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Responsabilità insegnante: ultime sentenze

12 Ottobre 2021
Responsabilità insegnante: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: obbligo di sorveglianza; responsabilità per omessa o inadeguata vigilanza; danno arrecato dall’allievo a se stesso; responsabilità contrattuale; onere probatorio ai fini del risarcimento; responsabilità dell’insegnante per violazione del dovere di vigilanza.

Indice

Danno cagionato dall’alunno a se stesso

L’art. 2048, comma 2, c.c. è applicabile al solo caso del danno cagionato ad altri e non anche a quello autoinferto. In tale ipotesi (frequente soprattutto in ambito scolastico come danno cagionato dall’alunno a se stesso), la responsabilità dell’istituto scolastico e dell’insegnante non ha natura extracontrattuale, bensì contrattuale: per quanto concerne l’istituto scolastico, essa sorge con l’accoglimento della domanda di iscrizione e la conseguente ammissione dell’allievo alla scuola, momento a partire dal quale sorge a carico dell’istituto l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo durante la permanenza scolastica, al fine di evitare che l’allievo procuri danno a se stesso; quanto invece all’insegnante, si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico tra il precettore e l’alunno, nell’ambito del quale l’insegnante assume, oltre all’obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l’allievo si procuri da solo un danno alla persona.

Corte appello Genova sez. II, 04/05/2021, n.499

Responsabilità per danno riportato da minore

Nel caso in cui il danno sia stato arrecato dal minore a se stesso nel tempo in cui costui sia stato affidato ad un istituto, associazione o ente deputato all’educazione, all’attività sportiva e/o ludica -ricreativa in genere, la responsabilità in capo alla struttura affidataria è di tipo negoziale in virtù dell’iscrizione del minore all’ente, così come negoziale è quella del precettore/educatore/insegnante addetto alla sorveglianza ed al controllo del minore nel suddetto contesto in virtù del c.d. contatto sociale; diversamente, nel caso in cui il danno sia stato patito dal minore per fatto altrui la responsabilità dell’ente e dei suoi preposti è di tipo extracontrattuale e segnatamente ai sensi dell’art. 2048 c.c..

Conseguentemente, secondo il riparto dell’onere probatorio previsto dall’art. 1218 c.c., tipico della responsabilità contrattuale, spetta all’attore provare che il danno si sia verificato durante lo svolgimento del rapporto, facendo carico alla controparte di provare che l’evento dannoso sia frutto di una causa non imputabile, né alla struttura affidataria, né ai preposti al controllo.

Corte appello Reggio Calabria sez. I, 25/01/2021, n.38

La responsabilità dell’istituto scolastico e dell’insegnante

In tema di lesioni riportate dall’alunno nell’ambito scolastico, ai fini risarcitori è indifferente la natura dolosa o colposa delle lesioni, perché anche qualora la caduta sia stato evento non voluto dall’insegnante e si sia verificata per eccesso di impeto del docente (nel caso di specie: nel tentare di trattenere il ragazzo), ciò nondimeno permane una responsabilità colposa dell’autore e per esso della struttura scolastica per le lesioni che da tale episodio sono colposamente derivate.

Tribunale Torino sez. IV, 04/01/2021, n.5

Riparto dell’onere probatorio

Con l’ammissione dell’allievo alla scuola si determina l’instaurazione di un vincolo negoziale, da cui sorge tra insegnante e allievo un rapporto giuridico nell’ambito del quale l’insegnante assume l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica, onde evitare che si realizzino condizioni di pericolo di danno anche a se stesso. La riconducibilità della vicenda al paradigma normativo dell’art. 1218 c.c. ha per effetto che mentre il danneggiato deve provare le concrete modalità di verificazione del fatto storico e la circostanza che esso si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto – ossia nell’arco temporale e nel luogo ove l’alunno si trovava per l’attività scolastica – incombe sull’Istituto scolastico l’onere di dimostrare che l’evento dannoso è stato determinato da causa non imputabile né alla scuola né all’insegnante. Può escludersi responsabilità in capo alla direzione scolastica solo laddove la parte contrattuale gravata degli obblighi di vigilanza dei minori dia prova di aver predisposto gli accorgimenti organizzativi e tecnici atti a prevenire il verificarsi di eventi dannosi.

