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La disperata lettera di una ragazza sottoposta al programma di protezione: “Mi sento stanca di vivere”.

3 Dicembre 2011 | Autore:
La disperata lettera di una ragazza sottoposta al programma di protezione: “Mi sento stanca di vivere”.

Dopo aver letto il nostro articolo sulla storia di Rita Atria, una nostra lettrice, figlia di testimoni di giustizia, ci ha inviato questa lettera, autorizzandone la pubblicazione.

La lasciamo al commento dei vostri cuori, perché si possa sempre ricordare che tra noi ci sono angeli invisibili, che hanno combattuto per un mondo migliore.

Ciao Angelo, ho letto dal tuo sito la storia di Rita Atria, che già conoscevo, ma che ieri ha avuto un effetto nuovo…

Io non ci credo più nello Stato, non ci credo più… Sono stanca, sono passati tanti anni ed io sono ancora qui a cercare di riprendere in mano la mia vita che ormai mi sfugge sempre più.

Siamo stati sottoposti, con la mia famiglia, a visita psichiatrica per quantificare il nostro danno biologico. Ma ti rendi conto? dopo 14 anni di non vita, pure la visita psichiatrica mi devono fare? Dopo che hanno distrutto la mia vita e quella dei miei fratelli, dopo questa guerra di nervi?

Sono esausta, mi sento stanca di vivere, non credo più in niente. Mi sembra passata una vita da quando credevo nella giustizia.

La nostra è una storia irreale, infinita, ingiusta. E non posso raccontarti passo passo come, giorno dopo giorno, hanno logorato la mia speranza, la mia voglia di vivere perchè ne uscirebbe un libro. Ma credimi sono esausta…

La Calabria non sarà mai diversa perchè allontana i suoi figli che lo Stato prontamente contribuisce ad uccidere in una estenuante danza sull’orlo del baratro della tua mente…

È una morte interiore lenta, subdola, inesorabile…

All’inizio ti ripeti “Ce la faccio, io ce la faccio, tanto finisce presto.” Ma poi, quando ti rendi che non è così, è troppo tardi per pensare. Ormai ti rendi conto che ci sono solo le macerie della tua stanchezza e ti dici che forse era meglio tacere, era meglio se i tuoi genitori tacevano e non immolavano le proprie vite e quelle dei figli sull’altare della legalità: un altare spoglio di concretezza e speranza, pieno solo di dolore, morti e bugie…

Scusa lo sfogo, ma penso tu possa capirmi…

Ti racconto un episodio. Mia madre in passato è stata male, e mio fratello che non è sottoposto al programma è andato a trovarla. Il N.O.P. (Nuclei di Protezione, N.d..r.) l’ha visto ed ha avuto il barbaro coraggio di diffidare mia madre dall’ospitare suo figlio. Ma ti rendi conto?!? Il Servizio Centrale ha diffidato una madre dall’ospitare il figlio nella propria casa…e questo è solo un episodio di mille!

La legge è pessima, ma la cosa peggiore è l’ignoranza e l’insofferenza di chi ogni giorno si rapporta con noi. È una guerra di nervi sul baratro della tua mente.  Mantenere la lucidità non è facile. Non ti nascondo che, dopo tutto questo tempo, anch’io faccio fatica. Vorrei solo che tutta questa storia non fosse mai iniziata. È troppo alto il prezzo, davvero troppo alto…

P.s.: ti chiedo di leggere una lettera alla società civile che ho scritto quando avevo 18 anni, cioè solo 5 anni fa. Mi sembra una vita. Oggi, alla luce di questi ulteriori 5 anni di programma di protezione, non riscriverei queste cose, perchè non ci credo più.

Questa la lettera:

Cara società civile, 
questa mia non vuole essere una delle tante già scritte, non vuole essere il solito effluvio di belle parole che va ad un unirsi alla moltitudine e non vuole essere neanche un attacco.
Semplicemente vuole essere una testimonianza, un invito alla riflessione.
Ogni giorno viviamo una realtà deprimente, una Calabria bloccata in uno stato di torpore perenne, con una popolazione che sembra essersi ormai rassegnata alla contingenza con la criminalità organizzata. Bisogna denunciare chi commette un reato, bisogna avere il coraggio di schierarsi.
Il nostro Stato non è perfetto, ha molte lacune, non è preparato a fronteggiare ad armi pari la criminalità ma non per questo va denigrato! Bisogna amarlo così com’è, bisogna affiancarlo, collaborare con esso e non solo per la legalità ma maggiormente per amore e per dignità!
Amore verso la nostra amata e amara Calabria, verso i nostri figli, verso noi stessi!

