Arriva la nuova tassa sulla plastica

27 Settembre 2019 | Autore:
Arriva la nuova tassa sulla plastica

Colpirà bottiglie, imballaggi e contenitori in plastica di generi alimentari. Dovranno pagarla i produttori, ma si teme che sarà scaricata sui consumatori.

I tecnici del Mef, il ministero dell’Economia e finanze, sono al lavoro per inserire nella manovra finanziaria una nuova tassa sulla plastica. Il prelievo andrà a colpire le bottiglie, gli imballaggi di plastica e tutte le confezioni dei prodotti alimentari.

L’importo sarà commisurato sulla quantità: si tratterebbe – secondo quanto anticipa il Sole 24Ore – di 20 centesimi per ogni chilo di plastica, da porre a carico dei produttori o degli importatori di questi materiali. È facile, però, prevedere che si tradurrà in un corrispondente aumento dei prezzi di vendita; così, alla fine, il conto alla cassa lo salderà il consumatore finale.

La nuova tassa “green”, per difendere l’ambiente, arriva subito dopo la sfida lanciata da Greta all’Onu per difendere la salute del clima mondiale. Tramonta quindi l’ipotesi estemporanea della tassa sulle merendine e arriva quella, che sembra più seria e concretamente praticabile, della tassa sulle confezioni in plastica di qualsiasi genere.

Sarà un misto tra un’imposta di consumo e una tassa di scopo, commisurata alle quantità di plastica prodotte e stabilita per scoraggiare gli imballaggi e le confezioni non biodegradabili.

L’effetto finale dovrebbe essere quello di ridurre la produzione di plastica facendo pagare più cari i prodotti confezionati in questo modo e così disincentivandone l’acquisto in favore di produzioni più rispettose dell’ambiente. I consumatori impareranno che le confezioni in plastica costano di più e dovrebbero indirizzarsi verso altre forme di confezionamento, ma dovrà essere l’industria alimentare a proporle.

Per la nuova tassa sulla plastica, il cammino è ancora all’inizio: la bozza della legge di bilancio dovrà essere pronta per la presentazione entro il 15 ottobre, ci sono quindi ancora più di due settimane per predisporre il tutto a cura dei tecnici del Mef che dovranno stabilire tutti i dettagli e proporli al Consiglio dei ministri.

Intanto, però, il solco è tracciato: il governo vuole disincentivare la produzione e l’acquisto della plastica non biodegradabile, adeguandosi alla tendenza in atto a livello mondiale (la Germania, ad esempio, ha stanziato 100 miliardi di euro fino al 2030 per la salvaguardia del clima) che sta diffondendo misure di questo tipo.

C’è da credere, quindi, che la tassa sulla plastica vedrà la luce, perché corrisponde alla sensibilità ambientale del M5S e del Pd e non contrasta troppo con la promessa del governo di non alzare la pressione fiscale.

Si spera, però, di trovare il modo che non siano i cittadini, alla fine, a pagare il conto di questa nuova imposizione, magari introducendo forme di incentivo per chi sceglierà prodotti confezionati in imballaggi diversi dalla plastica; ma questo capitolo è ancora tutto da scrivere e, intanto, si parte dalle tasse, l’arma immediata e sempre disponibile per fronteggiare le esigenze finanziarie.



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