Tribunale Torino sez. IV, 04/01/2021, n.5

Responsabilità aggravata a carico dei docenti e prova liberatoria

Poiché l’art. 2048 3° c. del c.c. prevede una responsabilità “aggravata” a carico dei docenti, in quanto essa si basa su di una colpa presunta, per la presunzione della “culpa in vigilando”, di un negligente adempimento dell’obbligo di sorveglianza sugli allievi, essa è vincibile solo con la prova liberatoria di non aver potuto impedire il fatto. In particolare, ai fini della prova liberatoria, è necessario dimostrare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di una situazione di pericolo favorevole al determinarsi della serie causale del danno, commisurate all’età ed al grado di maturazione raggiunto dagli allievi in relazione alle circostanze del caso concreto.

Corte appello Genova sez. II, 09/11/2020, n.1039

Presunzione di responsabilità insegnante

L’insegnante può superare la presunzione di responsabilità su di lui gravante ex at. 2048 c.c. per fatto illecito dell’allievo solo se fornisce la dimostrazione di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo dopo l’inizio della serie causale sfociante nella produzione del danno, ma anche di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari od organizzative idonee ad evitare il sorgere di una situazione di pericolo favorevole al determinarsi di detta serie causale.

Corte appello L’Aquila, 11/09/2020, n.1134

Responsabilità dell’istituto scolastico e dell’insegnante: natura contrattuale

La responsabilità dell’istituto scolastico e dell’insegnante non ha natura extracontrattuale, bensì contrattuale, atteso che – quanto all’istituto scolastico – l’accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell’allievo alla scuola, determina l’instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l’allievo procuri danno a se stesso; e che – quanto al precettore dipendente dell’istituto scolastico – tra insegnante e allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico nell’ambito del quale l’insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l’allievo si procuri da solo un danno alla persona.

Tribunale Milano sez. X, 29/06/2020, n.3762

La diligenza richiesta ai docenti

In tema di responsabilità dell’insegnante per i danni occorsi a studente durante lo svolgimento di gita scolastica, è fuori dubbio che l’istituto scolastico abbia l’obbligo giuridico di organizzare il viaggio di istruzione in maniera tale da salvaguardare al massimo grado l’incolumità e la sicurezza dei partecipanti, come è certo che il personale docente abbia l’obbligo di svolgere l’attività di controllo e sorveglianza necessarie a tale fine. E’ tuttavia anche chiaro che la diligenza richiesta nell’espletamento di tali attività non possa considerarsi in astratto, o in assoluto, ma vada commisurata al caso concreto e alle circostanze di tempo e di luogo e di persone di volta in volta presenti. E’ quindi evidente che il grado di diligenza e di controllo debba essere tanto più intenso quanto più vulnerabili siano i soggetti fruitori del servizio scolastico, in ragione dell’età o di altre particolari condizioni soggettive (nel caso di specie il tribunale ha respinto la domanda di risarcimento sul presupposto che il viaggio di istruzione vedeva quali fruitori ragazzi che, sebbene minori, avevano già raggiunto un certo grado di maturità psicofisica che permetteva loro di autodeterminarsi, quantomeno parzialmente e che quindi consentiva un controllo anche non costante, pressante e invasivo da parte del corpo docente incaricato).

Tribunale Firenze sez. II, 08/05/2020, n.1038

Quando va esclusa la responsabilità dell’insegnante?

