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Coltivazione di sostanze stupefacenti: ultime sentenze

16 Ottobre 2019
Coltivazione di sostanze stupefacenti: ultime sentenze

Ecco le ultime sentenze su: coltivazione di piante stupefacenti; quantità di principio attivo ricavabile; condanna per coltivazione di piante stupefacenti; cannabis sativa L; requisiti di liceità della coltivazione di canapa; reato di coltivazione di piante idonee a produrre sostanze stupefacenti.

Coltivazione di piante stupefacenti: punibilità

Ai fini della punibilità della coltivazione non autorizzata di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, l’offensività della condotta consiste nella sua idoneità a produrre la sostanza per il consumo, sicché non rileva la quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, ma la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre lo stupefacente, nell’obiettivo di scongiurarne il rischio di diffusione futura.

Cassazione penale sez. IV, 21/05/2019, n.27213

Correlazione tra accusa e sentenza

In tema di delitti relativi a sostanze stupefacenti, l’incriminazione della condotta di “detenzione illecita”, di cui all’art. 73, comma 1, del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, ha natura di “previsione di chiusura”, comprensiva di tutte le altre condotte contemplate dal medesimo comma; conseguentemente, non sussiste alcuna violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza nel caso in cui, contestata la condotta detentiva, l’imputato sia stato condannato per coltivazione di piante da cui sono estraibili sostanze stupefacenti, sempreché il medesimo sia stato concretamente posto nelle condizioni di difendersi con riferimento a tutte le integrazioni dell’addebito effettuate in corso di giudizio.

Cassazione penale sez. III, 03/04/2019, n.20462

Commercializzazione di cannabis sativa L

Va rimessa alle Sezioni unite la questione se le condotte diverse dalla coltivazione di canapa delle varietà di cui al catalogo indicato nell’articolo 1, comma 2, della legge 2 dicembre 2016 n. 242 – e, in particolare, la commercializzazione di cannabis sativa L – rientrino o meno nell’ambito di applicabilità della predetta legge e siano pertanto penalmente irrilevanti, ai sensi di tale normativa. Ciò a fronte di un contrasto tra due diversi orientamenti giurisprudenziali.

Da un lato, un primo orientamento che ha fornito risposta negativa al quesito se la legge 242/2016 consenta anche la commercializzazione dei derivati della coltivazione della canapa (hashish e marijuana), sostenendo che tale normativa disciplini esclusivamente la coltivazione della canapa, consentendola, alle condizioni ivi indicate, soltanto per i fini commerciali elencati dall’articolo 1, comma 3, tra i quali non rientra la commercializzazione dei prodotti costituiti dalle infiorescenze e dalla resina.

Dall’altro, un secondo orientamento, di segno opposto, secondo cui, invece, proprio dalla liceità della coltivazione della cannabis, alla stregua della legge 242/2016, deriverebbe naturalmente la liceità dei suoi prodotti, contenenti un principio attivo inferiore allo 0,63, poiché essi non possono più essere considerati, ai fini giuridici, sostanze stupefacenti soggette alla disciplina del Dpr 309/1990, derivandone quindi che, ove sia incontroverso che le infiorescenze sequestrate provengano da coltivazioni lecite ai sensi della legge 242/2016, sarebbe da escludere la responsabilità penale sia dell’agricoltore che del commerciante, anche in caso di superamento del limite dello 0,63, essendo semmai ammissibile soltanto un sequestro in via amministrativa, a norma dell’articolo 4, comma 7, della legge 242/2016.

Cassazione penale sez. IV, 08/02/2019, n.8654

Prodotti provenienti dalla coltivazione di canapa ammessa dalla legge

In tema di sostanze stupefacenti, deve ritenersi lecita la commercializzazione dei prodotti provenienti dalla coltivazione di canapa consentita ai sensi della l. 2 dicembre 2016, n. 242, sempre che la coltivazione abbia ad oggetto una delle varietà di canapa ammesse dalla legge, iscritte nel catalogo europeo delle specie di piante agricole, che si caratterizzano per il basso dosaggio di THC; porti alla produzione di una canapa che presenti una percentuale di THC non superiore allo 0,2%; sia finalizzata alla realizzazione dei soli prodotti tassativamente indicati nell’art. 2, comma 2, della medesima legge.

Cassazione penale sez. III, 07/12/2018, n.7166

Coltivazione di canapa: requisiti di liceità

La coltivazione di canapa è lecita se sono congiuntamente rispettati tre requisiti: 1) deve trattarsi di una delle varietà ammesse iscritte nel Catalogo europeo delle varietà delle specie di piante agricole, che si caratterizzano per il basso dosaggio di THC; 2) la percentuale di THC presente nella canapa non deve essere superiore allo 0,2%; 3) la coltivazione deve essere finalizzata alla realizzazione dei prodotti espressamente e tassativamente indicati nell’art. 2, comma 2, l. n. 242/2016. Rispettate queste condizioni, ne deriva che è lecita non solo la coltivazione ma, quale logico corollario, anche la commercializzazione dei prodotti da essa derivati.

