Detrazioni spese sanitarie in base al reddito: riforma in vista

27 Settembre 2019
Detrazioni spese sanitarie in base al reddito: riforma in vista

Le forti critiche alla nuova misura allo studio del ministero dell’Economia. Ecco perché si finisce per danneggiare i malati (seppur benestanti).

Ogni anno è la stessa storia. Ad agosto, quando si inizia a mettere mano alla Legge di Bilancio, si parla sempre di tax expenditures, ossia di una revisione generale delle detrazioni fiscali per razionalizzare il sistema e renderlo più equo. Di fatto, però, nessun partito è mai riuscito a mettere mano a questo delicato capitolo. Del resto, lo sanno anche i muri: se, in Italia, accordi un beneficio al popolo non puoi più toglierlo (salvo ovviamente rinunciare alla tua vita politica). Peraltro, è probabile che chi verrà dopo di te lo reintrodurrà.

Ebbene, anche quest’anno, da marzo ad agosto, si è parlato di revisione delle detrazioni fiscali per poi far calare di nuovo il silenzio. In extremis, però, è tornata a galla la possibilità di tagliare le detrazioni per le spese sanitarie in base al reddito del contribuente. È questa una delle ipotesi cui starebbero lavorando i tecnici dei ministeri economici in vista della nota di aggiornamento del Def.

Oggi, tutti i cittadini, a prescindere dal reddito, possono detrarre dalle tasse le spese per farmaci, esami diagnostici e visite mediche nei limiti del 19% con una franchigia di 129,11 euro. Allo studio, invece, c’è la possibilità di riconoscere il beneficio solo a chi rientra in determinati scaglioni di reddito. Quali siano questi scaglioni ancora non è dato sapere. Di certo, ci sarà chi non potrà più detrarre le spese per farmaci dalla dichiarazione dei redditi. È giusto? Si tenga conto che qui non è in gioco la tutela del povero dal ricco, ma del malato – e che spende di più in medicine – rispetto a chi è sano.

“Nelle settimane che precedono la messa a punto della manovra finanziaria, trapelano spesso provvedimenti di pura fantasia o di difficile attuazione, ma anche idee decisamente dannose. Fra queste ultime rientra la riduzione delle detrazioni Irpef delle spese sanitarie in base al reddito: verrebbero penalizzati non i più ricchi, ma i pochi contribuenti fedeli che dichiarano redditi medio-alti sui quali hanno già pagato contributi e versato le tasse”. Lo ha detto Mario Mantovani, presidente di Cida, la confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità, commentando una delle ipotesi cui starebbero lavorando i tecnici dei ministeri economici in vista della nota di aggiornamento del Def.

“Secondo il recente rapporto di Itinerari previdenziali sulle dichiarazioni fiscali, la spesa sanitaria pro-capite è pari a circa 1.880 euro all’anno e l’intero costo ricade sempre sui pochi contribuenti paganti. Gli attuali scaglioni di reddito sono viziati da una curva di aliquote che è sì progressiva, ma con un andamento piatto all’inizio e una brusca impennata subito dopo, a partire dai 35mila euro di reddito”, ha spiegato.

“Così si verifica – ha continuato Mantovani – che il 49% dei contribuenti italiani non risulta avere reddito e, quindi, è a carico della collettività, comprese le spese sanitarie e di welfare. Inoltre, mentre aumentano i contribuenti che presentano la dichiarazione, diminuiscono sia i soggetti realmente versanti, sia i redditi dichiarati; ma a fronte di un aumento di Pil e di occupazione (seppur modesti) e della stessa Irpef, se ne deve dedurre che i cittadini che pagano sono sempre di meno, ma pagano sempre di più. Inserire in questo quadro complessivo una riduzione delle detrazioni legate alle spese sanitarie in base al reddito – ha aggiunto il presidente di Cida – significa aumentare la sperequazione. Si punisce chi fa il proprio dovere di contribuente, e lo si fa colpendolo dove è più debole: cioè le spese per la propria salute e quella dei familiari”.