Nel caso di danno subito dall’alunno va esclusa la responsabilità degli insegnanti e dell’Istituto allorché sia emersa l’assoluta repentinità e imprevedibilità dell’evento nonché l’insussistenza di una condotta negligente delle insegnanti e della mancata adozione di misure idonee preventive di tipo organizzativo o disciplinare (nella specie, l’alunno infortunato si era abbassato per raccogliere una penna quando, all’improvviso, un compagno di classe, inciampando, gli era finito addosso, facendogli battere il volto sul pavimento e causandogli la frattura di tre denti).

Cassazione civile sez. VI, 24/06/2020, n.12410

Responsabilità del maestro di sport

Per ritenere sussistente ovvero escludere la responsabilità in capo al maestro di sport rileva non tanto la provenienza dell’iniziativa sportiva, o l’assidua costante vicinanza ai ragazzi da parte degli organizzatori/istruttori, bensì le concrete modalità con cui l’attività sportiva si realizza: e ciò in quanto responsabilità per omessa o inadeguata vigilanza sono prospettabili soltanto in presenza di comportamenti da parte dei minori abnormi, che abbiano cioè trasmodato consuete ed ordinarie modalità di svolgimento dell’attività sportiva svolta e che si fossero poste in ragione di tali modalità di per sé come foriere di rischi eccedenti quelli normalmente insisti in ogni attività sportiva, rischi ordinari come ad esempio quello di procurarsi una distorsione nel corso di uno scontro di gioco o di rimanere contusi a causa dell’impatto inatteso (o non previsto con quelle modalità) del pallone su parti del corpo nel corso di una normale azione di gioco.

Di conseguenza l’obbligo di sorveglianza si pone via via decrescente con il crescere dell’età anagrafica e della maturità dei minori, a motivo della ragionevole e legittima aspettativa che le loro condotte siano caratterizzate da prudenza ed autoresponsabilità in primo luogo con riferimento alla propria incolumità.

Tribunale Torino sez. IV, 11/02/2019, n.628

Responsabilità dell’istituto scolastico e dell’insegnante

Nel caso di danno arrecato dall’allievo a se stesso, la responsabilità dell’istituto scolastico e dell’insegnante va ricondotta non già nell’ambito della responsabilità extracontrattuale – con conseguente onere per il danneggiato di fornire la prova di tutti gli elementi costitutivi del fatto illecito di cui all’art. 2043 c.c. –  bensì nell’ambito della responsabilità contrattuale, con conseguente applicazione del regime probatorio desumibile dall’art. 1218 c.c.

Quanto all’istituto scolastico, l’accoglimento della domanda di iscrizione e la conseguente ammissione dell’allievo determina infatti l’instaurazione di un vincolo negoziale, in virtù del quale, nell’ambito delle obbligazioni assunte dall’istituto, deve ritenersi sicuramente inclusa quella di vigilare anche sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l’allievo procuri danno a se stesso.

Quanto al precettore dipendente dall’istituto scolastico, osta alla configurabilità di una responsabilità extracontrattuale il rilievo che tra precettore ed allievo si instaura pur sempre, per contatto sociale, un rapporto giuridico, nell’ambito del quale il precettore assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e di vigilanza, onde evitare che l’allievo si procuri da solo un danno alla persona

Corte appello Ancona sez. II, 29/01/2019, n.129

Responsabilità da contatto sociale dell’insegnante e responsabilità della struttura

Tra insegnante e allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico nell’ambito del quale l’insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l’allievo si procuri un danno alla persona.

Tuttavia, nel caso di specie gli attori lamentano, più specificatamente,  la responsabilità ex art. 2049 c.c. della struttura, per il fatto illecito arrecato al minore dal loro preposto nell’esercizio delle incombenze cui era adibito.

Tribunale Roma sez. XIII, 12/12/2018, n.23799

Responsabilità dell’insegnante per il danno subito dall’allievo: presupposto

Presupposto della responsabilità dell’insegnante per il danno subito dall’allievo, nonché fondamento del dovere di vigilanza sul medesimo, è la circostanza che costui gli sia stato affidato, sicché chi agisce per ottenere il risarcimento deve dimostrare che l’evento dannoso si è verificato nel tempo in cui l’alunno era sottoposto alla vigilanza dell’insegnante, restando indifferente che venga invocata la responsabilità contrattuale per negligente adempimento dell’obbligo di sorveglianza o la responsabilità extracontrattuale per omissione delle cautele necessarie – suggerite dall’ordinaria prudenza, in relazione alle specifiche circostanze di tempo e di luogo – affinché, fosse salvaguardata l’incolumità dei discenti minori.

