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Diritti degli epilettici

27 Ottobre 2019 | Autore: DAVIDE LUCIANI
Diritti degli epilettici

L’epilessia è un disturbo neurologico che può causare problemi di varia natura: vediamo quali sono i diritti degli epilettici e come la legge li tutela.

L’epilessia è una malattia che ha origini antiche e di cui ancora non si conoscono bene le cause. Chi ne soffre è soggetto a perdita di coscienza e violenti spasmi muscolari che prendono il nome di crisi epilettiche. Nonostante l’elevato livello raggiunto dalla ricerca medica, ad oggi, non è stata trovata l’origine di tale patologia. La diagnosi viene ancora fatta per esclusione, attraverso test medici come elettroencefalogramma, esame del sangue e imaging biomedico.

Se stai leggendo questo articolo sai bene di cosa sto parlando. Non è facile avere a che fare con quello che gli antichi definivano il «male caduco». Oltre che sulla malattia, c’è un altro punto oscuro che merita di essere approfondito. Sto parlando dei diritti degli epilettici. È di questo che ci occuperemo in questa guida. Cercheremo di fare chiarezza su cosa comporta soffrire di tale patologia e cosa la legge fa per tutelare i malati.

Non tutti sono a conoscenza di ciò che significa soffrire di crisi convulsive. Nella sua forma più aggressiva, si può essere soggetti ad attacchi anche quotidiani che limitano l’autonomia personale. In alcuni casi, può verificarsi anche un ritardo mentale dovuto alle scariche elettriche cui è sottoposto il cervello. Può anche accadere che crisi particolarmente forti minino una parte dell’emisfero cerebrale causando deficit auditivi o sensoriali.

Il problema principale a cui va incontro la medicina è che non esiste una cura definitiva per debellare tale morbo. Al momento l’unica terapia conosciuta a riguardo è quella farmacologica. Non sempre, però, chi viene sottoposto ad essa guarisce del tutto.

Ciò significa che un epilettico può avere bisogno anche di un’assistenza completa in determinate circostanze. È possibile, però, che le crisi spariscano o che siano facili da tenere sotto controllo. In questo caso, il paziente è in grado di condurre una vita autonoma e normale.

Iniziamo, dunque, il nostro percorso cercando di capire innanzitutto cosa sia una malattia invalidante.  

Cos’è una malattia invalidante

Nelle persone maggiorenni e in età da lavoro, l’invalidità è una condizione che mina la capacità lavorativa e che deriva da un’infermità o da una menomazione.

Per i bambini e gli ultrasessantenni, invece, deriva dalla impossibilità di svolgere attività tipiche della propria età, come giocare, andare a scuola, camminare o nutrirsi.

Fai attenzione però: nella categoria che stiamo trattando rientrano non solo le malattie fisiche, ma anche quelle psichiche come l’anoressia nervosa.

L’epilessia è stata inserita nella tabella delle malattie invalidanti di natura neurologica. Prima di dare un’occhiata allo schema stilato dal ministero della Salute, vediamo di analizzare i vari gradi della malattia cui si può essere soggetti.

I gradi dell’epilessia

L’epilessia è stata inserita all’interno della tabella che elenca le malattie rilevanti per il riconoscimento dell’invalidità. Questa però, dipende dai vari gradi di patologia cui si è affetti. Per capire di cosa stiamo parlando dobbiamo fare una prima distinzione tra epilessia generalizzata e localizzata.

L’epilessia generalizzata si verifica in tutta la corteccia cerebrale. Solitamente, è di natura genetica e dura tutta la vita. Chi ne soffre subisce una scarica elettrica contemporanea su entrambi gli emisferi cerebrali. Ciò può portare a perdita di coscienza, irrigidimento dei muscoli e spasmi di tipo mioclonico/tonico e tonico/clonico.

Gli spasmi mioclonici causano improvvisi e brevi sussulti di braccia e gambe. Quelli tonici/clonici sono, invece, di forma più grave. Si tratta di crisi che possono durare anche dieci minuti e sono caratterizzate da una fase di contrazione intensa su tutto il corpo. Ad essa, seguono convulsioni e respirazione rumorosa cui si unisce spesso la perdita di urina. Una volta terminata la crisi il paziente non ne conserva alcun ricordo.

L’epilessia localizzata, invece, interessa solo un emisfero cerebrale. È caratterizzata da scariche elettriche che possono causare convulsioni o formicolii, limitati ad una specifica parte del corpo, e allucinazioni. La perdita di coscienza, invece, non sempre si manifesta.