Respiriamo il profumo della libertà, libertà di poter vivere con la testa alta, libertà di poter godere appieno dei frutti del nostro lavoro senza dover abbassare la testa innanzi al boss del quartiere, non possiamo e non dobbiamo permettere che la nostra dignità di cittadini italiani venga calpestata in questo modo!
Non si raccontano favole, non si può dire che dopo aver denunciato è tutto semplice e in discesa, anzi…deve essere dura, deve essere difficile accettare il fatto di non essere più padroni in casa propria, deve essere doloroso doversi staccare dalla propria vita di sempre, dalla propria famiglia, dalle proprie abitudini, ma si è forse padroni in questo modo? Si è forse padroni quando bisogna sopportare soprusi di ogni tipo? Si è forse padroni quando bisogna sottostare a leggi mafiose pena la vita?

E’ pesante, nella nostra terra, decidere di schierarsi con lo Stato, la situazione pesa tantissimo quanto la convinzione che è così solo perché sono in pochi, troppo pochi coloro che scelgono la libertà…tutti coloro che pagano il pizzo, che voltano la faccia dall’altra parte, che fanno finta di non vedere, che subiscono in silenzio (perchè il silenzio è la loro vera forza) sono complici della ‘ndrangheta, sono colpevoli delle difficoltà dello Stato, responsabili del disagio dei testimoni di giustizia, assassini morali di tutti i morti di mafia.

Chiunque decida di intraprendere un percorso di lotta alla criminalità organizzata non è un kamikaze né un eroe né un superuomo, è una persona normale con una coscienza civile. Pazzi che amano talmente tanto la propria terra da essere convinti di poterla migliorare, di poterla cambiare, di poterla aiutare a sollevare il capo, aiutarla a guarire da questo cancro terribile che l’affligge! Perché, cara gente di Calabria, non è normale chi subisce in silenzio, non è normale avere una classe politica come quella attuale che di giorno riceve intimidazioni e di sera siede per interessi al tavolo delle trattative con questa gente, non è normale avere omicidi impuniti, non è normale essere ormai assuefatti dalla violenza che dilaga, dalla corruzione, dalla collusione! E’ questo che è anomalo! E non abbiamo bisogno di forze dell’ordine in più, superprefetti con super poteri, associazioni e movimenti nati oggi e morti domani!

La ribellione deve essere in ognuno di noi, perché il concetto di società civile non è un concetto astratto, la società civile sono io, sei tu, è lui…e se non cambio io, non cambi tu, non cambia lui, individualmente, separatamente, consapevoli del proprio operato, non cambierà mai nulla!

La foto del presente articolo è un’opera artistica di Dantemanuele De Santis, DS Photostudio. Ogni riproduzione riservata.



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7 Commenti

  1. Un commento? Non ho commenti…….guardiamo la foto e meditiamo!! Adesso posso dire: libertà,cambiamento,ribellione…..gridiamolo e facciamo in modo che queste parole diventino nostre!!

  2. Consci dei problemi che vivino i 70 Testimoni di giustizia in Italia, e le loro famiglie, abbiamo predisposto la seguente “Petizione”:

    TUTELA PER I TESTIMONI DI GIUSTIZIA
    firma su http://www.petizionionline.it/petizione/tutela-per-i-testimoni-di-giustizia/5444
    e diffondi con tutti i mezzi la
    PETIZIONE PER GARANTIRE LORO LAVORO E SICUREZZA