Cassazione civile sez. III, 08/06/2018, n.14910

Insegnante trattiene un’alunna per sottrarla alle possibili aggressioni dei compagni di scuola

L’elemento materiale del reato di abuso dei mezzi di correzione richiede un abuso inteso come eccesso nell’uso di mezzi giuridicamente leciti (nella specie, la Corte ha escluso la responsabilità di una insegnante che aveva trattenuto per un braccio su una bambina per sottrarla alle possibili aggressioni dei compagni di scuola, atteso che tale condotta era evidentemente finalizzata a preservare la incolumità della piccola alunna mentre non rilevava, nei termini della realizzazione dell’elemento materiale del reato, quella incapacità a gestire situazioni di conflitto all’interno della classe sulla base della quale la Corte di Appello aveva fondato il giudizio di responsabilità penale per il reato de quo).

Cassazione penale sez. VI, 11/04/2018, n.20236

Lesioni riportate dall’allievo

La responsabilità del maestro e della scuola di sci ha natura contrattuale. Pertanto, al danneggiato che abbia riportato lesioni durante una lezione (e, per lui, a chi ne abbia la responsabilità genitoriale) spetta solo allegare che il danno si sia verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre grava sulla parte convenuta l’onere di provare l’esatto adempimento della propria prestazione, ossia di aver correttamente vigilato sulla sicurezza e sull’incolumità dell’allievo e che le lesioni siano conseguite a circostanze non imputabili al maestro e alla scuola. Questi non sono tenuti ad assicurare tout court l’incolumità dell’allievo, ma non devono esporlo a rischi ulteriori rispetto a quelli insiti nell’attività sciistica.

In particolare, per escludere la propria responsabilità per le lesioni riportate dall’allievo, al maestro e alla scuola non basta dimostrare che questi avesse già percorso la pista nei giorni precedenti l’incidente e che sia caduto quasi da fermo incrociando gli sci – circostanze, queste, aventi rilevo non decisivo – dovendosi valutare anche le condizioni specifiche della pista nel giorno del sinistro in relazione alle condizioni meteorologiche, elemento che attiene alla causa dell’incidente.

Cassazione civile sez. lav., 26/03/2018, n.7417

Doveri di protezione

In tema di danni subiti dall’alunno, la natura contrattuale della responsabilità ascrivibile all’istituto scolastico ed al singolo insegnante, che deriva, rispettivamente, dall’iscrizione scolastica e dal contatto sociale qualificato, implica l’assunzione dei cd. doveri di protezione, enucleati dagli artt. 1175 e 1375 c.c., i quali devono essere individuati e commisurati all’interesse del creditore del rapporto obbligatorio, sicchè, nel caso di minore affidato dalla famiglia per la formazione scolastica, essi impongono il controllo e la vigilanza del detto minore fino a quando non intervenga un altro soggetto responsabile, chiamato a succedere nell’assunzione dei doveri connessi alla relativa posizione di garanzia.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto sussistente la responsabilità contrattuale dell’amministrazione scolastica e dell’insegnante per avere quest’ultimo, accompagnando spontaneamente gli allievi allo scuolabus fermo nelle vicinanze della scuola, come da consuetudine invalsa da tempo e non contrasta dal dirigente scolastico, omesso di verificare che tutti gli scolari fossero saliti a bordo ed indotto, così, il conducente ad avviare la marcia, in tal modo causando la morte di uno di loro, rimasto incastrato nella porta del pullman e quindi travolto dallo stesso mezzo).

