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Cosa non può essere pignorato

27 Settembre 2019
Cosa non può essere pignorato

Esecuzione forzata: su quali beni si può estendere il pignoramento del creditore. La prima casa, lo stipendio, la pensione, il conto in banca, i sussidi di disoccupazione e ai poveri.

La legge fissa dei limiti al pignoramento: limiti in parte derivanti dalle condizioni economiche del debitore (ad esempio la pensione sotto il minimo vitale), per tutelarne la dignità e il diritto alla sopravvivenza, ed in parte derivanti dalla particolare natura del bene, a prescindere dal reddito del titolare (ad esempio, il tavolo da pranzo, il frigorifero, la fede nuziale, ecc.).

Le disposizioni di legge che stabiliscono cosa non può essere pignorato non si trovano solo all’interno del Codice di procedura civile, ma in una serie di norme speciali che non è facile conoscere se non si è esperti del settore. Ecco perché abbiamo voluto affrontare l’argomento in un’unica guida, in modo da comprendere quali oggetti, quali crediti, quali conti correnti, quali veicoli, quali immobili il creditore può pignorare e quali, invece, non può toccare nell’ambito di una procedura di esecuzione forzata.

Una volta individuato cosa non può essere pignorato sarà possibile spiegare un’opposizione tutte le volte in cui il creditore non dovesse rispettare una delle seguenti norme, opposizione che non ha termini di scadenza se non la chiusura della procedura stessa.

Oggetti che non si possono pignorare

Nell’ambito del pignoramento mobiliare, l’ufficiale giudiziario si reca a casa del debitore per ricercare i beni mobili da pignorare: arredi, gioielli, mobili e altri oggetti anche se custoditi in armadi o casseforti.

L’ufficiale deve preferire i beni di immediato realizzo, quelli cioè che possono essere venduti più facilmente. Dovrà, a questo punto, preferire un quadro a un divano vecchio, un gioiello all’armadio dei vestiti, e così via.

Il Codice elenca una serie di beni che non possono essere pignorati nell’ambito del pignoramento mobiliare. Eccoli:

  • cose sacre o che servono ad esercitare il culto come statuette, crocifissi, ecc. salvo gli oggetti di valore economico particolarmente elevato, da trascendere le finalità religiose (si pensi a un crocifisso tutto in oro);
  • anello nuziale;
  • vestiti e biancheria;
  • letti;
  • tavoli e sedie necessari per consumare i pasti;
  • armadi, cassettoni;
  • frigorifero;
  • stufe;
  • fornelli da cucina (sia a gas che elettrici);
  • lavatrice;
  • utensili di casa e cucina con il relativo mobile che li contiene in quanto indispensabili al debitore e alla sua famiglia per vivere. Restano pignorabili invece i mobili (tranne i letti) di grande valore economico per via del loro pregio artistico o di antiquariato;
  • commestibili e combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e della sua famiglia;
  • armi e tutte le cose che il debitore ha l’obbligo di detenere per ragioni di pubblico servizio;
  • decorazioni al valore;
  • lettere;
  • registri;
  • scritti di famiglia in generale, oltre ai manoscritti, a meno che non facciano parte di una collezione;
  • gli animali da compagnia tenuti in casa o in altri luoghi di proprietà del debitore, senza fini produttivi, alimentari o commerciali;
  • gli animali utilizzati a fini terapeutici o di assistenza per il debitore o per i suoi familiari.

Pignoramento di oggetti e strumenti per il lavoro

Per quanto riguarda gli oggetti, gli strumenti e i libri che sono necessari per esercitare la professione, l’arte o il mestiere, questi possono essere pignorati solo se il debitore non ha altri beni pignorabili e, comunque, entro massimo un quinto del loro valore (significa che, in caso di vendita all’asta dei suddetti beni, i quattro quinti del ricavato vanno restituiti al debitore). Questa disposizione fa sì che il pignoramento di oggetti e strumenti per il lavoro non venga quasi mai attuato.

Per quanto riguarda gli oggetti che servono per coltivare la terra, questi sono pignorati solo in mancanza di altri beni mobili. Il debitore, però, può chiedere una speciale esenzione al giudice.

Pignoramento di stipendi 

Per quanto riguarda i redditi da lavoro autonomo, professionale o imprenditoriale questi sono interamente pignorabili. Così come pignorabile per intero è il relativo conto corrente del debitore.

Fanno eccezione, però, i redditi dei lavoratori subordinati e degli agenti di commercio. In tali ipotesi infatti lo stipendio può essere pignorato non più di un quinto al mese.

