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Reato di infedele patrocinio: ultime sentenze

7 Aprile 2021
Reato di infedele patrocinio: ultime sentenze

Valutazione globale della vicenda processuale; obbligo di curare gli interessi della parte; liquidazione degli onorari di difensore; accertamento da parte del giudice.

Reato di infedele patrocinio: quando si consuma?

Il reato di infedele patrocinio ex art. 380 c.p. si consuma nel momento in cui, in ragione dell’infedele adempimento dei doveri cui il patrocinatore è tenuto, si verifica un pregiudizio agli interessi della parte difesa, assistita o rappresentata dinanzi all’autorità giudiziaria (nella specie, il reato contestato all’imputata si era consumato quando, dopo aver garantito alla cliente l’utilità di impugnare la decisione sfavorevole e datale la sua disponibilità a tal fine, la stessa poi aveva fatto decorrere inutilmente il termine di sei mesi stabilito ai fini dell’impugnazione della pronuncia di primo grado).

Cassazione penale sez. VI, 23/09/2020, n.27907

Violazione dei doveri professionali e nocumento agli interessi della parte

Il delitto di patrocinio infedele, di cui all’art. 380, comma 1, c.p., non è integrato dalla sola violazione dei doveri professionali, occorrendo anche la verificazione di un nocumento agli interessi della parte, che può essere costituito dal mancato conseguimento di risultati favorevoli, ovvero da situazioni processuali pregiudizievoli, ancorché verificatesi in una fase intermedia del procedimento, che ne ritardino o impediscano la prosecuzione.

(Fattispecie di nocumento individuato nella sentenza che ha dichiarato l’inefficacia del precetto per effetto della falsificazione della firma apposta dal difensore del creditore procedente, sicché il termine di prescrizione del reato è stato computato a far data dalla sentenza e non dalla condotta di infedele patrocinio).

Cassazione penale sez. VI, 30/01/2020, n.8617

Patrocinio infedele: elementi necessari

Proprio per la struttura del reato di patrocinio infedele che prevede quale elemento necessario della fattispecie il nocumento, ed a causa delle mutevoli variabili proprie di qualunque vicenda processuale, l’individuazione del nocumento presuppone una valutazione di tutte le peculiarità del singolo caso concreto, che non si prestano ad una schematica rappresentazione astratta, ben potendo una medesima condotta del patrocinatore assumere rilievo o meno a seconda degli effetti che in concreto ne siano derivati nella specifica vicenda processuale, assumendo rilevanza anche la linea difensiva adottata, non dovendosi confondere l’infedeltà con attività difensive discutibili o colposamente erronee.

La mancata costituzione nel creditore-opposto nel giudizio dì opposizione conseguente all’emissione del decreto ingiuntivo, di per sé, non assume alcun rilievo ai fini penali, a meno che non si specifichi quale attività istruttoria sia stata pregiudicata per effetto della mancata costituzione in giudizio.

Cassazione penale sez. VI, 15/01/2020, n.8142

Se manca la prova del danno arrecato all’assistito, l’avvocato è prosciolto

L’evento del reato di patrocinio infedele è costituito dal nocumento arrecato dolosamente all’assistito, del quale va data rigorosa prova in giudizio. Quest’ultima, in ogni caso, non coincide automaticamente con la mera scadenza di un termine entro il quale compiere una determinata attività processuale.

Cassazione penale sez. VI, 15/01/2020, n.8142

Configurabilità del reato di infedele patrocinio

In tema di infedele patrocinio, elemento costitutivo del reato è la previa instaurazione di un procedimento dinanzi all’autorità giudiziaria, con conseguente irrilevanza dell’attività preliminare od estranea ad esso.

(In applicazione del principio, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna emessa nei confronti di un difensore che, ricevuta la notifica di un decreto ingiuntivo, aveva omesso di proporre opposizione, evidenziando che non poteva ritenersi già instaurata la fase processuale tesa a contrastare la pretesa creditoria).

Cassazione penale sez. VI, 26/02/2019, n.15318

Reato di infedele patrocinio: presupposto

Presupposto del reato di infedele patrocinio (art. 380 comma 1 c.p.) è l’esercizio della difesa, rappresentanza ed assistenza davanti all’autorità giudiziaria, intese come oggetto del rapporto di partecipazione professionale e non come estrinsecazione effettiva di attività processuale, per cui ad integrare l’elemento oggettivo del delitto è sufficiente che l’esercente la professione forense si renda infedele ai doveri connessi alla accettazione dell’incarico di difendere taluno dinanzi all’autorità giudiziaria, indipendentemente dall’attuale svolgimento di un’attività processuale e finanche dalla pendenza della lite, giacché il pregiudizio in danno della parte può concretarsi nella dolosa astensione dalla doverosa attività processuale.

