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Esami universitari: ultime sentenze

17 Ottobre 2019
Esami universitari: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: prova di esame universitario; elaborato scritto; superamento di esami universitari; contratto sottoscritto dallo studente con una società di preparazione agli esami universitari; conseguimento di un’abilitazione professionale o di un titolo; procedure abilitative all’esercizio delle professioni; partecipazione al concorso universitario; verbali per gli esami universitari.

Superamento di un rilevante numero di esami universitari

Il notevole decorso del tempo e il superamento di un rilevante numero di esami universitari, con avvio in buona fede di un articolato percorso di studio, costituiscono elementi idonei a ingenerare una situazione di legittimo affidamento giustificando, in modo più che consistente, l’applicazione del principio sancito dall’ art. 4, comma 2-bis, d.l. 30 giugno 2005, n. 115 (come convertito nella l. 17 agosto 2005, n. 168), riferito ai casi in cui, per il conseguimento di una abilitazione professionale o di un titolo, occorra il superamento di « prove d’esame scritte ed orali », a seguito di una ammissione conseguente alle statuizioni del giudice amministrativo.

Consiglio di Stato sez. VI, 01/04/2019, n.2155

Concorsi universitari

L’art. 4, comma 2 bis, d.l. n. 115 del 2005, oltre a riferirsi all’abilitazione all’esercizio delle professioni (e non certo all’ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso), si riferisce altresì a procedure di tipo idoneativo, nelle quali non viene in considerazione un numero limitato di posti disponibili, da assegnare sulla base di una procedura comparativo — selettiva, quale è quella di specie.

Al contrario, il superamento delle prove d’esame da parte del candidato ammesso con riserva, che nel contesto dell’abilitazione professionale può valere, a posteriori, quale prova dell’idoneità ad esercitare una determinata professione, non può svolgere analoga funzione con riguardo agli esami universitari sostenuti, il cui superamento non può incidere retroattivamente su una fase selettiva a quiz, per l’accesso ad un numero limitato di posizioni e ormai conclusa, anche perché non sarebbero individuabili coloro che, legittimamente classificatisi in graduatoria, sarebbero « scalzati » da chi ha superato gli esami del primo anno di laurea. Sicchè manca il presupposto imprescindibile dell’analogia legis costituito dalla necessità che le fattispecie in raffronto integrino «casi simili».

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 11/09/2018, n.9253

Ammissione con riserva

Il principio generale, ispirato alla tutela dell’affidamento, della sanatoria legale dei casi di ammissione con riserva a procedure di tipo idoneativo, detto anche « principio dell’assorbimento » desumibile dall’articolo 4, comma 2-bis, del D.L. n. 115 del 2005, convertito nella legge n. 168 del 2005, secondo il quale « conseguono ad ogni effetto l’abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono i candidati, in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove d’esame scritte ed orali previste dal bando, anche se l’ammissione alle medesime o la ripetizione della valutazione da parte della commissione sia stata operata a seguito di provvedimenti giurisdizionali o di autotutela », può ben estendersi — secondo principi ermeneutici di equilibrio di parità di trattamento — anche al caso degli esami universitari sostenuti dallo studente-ricorrente in virtù di ammissione con riserva disposta dal Giudice amministrativo, all’interno dell’impugnativa avverso il diniego di immatricolazione, in conformità del resto a quanto statuito dalla Corte Costituzionale, con sentenza interpretativa di rigetto n. 108 del 1 aprile 2009 sulla questione di legittimità costituzionale della predetta norma.

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo) sez. I, 09/06/2016, n.359

Esami universitari sostenuti con riserva di ammissione disposta dal GA

Il principio generale, ispirato alla tutela dell’affidamento, della sanatoria legale dei casi di ammissione con riserva a procedure di tipo idoneativo, detto anche “principio dell’assorbimento” desumibile dall’articolo 4, comma 2- bis, del D.L. 30/06/2005 n. 115, convertito nella legge 17 agosto 2005 n. 168, secondo il quale “conseguono ad ogni effetto l’abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono i candidati, in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove d’esame scritte ed orali previste dal bando, anche se l’ammissione alle medesime o la ripetizione della valutazione da parte della commissione sia stata operata a seguito di provvedimenti giurisdizionali o di autotutela”, può applicarsi, secondo i principi ermeneutici di equilibrio e di parità di trattamento, anche al caso degli esami universitari sostenuti dallo studente-ricorrente in virtù di ammissione con riserva disposta dal giudice amministrativo, all’interno dell’impugnativa avverso il diniego di immatricolazione.