Se il creditore è l’Agente per la Riscossione Esattoriale (Agenzia Entrate Riscossione o qualsiasi altra società locale), il limite è:

  • un decimo, se lo stipendio non supera 2.500 euro mensili;
  • un settimo, se lo stipendio supera 2.500 euro ma non 5.000 euro mensili;
  • un quinto, se lo stipendio supera 5.000 euro mensili.

Queste stesse regole si applicano anche nel caso in cui lo stipendio venga erogato direttamente sul conto corrente del lavoratore dipendente: ad ogni mensilità, la banca tratterrà il quinto da versare al creditore dietro ordine del giudice. Ma con un’ulteriore limitazione riguardante i risparmi che già si trovano depositati sul conto al momento della notifica del pignoramento: questi possono essere pignorati solo per la misura che eccede il triplo dell’assegno sociale.

L’assegno sociale viene determinato annualmente dall’Inps. Attualmente, l’importo dell’assegno sociale è di euro 458,00 al mese. Per cui, il triplo è pari a 1374 euro. Per cui, se alla data della notifica dell’atto di pignoramento, non hai sul conto corrente un importo superiore a 1.374 euro i risparmi non ti saranno pignorati (resteranno pignorabili le mensilità successivamente accreditate, entro i limiti predetti). Viceversa, se hai un importo superiore a 1.374 euro, può essere pignorata solo l’eccedenza rispetto a quest’ultima soglia. Ad esempio, se sul conto hai 2.000 euro, al creditore va la differenza tra 2.000 e 1.374 euro, ossia 626 euro. Il residuo resta sul conto corrente a tua disposizione.

In sintesi, solo per il conto del lavoratore dipendente valgono le seguenti regole:

  • i risparmi non sono pignorabili se non superano il triplo dell’assegno sociale; se lo superano, si può pignorare solo l’eccedenza;
  • le mensilità di volta in volta accreditate possono essere pignorate fino a massimo un quinto.

Se pende più di un pignoramento sul medesimo stipendio, la regola è la seguente:

  • se le cause del pignoramento sono identiche, il pignoramento successivo si accoda a quello anteriore; per cui, solo una volta estinto completamente il primo debito, si passa a versare il quinto dello stipendio al nuovo creditore. Il debitore, quindi, subirà una sola trattenuta di un quinto per volta;
  • se le cause del pignoramento sono differenti, possono essere pignorati più “quinti” dello stesso stipendio, ma entro il limite massimo della metà. Lo stipendio cioè non può scendere di oltre il 50%.

Quando si parla di «cause del pignoramento» ci si riferisce alla natura del credito. Esistono tre categorie di pignoramenti:

  • quelli per debiti derivanti da imposte, dovuti quindi agli Agenti della Riscossione;
  • quelli per cause alimentari, dovuti ad esempio all’ex moglie o ai figli;
  • tutti gli altri, dovuti ad esempio alla banca, alla finanziaria, a un privato, al condominio, al locatore, a un fornitore, ecc.

Ad esempio, se una persona ha un debito con l’ex coniuge e con un fornitore potrà subire due trattenute di un quinto sullo stipendio; invece, se ha un debito con una banca e uno con il padrone di casa non potrà scontare più di una trattenuta per volta.

Pignoramenti di pensioni e sussidi

In linea generale, il pignoramento della pensione segue una regola simile a quella dello stipendio, con questa particolarità. Se il pignoramento avviene direttamente all’Inps, per calcolare il quinto pignorabile non si prende a riferimento il netto della pensione, ma da questo va prima detratto il cosiddetto minimo vitale, una somma cioè che serve all’anziano per vivere. Il minimo vitale è pari a una volta e mezzo l’assegno sociale, attualmente pari a 672,10 euro. Si prende, quindi, l’importo dell’assegno sociale, lo si moltiplica per 1,5 e il risultato viene sottratto alla pensione. La somma che ne deriva potrà essere pignorata non oltre un quinto.

Ad esempio, se il pensionato prende mille euro al mese, il quinto pignorabile si calcola su 1.000 – 672,10, ossia 327,90 euro. La trattenuta mensile sarà quindi pari a 65,58 euro.

Anche qui, se il creditore è l’Agente della Riscossione, valgono i limiti indicati per il pignoramento dello stipendio: un decimo se la mensilità non supera 2.500 euro, un settimo se non supera 5.000 euro, un quinto se supera 5.000 euro.

Non sono pignorabili gli assegni e le pensioni agli invalidi e le pensioni sociali, i sussidi di maternità e per malattie e soprattutto «i sussidi di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri». La legge si guarda bene dal chiamare per nome tali sussidi visto che, nella storia del nostro Paese, hanno avuto nomi diversi. Ad esempio, non era pignorabile il Rei, il reddito di inclusione che il Reddito di cittadinanza ha soppiantato. Allo stesso modo, non sono pignorabili l’assegno sociale.

