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Pausa bagno sul lavoro

29 Settembre 2019 | Autore:
Pausa bagno sul lavoro

Quante volte, con quali modalità e per quanto tempo il dipendente può interrompere l’attività lavorativa per espletare le funzioni fisiologiche?

Il lavoratore può andare in bagno per espletare le proprie funzioni fisiologiche ogni volta che ne sente la necessità, oppure ci sono dei limiti alla possibilità di interrompere l’attività lavorativa, anche se per pochissimo tempo?

La questione sembrerebbe di poco rilievo, se affrontata con buonsenso da entrambe le parti, datore di lavoro e dipendente: per evitare problemi, basterebbe, da un lato, che il datore di lavoro non sia eccessivamente rigido e consenta al lavoratore di recarsi alla toilette quando necessario. Dall’altro lato, il dipendente non dovrebbe approfittare dell’elasticità del datore di lavoro e dovrebbe fruire di brevi interruzioni solo per espletare le proprie funzioni fisiologiche, o per una veloce “sistemata” (considerando che, se l’orario lavorativo è superiore alle 6 ore, può recuperare le energie fruendo di una pausa di almeno 10 minuti).

Nella pratica, però, si assiste sempre più spesso a situazioni “paradossali”: da una parte, datori di lavoro che pongono rigide limitazioni alla possibilità per il dipendente di espletare le proprie funzioni fisiologiche; dall’altra parte, lavoratori che, con la scusa di recarsi alla toilette, interrompono l’attività per innumerevoli volte nell’arco della giornata, e non si limitano a una permanenza in bagno di pochi minuti.

La pausa bagno sul lavoro, poi, soleva delle problematiche inerenti a tutte quelle attività che, se interrotte anche per pochi minuti, potrebbero essere compromesse: si pensi agli addetti a impianti e macchinari, la cui interruzione del ciclo di lavorazione potrebbe causare seri danni.

Come comportarsi al riguardo? Esiste una legge che prevede il diritto alla pausa per andare in bagno? Proviamo a fare chiarezza.

Pausa giornaliera di 10 minuti

La legge sull’orario di lavoro [1] prevede, per la generalità dei dipendenti, il diritto a una pausa dalla prestazione lavorativa, se l’orario giornaliero supera le 6 ore.

Questa pausa può essere utilizzata anche per andare in bagno: come chiarito dal ministero del Lavoro [2], le funzioni per le quali è previsto il diritto alla pausa sono individuate nell’esigenza di consentire il recupero delle energie, nell’eventuale consumazione del pasto e nell’attenuazione del lavoro ripetitivo e monotono.

La durata e le modalità della pausa sono stabilite dalla contrattazione collettiva; se il contratto collettivo applicato non prevede una pausa per una finalità qualsiasi, anche differente rispetto alle finalità previste dalla legge, il lavoratore ha diritto ad un intervallo non inferiore a 10 minuti.

Quando si può fruire della pausa giornaliera?

Sfortunatamente, non è il lavoratore a stabilire quando fruire dell’interruzione giornaliera, ma il datore di lavoro. La pausa, peraltro, non deve tassativamente essere fruita dopo 6 ore di attività, ma può essere collocata dal datore di lavoro, in base alle esigenze tecniche, produttive o organizzative dell’azienda, in qualsiasi periodo della giornata.

Se l’orario lavorativo è “spezzato” (ad esempio 9-13; 14-18), la pausa minima obbligatoria può coincidere con l’arco di tempo in cui l’attività giornaliera è interrotta, quindi con la pausa pranzo.

Pausa per chi lavora al computer

Se il lavoratore è un videoterminalista, cioè lavora con un’apparecchiatura dotata di monitor per almeno 20 ore medie settimanali, ha tassativamente diritto a una pausa di 15 minuti ogni 2 ore di applicazione continuativa al videoterminale.

Durante questa pausa, il lavoratore potrebbe dunque andare in bagno. Attenzione, però: la legge non prevede che questa pausa consista in un’interruzione del lavoro a tutti gli effetti, ma soltanto in un’interruzione delle attività svolte tramite videoterminale. Il datore di lavoro potrebbe quindi decidere di adibire il dipendente ad altre attività durante questi 15 minuti, non consentendogli, di fatto, di andare in bagno.

Pausa per i lavoratori minorenni

I lavoratori minorenni hanno diritto a un’interruzione obbligatoria dell’attività pari a un’ora al giorno, qualora l’orario di lavoro giornaliero superi le 4 ore e mezza.

La pausa può essere ridotta a mezz’ora dai contratti collettivi, previa autorizzazione dell’Ispettorato territoriale del lavoro.

Pause per specifiche attività

I contratti collettivi prevedono poi delle particolari pause per i lavoratori addetti a specifiche attività o con particolari regimi organizzativi: è il caso degli addetti a turni avvicendati, degli addetti al trasporto di merci o persone, dei collaboratori domestici.

Si può andare in bagno al di fuori della pausa giornaliera?

Il lavoratore ha, comunque, la possibilità di recarsi al bagno al di fuori delle pause previste dalla legge o dalla contrattazione collettiva, seguendo eventuali regole previste dall’azienda (ad esempio, se l’interruzione lavorativa può creare dei danni ai macchinari o alla produzione, può essere tenuto ad attendere un collega per potersi allontanare dalla postazione).

In caso di urgenza, ad ogni modo, al lavoratore non può essere vietato di recarsi al bagno, in quanto il diniego potrebbe arrecare un irrimediabile pregiudizio alla sua integrità psicofisica [3]. Sull’argomento si è espresso, di recente, il Tribunale di Lanciano [4], che ha condannato un’azienda a risarcire a un dipendente il pregiudizio alla dignità personale subito per non essersi potuto recare alla toilette ad espletare i propri bisogni fisiologici.

La pausa per andare in bagno è retribuita?

Se il lavoratore interrompe l’attività solo per pochi minuti, per espletare le sue funzioni fisiologiche, e non utilizza la pausa minima giornaliera, l’interruzione è retribuita. Sono, infatti, non retribuite le soste di lavoro di durata non inferiore a dieci minuti e complessivamente non superiore a due ore, comprese tra l’inizio e la fine di ogni periodo della giornata, durante le quali non sia richiesta alcuna prestazione [2].

Sono invece retribuite le soste di durata inferiore, e quelle necessarie a preservare l’integrità psicofisica del lavoratore.

Il dipendente che va in bagno deve timbrare il cartellino?

L’azienda può effettuare la rilevazione delle presenze, relativamente all’allontanamento dalla propria postazione per recarsi in bagno, soltanto se concordata con le rappresentanze sindacali, o autorizzata dall’Ispettorato del lavoro [5].

Il lavoratore deve chiedere l’autorizzazione per andare in bagno?

Se l’azienda impone al lavoratore l’obbligo di chiedere, per andare in bagno, un’autorizzazione scritta, l’imposizione è ritenuta lesiva del diritto alla riservatezza del dipendente e rappresenta una violazione della privacy. A chiarirlo è stato un importante provvedimento del Garante della Privacy [6], che in questo modo ha proibito le autorizzazioni scritte per tutte le assenze momentanee dal lavoro


note

[1] Art. 8 Dlgs. 66/2003.

[2] Ministero del Lavoro, Circ. 8/2005.

[3] Dlgs. 81/2008.

[4] Tribunale di Lanciano, sent. del 23/09/2019.

[5] Cass. sent. 15892/2007.

[6] Garante Privacy, provvedimento 24/02/2010.


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