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Locale rumoroso: ultime sentenze

18 Ottobre 2019
Locale rumoroso: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: diffusione di musica; apertura e chiusura dei locali; superamento dei limiti di tollerabilità acustica; percezione di rumori eccessivi; disturbo della quiete pubblica; responsabile dell’attività rumorosa; tranquillità e il riposo dei residenti.

Gestore di un locale con impianto di aereazione troppo rumoroso

In tema di immissioni sonore, deve ritenersi sussistere l’illecito amministrativo ove si verifichi solo il mero superamento dei limiti differenziali; è configurabile l’ipotesi di cui all’art. 659 c.p., comma 1, quando il fatto costitutivo dell’illecito sia rappresentato da qualcosa di diverso ed ulteriore rispetto al mero superamento di limiti di rumore; deve poi ritenersi integrata la contravvenzione ex art. 659 c.p., comma 2, qualora la violazione riguardi altre prescrizioni legali o della Autorità, attinenti all’esercizio del mestiere rumoroso, diverse, però, da quelle impositive di limiti di immissione acustica (riconosciuta, nella specie, la responsabilità ex art. 659, 1 comma, per il gestore i un locale il cui impianto di aereazione superava i limiti di normale tollerabilità).

Cassazione penale sez. III, 17/05/2017, n.31279

Esercizio di un’attività commerciale e accertamento di rumori eccessivi

L’accertamento di rumori eccessivi collegati all’esercizio di una attività commerciale non può essere limitato alla percezione del rumore – anche eccessivo – da parte delle sole persone che vivono immediatamente al di sopra del locale, pur se tale condizione può determinare l’esistenza di un dovere – civilistico – di adottare misure idonee ad impedire la diffusione del suono molesto.

La percezione di rumori eccessivi da parte di tali specifici soggetti può essere considerata un elemento indiziante a carico del gestore dell’esercizio, ma non esaurisce l’ambito dell’accertamento penalistico, correlato alla messa in pericolo della pubblica tranquillità, risultando dunque doverosa una verifica ulteriore, tesa a far emergere l’idoneità della condotta a determinare disturbo ad una più consistente fascia di soggetti, le cui abitazioni siano ubicate nelle vicinanze dell’esercizio medesimo.

Cassazione penale sez. I, 14/10/2013, n.1447

Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone

La contravvenzione di cui all’articolo 659, comma 1, del codice penale è reato solo eventualmente permanente, che si può consumare anche con un’unica condotta rumorosa o di schiamazzo, recante, in determinate circostanze, un effettivo disturbo alle occupazioni o al riposo delle persone, in quanto non è necessaria la prova che il rumore abbia concretamente molestato una platea più diffusa di persone, essendo sufficiente l’idoneità del fatto a disturbare un numero indeterminato di individui.

(Nella specie, è stato dichiarato inammissibile il ricorso avverso la sentenza di condanna dei gestori di un locale, essendo emerso, da un lato, che gli accertamenti tecnici avevano fatto apprezzare lo sforamento del limite previsto di 3 decibel, e, dall’altro, che i rumori avevano comunque una potenzialità diffusiva, attestata dalla costituzione di un comitato di cittadini della zona e dalle segnalazioni degli abitanti).

Cassazione penale sez. III, 09/05/2019, n.28570

Richiesta di vigilanza sull’inquinamento acustico

A fronte di un’istanza di privati cittadini che richiedono all’amministrazione di esercitare i poteri di vigilanza e di sanzione attribuiti dalle norme in materia di orari per la diffusione di musica e di apertura e chiusura dei locali e di superamento dei limiti di tollerabilità acustica e di disturbo della quiete pubblica cagionati dall’esercizio di attività rumorose, non è sufficiente una mera diffida inviata dall’amministrazione al responsabile dell’attività rumorosa, dovendo invece essere ripresa e continuata, nei giorni di riapertura del locale, l’attività di vigilanza e controllo nonché di sanzione per l’eventuale violazione delle norme disciplinanti l’esercizio dell’attività.

T.A.R. Latina, (Lazio) sez. I, 31/10/2018, n.545

Immissioni acustiche intollerabili e reato di disturbo della quiete pubblica

Non è configurabile l’illecito amministrativo di cui all’art. 10 l. 26 ottobre 1995, n. 447, bensì il reato di cui all’art. 659, comma 1, c.p., qualora, con riferimento all’esercizio di attività o mestieri rumorosi, non si verifichi esclusivamente il mero superamento dei limiti di emissione del rumore fissati dalle disposizioni normative in materia, ma si ponga in essere, eccedendo dalle normali modalità di esercizio di tali attività, un condotta idonea a turbare la quiete pubblica.

(Nel caso di specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato avverso la sentenza con la quale il tribunale lo aveva condannato per il reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, nonostante gli fosse stata rilasciata l’autorizzazione amministrativa a tenere aperto il proprio locale durante la notte ed a diffondere musica all’esterno del locale, sulla base del superamento delle normali modalità di esercizio del mestiere rumoroso, desunto da quanto riferito dai denuncianti in merito al disturbo loro arrecato dalla musica proveniente dall’impianto di diffusione sonora installato dall’imputato all’esterno del proprio locale).