Cassazione civile sez. III, 28/04/2017, n.10516

Fatto illecito commesso dall’alunno sotto la vigilanza degli insegnanti

La responsabilità degli insegnanti per il fatto illecito commesso dai loro alunni durante il tempo in cui sono sotto la loro vigilanza è soggettiva, per fatto proprio, e si fonda sulla colpa presunta in considerazione dell’onere incombente su di essi di fornire la prova liberatoria di non aver potuto impedire il fatto.

Tribunale Roma sez. XIII, 26/06/2017, n.12942

Evento non prevedibile: esclude la responsabilità dell’insegnante?

La non imputabilità dell’evento all’insegnante addetta alla vigilanza, e per essa al ministero convenuto, e la conseguente esclusione dell’inadempimento all’obbligo di sorveglianza è nella stessa descrizione della dinamica fornita dagli attori che descrivono l’evento facendone emergere l’assoluta imprevedibilità. Trattasi di evento del tutto fortuito che esclude la responsabilità dell’insegnante per culpa in vigilando, non risultando prevedibile o prevenibile, in base all’ordinaria diligenza, da parte della maestra.

Tribunale Bari sez. III, 12/10/2016, n.5121

Autolesioni dell’alunno

In tema di responsabilità dell’insegnante per un infortunio scolastico, è necessario qualificare la domanda ai sensi dell’art. 1218 c.c., qualora l’attore evidenzi la responsabilità dell’insegnante in ordine ad autolesioni, ovvero a lesioni non provocate dal fatto illecito di un terzo, essendo, in tal caso, in discussione la culpa in vigilando dell’insegnante per il fatto commesso su sé stesso dall’allievo.

Tribunale L’Aquila, 30/08/2016, n.764

La prova dell’imprevedibilità del fatto

In tema di responsabilità civile dei maestri e dei precettori, per superare la presunzione di responsabilità che, ex art. 2048 c.c., grava sull’insegnante per il fatto illecito dell’allievo, non è sufficiente la sola dimostrazione di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo dopo l’inizio della serie causale sfociante nella produzione del danno, ma è necessario anche dimostrare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di una situazione di pericolo favorevole al determinarsi di detta serie causale, commisurate all’età ed al grado di maturazione raggiunto dagli allievi in relazione alle circostanze del caso concreto, dovendo la sorveglianza dei minori essere tanto più efficace e continuativa in quanto si tratti di fanciulli in tenera età.

Cassazione civile sez. I, 09/05/2016, n.9337

Danni arrecati da un alunno ad altro alunno

L’insegnante è privo di legittimazione passiva non solo nel caso di azione per danni arrecati da un alunno ad altro alunno, ma anche nell’ipotesi di danni arrecati dall’allievo a sé stesso; ciò perché, in tema di responsabilità degli insegnanti di scuole statali, l’art. 61, comma 2, l. 312/80 – nel prevedere la sostituzione dell’amministrazione, salvo rivalsa nei casi di dolo o colpa grave, nelle responsabilità civili derivanti da azioni giudiziarie promosse da terzi – esclude “in radice” la possibilità che gli insegnanti statali siano direttamente convenuti da terzi nelle azioni di risarcimento danni da “culpa in vigilando”, quale che sia il titolo – contrattuale o extracontrattuale – dell’azione, sicché, nell’ambito di tali azioni, gli insegnanti non sono incapaci a testimoniare.

Tribunale Bari sez. III, 01/12/2015, n.5258

Quando l’insegnante è privo di legittimazione passiva?

In tema di responsabilità degli insegnanti di scuole statali, l’art. 61, comma 2, l. 11 luglio 1980 n. 312 – nel prevedere la sostituzione dell’Amministrazione, salvo rivalsa nei casi di dolo o colpa grave, nelle responsabilità civili derivanti da azioni giudiziarie promosse da terzi – esclude in radice la possibilità che gli insegnanti statali siano direttamente convenuti da terzi nelle azioni di risarcimento danni da culpa in vigilando, quale che sia il titolo – contrattuale o extracontrattuale – dell’azione.

