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Stress lavoro correlato: normativa

26 Ottobre 2019
Stress lavoro correlato: normativa

La società moderna impone agli individui obiettivi e target da raggiungere sempre più impegnativi con un forte carico emotivo sulla persona.

Ti senti spesso in ansia per i risultati che devi portare ai tuoi capi nel posto di lavoro? Avverti su di te un’ansia da prestazione troppo forte? I tuoi ritmi di lavoro sono troppo pesanti? Il lavoro ed i pensieri ad esso correlati stanno progressivamente risucchiando anche i pochi spazi di vita privata che ti concedi? Se avverti questi sentimenti molto probabilmente sei colpito da stress lavoro correlato, una patologia di carattere psicologico che deriva dall’ambiente di lavoro.

Lo stress lavoro correlato, in base alla normativa vigente, deve essere adeguatamente valutato dal datore di lavoro che deve porre in essere tutti gli accorgimenti necessari a ridurre il rischio che i propri dipendenti possano essere colpiti da questa patologia.

Purtroppo, stando alle statistiche, lo stress lavoro correlato è sempre più diffuso a causa di un mercato del lavoro sempre più competitivo ed esigente che stressa i dipendenti in maniera eccessiva e dannosa per la salute.

Cos’è l’obbligo di sicurezza del datore di lavoro?

La cronaca di tutti i giorni ci dice che il lavoro, oltre ad essere un sacrosanto diritto del cittadino, è anche fonte di malattie e di morte.

Sono moltissime le persone che si ammalano per malattie professionali derivanti dall’ambiente di lavoro oppure si infortunano sul lavoro con esiti, a volte, mortali.

Per questo, la legge [1] pone a carico del datore di lavoro un generale obbligo di tutelare la salute e la sicurezza del dipendente.

L’obiettivo dell’obbligo di sicurezza è azzerare, o quantomeno ridurre al minimo, i rischi che il lavoro può comportare per la salute e la sicurezza del dipendente.

Facciamo un esempio.

Se un lavoratore solleva per lavoro grossi blocchi di marmo c’è il rischio che questi oggetti gli cadano su un piede con conseguenze tragiche. Rientra nell’obbligo di sicurezza del datore di lavoro mettere a disposizione del lavoratore le scarpe antinfortunistiche che azzerano, o perlomeno riducono ed attenuano, i rischi derivanti dall’evento pericoloso. E così via.

Per potere mettere in campo gli accorgimenti necessari a proteggere la salute e la sicurezza del dipendente, tuttavia, occorre svolgere preliminarmente una attività di analisi e di valutazione. Non tutti i posti di lavoro, infatti, presentano gli stessi rischi.

Se il lavoratore che abbiamo descritto rischia di rompersi un piede per la caduta di oggetti, l’impiegato amministrativo rischia problemi alla vista o alla schiena se utilizza male il videoterminale, e così via.

La legge [2] impone, dunque, al datore di lavoro, innanzitutto, di adottare il Documento di valutazione dei rischi (cosiddetto Dvr) che costituisce il pilastro, il fondamento dell’obbligo di sicurezza. Solo dopo avere analizzato la propria realtà aziendale ed i rischi connessi, si può anche mettere in campo un ventaglio di soluzioni e di accorgimenti per ridurre o azzerare i rischi rilevati.

I rischi per salute e la sicurezza del dipendente non mettono minacciano sempre e solo la salute fisica del dipendente, ma anche quella psichica ed anche questo profilo deve essere tenuto in considerazione dal datore di lavoro.

Stress lavoro correlato: cos’è?

Il mondo del lavoro moderno è caratterizzato da una forte competitività e dalla richiesta ai lavoratori di una sempre maggiore specializzazione e forte orientamento verso i risultati. Questa dinamica tende, indubbiamente, a tirare fuori il meglio delle energie lavorative dei dipendenti, ma anche a caricare gli stessi di un forte stress legato alle responsabilità cui fare fronte, ai risultati sempre crescenti da raggiungere, alla velocità nel lavoro, alla disponibilità da assicurare, etc.

Tutto ciò tende a far diventare il lavoro una dimensione assorbente, che risucchia l’intera esistenza della persona e marginalizza tutto ciò che non è lavoro: la vita privata, i propri hobbies, gli affetti, etc.

Prima di parlare dello stress lavoro correlato è bene chiarire cosa significa stress. Si tratta di uno stato, che è accompagnato da malessere e disfunzioni psico-fisiche, relazionali sociali, che deriva dal fatto che la persona non si sente in grado di affrontare e superare le aspettative riposte nei suoi confronti.

Tornando agli ambienti di lavoro, lo stress lavoro correlato si ha quando il dipendente si sente schiacciato da una mole di responsabilità, aspettative, obiettivi, adempimenti che non si è in grado di fronteggiare.

Una dose accettabile di stress è fisiologica e non lede la salute. Se, però, l’esposizione allo stress è eccessiva ed è troppo prolungata nel tempo può comportare rischi per la salute dell’individuo, sia di tipo psicologico che fisico, finendo per ridurre l’efficienza sul lavoro (assenze per malattia, etc.).

Stress lavoro correlato: cosa deve fare il datore di lavoro?

Come abbiamo detto, l’azienda deve tutelare i dipendenti nei confronti di tutti i rischi che possono derivare dal lavoro per la loro salute fisica e psichica.