Ora che abbiamo chiarito le varie forme di epilessia, analizziamo quali sono le principali conseguenze che questa patologia comporta nella vita quotidiana.

Cosa comporta essere epilettico

Uno dei principali problemi di chi soffre di epilessia è la mobilità.  Il malato grave, infatti, può avere difficoltà nell’ottenere la patente. Attualmente, chi vuole guidare deve sottoporsi anzitutto ad una visita neurologica. Il dottore deve rilasciare un certificato che andrà sottoposto ad una Commissione medica competente. Nel documento, si deve attestare che da almeno un anno il soggetto esaminato non soffre più di attacchi epilettici. Lo stesso criterio va seguito in caso di rinnovo. La licenza a volte può durare un anno. Ciò accade se la Commissione intende analizzare la situazione del soggetto per capire se rinnovargli il documento per un altro anno.

Nel caso si soffra di attacchi che, però, non minano lo stato di coscienza e la capacità di azione la patente può essere rilasciata a seguito di un periodo di osservazione di almeno un anno, in assenza di altri tipi di crisi.

Un altro problema dell’epilettico è quello di trovare lavoro. Qui, però, più che la patologia in sé fa molto il pregiudizio. In realtà, la maggior parte dei pazienti epilettici può svolgere una normale attività lavorativa. È consigliabile solo evitare mestieri che impongano di salire su impalcature, per ovvi motivi. Nel caso in cui le convulsioni si manifestino con la privazione del sonno è bene anche non svolgere lavori notturni. Tutto qui. Non vi sono mestieri impossibili da svolgere per chi ha tale malattia. Ciononostante, è difficile trovare qualcuno che assuma un epilettico.

In Italia, al contrario di altri paesi europei, manca una legislazione su tale malattia che aiuti e favorisca l’inserimento sociale e lavorativo. L’unico modo per trovare un’occupazione sembra quella di iscriversi alle liste di collocamento. Di questo parleremo a breve.

A cosa serve la tabella di invalidità

L’invalidità civile è una condizione che, una volta certificata, permette di accedere a determinate agevolazioni economiche e socio-sanitarie. La legge [1] riconosce al «male caduco» l’inserimento nella tabella sulle invalidità. Questa distingue le varie malattie in base ad una percentuale di menomazione cui l’individuo è soggetto.

L’epilessia si distingue non solo tra generalizzata e localizzata, ma anche dalla frequenza con cui essa si manifesta.
Chi soffre di epilessia generalizzata con crisi plurisettimanali o quotidiane ha diritto ad una invalidità fissa del 100%. Tale percentuale scende al 40% se la patologia è sotto trattamento e si verifica mensilmente e al 20% quando, sempre sotto cura, i suoi episodi sono annuali.

L’epilessia localizzata, invece, non ha una percentuale fissa di invalidità in caso di crisi settimanali o quotidiane, ma varia da una minima del 91% al una massima del 100%.

Le convulsioni sotto trattamento che si verificano annualmente o mensilmente prevedono un’invalidità fissa rispettivamente del 10% e del 41%.

Va detto che, per lo Stato italiano, sotto il 33% non viene riconosciuto alcun tipo di diritto. Anche per quel che riguarda le agevolazioni lavorative la legge non aiuta. È previsto che, per poter fruire del collocamento obbligatorio, deve essere riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%. Ciò significa che molti epilettici non riescono ad avere alcun tipo di aiuto statale.

Cosa dice la Cassazione

Tempo fa, la Cassazione [3] ha emesso una sentenza che ha aperto un nuovo capitolo sui diritti degli epilettici. Il caso riguardava una signora a cui era stata revocata l’indennità di accompagnamento. La motivazione era la seguente: la frequenza di attacchi della donna non giustificava un’assistenza continua. Infatti, secondo una precedente sentenza [4], era la cadenza quotidiana del male a stabilire la necessità del bisogno. L’accompagnamento veniva concesso solo a chi aveva problemi di deambulazione o non poteva svolgere attività quotidiane.

Secondo la Corte Suprema, invece, per determinare l’accompagnamento, non va considerata solo la frequenza delle crisi epilettiche, ma anche l’incidenza che tali attacchi hanno nella vita del paziente.
Questa nuova lettura ha portato, quindi, ad affermare che gli epilettici hanno diritto al sostegno ogni qualvolta la loro patologia incida sulla quotidianità dello stato morboso.

Cos’è il Ddl Errani

Lo scorso anno i senatori Errani e De Petris avanzarono un disegno di legge [4] che desse maggiori diritti agli epilettici. Il Ddl si faceva promotore di alcune proposte interessanti su questo tema. Vediamo i passaggi principali.

