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Straordinario forfettizzato: come funziona?

26 Ottobre 2019 | Autore:
Straordinario forfettizzato: come funziona?

Un importo fisso nella retribuzione quando si tende a lavorare oltre l’orario: c’è un tetto massimo? E come si fa l’accordo?

Se sei una persona valida al lavoro e, per di più, occupi un ruolo strategico all’interno dell’azienda che richiede un impegno particolare, è molto probabile che tu sia costretto tutti giorni o quasi a fare degli straordinari. Spesso, infatti, «far cadere la penna» allo scoccare dell’orario di uscita non è possibile. Davanti a questa situazione, il tuo datore ha due possibilità: pagarti tutte le ore in più che fai, il che potrebbe essere piuttosto dispendioso per lui, oppure proporti la soluzione dello straordinario forfettizzato: come funziona?

Si tratta di una soluzione che a te garantisce una somma fissa ogni mese anche quando lo straordinario non lo fai e che all’azienda permette di contenere i costi, pur sapendo di poter contare su un tuo maggiore impegno. Contenti tutti, insomma. Un mese può andar bene perché la somma pattuita è superiore a quella che ti sarebbe stata pagata per le ore che hai fatto, un altro mese avresti dovuto prendere di più. Ma, tutto sommato, ti va bene così. L’importante, però, è che tu sappia come funziona lo straordinario forfettizzato per evitare che ad essere contento sia soltanto il tuo datore di lavoro.

Il discorso non è così semplice come apparentemente può sembrare, per un motivo ben preciso: non esiste una legge, una sola norma che stabilisca come funziona lo straordinario forfettizzato. Non ci sono dei contratti collettivi che contengano una clausola in materia. Tutto sta all’accordo personale tra il dipendente ed il suo datore di lavoro.

Straordinario: come funziona?

Per capire meglio la differenza con lo straordinario forfettizzato, vediamo in che cosa consiste il normale lavoro straordinario.

Ogni dipendente ha un orario di lavoro determinato dal contratto siglato con l’azienda o da quello collettivo di categoria. Di norma, sono 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana. Ogni ora in più fa scattare lo straordinario.

I vari contratti nazionali stabiliscono un limite massimo di ore di straordinario e le maggiorazioni che l’azienda deve pagare al dipendente che ha «sforato» il normale orario di lavoro.

Lo straordinario è autorizzato solo in determinate situazioni, ovvero:

  • se c’è un contratto collettivo applicato o applicabile che disciplina lo straordinario, con una durata media settimanale di 48 ore ed una durata massima annuale stabilita dal Ccnl. Non serve il consenso del lavoratore;
  • se non c’è un contratto collettivo ma esiste un accordo tra dipendente e datore di lavoro, con una durata massima annuale di 250 ore;
  • in situazioni particolari, come un’esigenza tecnico-produttiva nell’impossibilità di assumere altro personale o in occasioni particolari come fiere, mostre, eventi aziendali, la messa a punto di un particolare progetto, ecc.

Straordinario forfettizzato: come funziona?

Quando il dipendente deve fare dello straordinario continuativo, cioè quando molto frequentemente deve fermarsi in ufficio per finire il lavoro, è possibile adottare una soluzione diversa che può rivelarsi economicamente più conveniente per entrambe le parti: quella dello straordinario forfettizzato.

In pratica, l’azienda corrisponde al dipendente un importo fisso aggiuntivo alla retribuzione in cambio della disponibilità a fare del lavoro extra ogni qualvolta sarà bisogno. La somma non terrà conto del fatto che il dipendente svolga o meno lo straordinario tutti i giorni: viene concordata perché si sa che, con ogni probabilità, la sua mansione lo porterà ad andare oltre il normale orario.

Attenzione, però: lo straordinario forfettizzato non può comportare per il lavoratore una perdita di retribuzione rispetto a quanto avrebbe preso se ci fosse stata la maggiorazione per il normale straordinario. Inoltre, in busta paga deve essere segnata a parte rispetto alla retribuzione.

Altro aspetto non meno importante: se l’accordo tra dipendente e datore prevede un forfait indipendentemente dal numero di ore di lavoro svolte, tale clausola sarà illecita: secondo la Cassazione [1], ciò comporterebbe per il lavoratore una rinuncia preventiva al compenso per il lavoro svolto oltre il limite prestabilito. Significa che, affinché l’accordo tra le parti sia valido, deve essere indicato il numero massimo di ore di straordinario per il quale viene riconosciuta la retribuzione straordinaria. Ma vuol dire anche che, comunque, le ore in più hanno sempre il carattere di eccezionalità, a meno che le parti accordino di includere il prolungamento della prestazione lavorativa nella retribuzione ordinaria.

Ad ogni modo, lo straordinario forfettizzato viene riconosciuto anche se il dipendente non ha fatto le ore previste dall’accordo.

Straordinario forfettizzato: come si fa l’accordo?

Come detto, non ci sono leggi o contratti collettivi che stabiliscano i termini dell’accordo per lo straordinario forfettizzato. Tutto resta, dunque, nelle mani delle parti, cioè del datore di lavoro e del dipendente. Ci sono, comunque, delle regole per definire la validità e la correttezza dell’intesa.

Bisogna definire questa scelta con un accordo individuale o, se fatto al momento dell’assunzione, con un’apposita clausola contenuta nel contratto che specifichi:

  • da quando parte la forfettizzazione del lavoro extra;
  • l’importo della forfettizzazione nella relativa voce (di solito indicata come «superminimo non assorbibile»).

note

[1] Cass. sent. n. 6902/2000 del 26.05.2000.


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