadempimento idoneo a determinare la risoluzione del contratto ex art. 1454 c.c., né può considerarsi condotta in violazione dei canoni di correttezza e buona fede in sede di esecuzione del contratto in questione.

Tribunale Roma sez. IX, 07/06/2017, n.11666

Reddito locativo

L’eccezionale riferimento al reddito locativo deve, pertanto, armonizzarsi nel contesto di un sistema che pone la regola per cui i redditi fondiari concorrono a formare il reddito complessivo indipendentemente dalla percezione. Questo inserimento avviene in coerenza con il principio di eguaglianza e con il correlativo parametro di ragionevolezza, se si valuta il ristretto ambito applicativo della disposizione e se si considera la naturale forza espansiva del precetto generale che utilizza il reddito medio catastale.

Ne segue che il riferimento al canone di locazione (anziché alla rendita catastale) potrà operare nel tempo solo fin quando risulterà in vita un contratto di locazione e quindi sarà dovuto un canone in senso tecnico. Quando, invece, la locazione (rapporto contrattuale) sia cessata per scadenza del termine ed il locatore pretenda la restituzione essendo in mora il locatario per il relativo obbligo, ovvero quando si sia verificata una qualsiasi causa di risoluzione del contratto, ivi comprese quelle di inadempimento in presenza di clausola risolutiva espressa e di dichiarazione di avvalersi della clausola o di risoluzione a seguito di diffida ad adempiere, tale riferimento al reddito locativo non sarà più praticabile, tornando in vigore la regola generale.

Comm. trib. reg. Firenze, (Toscana) sez. I, 27/01/2017, n.234


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