Cassazione penale sez. VI, 14/12/2004, n.856

Perfezionamento del reato di patrocinio infedele

Il delitto di patrocinio infedele richiede per il suo perfezionamento sia una condotta del patrocinatore irrispettosa dei doveri professionali stabiliti per fini di giustizia a tutela della parte assistita, sia un evento che implichi nocumento agli interessi di quest’ultima e che individua il momento consumativo del reato, dal quale soltanto inizia a decorrere il termine di prescrizione. (In motivazione, la Corte ha precisato che detto nocumento è da intendersi non solo in senso civilistico quale danno patrimoniale, ma anche nel senso di mancato conseguimento di beni giuridici o di benefici di ordine solo morale che alla parte potevano derivare dal corretto e leale esercizio del patrocinio legale).

Cassazione penale sez. II, 14/02/2019, n.12361

Condotta di infedeltà professionale

Non integra il reato di patrocinio infedele l’avvocato che assuma l’incarico di dare inizio ad una controversia giudiziale e, ricevuta l’anticipazione sui compensi, non dia corso al contenzioso contravvenendo al dovere assunto con l’accettazione del mandato, in quanto la condotta di infedeltà professionale assume tipicità a condizione che risulti pendente un procedimento.

Cassazione penale sez. II, 22/03/2011, n.17106

Infedele patrocinio: cosa deve valutare il giudice?

Nell’accertamento del reato di infedele patrocinio il giudice non può limitarsi alla valutazione di singoli atti avulsi dal contesto nel quale sono inseriti, ma deve collocare l’attività professionale svolta nel quadro della linea difensiva e della strategia di conduzione del processo adottata per il conseguimento del risultato voluto dalla parte, al fine di valutare se il patrocinatore si sia reso volontariamente infedele all’obbligo di curare gli interessi della parte alla stregua del mandato ricevuto e di quanto le regole professionali e le incombenze processuali richiedono per l’adempimento di tale obbligo.

(Fattispecie nella quale era emerso come il difensore avesse tentato in vari modi di ingannare la sua cliente in relazione al reale contenuto della statuizione giudiziale che la riguardava e si fosse fatto accreditare sui propri conti somme di spettanza della persona offesa, così violando le espresse previsioni degli artt. 7, 40 e 41 del codice deontologico forense del testo vigente “ratione temporis”).

Cassazione penale sez. II, 07/03/2019, n.16827

Avvocato accusato del reato di infedele patrocinio e calunnia

In tema di calunnia, pur dovendosi intendere il termine «denuncia» in senso ampio, ricomprendendovi ogni informazione relativa a fatti criminosi che sia idonea ad attivare un procedimento penale, anche se contenuta, quindi, in atti di un giudizio civile, occorre tuttavia una particolare cura nel distinguere, in siffatta ipotesi, anche al fine di salvaguardare la libera dialettica delle parti, tra prospettazioni difensive infondate o azzardate e vere e proprie affermazioni calunniose.

(Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha annullato con rinvio, per mancanza di motivazione, la pronuncia di merito con la quale era stato ritenuto che si fosse reso responsabile di calunnia per avere falsamente incolpato un avvocato del reato di infedele patrocinio un soggetto il quale, in sede di opposizione al decreto ingiuntivo emesso per il pagamento di quanto il legale stimava dovutogli, aveva affermato che il medesimo aveva omesso di svolgere attività proficue per il buon esito della causa e di tenerlo informato sulle strategie adottate per la sua conduzione, avvalendosi altresì indebitamente di un mandato in bianco; unica affermazione, quest’ultima, che – come precisato dalla Corte –avrebbe potuto integrare gli estremi di un’accusa di infedele patrocinio ma in relazione alla quale non risultava accertata la consapevolezza della sua falsità, anche tenendo conto delle particolari problematiche, non immediamente e chiaramente percepibili da un profano, che aveva presentato la vicenda in cui il legale aveva prestato la propria opera.