“Siamo consapevoli – ha aggiunto – che il sistema di welfare al quale siamo abituati sta diventando insostenibile, e che occorre mettere al più presto in atto azioni riformatrici; ma se si vuole mantenere un welfare che possa garantire anche in futuro la coesione sociale e la copertura dei più deboli, è fondamentale investire le poche risorse disponibili in ricerca, sviluppo e sostegno dell’occupazione. Occorre anche, da un lato, il monitoraggio delle entrate fiscali e segnatamente dell’Irpef e, dall’altro, un serrato controllo della spesa assistenziale”.

“Così come vanno evitate manovre fiscali spregiudicate, che possano incentivare elusioni ed evasione fiscale: l’eliminazione delle deduzioni e detrazioni, in un Paese come il nostro, infatti, è un potente ‘motore’ per produrre sommerso. Sarebbe preferibile costruire una banca dati nazionali dell’assistenza che consenta un controllo dell’enorme spesa sociale sostituendo controlli capillari all’inadeguato Isee che, lungi dal far emergere i redditi, ‘incentiva’ a dichiarare il meno possibile per beneficiare di una numerosissima serie di agevolazioni e benefici collegati al reddito”, ha concluso Mantovani.



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5 Commenti

  1. Assolutamente folle. Chi e’ più fedele e più contribuisce viene penalizzato e continuiamo a favorire quelli che dichiarano poco o nulla. La vera e sana progressivita’ ( pienamente costituzionale) si ottiene con aliquote non folli e con le DEDUZIONI ( cosi’ viene riconosciuto il merito di chi dichiara di più!

  2. Non poteva non essere in governo di…….. un PD che ha partorito i più grossi ASINI in economia politica , anche tecnici (che orrore!) ovviamente venduti. Dico greggi di governi che hanno avuto la capacità di disyruggere il tessuto economico italiano ed ad alzare la tassazione complessiva alle stelle, riusciti a svuotare l’Italia di giovani e anziani che vogliono vivere degnamente. Asini venduti che ancora continuano ad imporre governi non eletti ed a blasfemare sui diritti Di un popolo che non nominano neanche più. Marisa Lodato

  3. Bene ,ci faremo visite specialistiche in nero, questo e il sistema per incentivare a fare emergere il nero, ogni governo predica bene e rozzola male siamo alle solite…..

    1. Il cittadino cercherà di difendersi, e l’ unico modo per farlo sarà di evadere il più possibile. In sostanza più tu mi tassi, tanto più cercherò una via d’uscita, perchè è giusto pagare le tasse, ma non è giusto essere discriminati e strangolati.

  4. Mi chiedo se questi “laureati ” in economia hanno conseguito un qualsiasi titolo si studio nei sacchetti di patatine. Uno più sveglio dell’altro. Il cittadino che fino ad ora ha impostato la propria vita con la ragionevolezza “del buon padre di famiglia” ed ha insegnato ai propri figli ad essere onesti, sara’ giocoforza che insegni come “sopravvivere” alla nefandezza dei politici che con le loro leggi insensate fanno di tutto per distruggere il tessuto sui cui si basa la nostra economia . Sarà la corsa al santo più amato dagli italiani ” San Francesco”, ossia il santo del “senza fattura”. Quindi per bisogno lo si cercherà per sopravvivere . Cosa che anche oggi la si fa con gli artigiani, idraulico in primis.
    Dovrebbero incentivare invece le detrazioni su molti beni in modo che la gente possa scaricare il più possibile. In effetti se posso scaricare l’IVA e qualcosa in più su una fattura dell’ idraulico, cerco e pretendo la fattura. E’ vero che lo stato non incassa l’IVA, ma è vero anche che alla fine l’ idraulico dovrà pagare l’IRPEF e dichiarare tutti i redditi, quindi per differenza lo stato incasserà di più, cosa che non accadrebbe se il lavoro fosse fatto in nero. Quindi questi economisti dovrebbero andare a scuola di ” buon senso del padre di famiglia”.

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