    I “testimoni di giustizia” non sono “collaboratori di giustizia”, in quanto non hanno mai fatto parte di organizzazioni criminali ma hanno soltanto esercitato il loro diritto-dovere di testimoniare contro le attività criminali, e per questo hanno perso casa, lavoro e libertà di vivere una vita civile comune.
    Oggi in Italia decine e decine di testimoni di giustizia sono abbandonati a se stessi, in attesa di avere dallo stato non solo la protezione che era stata loro garantita, ma persino un lavoro per poter vivere.
    Buona parte dei 70 testimoni di giustizia italiani hanno manifestato a Palermo per chiedere il rispetto degli accordi presi. Come ha fatto con estremo coraggio Maria C., tornando a Crotone e digiunando per venti giorni sotto il solleone, finendo ricoverata in ospedale.
    In Calabria le donne che si ribellano vengono massacrate senza pietà, come Maria Concetta Cacciola, testimone di giustizia “suicidata” il 22 agosto 2011; Tita Buccafusca, testimone di giustizia “suicidata” il 16 aprile2011. Ciascuna a distanza di quattro mesi, tutte con l’acido muriatico.
    E ancora, la distruzione del corpo di Lea Garofalo, legata, imbavagliata, interrogata brutalmente, torturata, uccisa con un colpo di pistola alla nuca e sciolta nell’ acido.
    E Angela Costantino, cognata di Barbara Corvi, “scomparsa” ormai da quasi due anni. Era giovanissima e incinta, ma il figlio che portava in grembo non era del marito, che si trovava in carcere a scontare una pena. La famiglia, per difendere l’onore del boss-marito, la fece strangolare e seppellire in un terreno mentre l’auto di lei finiva in mare, così da simulare un suicidio.
    “Oggi e dopo tutti i precedenti mi chiedo ancora come ho potuto anche solo pensare che in Italia possa realmente esistere qualcosa di simile alla giustizia”. Queste parole sono di Lea Garofalo, scritte in una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, inviata a vari giornali e pubblicata solamente dopo il suo assassinio.
    Una giovane madre, disperata, allo stremo di tutte le proprie forze: così si definisce. Una donna che aveva trovato il coraggio di rompere i rapporti con la propria famiglia e di denunciare molte persone, ma che per la legge figurava come “collaboratrice di giustizia”, nonostante che di reati non ne avesse mai commessi. L’uso improprio del termine -utilizzato anche nei confronti di M. C. Cacciola e che si differenzia in maniera netta e sostanziale dal termine appropriato di “testimone”-era per lei assolutamente inaccettabile, le toglieva quella dignità in nome della quale aveva stravolto la propria vita e quella di sua figlia. In nome della dignità, di un’esistenza da vivere all’insegna della legalità.

    La situazione dei testimoni di giustizia è stata affrontata più volte in parlamento e in particolare il sottosegretario Mantovano, che per conto del governo da anni sta sistematicamente smontando i programmi di protezione, nel 2008 ha respinto l’emendamento 12.04.400 all’art. 12 bis che chiedeva l’inserimento dei testimoni di giustizia nella pubblica amministrazione.
    La petizione chiede al Presidente Napolitano e a tutti i parlamentari che l’emendamento venga ridiscusso ed accettato.
    Difendiamo i testimoni di giustizia, pretendiamo per loro la tutela da parte dello stato.

    I primi firmatari della petizione sono Salvatore Borsellino, Don Luigi Ciotti, Giovanna Maggiani Chelli Presidente dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage di via dei Georgofili, Giulio Cavalli consigliere regionale IDV sotto scorta, Elio Veltri, Doris Lo Moro deputata calabrese del PD, Angela Napoli deputata calabrese del FLI, Franco Laratta deputato del PD Componente Commissione Antimafia, Sonia Alfano euro parlamentare IDV, Giuseppe Lumia senatore del PD, Oriano Giovanelli deputato marchigiano del PD.
    La mozione è stata promossa da Movimenti Civici, Movimento RadicalSocialista, Movimento Agende Rosse, Democrazia e Legalità.

  3. OGGI I TESTIMONI DI GIUSTIZIA FANNO CAUSA CONTRO LO STATO, PER DANNI. ON.MANTOVANO DOVREBBE PROTEGGERE I TESTIMONI. NON MINACCIARLI. E UNA VERGOGNA. SPERIAMO CHE IL NUOVO SOTTOSEGRETARIO RISOLVA LA SITUAZIONE DEI TESTIMONI DI GIUSTIZIA ABBANDONATI.

  4. Purtoppo questa storia è uguale a tante altre storie, ciò che ha passato e passerà questa ragazza, li abbiamo vissuti e li continuiamo avivere tutti, a questa mia “collega” l’augurio di continuare a sperare, un giorno noi testimoni ci risctteremo in un modo o in un’altro! ciao ragazza, la vita è bella e viviamola appieno, compreso le tragedie che ci circondano. Baci Piera Aiello

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