Cassazione penale sez. VI, 19/09/2006, n.35411

Doveri professionali

La disposizione di cui all’art. 380 c.p. (Patrocinio o consulenza infedele) sanziona la condotta del patrocinatore, infedele ai suoi doveri professionali, che arrechi nocumento agli interessi della parte da lui difesa (assistita o rappresentata) dinanzi all’autorità giudiziaria: il testo della norma impone di interpretarla letteralmente nel senso di ritenere che il legislatore abbia inteso riservare la sanzione penale per quei comportamenti infedeli che abbiano luogo nell’ambito di un procedimento, escludendo invece dalla portata della previsione le attività poste in essere prima dell’instaurazione del procedimento e ad esso prodromiche.

Cassazione penale sez. II, 16/03/2005, n.13489

Mancata consegna di somme ricevute in via transattiva 

Integra il reato di infedele patrocinio la condotta del difensore che si appropri di somme ottenute in via transattiva per conto della parte assistita in un giudizio in corso.

(Fattispecie nella quale l’imputato, nei confronti del quale il proprio assistito – p.c. in un processo per omicidio colposo – aveva provveduto alla liquidazione degli onorari di difensore, aveva consegnato al cliente soltanto una parte della somma ricevuta in via transattiva dalla compagnia assicuratrice, trattenendo per sé il resto, in attesa che il giudice civile si pronunciasse sulla liquidazione definitiva del danno).

Cassazione penale sez. V, 08/02/2005, n.11951

Quando è escluso il patrocinio infedele?

Per la sussistenza del reato di patrocinio infedele è necessaria, quale elemento costitutivo del reato, la pendenza di un procedimento dinanzi all’autorità giudiziaria nell’ambito del quale deve realizzarsi la violazione degli obblighi assunti con il mandato, anche se la condotta non deve necessariamente estrinsecarsi in atti o comportamenti processuali; sicché è da escludere l’applicazione dell’art. 380 cod. pen. nel caso in cui la condotta infedele si riferisca a procedure non pendenti davanti all’autorità giudiziaria, ancorché poste in essere prima dell’instaurazione del procedimento e ad esso prodromiche (nella specie, l’imputata aveva in diverse occasioni accettato incarichi professionali per l’instaurazione di cause di lavoro senza poi avviare concretamente il procedimento).

Cassazione penale sez. VI, 18/04/2018, n.47026

Comportamento processuale dell’avvocato

Il comportamento processuale dell’avvocato che suggerisca alla parte difesa di non rispondere alle domande dell’inquirente in sede di interrogatorio è coerente con il diritto di difesa e, non realizzando alcun nocumento agli interessi dell’assistito, non può essere ricondotto nell’ambito del reato di patrocinio infedele.

Cassazione penale sez. VI, 31/01/2018, n.14751

Dolosa astensione del difensore dall’attività processuale

Non è configurabile il reato di patrocinio infedele pur quando sia accertata la dolosa astensione del difensore dall’attività processuale per la quale aveva ricevuto il mandato, se non vi è anche la prova del nocumento per gli interessi della parte, che da quella condotta sia derivato.

Cassazione penale sez. VI, 16/06/2015, n.26542

Reato di patrocinio infedele: condotte dinanzi all’autorità giudiziaria

Il reato di patrocinio o consulenza infedele di cui all’art. 380 cod. pen. sanziona la condotta del patrocinatore che, infedele ai suoi doveri professionali, arrechi nocumento agli interessi della parte da lui difesa (assistita o rappresentata) dinanzi all’autorità giudiziaria per cui essa non può trovare applicazione qualora la condotta si riferisca ad attività poste in essere prima dell’instaurazione del procedimento e ad esso prodromiche. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la sussistenza del reato con riferimento alla condotta tenuta dal legale nel corso della procedura di conciliazione davanti all’Ispettorato del lavoro).

Cassazione penale sez. VI, 30/03/2017, n.29783



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8 Commenti

  1. Ho ricevuto un decreto ingiuntivo e volevo tentare una trattativa prima di procedere con l’opposizione. Mi sono rivolta ad un avvocato e gli ho chiesto di contattare la controparte prima di procedere al deposito del ricorso in tribunale. Lui ha voluto un anticipo in contanti sulla parcella. Quindi, per essere sicura, ho fatto come ha chiesto. Sono giù passati più di due mesi… Allora, seccata dalla situazione, ho ricontattato il mio legale ed ho scoperto, ero arrabbiatissima, che quell’avvocato non solo non aveva fatto quanto gli avevo chiesto, ma ha fatto anche scadere i termini per l’opposizione. Cosa posso fare??? E’ o non è infedele patrocinio??? Aiutatemi