Al contrario, è pignorabile la Naspi, ossia l’assegno di disoccupazione in quanto sostituto del reddito, così come lo è la cassa integrazione.

Non sono neanche pignorabili eventuali sussidi per i poveri garantiti dal Comune per il sostegno degli affitti.

Anche l’indennità di mobilità è impignorabile in quanto ha natura di sussidio.

Al contrario, l’indennità di cassa integrazione è pignorabile perché sostituire lo stipendio.

Pignoramento di polizze assicurative

La legge prevede che le somme dovute dall’assicuratore al beneficiario non possano essere oggetto di azioni esecutive e, pertanto, suscettibili di pignoramento. La predetta disposizione normativa trova la sua giustificazione nell’esigenza di proteggere il valore della “previdenza”, e cioè nella necessità di tutelare la persona nell’età post lavorativa oppure, a seguito dell’evento morte, i familiari o le persone individuate quali beneficiari.

Dunque, non sono pignorabili le polizze sulla vita. Tutti i soldi che versi in un’assicurazione per garantire una rendita a chi ti succederà in caso di morte non può mai essere pignorata da nessun creditore, neanche dall’Agente della Riscossione.

La polizza “index linked” è un prodotto di natura finanziaria piuttosto che previdenziale. In sostanza, è più un investimento che uno strumento di tutela assicurativa; pertanto, secondo la giurisprudenza, può essere pignorato.

Affinché una polizza assicurativa posso essere definita di natura previdenziale è essenziale che garantisca almeno la restituzione del capitale, con un minimo di rendimento garantito. Se dalla lettura delle caratteristiche del prodotto, invece, emerge, piuttosto la natura finanziaria della polizza, poiché si leggono frasi del tipo « ……la polizza X non può definirsi come un prodotto a capitale garantito…..si tratta di un investimento rischioso….», allora siamo di fronte a una “index linked” ed è probabilmente pignorabile.

Pignoramento crediti alimentari

L’articolo 545 del Codice di procedura civile stabilisce che non si possono pignorare i crediti alimentari. Questi possono eccezionalmente essere pignorati solo per «cause di alimenti» e sempre previa autorizzazione del presidente del tribunale che ne stabilisce la quota massima.

Cosa sono i crediti alimentari? In verità, non tutti i commentatori sono d’accordo nell’individuare i confini di tale categoria. Sicuramente ci sono i cosiddetti alimenti ossia quelle somme che vanno versate ai familiari più stretti o al donante quando uno di questi versi in condizioni di estrema povertà tanto da essere a rischio la sua stessa sopravvivenza. Si pensi al caso del figlio che deve aiutare il genitore vecchio e malato o viceversa.

Secondo gran parte della giurisprudenza, vi rientra anche il mantenimento all’ex moglie o ai figli. C’è chi sposa una tesi intermedia e alla domanda «si può pignorare l’assegno di mantenimento» risponde nel seguente modo: solo laddove esso abbia in tutto, o anche in parte, natura “alimentare”, cioè sia destinato a soddisfare le esigenze di vita del beneficiario. L’assegno dell’ex coniuge è invece pignorabile se il beneficiario ha già modo di sopravvivere o comunque lo è nella parte che eccede lo stretto indispensabile per la sopravvivenza. In buona sostanza, se l’assegno di mantenimento è di svariate migliaia di euro si può pignorare.

In ogni caso, i crediti alimentari sono pignorabili solo nel caso in cui il creditore agisce, a sua volta, per un altro credito alimentare non corrisposto.

Pignoramento assegno familiari 

Anche gli assegni familiari non possono essere pignorati salvo, anche qui, nel caso in cui il creditore agisca, a sua volta, per un altro credito alimentare non corrisposto. Così, per esempio, il figlio potrebbe pignorare nei confronti del padre, inadempiente all’obbligo di versamento del mantenimento, gli assegni familiari che il datore di lavoro versa al genitore. In tutti gli altri casi, tali assegni non possono essere pignorati.

Pignoramento prima casa

La prima casa non può essere pignorata solo se il creditore è l’Agente per la Riscossione Esattoriale. Banche, finanziarie, condominio e qualsiasi altro creditore privato può pignorare la prima casa.

Affinché l’Esattore non possa pignorare la prima casa è necessario che quest’ultima sia:

  1. l’unico immobile di proprietà del debitore: se questi ha altri immobili, anche solo per quote o ricevuti in eredità o donazione, diventano tutti pignorabili, dal primo all’ultimo;
  2. non sia di lusso, ossia accatastato nella categorie A/1, A/8 e A/9;
  3. sia luogo di residenza del debitore;
  4. sia adibito a civile abitazione.

Se manca anche uno solo di tali presupposti, l’immobile è pignorabile.



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