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Di Maio sempre più attaccato sul mandato

27 Settembre 2019
Di Maio sempre più attaccato sul mandato

A causa del vincolo di mandato, il leader del M5s doveva già tornare a casa: le critiche di Enrico Rossi.

Non ci sono solo i suoi compagni di partito a tentare di rimuoverlo. Anche i partner del Governo se la prendono con Di Maio. Le polemiche sono iniziate oggi già in prima mattina. A parlare sono stati Andrea Orlando ed Enrico Rossi. Il tema – come vedremo a breve – è il vincolo del mandato e il rispetto della Costituzione che, a detta dei politici, il capo del Movimento non rispetterebbe.

Lo stesso Corriere della Sera, in un articolo di ieri, titolava «Grillo lascia solo Di Maio: i silenzi, i post e le battute per minare il leader». L’inizio dei rapporti tra i due non fu dei migliori: «Vi presento un aspirante deputatino…» disse il comico quando, il 25 gennaio del 2013, a solo un mese alle elezioni politiche che avrebbero cambiato per sempre M5S, sul palco di Pomigliano d’Arco presentò Luigi Di Maio che nessuno, prima d’allora, aveva mai visto.

Grillo è sempre stato contrario al matrimonio di interessi con la Lega. Da allora, dopo una breve tregua, ogni giorno ha la sua pena per Luigi Di Maio.

Ora, Giggino, però, se la deve vedere coi suoi compagni di partito che, se anche all’80% ne hanno riconfermato la leadership, non perdono occasione per lanciare provocazioni e insinuare scissioni interne.

«La Costituzione è una Carta sacra, che non si scrive a seconda delle ragioni contingenti di questa o quella forza politica…». Ospite di Skytg24, Andrea Orlando, vicesegretario Pd, commenta così le parole di Luigi Di Maio che è tornato a parlare di applicazione del vincolo di mandato. Va bene, secondo Orlando, confrontarsi e pensare a meccanismi «per disincentivare il trasformismo, magari guardando ai regolamenti parlamentari, ma non sono convinto che per lo scontento di una singola forza per un fenomeno che, in quel singolo momento, la colpisce, si possa riscrivere la Costituzione, scritta perché non ci fossero in Parlamento marionette manovrabili dall’esterno».

«Chi giura sulla Costituzione per fare il ministro deve conoscerla e rispettarla. Di Maio vuole introdurre il vincolo di mandato perché i suoi lo contestano e teme di perdere altri pezzi della forza politica di cui è il ‘capo’. Il vincolo di mandato è tipico delle dittature, in Italia lo introdusse il Duce, e non esiste nelle democrazie liberali. D’altra parte, se ci fosse stato il vincolo di mandato, il primo a dovere andare a casa sarebbe proprio Di Maio che in campagna elettorale ha detto che si sarebbe alleato con una forza politica, poi invece si è messo insieme alla Lega, quindi ha cambiato alleanze ed è andato con il Pd e con Leu». Lo afferma il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi (Pd), commentando l’ipotesi proposta del capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, di introdurre il vincolo di mandato per i parlamentari.

«Di Maio, che per diventare due volte ministro ha già giurato due volte sulla Costituzione, quando avrà tempo, si legga l’articolo 67 che dice che ‘ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato’. In Costituzione non si cita mai la piattaforma Rousseau né si usa l’espressione ‘capo politico», conclude il presidente Rossi.



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