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Residenza per chi vive in camper

27 Ottobre 2019 | Autore:
Residenza per chi vive in camper

La residenza è un diritto di tutti? Cos’è il domicilio? Residenza per persone senza fissa dimora: come funziona?

La residenza è un diritto fondamentale che non può essere negato a nessuno: perfino chi non ha una casa e vive per strada ha diritto a chiedere al Comune di essere iscritto all’anagrafe dei residenti, indicando un posto (ad esempio, una via) quale proprio domicilio. Se ciò è vero, allora sarà tanto più vero che anche chi vive in un camper ha diritto alla residenza.

In effetti, quello della residenza per chi vive in camper è un problema più frequente di quanto si possa immaginare: sono molte le persone che, per scelta oppure perché non hanno altro posto ove andare, decidono di vivere più o meno stabilmente all’interno di un mezzo su ruote. In caso del genere, se non si ha altro luogo in cui stare, si può chiedere di fissare la propria residenza nel camper? Essere senza residenza, infatti, ha delle conseguenze negative rilevanti: basti solo pensare che alla residenza sono collegati diritti importantissimi, quali ad esempio il diritto di voto, il diritto all’assistenza sanitaria e sociale, il diritto al rilascio della carta d’identità, etc. Se l’argomento ti interessa per mera curiosità oppure perché ti trovi anche tu in questa situazione, allora prosegui nella lettura: vedremo insieme come funziona la residenza per chi vive in camper.

Residenza: cos’è?

Secondo il Codice civile [1], la residenza è il luogo in cui una persona ha la dimora abituale. In parole semplici, la residenza è quel posto in cui un individuo vive.

Al contrario della residenza, il domicilio è il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. Il domicilio può ovviamente non coincidere con la residenza: è il caso di chi elegge domicilio presso il proprio ufficio, oppure presso il luogo di lavoro dove abita o, ancora, presso lo studio del suo avvocato.

L’elezione di domicilio serve ai fini delle comunicazioni e delle notifiche ufficiali: ad esempio, quando si instaura un procedimento, la legge impone alla parte di eleggere domicilio presso il suo avvocato, in modo che tutte le comunicazioni possano farsi presso un unico indirizzo

Perché la residenza è importante?

La residenza è di fondamentale importanza: da essa, infatti, derivano una serie di diritti e di doveri non trascurabili. Come anticipato nell’introduzione, avere una residenza fa sorgere, tra gli altri, il diritto di voto, il diritto all’assistenza sanitaria e sociale, il diritto al rilascio della carta d’identità. Dall’avere la residenza in un determinato Comune sorgono anche dei doveri come, ad esempio, quello di pagare le imposte municipali (Imu, Tari, ecc.).

Avere la residenza è un diritto?

Avere una residenza è un vero e proprio diritto: secondo un circolare del Ministero degli interni [2],
la richiesta di iscrizione anagrafica costituisce un diritto soggettivo del cittadino che non può essere vincolato ad alcuna condizione, né potrebbe essere il contrario, in quanto in tal modo si verrebbe a limitare la libertà di spostamento e di stabilimento dei cittadini sul territorio nazionale, in palese violazione con il dettato Costituzionale.

In questo senso anche la giurisprudenza [3], secondo cui l’iscrizione anagrafica è un diritto per il cittadino e un obbligo per l’ufficiale d’anagrafe: la natura del posto in cui si vive non può essere un impedimento per l’iscrizione all’anagrafe di un Comune. Tale ufficio deve limitarsi a registrare la presenza stabile di una persona sul territorio comunale, anche se si trova ad essere senza fissa dimora o vive nel vagone di un treno abbandonato.

Da tanto deriva che tutti, anche le persone senza fissa dimora, hanno diritto a chiedere ed ottenere la residenza. Ciò ci conduce direttamente a parlare della residenza di coloro che vivono in un camper.

Camper: si può fissare la residenza?

Chi vive in un camper può fissare la sua residenza all’interno del veicolo? In effetti, si tratta di un quesito a cui la legge non fornisce una risposta univoca. Si deve ritenere che colui che vive in un camper sia equiparabile a chi non ha fissa dimora; ciò perché il camper, essendo un mezzo su ruote, può liberamente spostarsi e, dunque, condurre chi vi abita altrove.

D’altronde, è ben difficile immaginare che un Comune lasci fissare la residenza all’interno di un veicolo, seppur particolare come il camper: realisticamente, ciò può accadere solamente se il camper è equiparabile a un immobile in quanto collegato a un determinato luogo con l’allaccio all’energia, alle fogne e a tutti gli altri servizi necessari per viverci.

In caso contrario, cioè quando non ricorrono queste condizioni, chi vive in un camper potrà chiedere la residenza seguendo la stessa procedura prevista per coloro che sono senza fissa dimora.

Come chiedere la residenza se si vive in camper?

Da quanto appena detto nel precedente paragrafo deriva che, per ottenere l’iscrizione anagrafica, una persona che vive in camper deve  fornire all’ufficio anagrafe tutti gli elementi necessari allo svolgimento degli accertamenti atti a stabilire l’effettiva sussistenza del domicilio. Come ricordato, secondo la giurisprudenza [4] in capo al cittadino richiedente che ha eletto esclusivamente il domicilio, sorge un diritto soggettivo all’iscrizione anagrafica quale persona senza fissa dimora.

Il domicilio può essere fissato presso la dimora di amici o parenti, ma anche in una via pubblica del Comune, esistente o meno, la quale però avrà una rilevanza giuridica: ogni Comune, infatti, possiede un elenco di indirizzi fittizi che possono essere scelti dalle persone senza fissa dimora per stabilire la propria residenza.

Ma presso quale Comune bisognerà chiedere la residenza? Se non v’è un posto ove si risiede con il camper in maniera più stabile, è possibile chiedere di fissare la propria residenza nel Comune di nascita, individuando, come detto sopra, il luogo ove si fisserà il domicilio (una strada, un edificio abbandonato, una via, l’abitazione di parenti, ecc.).


note

[1] Art. 43 cod. civ.

[2] Circolare del Ministero dell’Interno n. 8 del 29 maggio 1995.

[3] Cass., Sez. Un., sentenza n. 449 del 19.06.2000.

[4] Trib. Milano, sent. n. 10257 del 02.06.2003.


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