Ne deriva, pertanto, che l’insegnante è privo di legittimazione passiva non solo nel caso di azione per danni arrecati da un alunno ad altro alunno (nella quale sia invocata, nell’ambito di un’azione di responsabilità extracontrattuale, la presunzione di cui all’art. 2048, comma 2, c.c.), ma anche nell’ipotesi di danni arrecati dall’allievo a se stesso (ipotesi da far valere secondo i principi della responsabilità contrattuale ex art. 1218 c.c.), fermo restando che in entrambi i casi, qualora l’Amministrazione sia condannata a risarcire il danno al terzo o all’alunno autodanneggiatosi, l’insegnante è successivamente obbligato in via di rivalsa soltanto ove sia dimostrata la sussistenza del dolo o della colpa grave, limite, quest’ultimo, operante verso l’Amministrazione ma non verso i terzi.

Cassazione civile sez. III, 03/03/2010, n.5067

La vigilanza spetta all’insegnante?

Nel caso di danno che un alunno procura a sé stesso, la responsabilità dell’istituto scolastico ha natura contrattuale in virtù dell’accoglimento della domanda di iscrizione e della conseguente ammissione alla scuola che determinano un vincolo negoziale dal quale sorge l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi usufruisce della prestazione scolastica. La vigilanza spetta all’insegnante preposto che deve porre in essere tutti gli accorgimenti perché le attività dell’istituto non comportino situazione di pericolo per l’alunno.

Di conseguenza va dichiarata la responsabilità degli insegnanti nel caso in cui l’alunno si sia infortunato durante una gara di velocità per la quale era stato previsto uno spazio di fermata dopo la linea di arrivo di dieci metri in quanto era ben prevedibile, anche per l’esuberanza propria degli alunni, la difficoltà di fermarsi in tale spazio dopo una prova di velocità di circa cinquanta passi non avendo gli insegnanti adeguatamente realizzato le condizioni perchè la corsa fosse effettuata – almeno nella sua fase finale – in condizioni di assoluta sicurezza.

Tribunale Milano sez. X, 18/03/2009, n.3668

L’esonero dell’insegnante statale dal peso del processo

In tema di responsabilità degli insegnanti, l’art. 61, comma 2, l. 312/1980 stabilisce che «salvo rivalsa in caso di dolo o colpa grave, l’Amministrazione si surroga al personale medesimo nella responsabilità civile derivante da azioni giudiziarie promosse da terzi». La norma esclude in radice la possibilità che gli insegnanti statali siano direttamente convenuti da terzi nelle azioni di risarcimento dei danni da “culpa in vigilando” e, in particolare, che la tutela opera sul piano processuale mediante l’esonero dell’insegnante statale dal peso del processo, nel quale unico legittimato passivo è il ministero della Pubblica istruzione.

Cassazione civile sez. III, 31/03/2008, n.8308

La responsabilità civile degli insegnanti per omessa vigilanza

In tema di responsabilità civile degli insegnanti per omessa vigilanza, la sottrazione degli insegnanti statali alle conseguenze dell’applicabilità nei loro confronti della presunzione di cui all’art. 2048, comma 2, c.c., nei giudizi di danno per culpa in vigilando è attuata dall’art. 61 l. 11 luglio 1980 n. 312, non sul piano sostanziale, ovvero incidendo sulla operatività dell’art. 2048, comma 2, c.c., ma esclusivamente sul piano processuale, mediante l’esonero dell’insegnante statale dal processo, nel quale l’unico legittimato passivo è il Ministero dell’istruzione, nei cui confronti continuerà ad applicarsi, nei casi (come quello di specie) di danno provocato da un alunno ad un altro alunno, la presunzione di responsabilità prevista dalla norma citata, mentre la prova del dolo o della colpa grave dell’insegnante rileva soltanto ove l’amministrazione eserciti, successivamente alla sua condanna, l’azione di rivalsa nei confronti del medesimo.

