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Buste della spesa: si possono portare da casa


Buste della spesa: si possono portare da casa

> Business Pubblicato il 5 aprile 2018



Dietrofront sui sacchetti bio per la spesa: secondo il Consiglio di Stato si possono portare da casa o possono essere acquistati altrove

Chi non ricorda la polemica scaturita qualche mese fa sui sacchetti della spesa bio e a pagamento. Da gennaio 2018, infatti, è scattata una “nuova tassa” sui sacchetti trasparenti per la spesa per i quali è previsto un sovrapprezzo (leggi sul punto: Ecco la tassa sulle buste della spesa: solo bio e a pagamento). In sostanza, dal 1° gennaio 2018, nei supermercati e nei vari esercizi per la distribuzione alimentare si possono utilizzare soltanto  sacchetti trasparenti ed ultraleggeri che dovranno essere esclusivamente biodegradabili e compostabili. Attenzione: non quelli disponibili alle casse dei vari supermercati, che il più delle volte venivano già fatti pagare. Stiamo parlando di una cosa diversa e cioè dei sacchetti trasparenti ed ultraleggeri dove si infilano frutta e verdure, o ancora carne, pesce, gastronomia e prodotti di panetteria, per poi pesarli, ritirare lo scontrino, incollarlo sul sacchetto e recarsi alla cassa. Si tratta di un nuovo balzello introdotto dal cosiddetto decreto Mezzogiorno [1], che da gennaio 2018 ha trovato piena applicazione.

C’è di nuovo, però, che sul punto è appena intervenuto il Consiglio di Stato, il quale, con un apposito parere  [2], ha dato il via libera all’utilizzo al supermercato di sacchetti monouso per frutta e verdura portati da casa o acquistati altrove. D’ora in poi, dunque, i sacchetti della spesa si possono portare da casa.

Sacchetti bio della spesa: il parere del Consiglio di Stato

sacchetti biodegradabili per frutta, verdura, pesce e pane potremo portarceli da casa, senza per forza doverli acquistare al supermercato insieme alla merce. Il verdetto è arrivato dal Consiglio di Stato, che ha dato il via libera all’uso di bioshopper monouso nuovi per frutta e verdura portati da casa o comprati altrove. Attenzione, però: è necessario che i sacchetti della spesa rispettino la normativa sull’igiene e la sicurezza alimentare.  I sacchetti della spesa, dunque, devono essere nuovi e conformi alla normativa sui materiali a contatto con gli alimenti, i contenitori alternativi alle borse di plastica devono essere adatti a contenere ortofrutta.

Il consumatore – si legge nel provvedimento – può «utilizzare sacchetti in plastica autonomamente reperiti» per comprare frutta e verdura sfusa nei supermercati, anziché acquistare quelli commercializzati nel punto vendita, purché «idonei a preservare l’integrità della merce e rispondenti alle caratteristiche di legge».

Dal canto loro, gli operatori del comparto alimentare non potranno impedire questa facoltà al consumatore, né l’utilizzo di contenitori alternativi alle buste in plastica, comunque idonei a contenere prodotti ortofrutticoli, autonomamente reperiti dal cliente.

Sacchetti della spesa: si possono portare da casa

 Dunque, fermo restando il primario interesse alla tutela della sicurezza ed igiene degli alimenti, è possibile per i consumatori utilizzare nei soli reparti di vendita a libero servizio (frutta e verdura) sacchetti monouso nuovi dagli stessi acquistati al di fuori degli esercizi commerciali, conformi alla normativa sui materiali a contatto con gli alimenti, senza che gli operatori del settore alimentare possano impedire tale facoltà né l’utilizzo di contenitori alternativi alle buste in plastica, comunque idonei a contenere alimenti quale frutta e verdura, autonomamente reperiti dal consumatore; non può inoltre escludersi, alla luce della normativa vigente, che per talune tipologie di prodotto uno specifico contenitore non sia neppure necessario.

Sacchetti della spesa: gli obblighi dei negozianti

I negozianti  non potranno impedire questa facoltà al consumatore, ma dovranno garantire il rispetto della normativa sull’igiene e la sicurezza alimentare. Ciascun esercizio commerciale sarà dunque tenuto «alla verifica dell’idoneità e della conformità a legge dei sacchetti utilizzati dal consumatore, siano essi messi a disposizione dell’esercizio commerciale stesso, siano essi introdotti nei locali autonomamente dal consumatore» – spiega il Consiglio di Stato. Ciò in quanto, gli operatori del comparto alimentare devono garantire l’integrità dei prodotti ceduti, potendo di conseguenza vietare l’utilizzo di contenitori autonomamente reperiti dal consumatore solo se non conformi alla normativa di volta in volta applicabile per ciascuna tipologia di merce, o comunque in concreto non idonei a venire in contatto con gli alimenti.

Sacchetti della spesa: ok portarli da casa, no al riutilizzo

Alla luce di quanto sin scritto sulla base di quanto affermato da Consiglio di  Stato, deve certamente ammettersi la possibilità di utilizzare – in luogo delle borse ultraleggere messe a disposizioni, a pagamento, nell’esercizio commerciale – contenitori alternativi alle buste in plastica, comunque idonei a contenere alimenti quale frutta e verdura, autonomamente reperiti dal consumatore. Ed infatti, l’utilizzo e la circolazione delle borse in questione – in quanto beni autonomamente commerciabili – non possono essere sottratte alla logica del mercato e, per tale ragione, non sembra consentito escludere la facoltà del loro acquisto all’esterno dell’esercizio commerciale nel quale saranno poi utilizzate, in quanto, per l’appunto, considerate di per sé un prodotto autonomamente acquistabile, avente un valore indipendente da quello delle merci che sono destinate a contenere. Attenzione, però: è necessario che i sacchetti della spesa rispettino la normativa sull’igiene e la sicurezza alimentare.  I sacchetti della spesa, dunque, devono essere nuovi e conformi alla normativa sui materiali a contatto con gli alimenti. È escluso, quindi, il loro riutilizzo.

 

note

[1] D.l. n. 91 del 20.06.2017 conv. dalla l. n. 123 del 03.08.2017 (in G.U. 12.08.2017 n. 188).

[2] Consiglio di Stato, parere n. 859 del 29.03.2018.

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