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Concorsi pubblici: come dimostrare manomissione test?

28 Settembre 2019
Concorsi pubblici: come dimostrare manomissione test?

Ho partecipato a due concorsi pubblici. In entrambi i casi, è successo qualcosa di molto strano, in quanto ricordo bene di aver dato alcune risposte esatte, ma nei risultati le stesse risultavano errate perché risultava l’annerimento  di un’altra lettera che ovviamente era quella sbagliata. Intanto vorrei capire come questa situazione sia possibile e se per il futuro posso cautelarmi in qualche modo. Dal punto di vista legale cosa consigliate?

Quanto accaduto è da considerarsi molto grave, trattandosi di concorsi pubblici e, quindi, di posti di lavoro messi a disposizione dallo Stato.

Ovviamente, il più grosso problema è quello di dimostrare il concorso truccato, posto che, secondo la giurisprudenza amministrativa, ogni contestazione del concorrente, volta ad ipotizzare una possibile manomissione o esposizione a manomissione dei plichi, idonea ad introdurre una irregolarità del procedimento di selezione del contraente, deve essere suffragata da circostanze ed elementi che, su un piano di effettività e di efficienza causale, abbiano inciso sull’esito del concorso. Dunque, può configurarsi un vizio invalidante dell’intera procedura qualora sia positivamente provato, o quanto meno vi siano seri indizi, che le carte siano state manipolate negli intervalli fra un’operazione e l’altra (T.A.R. Abruzzo L’Aquila, sez. I, 02/01/2017, n. 2).

Nel Suo caso, ad esempio, occorrerebbe dimostrare l’esistenza di manomissioni nella busta, atte a configurare uno scambio di test. Se Lei riferisce che non esistono cancellature, essendo presente proprio un’altra risposta, allora – senza ombra di dubbio – è stato fatto un abbinamento sbagliato (con mala fede o no, non è dato saperlo).

Infatti, nei concorsi pubblici, ogni busta consegnata, con all’interno il test eseguito, ha un codice che, poi, andrà ad essere abbinato al nome e cognome del singolo candidato. In questo modo la correzione si rende anonima, per poi essere svelata l’identità del candidato all’esito del punteggio.

Se il timore è quello di aver subìto uno scambio di test, per il futuro, potrebbe essere utile segnarsi il codice indicato nel proprio test (magari confrontandosi con i candidati seduti a fianco, potenziali testimoni in un futuro giudizio), al fine di poter verificare, successivamente, con un accesso agli atti, se il codice sia o meno lo stesso o se, invece, sia stato alterato, o scambiato con altro compito.

Solo in questo caso si avrebbero degli elementi indiziari tali da poter dimostrare le proprie ragioni. Il rischio, in mancanza, è quello di subire oltre il danno (non aver vinto il concorso), anche la beffa (aver sostenuto spese legali di un giudizio, senza esiti positivi).

Se Lei ha elementi a sufficienza per poter dimostrare questa ingiustizia (codice non corrispondente, busta manomessa, correzioni mai effettuate, candidati testimoni) allora potrebbe per l’ultimo concorso espletato presentare un ricorso, tramite legale, al tribunale amministrativo regionale competente.

Questo ricorso, tuttavia, ha una scadenza: infatti, deve essere presentato entro sessanta giorni dalla trasmissione del provvedimento con il quale Le hanno comunicato di non aver vinto il concorso. Se già questi termini sono spirati, allora non potrà fare nulla per il passato, ma avrà elementi a sufficienza per i prossimi concorsi, al fine di poter tutelare la Sua posizione di partecipante al concorso.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla


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