Anche lo stress lavoro correlato, dunque, per espressa disposizione di legge [3], deve essere valutato dal datore di lavoro nel processo di valutazione dei rischi.

In particolare, a decorrere dal gennaio 2011, è obbligatorio per tutte le aziende italiane effettuare la valutazione del rischio da stress lavoro correlato.

Successivamente, la Commissione consultiva permanente ha chiarito quali sono le tempistiche da rispettare nella valutazione del rischio da stress lavoro correlato ed ha imposto l’obbligo per i datori di lavoro di ripetere la valutazione di questo rischio con una frequenza non inferiore ai tre anni, a meno che gli esisti delle valutazioni precedenti non rendano necessario accorciare i tempi e adottare provvedimenti più restrittivi.

Nella valutazione del rischio da stress lavoro correlato, il datore di lavoro deve tenere conto di alcune informazioni.

Le principali fonti di stress lavoro correlato sono:

  • orari di lavoro troppo pesanti;
  • lavoro su turni;
  • carichi di lavoro eccessivi;
  • inadeguata organizzazione del lavoro rispetto alle competenze professionali;
  • carenze infrastrutturali del luogo di lavoro (insufficiente illuminazione, temperature disagevoli, ridotte condizioni igieniche, spazi troppo angusti).

Stress lavoro correlato: chi colpisce?

Gli studi evidenziano che le categorie professionali maggiormente interessate dallo stress lavoro correlato sono le seguenti:

  • personale medico;
  • personale infermieristico ed altre professioni sanitarie;
  • personale della sicurezza e di polizia;
  • assistenti sociali;
  • insegnanti.

Ovviamente, si tratta solo di un elenco con valore statistico. La valutazione dello stress lavoro correlato, infatti, prescinde dalla categoria professionale cui si appartiene.

Per una corretta valutazione dello stress lavoro correlato nella propria azienda, il datore di lavoro può adottare un questionario-tipo che rilevi le seguenti informazioni:

  • informazioni aziendali: dati sulle assenze, richieste di cambiamento delle proprie mansioni, numero di dimissioni;
  • informazioni sul personale: mansioni, tipologia di contratto, orario di lavoro, rapporti interpersonali tra colleghi (presenza di conflitti, litigi, etc.);
  • informazioni relative agli ambienti di lavoro: livello di illuminazione, igiene, temperature, spazi.

Se da questa check-list emerge un risultato negativo, ossia emergono dei rischi di stress lavoro correlato, l’azienda deve correre ai ripari ed adottare misure di prevenzione.

Stress lavoro correlato: quali tutele?

Se pensi di essere colpito da stress lavoro correlato puoi chiedere all’azienda il risarcimento del danno da stress lavoro correlato.

Come recentemente ribadito dalla Cassazione [4], il risarcimento del danno da stress lavoro correlato fa parte della categoria unitaria del danno non patrimoniale causato da inadempimento contrattuale e, in linea generale, la sua risarcibilità presuppone la sussistenza di un pregiudizio concreto sofferto dal titolare dell’interesse leso, sul quale grava l’onere della relativa allegazione e prova, anche attraverso presunzioni semplici.

Non è, dunque, automatico che allo stress lavoro correlato segua il risarcimento del danno da parte dell’azienda.

Il diritto del lavoratore al risarcimento del danno da stress lavoro correlato presuppone che siano presenti tre condizioni:

  • una condotta censurabile del datore di lavoro, ossia, un inadempimento contrattuale da parte dell’azienda;
  • un danno medicalmente accertabile;
  • il nesso di causalità tra la condotta censurabile e il danno.

Per quanto concerne la condotta censurabile del datore di lavoro, questa è presente ogni volta in cui si dimostra che l’azienda non ha assolto correttamente al proprio obbligo di sicurezza, ossia l’onere di adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

Avremo una condotta datoriale censurabile, ad esempio, se:

  • l’azienda non ha adottato il Dvr;
  • il Dvr adottato non contempla i rischi da stress lavoro correlato;
  • il Dvr evidenzia dei rischi da stress lavoro correlato ma il datore di lavoro non ha adottato alcun conseguente mezzo di prevenzione;
  • il datore di lavoro ha determinato la situazione stressogena, ad esempio sovraccaricando il dipendente, imponendo orari eccessivi, etc.

Per quanto concerne i danni medicalmente accertabili, occorre considerare che lo stress prolungato può determinare lesioni al fisico ed alla psiche, accertabili dai medici come, ad esempio:

  • malattie a base organica (infarti o altre patologie dell’apparato cardiovascolare);
  • malattie del sistema immunitario o gastrointestinale;
  • malattie neurologiche e psichiche.

Se pensi di essere vittima da stress lavoro correlato e ritieni che il datore di lavoro abbia commesso una condotta scorretta, puoi chiedere sia il risarcimento del danno biologico, ossia il danno causato dalle problematiche di salute psico-fisica determinate dallo stress, sia il danno non patrimoniale alla vita relazionale se, ad esempio, lo stress lavoro correlato ha modificato le tue relazioni sociali e affettive.

Per agire, occorre rivolgersi ad un avvocato e presentare un ricorso al giudice del lavoro.


note

[1] Art. 2087 cod. civ.

[2] D. Lgs. n. 81/2008.

[3] Art. 28 co. 1-bis, D. Lgs. n. 81/2008.

[4] Cass. sent. n. 5590 del 22.03.2016.


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