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Ztl: come farsi annullare la multa

26 Settembre 2019
Ztl: come farsi annullare la multa

Verbale nullo se la telecamera è troppo vicina al cartello e su quest’ultimo è scritto Varco attivo.

Fatta la legge trovato l’inganno. Solo che questa volta a ingannare i cittadini è la pubblica amministrazione. Ne abbiamo parlato in Trovato l’inganno delle multe sulle Ztl. In buona sostanza, alcuni Comuni posizionano la telecamera a distanza ravvicinata dal cartello che indica le Ztl, in tal modo pizzicano gli automobilisti distratti che frenano all’ultimo minuto.

Il punto è che tale posizione dell’obiettivo è illegittima e la multa può essere impugnata. Se la distanza non è quella regolamentare.

Abbiamo deciso di intervistare l’avv. Marco Marino del foro di Cosenza (marcomarino78@hotmail.com) per avere maggiori delucidazioni a riguardo.

Avv. Marino, abbiamo appreso con profonda soddisfazione della vittoria da Lei riportata in materia di ricorsi contro le multe per Ztl. Una vittoria per gli automobilisti che sapranno da oggi come difendersi dalle “telecamere selvagge”. Ci vuole dire quali sono le norme che regolano le postazioni di controllo elettronico così da reperirle con facilità?

La norma di riferimento è l’art. 7 comma 10 del Codice della strada che prescrive la necessità di segnalazione delle zone a traffico limitato nonché dei varchi di accesso, segnaletica che per indicazioni, forma e dimensioni deve essere idonea a essere percepita dall’utente della strada (art. 77 e ss. del reg. att. Del C. della S.).

La vittoria da Lei riportata affronta due temi delicati. Il primo è quello della distanza minima tra il cartello Ztl e la telecamera. Quale deve essere lo spazio minimo che ci deve essere? 

I segnali devono essere visibili, rispettosi di tutte le caratteristiche prescritte e posti a una distanza minima di m. 80 dalla zona interessata (art. 79 reg. att. C. della S.) percettibili dall’utente della strada anche in relazione alla velocità consentita (km 50/h per il tratto urbano). Qualora la presenza del varco attivo non è subito distinguibile per essere il cartello alla stessa relativo non visibile, la sanzione elevata è da ritenersi nulla (cfr. GDP Cosenza sent. 692/2019).

Perché mai questo spazio “di sicurezza” tra il cartello e la telecamera?

Lo spazio di sicurezza della cartellonistica, qualora posto al di sotto della soglia degli 80 m., rende disagevole per l’automobilista individuare la presenza della zona a traffico limitato poiché, a causa dell’eccessiva prossimità del segnale di avvertimento all’apparecchiatura di rilevamento, il conducente, anche nell’ipotesi in cui riesca a percepire la presenza del relativo divieto, non avrebbe né il tempo adeguato per individuare il punto esatto in cui inizia il rilevamento della delimitazione del traffico, né lo spazio per retrocedere e/o arrestare il proprio transito (cfr. sent. 1574/2019 GDP di Cosenza).

Il secondo punto è la dizione equivoca usata da molte amministrazioni per indicare la Ztl: “varco attivo”. Perché questa dizione non è corretta e quale sarebbe quella che il Comune deve riportare per interdire il passaggio?

La dicitura “varco attivo” risulta ingannevole atteso che, è noto che secondo la lingua italiana, la detta espressione è sinonimo di “passaggio libero” e/o “via libera”. Pertanto, l’ente comunale deve correttamente indicare il divieto di transito con la dicitura “varco vietato”. La stessa dicitura dovrebbe svolgere la funzione di segnalare il divieto direttamente, senza implicare ulteriori approfondimenti da parte del cittadino. Una dizione eccessivamente ellittica dal punto di vista linguistico presuppone che tutti conoscano bene il funzionamento delle Ztl e delle telecamere messe ai varchi: non sono i varchi, cioè i passaggi a essere attivi o non attivi ma gli strumenti di controllo dei varchi stessi. La conseguenza diretta di tali ambiguità linguistiche è stata che diversi Comuni hanno modificato la dicitura in “accesso solo autorizzati” o “accesso libero”.

Quante sono le sentenze che ha vinto in materia? 

Ad oggi, insieme al collega Avv. Gaspare Aiello, abbiamo impugnato vittoriosamente circa 140 verbali. Molti altri ricorsi sono ancora sub iudice.

Esistono altre sentenze dello stesso segno in Italia? Possiamo già parlare di un orientamento consolidato?

Al riguardo è, ormai, unanime l’indirizzo giurisprudenziale. Numerose sono le sentenze in tale direzione emesse in tutto lo stivale (Giudice di Pace di Brindisi sentenza n. 2013/2018; GdP di Napoli, sentenza n. 28210/2014, Roma-GdP Lanciano sent. N. 144/2017, GdP Milano, sent. n. 6239 del 14.07.2017).

Cosa deve fare l’automobilista che incappa in una multa Ztl? Come può difendersi?

Si può contestare una multa davanti al giudice di pace entro 30 giorni dalla notifica o, in alternativa, presentando ricorso al prefetto entro 60 giorni dalla data di contestazione o di notifica (se la multa fosse arrivata a casa).



1 Commento

  1. Io ancora non ci ho capito nulla con questi ztl. e allora, per evitare di prendermi multe, percorro sempre le stradev principali ed evito di imbucarmi nelle stradine che non conosco. Chi ce lo va a dire a mamma e a papà, visto che sono appena patentato, che non so riconoscere le ztl con varco attivo e non attivo? E’ che in quei momenti vado in panico e rischio di confondermi…

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