Per quanto riguarda il commerciante di prodotti a base di canapa, egli va esente da responsabilità penale ricorrendo le condizioni sopra indicate. In applicazione dei principi generali, può configurarsi nei suoi confronti, dal punto di vista oggettivo, il reato di cui all’art. 73, comma 4, d.P.R. n. 309/1990 solo se la percentuale di THC rinvenuta nei prodotti è tale da provocare un effetto stupefacente o psicotropo, e ferma restando l’indagine in ordine all’elemento soggettivo del reato.

La previsione espressa di esonero di responsabilità nel caso di superamento del limite dello 0,2% di THC presente nelle piante riguarda solamente l’agricoltore, sicché nei confronti del commerciante di prodotti a base di canapa trovano applicazione i principi generali.

Cassazione penale sez. III, 06/12/2018, n.7649

Commercializzazione di inflorescenze di cannabis sativa L

In tema di sostanze stupefacenti, è lecita la commercializzazione di inflorescenze di “cannabis sativa L.” proveniente da coltivazioni consentite dalla l. 2 dicembre 2016, n. 242, a condizione che i prodotti commercializzati presentino un principio attivo di THC non superiore allo 0.6 %.

(In motivazione, la Corte ha precisato che la legge n. 242 del 2016 si limita a disciplinare la coltivazione della canapa, senza menzionare la successiva commercializzazione dei prodotti ottenuti da tale attività, in quanto trova applicazione il principio generale che consente la commercializzazione di un bene che non presenti intrinseche caratteristiche di illiceità).

Cassazione penale sez. VI, 29/11/2018, n.4920

Cannabis sativa L: commercializzazione

La legge 2 dicembre 2016, n. 242, stabilendo la liceità, a determinate condizioni, della coltivazione della cannabis sativa L., ha reso lecita anche la commercializzazione dei prodotti di tale coltivazione costituiti dalle infiorescenze (marijuana) e dalla resina (hashish), in quanto la cannabis sativa con THC inferiore a 0,6% non rientra più nell’ambito di applicazione del testo unico sulle sostanze stupefacenti e psicotrope di cui al d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309.

Cassazione penale sez. VI, 29/11/2018, n.4920

Coltivazione di canapa ad uso agroindustriale

In forza della l. n. 242/2016, la coltivazione di canapa ad uso agroindustriale è esplicitamente corredata di salvezze con riferimento al testo Unico sugli stupefacenti – limitatamente agli utilizzi ivi indicati; in particolare, l’utilizzo volto ad ottenere “alimenti e cosmetici” è stato corredato della precisazione ”prodotti esclusivamente nel rispetto delle discipline dei rispettivi settori”, essendo così chiaro dal tenore delle norme che destinatario del margine di tolleranza di principio attivo fissato tra lo 0,2 e 0,6% è l’agricoltore.

Cassazione penale sez. VI, 27/11/2018, n.56737

Particolare tenuità del fatto

Il reato di coltivazione di piante idonee a produrre sostanze stupefacenti e psicotrope non è di per sé incompatibile con la causa di esclusione della punibilità di cui all’art. 131-bis c.p., dovendo aversi riguardo invece alle caratteristiche specifiche della condotta posta in essere dimostrative della assenza di ripetuti comportamenti protratti nel tempo.

(In motivazione la Corte ha individuato esemplificativamente una tale assenza nel caso in cui la coltivazione si esaurisca nella germogliazione di un seme).

Cassazione penale sez. IV, 16/10/2018, n.1766

Coltivazione non autorizzata di piante da cui sono estraibili stupefacenti

La coltivazione di piantine di canna visse integra il reato di coltivazione non autorizzata di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti indipendentemente dal principio attivo. (Nel caso di specie, si trattava della coltivazione di nove piantine di cannabis all’interno di un maneggio dell’altezza di Charles di 17 cm).

Tribunale S.Maria Capua V., 11/10/2018, n.5019

Reato di coltivazione di piante da cui possono ricavarsi sostanze stupefacenti: quando è escluso?

Deve escludersi la sussistenza del reato di coltivazione non autorizzata di piante da cui sono ricavabili sostanze stupefacenti qualora il giudice accerti l’inoffensività in concreto della condotta, per essere questa di tale minima entità da rendere sostanzialmente irrilevante l’aumento di disponibilità di droga e non prospettabile alcun pericolo di ulteriore diffusione di essa.

Cassazione penale sez. VI, 04/01/2018, n.9012



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