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Che cos’è l’inflazione?

28 Ottobre 2019 | Autore:
Che cos’è l’inflazione?

Perché c’è una variazione al rialzo dei prezzi al consumo? E quali sono le conseguenze nel quotidiano? Che cos’è indice armonizzato?

Chissà quante volte avrai sentito parlare di lei. Si spende di più al supermercato? «Colpa dell’inflazione». Si fa fatica ad arrivare alla fine del mese? «Colpa dell’inflazione». Il costo della vita è aumentato? «Colpa dell’inflazione». Si può dire che, insieme allo spread, è il capro espiatorio di tutti i mali del tuo portafoglio. Ma hai un’idea ben precisa di che cos’è l’inflazione? Che succede all’economia di un Paese e, di conseguenza, al tuo bilancio familiare quando sale o quando scende?

La parola inflazione arriva da un termine latino, inflatio, che significa gonfiamento. In ambito economico, infatti, si riferisce all’aumento prolungato del livello medio generale dei prezzi al consumo. Ne consegue un deprezzamento della moneta. Come risulta ovvio, infatti, se i prezzi aumentano, un euro servirà a comprare meno cose e per comprare la stessa cosa ci vorranno più soldi. A ciò si aggiunge il fatto che il tuo stipendio resta sempre lo stesso, cioè non segue di pari passo l’andamento del costo della vita. Ecco perché quando aumenta l’inflazione diminuisce il potere d’acquisto dei consumatori.

Questa è solo una delle conseguenze di una variazione al rialzo dell’inflazione ma, a cascata, ce ne sono altre, come vedremo tra poco. Questo indice si misura su base mensile e su base annua. E non sempre viene vista come un dato negativo: c’è chi ritiene che mantenere un certo tasso di inflazione aiuti ad avere un’economia più florida senza svalutare troppo la moneta.

Ma vediamo una cosa alla volta e mettiamo insieme gli elementi necessari a capire che cos’è l’inflazione e come incide sulla vita quotidiana dei consumatori.

Inflazione: che cos’è?

Quando si parla di inflazione, dunque, si fa riferimento ad un aumento sostenuto del livello generale dei prezzi di un bene o di un servizio: un chilo di mele, un pacchetto di caramelle, la bolletta della luce. Come si diceva poco fa, se l’inflazione aumenta si riesce a comprare meno cose con lo stesso denaro, il che si traduce in una diminuzione del valore dei soldi, cioè del potere di acquisto.

Questo perché il valore di una qualsiasi moneta (nel nostro caso, l’euro) si misura in base a ciò che si può acquistare in un determinato periodo di tempo. Per esempio, se l’inflazione aumenta in un anno del 3% (percentuale a caso), se prima un chilo di mele ti costava 1 euro adesso ti costerà 1 euro e 3 centesimi.

Ne consegue che l’inflazione indica, da una parte, la variazione dei prezzi al consumo e, dall’altra, il valore della moneta.

Tuttavia, non sempre l’aumento dei prezzi è legato all’inflazione. Ci sono delle circostanze che possono far diventare un prodotto più o meno caro indipendentemente dall’andamento di quel tasso. Ad esempio, una stagione particolarmente sfortunata da un punto di vista meteorologico può comportare un aumento del prezzo di frutta, verdura e vino. Oppure, le tensioni internazionali tra Occidente e Paesi arabi possono avere delle ripercussioni sul prezzo del petrolio e, di conseguenza, sul pieno di carburante.

Inflazione: come viene misurata?

Il tasso di inflazione viene misurato su base mensile e su base annua. Significa che si tiene conto della variazione dei prezzi rispetto al mese precedente e rispetto allo stesso mese dell’anno passato.

La rilevazione è a carico dell’Istat, cioè del nostro istituto di statistica, attraverso il cosiddetto «paniere», cioè l’insieme dei beni e dei servizi monitorati nelle varie categorie. Si tratta, dopo l’ultimo aggiornamento del 2019 (il paniere viene modificato ogni anno), di 1.507 prodotti elementari raggruppati in 922 prodotti, a loro volta raccolti in 407 aggregati. L’aggiornamento tiene conto dei cambiamenti di abitudine di spesa delle famiglie e dell’evoluzione di norme e classificazioni.

Giusto per fare qualche esempio, nell’ultimo paniere Istat sono stati introdotti i frutti di bosco e lo zenzero tra i beni alimentari, la bicicletta elettrica e lo scooter sharing nei trasporti, la cuffia con microfono, l’hoverboard e l’abbonamento alla web tv. Ma ci sono anche il talovo, la sedia ed il mobile da esterno, i pannoloni e la traversa salvaletto ed i prezzi dell’energia elettrica del mercato libero.

Il meccanismo per rilevare la variazione dei prezzi è talmente semplice che può sembrare addirittura banale: l’Istat contatta periodicamente una serie di fornitori di servizi, di negozi e di professionisti e chiede loro i prezzi dei prodotti e dei servizi contenuti nel paniere, dopo di che fa un confronto con il mese precedente e con lo stesso periodo dell’anno prima.