    1. La Cassazione ha precisato che il mancato inoltro di una proposta di transazione (ossia l’accordo con l’avversario) non comporta la commissione del reato di infedele patrocinio. Stesso discorso vale per l’omessa opposizione al decreto ingiuntivo, visto e considerato che la “fase processuale” vera e propria ha inizio solo con l’avvio dell’opposizione stessa e non già prima di essa. In sintesi, l’avvocato che fa scadere i termini non dando origine alla causa, seppur richiesta dal proprio assistito, non commette il reato di infedele patrocinio. Affinché possa scattare la responsabilità penale è necessario che la condotta infedele sia posta all’interno di un processo già in corso. Ciò non significa che l’avvocato che abbia fatto scadere i termini non sia responsabile da un punto di vista civilistico e quindi non debba pagare i danni per la sua omissione. Ma attenzione: per il risarcimento deve sussistere un ulteriore presupposto la cui sussistenza è tutt’altro che scontata. È necessario valutare se l’azione giudiziale commissionata al legale e da questi non intrapresa avrebbe avuto un ragionevole margine di successo per il cliente; detto in parole povere, si può ottenere il risarcimento solo se la causa non era persa in partenza, ma anzi sussistevano ampie probabilità di vittoria. Difatti la responsabilità civile dell’avvocato scatta solo quando c’è un danno e, di certo, non c’è alcun danno nel perdere una causa per negligenza quando questa sarebbe stata comunque persa per inesistenza del diritto fatto valere. Residua un’ultima possibilità al cliente “fregato”: denunciare l’avvocato al Consiglio dell’Ordine degli avvocati per negligenza professionale e, quindi, per l’illecito deontologico. Ma, da tanto, non otterrà alcun vantaggio visto che, se il procedimento dovesse sortire a una condanna, l’unica conseguenza sarebbe una sanzione per il professionista.

      1. Grazie Redazione per la celere risposta… Allora mi chiedo quali sono i presupposti affinché scatti il reato di patrocinio infedele?

        1. Gli elementi necessari perché si possa parlare del reato di patrocinio infedele sono i seguenti:
          -ci deve essere un incarico professionale;
          -ci deve essere un’attività svolta davanti a un giudice. Elemento costitutivo del reato è dunque la pendenza di un procedimento davanti all’autorità giudiziaria nell’ambito del quale deve realizzarsi la violazione degli obblighi assunti dal professionista con mandato. Non ci può essere reato, ad esempio, nell’ambito di una procedura stragiudiziale come quella conciliativa di lavoro;
          -ci deve essere un danno per il cliente.

  2. Cos’è il patrocinio infedele?In quali casi avvocato commette reato? Cosa posso fare se il avvocato non fa bene il suo lavoro?

    1. Il Codice penale punisce con la reclusione da uno a tre anni e con la multa non inferiore a 516 euro l’avvocato o il consulente tecnico, che, rendendosi infedele ai suoi doveri professionali, danneggia gli interessi della parte da lui difesa, assistita o rappresentata dinanzi all’autorità giudiziaria. La pena è aumentata se il colpevole ha commesso il fatto, mettendosi d’accordo con la parte avversaria oppure se il fatto è stato commesso a danno di un imputato. La reclusione va da tre a dieci anni se il fatto è commesso a danno di persona imputata di un delitto per il quale la legge commina la pena di morte o l’ergastolo ovvero la reclusione superiore a cinque anni. Si tratta di un’ipotesi delittuosa caratterizzata dal fatto che l’avvocato non solo non fa bene il suo lavoro ma, addirittura, va contro gli interessi del suo assistito. Detto in due parole: l’avvocato si macchia del reato di patrocinio infedele quando lede di proposito la posizione giuridica del suo cliente.

      1. Si grazie mille per le spiegazioni ben illustrate nella vostra risposta. Non vorrei approfittare della vostra cortesia, ma nel mio caso credo di esser incappata proprio in una circostanza del genere e vorrei sapere come posso denunciare il patrocinio infedele del mio avvocato? Grazie in anticipo per la vostra professionalità e disponibilità

        1. Il cliente leso dall’eventuale patrocinio infedele del proprio avvocato può denunciarlo alle autorità, come i Carabinieri, la Polizia o depositando la denuncia presso la Procura della Repubblica. Si tratta di un reato procedibile anche d’ufficio e non necessita, quindi, necessariamente della querela della parte. Quella del cliente danneggiato è quindi solo una segnalazione.

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