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Donazioni in denaro a familiari

29 Settembre 2019
Donazioni in denaro a familiari

Come evitare problemi con il Fisco, con gli altri eredi e l’impugnazione dell’atto per assenza della forma pubblica dinanzi al notaio: come si regalano i soldi, in contanti o con bonifico.

Si possono fare donazioni in denaro a familiari, a patto però di rispettare determinate precauzioni che potrebbero evitare una serie di problemi legali in un successivo momento. In generale, le questioni che possono emergere in caso di una donazione in denaro a familiari e che vanno affrontate prima di erogare la somma al beneficiario sono di tre tipi. C’è, innanzitutto, la forma dell’atto, ossia la procedura da seguire affinché la donazione sia valida e non impugnabile. Bisogna, poi, tenersi pronti a dimostrare al fisco che l’operazione non nasconde alcun intento evasivo. C’è, infine, la questione sul rispetto delle quote di legittima degli altri eredi che potrebbe sorgere alla morte del donante.

Analizzeremo questi tre aspetti qui di seguito. All’esito di questi tre paragrafi, saprai quindi come eseguire, in tutta sicurezza, le donazioni in denaro a familiari.

Come fare una donazione in denaro a familiari?

Le regole da adottare in caso di donazioni in denaro a familiari sono differenti a seconda dello scopo cui è diretta la donazione. È possibile, infatti, distinguere due tipi di donazioni.

Donazione diretta

Esiste, innanzitutto, la «donazione diretta» in cui il denaro viene regalato senza alcuno scopo ben preciso ma solo per garantire al beneficiario una maggiore disponibilità economica che potrà poi spendere secondo le proprie intenzioni.

In tale ipotesi, bisogna distinguere a seconda che la somma donata sia di modico valore o meno. Se stiamo parlando di un importo trascurabile in relazione alle possibilità economiche del donante (si pensi a una donazione di mille euro per una persona che ne guadagna 1.200 al mese), la consegna del denaro può avvenire senza alcun atto scritto. È sufficiente il passaggio di consegne dei soldi da una mano all’altra.

Fino a 3mila euro si può donare il denaro in contanti.

Da 3mila euro in poi bisognerà utilizzare bonifici o assegni non trasferibili.

Se, però, la somma non è di modico valore e la sua donazione impoverisce il patrimonio del donante, è necessaria la presenza del notaio. Quest’ultimo serve proprio a garantire una maggiore ponderazione sull’atto da parte di chi vede depauperate le proprie sostanze. Dunque, donante e donatario dovranno recarsi presso lo studio notarile, con due testimoni, per firmare l’atto di donazione che sarà poi registrato.

Oltre all’onorario del notaio, bisogna pagare l’imposta sulle donazioni. L’imposta non è elevata grazie a un favorevole meccanismo di franchigie. Difatti, a coniugi o ascendenti in linea diretta (genitori, figli, nonni, nipoti) l’imposta scatta solo sulle somme che superano 1 milione di euro nella misura del 4%. Invece per le donazioni tra fratelli scatta a partire da 100mila euro ed è pari al 6%. Nei confronti degli altri familiari (parenti fino al 4° grado, affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al 3° grado), è del 6% ma senza franchigie.

La donazione eseguita senza il notaio è nulla. L’atto può essere contestato, pertanto, in qualsiasi momento, anche a distanza di numerosi atti, da chiunque vi abbia interesse (donante o terzi, anche non parenti).

Donazione indiretta

C’è poi la «donazione indiretta» che, invece, è quella in cui il denaro viene versato con la finalità di garantire la disponibilità necessaria ad acquistare un determinato bene (un’auto, una casa, ecc.); questa si realizza anche quando il donante versa l’importo direttamente al venditore piuttosto che al donatario.

A seconda del tipo di donazione, quindi, bisognerà seguire una procedura differente.

In questo caso, si procede, di solito, con un bonifico sul conto del donatario o del venditore con una causale che indichi chiaramente lo scopo per cui viene effettuato il versamento (ad esempio: «donazione per acquisto prima casa»).

La Cassazione a Sezioni Unite [1] ha detto che, quando la donazione indiretta viene realizzata con bonifico bancario, non è necessaria la presenza del notaio anche per importi di non modico valore. In più non si paga mai l’imposta sulle donazioni. Ma ciò solo a condizione che il successivo atto di acquisto (ad esempio il rogito per la compravendita di un immobile) indichi chiaramente la provenienza del denaro. In buona sostanza bisognerà specificare, nell’atto di acquisto, che l’acquirente sta pagando con denaro pervenutogli dal donante. Leggi La donazione con bonifico senza notaio è valida?

Donazione tra familiari: come evitare problemi fiscali

Il Fisco può mettere il naso in tutti i conti correnti e, in particolare, pretendere di sapere le ragioni per cui viene effettuato un bonifico da un conto a un altro. Lo scopo è quello di prevedere che pagamenti non indicati nella dichiarazione dei redditi possano nascondere un’evasione fiscale. Chiaramente, se l’intento è quello di una donazione non avrai nulla da temere, ma devi dimostrarlo. In che modo?

Se il donante e il donatario sono conviventi, quasi mai l’Agenzia delle Entrate si metterà a controllare gli scambi di denaro, presumendo che avvengano nell’ambito di un clima di reciproca assistenza e solidarietà familiare. Ma se si tratta di persone che abitano in luoghi diversi – specie se il grado di parentela non è così diretto come tra padre e figlio – può sorgere il problema. Ed allora sarà meglio – anche laddove si tratti di importi di non modico valore – stilare una scrittura privata ove si attesti che il passaggio di denaro, da un conto all’altro, avviene a titolo di donazione. La scrittura andrà datata. La data deve essere certificata da un pubblico ufficiale. A tal fine o si registra l’atto oppure lo si spedisce con raccomandata a.r. a uno dei firmatari (senza busta ma con il plico ripiegato su se stesso) in modo che il timbro postale possa essere una valida attestazione.

In questo modo, se a distanza di anni l’Agenzia delle Entrate dovesse richiedere di giustificare le ragioni della movimentazione bancaria, si avrà una valida prova.

Donazione tra familiari e problemi ereditari

Ultimo problema che può sorgere a seguito di una donazione tra familiari è quello dell’eredità. Chi dona deve conservare una parte del proprio patrimonio da destinare, alla propria morte (o anche prima), ai cosiddetti «eredi legittimari» ossia i familiari più stretti. Essi sono il coniuge e i figli (o, in assenza di figli, i genitori). A questi la legge riserva sempre una quota minima di eredità che non può essere intaccata neanche da donazioni fatte dal defunto durante la propria vita. Chi riceve, quindi, una donazione deve tenere conto che, alla divisione dell’eredità, la sua quota di legittima potrebbe essere già stata “rispettata” con tale donazione e non accampare più nulla. O, addirittura, potrebbe dover restituire quanto già ricevuto se ha rosicato le quote di legittima degli altri eredi. I quali hanno 10 anni di tempo dal decesso del donante per avviare l’azione di lesione della legittima.

Per conoscere quali sono queste quote, leggi l’articolo: Casa in eredità: cosa c’è da sapere.


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 18725 del 27.07.2017.


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