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo) sez. I, 14/07/2016, n.429

Esame di Stato per l’abilitazione all’insegnamento

La dedotta adozione di un sistema informatizzato di gestione e registrazione degli esiti, con dematerializzazione dei verbali secondo la prassi invalsa presso l’Ateneo trentino per gli esami universitari, non può giustificare e surrogare – in relazione alle prove conclusive dei percorsi abilitanti – l’assenza di un documento ostensibile che dia conto delle operazioni svoltesi dinanzi la Commissione, contenente gli elementi minimi propri della verbalizzazione, nella fattispecie trascurati, necessari per dimostrare la correttezza, imparzialità e trasparenza del processo esaminativo e valutativo dell’organo collegiale e a consentire il sindacato dell’autorità giurisdizionale, sia pure entro i limiti che ne circoscrivono in materia l’esercizio.

T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 11/09/2015, n.346

Esercizio della professione di avvocato

Se deve escludersi l’abusività della condotta del cittadino di uno Stato membro che si rechi in altro Stato membro al fine di acquisirvi la qualifica professionale di avvocato a seguito del superamento di esami universitari e faccia poi ritorno, anche dopo poco tempo, nello Stato membro di cui è cittadino per esercitarvi la professione di avvocato con il titolo professionale ottenuto nello Stato membro in cui tale qualifica professionale è stata acquisita, è altresì vero che non viene meno la possibilità di verificare se, attraverso tale percorso, il cittadino dello Stato membro persegua la finalità di esercitare la professione di avvocato versando in condizioni oggettive e soggettive tali che al cittadino italiano precluderebbero comunque l’esercizio della professione stessa (fattispecie in cui un abogado aveva prodotto una autocertficazione di assenza carichi pendenti, ma da indagini era emersa la pendenza di procedimenti penali nei confronti dell’abogado, nonché di una sentenza comportante la cancellazione emessa nei confronti del medesimo da un Consiglio dell’Ordine degli Avvocati).

Cassazione civile sez. un., 27/07/2015, n.15694

Accesso alla professione di avvocato

L’art. 3 della direttiva 98/5/Ce deve essere interpretato nel senso di non ostare a che il cittadino di uno Stato membro si rechi in un altro Stato membro al fine di acquisirvi la qualifica professionale di avvocato e, a seguito del superamento di esami universitari, faccia ritorno nello Stato di cui è cittadino per esercitarvi la professione forense con il titolo professionale ottenuto nello Stato membro in cui tale qualifica è stata acquisita; un siffatto comportamento non costituisce abuso di diritto dell’Unione europea.

Corte giustizia UE grande sezione, 17/07/2014, n.58

Esami universitari e annullamento in autotutela di esami universitari

In tema di istruzione universitaria, l’annullamento in autotutela di esami universitari (e conseguentemente del titolo accademico), per mancato rinvenimento di ogni riscontro documentale degli stessi (non essendo ritenuta idonea la registrazione informatica ai fini della attestazione del loro superamento), costituisce un procedimento amministrativo di secondo grado autonomo da quello penale, per cui non sussiste alcun obbligo di attendere la definizione del processo penale in corso per gli stessi fatti, dal momento che, al contrario, l’interesse pubblico all’annullamento del titolo accademico rende opportuno un celere intervento finalizzato al ritiro del titolo illegittimamente conseguito.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. I, 04/09/2013, n.1643

Preparazione agli esami universitari

Il contratto sottoscritto dallo studente con una società di preparazione agli esami universitari crea, se nel contratto non sia previsto diversamente, a quest’ultima un’obbligazione di mezzi e non di risultato. Pertanto, la società di preparazione agli esami universitari non è inadempiente qualora lo studente non superi gli esami.

Tribunale Parma, 08/08/2013, n.1067

Elaborato scritto: ha natura di atto pubblico 

L’elaborato scritto redatto in occasione di una prova di esame universitario ha natura di atto pubblico perché è funzionale ad individuare i candidati da ammettere alla prova orale e ad orientare l’esaminatore nell’attribuzione del voto definitivo. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto integrato il delitto di cui all’art. 490 c.p. con riferimento alla soppressione di elaborati scritti di una prova di esame e di sostituzione con altri, redatti giorni dopo).

Cassazione penale sez. V, 25/06/2013, n.32789



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