Il primo punto riguarda l’accertamento della malattia. Chi è affetto da epilessia dovrà farsi visitare da un neurologo allo scopo di constatare la sua patologia. La diagnosi verrà poi convalidata da una commissione medica ad hoc. Quando l’ultimo tassello burocratico andrà al suo posto, verrà riconosciuta la condizione di «non remissione» con un’invalidità minima del 46%. Il riconoscimento inizierà all’avvio di una terapia appropriata allo stato del paziente.
Se il malato è impiegato in un’azienda pubblica o privata, l’invalidità salirà al 60%.

Chi, invece, è riconosciuto affetto da una forma più grave e resistente ai farmaci avrà una percentuale d’invalidità civile pari almeno al 46%. Verranno inoltre riconosciute le agevolazioni per la mobilità, compreso il diritto del rilascio del contrassegno inva­lidi previsto per i parcheggi.

Il Ddl propone anche l’istituzione di una Commissione nazionale permanente per l’epilessia. Questo organo avrà il compito di monitorare l’applicazione delle tabelle d’invalidità agli epilettici, oltre che promuovere le azioni necessarie per la ricerca, la cura e l’inclusione sociale. Dovrà anche favorire l’accesso universale ai nuovi farmaci e alle apparecchiature elettromedi­cali di neuromodulazione necessarie per la cura della malattia.

Infine, è previsto che i costi per il rilascio e il rinnovo delle patenti di guida, con limitazioni o speciali, non possano essere superiori a quelle necessarie per le patenti normali. Gli epilettici avranno anche gli stessi benefici di tutti gli altri disabili quando dovranno scegliere la sede di lavoro o valutare un eventuale trasferimento.

Se tale proposta venisse approvata dal Parlamento, si tratterebbe di un passo importante per dare maggiori diritti agli epilettici, categoria, ad oggi, troppo spesso ignorata.



Di DAVIDE LUCIANI

note

[1] D.M. del 05.02.1992.

[2] Cass. sent. n. 21761 del 17.11.2004.

[3] Cass. sent. n.13362 del 11.09.2003 .

[4] DDL 716.


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3 Commenti

  1. Purtroppo non è sempre così e non so più dove sbattere la testa per farmi Aiutare!!
    Sono invalida al 100%,inabile al lavoro al 100%,Non Collocabile, legge 104 art 3 comma 3,Disabilità Neurologica ma senza accompagnamento perché mi è stato negato il tutto per epilessia farmacoresistente con Stimolatore Vagale. Il neurologo mi ha certificato che necessito di assistenza continuativa per possibili cadute a terra, alterazioni del contatto tale da rendermi inabile nelle comuni attività ma se né sono fregati e non ho fatto ricorso perché non ho la possibilità economica!! Ho appena fatto la visita Neurologica di controllo e nuovamente il neurologo mi ha certificato che necessito di assistenza continuativa 24 h per possibili cadute a terra, purtroppo però non so cosa fare proprio perché come prima non posso permettermi un Avvocato!!
    Questa non è Umanità!! Io percepisco sempre i soliti 286 € mensili con quello che ho!! Vi sembra giusto??
    Avete qualche consiglio da darmi??
    Grazie di Cuore, Nicoletta.

    1. Le persone che soffrono di gravi patologie, tali da renderle inidonee a compiere i più comuni atti della vita quotidiana oppure di svolgere un’attività lavorativa, possono ottenere dallo Stato il riconoscimento di alcune agevolazioni che consentono loro di far fronte agli svantaggi sociali e lavorativi cui altrimenti andrebbero incontro. Ci riferiamo agli istituti giuridici dell’invalidità e dell’indennità di accompagnamento, i quali offrono a chi più ne ha bisogno alcuni sussidi, non solo di carattere economico. Quali sono i diritti di chi soffre di epilessia? Quale percentuale di invalidità è riconosciuta agli epilettici? Si ha diritto all’indennità di accompagnamento?Risponderemo a queste e a tante altre domande nel nostro articolo sull’invalidità per epilessia https://www.laleggepertutti.it/285001_invalidita-per-epilessia

  2. Salve a me è stata riconosciuta invalidità del 75% per crisi epilettiche ma che non posso lavorare dal 74% al 99% perché non posso avere il 100% con accompagnamento per le improvvise crisi che ho e sono costretto a vivere con una misera pensione di 295.88 euro . Neanche nelle liste di collocamento posso iscrivermi vi sembra giusto?

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