Per misurare l’inflazione si tiene conto, sostanzialmente, di tre elementi:

  • l’indice dei prezzi al consumo (l’Ipc), che sono quelli che pagano i cittadini per comprare un prodotto o un servizio;
  • l’indice dei prezzi alla produzione (l’Ipp), che rivela la variazione dei prezzi di vendita da parte dei produttori;
  • il deflatore del Pil, che converte il prodotto interno lordo nominale in Pil reale.

Inflazione: quali tipi ci sono?

Non esiste solo un tipo di inflazione, o meglio: il concetto è sempre quello ma cambia il termine usato a seconda dei prodotti e del tasso. Possiamo trovare, infatti:

  • l’inflazione crescente, cioè quella superiore al target previsto dalla Banca centrale europea;
  • l’inflazione galoppante, chiamata così quando il tasso è compreso tra il 10% e il 20% e mette in seria difficoltà le fasce di popolazione con un reddito più modesto, che vedono schizzare i prezzi e fanno fatica ad effettuare degli acquisti;
  • l’iperinflazione, che raggiunge livelli drammatici (oltre il 50%) e che può gettare nel caos l’economia di un Paese portandola non in recessione ma in depressione.

Inflazione: perché esiste?

Ma perché esiste l’inflazione, cioè perché i prezzi aumentano mentre gli stipendi restano quelli che sono? Uno dei motivi può essere l’aumento della domanda dei beni e dei servizi tenuti sotto osservazione. Se, per fare un esempio estremamente semplice, i consumatori chiedono 100 prodotti ma ce ne sono a disposizione soltanto 60, quei prodotti aumentano di valore. In sostanza, il prezzo sale quando la domanda supera l’offerta.

Altra ragione per cui c’è l’inflazione è il costo della produzione. Se il venditore finale deve pagare di più un prodotto o un servizio al produttore, inevitabilmente il consumatore si troverà a sua volta a pagarlo di più.

C’è, infine, un altro fattore legato a quello che abbiamo appena spiegato ma che riguarda la moneta: il rapporto tra offerta e domanda. Abbiamo detto che se la domanda supera l’offerta, i prodotti guadagnano di valore, mentre se succede il contrario, cioè se l’offerta supera la domanda, il valore di quel prodotto diminuisce. Bene, lo stesso succede con i soldi Se c’è un eccesso di offerta, il valore della moneta scende e, di conseguenza, beni e servizi costano di più.

Inflazione: quali conseguenze per l’economia reale?

Dire che l’inflazione è un elemento negativo per tutti sarebbe impreciso: c’è chi ci guadagna e chi ci perde. Le conseguenze di una variazione dei prezzi al rialzo possono essere relativamente limitate se l’aumento arriva entro i limiti ed i tempi attesi da chi muove l’economia, in particolare banche e aziende.

Nel settore del credito, ad esempio, un debitore ci potrebbe guadagnare con l’aumento dell’inflazione: il costo del denaro che mensilmente versa alla banca, infatti, diminuisce. Sarà meno contento il creditore, visto che i soldi che incassa hanno un valore più ridotto.

A perderci si sono, però altre categorie. Ad esempio, i risparmiatori si ritrovano a mettere via dei soldi che valgono di meno. O i lavoratori dipendenti, che vedono salire il prezzo di beni e servizi ma non il loro stipendio, il che si traduce in una diminuzione del potere d’acquisto. E, a livello generale, si crea un livello di incertezza che finisce per colpire tutti quanti.

Non bisogna sottovalutare il danno che l’inflazione può generare nelle imprese: se il tasso in Italia è superiore a quello di altri Paesi, va a finire che le nostre aziende perdono di competitività all’estero.

Inflazione: che cos’è l’indice armonizzato?

Avrai forse sentito anche questo termine, quando senti o leggi le notizie economiche: l’indice armonizzato dei prezzi al consumo. Che cos’è? Se tratta di un valore che riguarda l’inflazione nell’area euro e che indica che tutti i Paesi dell’Eurozona adottano la stessa metodologia per misurare la variazione dei prezzi. Ciò consente di effettuare una migliore comparazione dei dati tra i vari Stati.

A tenere sott’occhio la situazione ci pensa la Banca centrale europea, che deve impegnarsi a mantenere la stabilità dei prezzi. Stabilità che per la banca di Francoforte si traduce in un tasso di inflazione su base annua misurato sull’indice armonizzato inferiore ma vicino al 2% a medio termine.

Per misurare lo Iapc vengono rilevati e registrati ogni mese in Eurolandia quasi 2 milioni di prezzi in oltre 200mila punti vendita di circa 1.600 città. Alle varie categorie di beni e di servizi viene assegnato un peso in base all’importanza che hanno nel bilancio familiare e alla quota di spesa di ogni singolo Paese rispetto al totale dell’area euro. Come l’Istat fa la rilevazione in Italia, in questo caso a monitorare l’Iapc ci pensa l’Eurostat, cioè l’ufficio statistico dell’Unione europea.



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