Cassazione civile sez. III, 11/02/2005, n.2839

Azione di responsabilità extracontrattuale

In tema di responsabilità degli insegnanti di scuole statali, l’art. 61 comma 2 l. 11 luglio 1980 n. 312 – nel prevedere la sostituzione dell’amministrazione, salvo rivalsa nei casi di dolo o colpa grave, nelle responsabilità civili derivanti da azioni giudiziarie promosse da terzi – esclude in radice la possibilità che gli insegnanti statali siano direttamente convenuti da terzi nelle azioni di risarcimento danni da “culpa in vigilando”, quale che sia il titolo – contrattuale o extracontrattuale – dell’azione.

Ne deriva, pertanto, che l’insegnante è privo di legittimazione passiva non solo nel caso di azione per danni arrecati da un alunno ad altro alunno (nella quale sia invocata, nell’ambito di un’azione di responsabilità extracontrattuale, la presunzione di cui all’art. 2048 comma 2 c.c.), ma anche nell’ipotesi di danni arrecati dall’allievo a se stesso, fermo restando che in entrambi i casi, qualora l’amministrazione sia condannata a risarcire il danno al terzo o all’alunno autodanneggiatosi, l’insegnante è successivamente obbligato in via di rivalsa soltanto ove sia dimostrata la sussistenza del dolo o della colpa grave, limite, quest’ultimo, operante verso l’amministrazione ma non verso i terzi.

Tribunale Milano, 19/01/2004

Controllo e verifica qualitativa delle attività didattiche

Il docente dipendente comunale ha interesse ad impugnare l’istituzione d’una qualifica superiore al proprio profilo d’inquadramento e relativa all’attribuzione di funzioni di coordinamento, controllo e verifica qualitativa delle attività didattiche, in quanto la creazione di tale nuovo profilo, che costituisce proiezione di quello dei docenti in servizio – come ben evincesi dal reclutamento mercè procedure interne e riservate a questi ultimi – , implica l’introduzione di limiti alla sfera d’autonomia e di responsabilità degli insegnanti stessi così come stabilita dalle relative norme dei contratti collettivi di comparto che invece hanno previsto, in considerazione dell’unicità della funzione docente, il loro inquadramento in un unico livello retributivo ed in un unico profilo professionale.

Consiglio di Stato sez. V, 09/05/2000, n.2653

Violazione degli obblighi di sorveglianza

In ipotesi di giudizio di responsabilità a carico di personale docente per violazione degli obblighi di sorveglianza per fatti avvenuti anteriormente alla entrata in vigore alla legge n. 312 del 1980, trova applicazione l’art. 61 della nuova legge che limita la responsabilità degli insegnanti per danni arrecati alla p.a. per comportamenti degli alunni, ai soli casi di dolo o colpa grave, atteso che deve trovare applicazione la normativa vigente al momento della pronuncia del giudice.

Corte Conti, (Puglia) sez. reg. giurisd., 17/12/1993, n.88

La presunzione di responsabilità degli insegnanti

La presunzione di responsabilità degli insegnanti per il fatto illecito dei loro allievi, di cui all’art. 2048 c.c., trova applicazione limitatamente ai casi in cui l’alunno cagioni ad altri un danno ingiusto, non anche nell’ipotesi in cui l’allievo procuri un danno a sè stesso.

Corte appello Cagliari, 08/07/1998

Responsabilità degli insegnanti e illecito commesso dal minore 

Nel caso di illecito commesso da un minore a scuola deve escludersi la responsabilità degli insegnanti, qualora l’azione delittuosa sia attuata istantaneamente.

Tribunale Genova, 13/01/1995



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5 Commenti

  1. Buongiorno. Sono una mamma. Manderò mio figlio per la prima volta ad una gita scolastica. Sono un po’ apprensiva, ma sapete, con tutte le cose che succedono e che si sentono, non vorrei che accadesse qualcosa al mio bambino. Ecco ho una domanda. Se mio figlio va in gita scolastica, in nel caso in cui dovesse infortunarsi, la responsabilità è del docente e/o della scuola? Cioè, mi spiego meglio. A chi bisogna chiedere il risarcimento?