Cassazione penale sez. III, 11/01/2018, n.18522

Musica ad altissimo volume diffusa dal locale

Va confermata la pronuncia di merito che abbia condannato per il reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone il gestore di un esercizio commerciale, in relazione alla musica ad altissimo volume diffusa dal locale, le cui porte venivano tenute costantemente aperte, nonché al mancato impedimento del rumore degli avventori, proveniente sia dall’interno del locale stesso sia dall’esterno.

(Nella specie, la sentenza impugnata aveva ritenuto che gli schiamazzi non erano riconducibili neanche in astratto al rumore connaturato all’attività del bar ed erano stati provocati da clienti del locale, posto che la continua apertura delle porte creava una continuità tra l’interno e il marciapiede della via pubblica, utilizzato in modo prevalente per le consumazioni all’aperto degli avventori, senza dar rilievo ai tentativi del gestore, considerati insufficienti, di calmare la clientela più rumorosa).

Cassazione penale sez. III, 17/12/2014, n.12967

Attività notturna di locali pubblici

Il ricorso al fatto notorio, ai sensi dell’art. 115 comma 2, c.p.c., attiene all’esercizio di un potere discrezionale riservato al giudice di merito; pertanto, l’esercizio, sia positivo che negativo, di tale potere non è sindacabile in sede di legittimità, ed egli non è tenuto ad indicare gli elementi sui quali la determinazione si fonda, essendo, invece, censurabile l’assunzione, a base della decisione, di un’inesatta nozione del notorio, che va inteso quale fatto generalmente conosciuto, almeno in una determinata zona (cd. notorietà locale) o in un particolare settore di attività o di affari da una collettività di persone di media cultura.

(Nella specie, la S.C., in applicazione del principio su enunciato, ha ritenuto che correttamente il giudice di merito non avesse fatto ricorso alla nozione di notorio per configurare un danno alla salute causato dalla esposizione a rumore derivante da immissioni sonore provocate dall’attività notturna di locali pubblici).

Cassazione civile sez. III, 18/07/2011, n.15715

Rumore eccessivo dell’impianto sonoro del locale

L’agibilità di un immobile attiene alla solidità e sicurezza dell’edificio; la sospensione e la revoca della stessa non possono, pertanto, fondarsi sul presupposto del rumore eccessivo dell’impianto sonoro del locale e dello schiamazzo degli avventori.

L’eventuale abuso delle autorizzazioni amministrative rilasciate e la violazione delle inerenti prescrizioni devono trovare sbocco in provvedimenti, di tipo cautelare o sanzionatorio (sospensione e revoca ai sensi dell’art. 19, t.u.l.p.s.) che si rivolgono nei confronti del titolare della stessa (e dell’attività da questi esercitata) senza che questo implichi il venir meno, in sé, dell’agibilità del locale.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. III, 14/07/2011, n.3793

Assembramento di giovani dinanzi ad un esercizio pubblico

È indubbio che un assembramento composto da decine di giovani, riuniti a scopo ricreativo, determini oggettivamente, secondo esperienza e ragionevolezza, una fonte di rumore variabile ma comunque ponderosa, così come contribuiscono ad alimentare detta fonte le concorrenti immissioni acustiche prodotte dall’impianto in uso nel locale, le quali, soprattutto in orario notturno, possono sicuramente impedire il riposo di quanti, pur senza avere una particolare sensibilità, costì risiedono determinando così un concreto pregiudizio per la quiete pubblica, che l’Amministrazione Comunale è tenuta a rimuovere, avvalendosi degli strumenti più opportuni, secondo valutazioni di convenienza ed adeguatezza (nella specie, attraverso la riduzione dell’orario notturno dell’esercizio pubblico).

T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 02/12/2009, n.296

Cessazione del rumore proveniente dal locale

In base all’art. 8 d.P.C.M. 14 novembre 1997, attuativo della l. 26 ottobre 1995 n. 447, in materia di accertamento dei limiti per le immissioni sonore, non può più trovare applicazione, dopo l’entrata in vigore del suddetto d.P.C.M. del 1997, e, in assenza della classificazione delle zone del territorio comunale, il criterio c.d. differenziale di cui all’art. 6 comma 2 d.P.C. 1 marzo 1991.

Ne consegue l’illegittimità del provvedimento di un Comune che, sulla scorta di tale criterio differenziale, inibisca al titolare di un esercizio commerciale la prosecuzione dell’attività ordinando la cessazione del rumore proveniente dal locale.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. II, 02/04/1999, n.327

Giurisdizione ordinaria 

Rientra nella giurisdizione del giudice ordinario la domanda diretta ad ottenere l’esecuzione di opere idonee ad eliminare le immissioni, in quanto la parte agisce a tutela dei diritti soggettivi lesi dalle immissioni, senza investire alcun provvedimento amministrativo.

(Nel caso di specie la S.C. ha affermato la giurisdizione del giudice ordinario in un caso in cui erano state ordinate opere di insonorizzazione per evitare immissioni di rumore, benché fosse stata rinnovata la licenza al locale officina e l’Usl non avesse riscontrato alcuna anomalia).

Cassazione civile sez. un., 15/10/1998, n.10186



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