Cos’è lo ius culturae?

28 Settembre 2019 | Autore:
Cos’è lo ius culturae?

Alla Camera, il dibattito su questo modo di ottenere la cittadinanza italiana: che differenza c’è con lo ius soli?

La virata verso sinistra del Governo Conte 2 fa vedere un nuovo orizzonte per quanto riguarda l’acquisizione della cittadinanza italiana. La proposta di legge in materia, al vaglio del Parlamento, non si ferma al già dibattuto tema dello ius soli ma si allarga ed abbraccia un altro concetto di cui finora si è parlato poco o nulla: lo ius culturae. Ma che cos’è lo ius culturae ed in che cosa è diverso dallo ius soli? E queste due cose hanno a che fare con lo ius sanguinis? Insomma, per chi non ha studiato il latino, forse è il caso di fare un po’ di chiarezza.

L’idea di chi ha portato la proposta di legge alla Camera è quella di riconoscere il merito dei giovani stranieri che vanno a scuola e che si danno da fare. Quindi, non una cittadinanza acquisita in automatico per il solo fatto di nascere nel nostro Paese ma ottenuta dopo un percorso di integrazione, come vedremo tra poco nel dettaglio.

Facile intuire che sullo ius culturae ci sarà battaglia in Parlamento, anzi: c’è già chi ha annunciato che farà il possibile affinché questa ipotesi non diventi realtà perché considerata, comunque, una forma di «cittadinanza facile». Non a caso, se ne era già discusso nella passata legislatura (quella in cui alla guida del Governo c’era il centrosinistra) senza concludere alcunché.

Ora se ne torna a parlare, vedremo con quale risultato. Nel frattempo, vediamo che cos’è lo ius culturae ed in che cosa è diverso dallo ius soli.

Ius culturae: che cosa significa?

Partiamo proprio da qui. Lo ius culturae (istituto giuridico inedito per noi) prevede la possibilità per un minore straniero nato in Italia o arrivato nel nostro Paese entro il 12esimo anno di età di ottenere la cittadinanza italiana. A una condizione, però: che quando ne faccia richiesta abbia frequentato regolarmente per almeno 5 anni uno o più cicli di studio oppure che abbia seguito dei percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali per ottenere una qualifica professionale.

In altri termini, lo straniero che aspira a diventare cittadino italiano grazie allo ius culturae dovrà dimostrare di avere, appunto, una certa «culturae», cioè un minimo di cultura e di conoscenza che lo portino ad inserirsi correttamente nel nostro tessuto sociale.

Nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione primaria, è necessaria la conclusione positiva di tale corso.

Ius culturae e ius soli: qual è la differenza?

Mentre per avere di diritto la cittadinanza italiana grazie allo ius culturae si rende necessario un percorso di formazione, lo ius soli (o diritto di suolo), invece, prevede che la cittadinanza venga concessa ad uno straniero per il solo fatto di nascere nel territorio italiano, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Significa che se una coppia di francesi, svizzeri o senegalesi si trasferisce in Italia e qui hanno un bambino, a quest’ultimo deve essere riconosciuta la cittadinanza italiana.

Ma anche questo diritto non è così automatico. Il figlio di stranieri nato in Italia può chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni e solo se ha mantenuto dalla nascita in modo costante la residenza nel nostro Paese [1].

Ci sono, in realtà, altri due casi in cui lo ius soli si applica in via eccezionale. Succede per:

  • chi è nato in Italia da genitori ignoti o apolidi o impossibilitati a trasmettere al figlio la propria cittadinanza in base alla legge dello Stato di origine;
  • chi è figlio di ignoti ed è stato trovato nel territorio italiano.

Ius culturae: il dibattito in Parlamento

Come abbiamo detto, lo ius culturae è un istituto giuridico ancora inedito in Italia, nonostante se ne sia già discusso in Parlamento senza, però, alcun risultato concreto. Ora, se ne torna a parlare, da giovedì 3 ottobre, ripartendo dalla commissione Affari costituzionali della Camera. Secondo il presidente della commissione, il pentastellato Giuseppe Brescia, «serve una discussione che metta all’angolo propaganda e falsi miti, che guardi in faccia la realtà e che dia un segnale positivo a chi si vuole integrare».

Dello stesso avviso gli alleati del Pd, il cui capogruppo al Senato, Andrea Marcucci, chiede «una gestione degli sbarchi governata e non affidata agli show estemporanei ed una maggiore condivisione dell’Europa e, in questo contesto, di portare all’approvazione definitiva lo ius culturae».

La proposta ha ricevuto la benedizione dei vescovi. Per il presidente della Conferenza episcopale, cardiale Gualtiero Bassetti, «lo ius culturae è da promuovere perché l’integrazione, senza il riconoscimento da un punto di vista normativo, sarebbe un contenitore vuoto.

Non tutti, però, la pensano allo stesso modo. La destra sovranista ha già formalizzato il suo «no» alla proposta portata in commissione alla Camera. Matteo Salvini annuncia che «la Lega si batterà contro lo ius soli, comunque lo chiamino, contro la cittadinanza facile senza se e senza ma». Sulla stessa lunghezza d’onda Fratelli d’Italia: «Lo ius culturae è uno ius soli edulcorato – commenta il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida», mentre Giorgia Meloni ha già annunciato una raccolta di firme proprio a partire da giovedì 3 ottobre.

Ha destato qualche perplessità, invece, ciò che è successo all’interno di Forza Italia: il presidente della commissione ha svelato che sullo ius culturae sono stati presentati diversi testi e che uno di questi porta la firma di Renata Polverini, deputata forzista che spinge per l’introduzione di questo istituto.

note

[1] Legge n. 91/1992.


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