    1. Nel caso di danni di cui è vittima direttamente all’alunno, questi (e i suoi genitori) potrà chiedere il risarcimento direttamente alla scuola (la quale potrebbe rivalersi sul singolo insegnante) secondo i criteri della responsabilità contrattuale. Come ha ricordato la giurisprudenza, infatti, l’accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell’allievo a scuola, determina l’instaurazione di un vincolo contrattuale dal quale sorge l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’alunno nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l’allievo procuri danni a sé stesso. E così, se l’alunno in gita scolastica è vittima di un incidente, i genitori (o egli stesso, se maggiorenne) potranno chiedere il risarcimento del danno all’istituto scolastico e al docente, secondo i principi della responsabilità contrattuale. Per andare esente da colpe, la scuola dovrà dimostrare che il danno non è in alcun modo imputabile ad una mancanza scolastica. La scuola (e il personale docente, quindi) ha l’obbligo di adottare, in via preventiva, tutte le misure organizzative e disciplinari idonee ad evitare prevedibili situazioni di pericolo, come la scelta dei mezzi di trasporto e delle strutture alberghiere che non possano, né al momento della loro selezione, né al momento della loro concreta fruizione, presentare rischi e pericoli per l’incolumità degli alunni. È dunque imposto un obbligo di diligenza preventiva nella scelta di strutture alberghiere che non presentino rischi o pericoli per l’incolumità degli allievi, pena la possibilità di incorrere in responsabilità contrattuale.

  2. C’è la responsabilità dell’istituto scolastico per il sinistro mortale occorso ad un alunno investito da un bus all’uscita della scuola, atteso che alla luce del Regolamento d’istituto emerge, da un lato, l’obbligo per il personale di far salire e scendere dai mezzi di trasporto, davanti al portone della scuola, gli alunni, compresi quelli delle scuole medie, e, dall’altro, la vigilanza da parte del personale nel caso in cui i mezzi di trasporto facciano ritardo; di conseguenza, l’attività di vigilanza a carico della scuola non avrebbe dovuto arrestarsi fino a quando gli alunni dell’istituto non venivano presi in consegna da altri soggetti e dunque sottoposti ad altra vigilanza, nella specie quella del personale addetto al trasporto.

  3. La responsabilità della scuola per le lesioni riportate da un alunno minore all’interno dell’istituto in conseguenza della condotta colposa del personale scolastico ricorre dunque anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto al di fuori dell’orario delle lezioni, ove ne sia consentito l’ingresso anticipato nella scuola, sussistendo l’obbligo delle Autorità scolastiche di vigilare sul comportamento degli scolari per tutto il tempo in cui essi si trovano legittimamente nell’ambito della scuola; infatti la giovanissima età degli studenti doveva indurre il personale ad adottare le opportune cautele preventive.

    Incombe infatti sempre sulla scuola il dovere di organizzare la vigilanza degli alunni sia in relazione all’uso degli spazi comuni durante l’entrata e l’uscita da scuola, sia sul controllo dei materiali in uso. (nella specie, il minore mentre stava percorrendo il corridoio principale che portava alla sua classe, venne spinto da alcuni alunni, suoi coetanei, e cadendo malamente a terra subì la rottura parziale di due denti).

    (Cassazione civile)

  4. Deve essere confermata la misura degli arresti domiciliari nei confronti della direttrice di una scuola per il reato di maltrattamenti continuati ai danni di alunni della scuola ove l’indagata svolgeva le proprie funzioni di direttrice allorchè sia emerso dall’istruttoria che la stessa aveva omesso di esercitare i poteri di vigilanza, controllo, segnalazione e denuncia, non impedendo così i maltrattamenti posti in essere da altra insegnante. (Cassazione penale)

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