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Che fare se il conto del ristorante è troppo alto?

29 Settembre 2019
Che fare se il conto del ristorante è troppo alto?

Conto troppo salato: posso non pagare e andarmene o devo chiamare i Carabinieri? 

Una recente vicenda che vede coinvolto un ristorante del centro di Roma ha fatto incetta di like sui social. Due turiste giapponesi, inesperte e spaventate, si sono viste presentare un conto di 430 euro per aver ordinato due piatti di spaghetti al pesce. A far lievitare il prezzo sono stati anche gli 80 euro di mancia, pretesi dal locale e ben evidenziati sullo scontrino (a scanso del fatto che qualcuno potesse pensare che il titolare, oltre ad essere un truffatore, fosse anche un evasore). Che potevano fare le due donne? Qualcuno le ha apostrofate con un commento sul post: «Perché non avete chiamato i carabinieri?» E loro «Perché siamo inesperte e non parliamo la vostra lingua». Qualcun altro ha chiesto: «Perché non ve ne siete andate senza pagare?» E loro «Perché ci hanno impedito di uscire». Cosa dice la nostra legge a riguardo? Che fare se il conto del ristorante è troppo alto? 

Chi non paga il conto rischia davvero di lavare i piatti? Può essere trattenuto dal servizio di sicurezza? Vediamo come si sarebbe comportato un avvocato, esperto di legge e sicuro del fatto suo.

(Qui sotto l’immagine con lo scontrino incriminato rilasciato alle turiste)

Non pagare il ristorante è reato?

Iniziamo a comprendere che tipo di illecito è il fatto di non pagare il conto al ristorante. Di regola, si tratta di un semplice inadempimento contrattuale: esso ha, quindi, natura civilistica e non penale. Chi si siede in un locale e presenta l’ordinazione sta concludendo un normalissimo contratto, seppur in forma verbale: in cambio del cibo o delle bevande si impegna a corrispondere, in un successivo momento, il relativo prezzo. Un po’ come succede con un comune contratto di vendita, sebbene in questo caso, oltre alla vendita del cibo, si aggiunge anche una prestazione di “fare”, ossia la preparazione.

Chi non adempie un contratto non commette un reato a meno che non aveva, sin dall’inizio, l’intenzione di non pagare e, ciò nonostante, ha finto di essere in grado di farlo. In questo secondo caso, ci sono gli estremi dell’insolvenza fraudolenta.

Diverso è, invece, il caso di chi si vede presentare un conto assolutamente sproporzionato o comunque superiore alle sue aspettative: è indubbia la buona fede iniziale. Semmai, si potrà parlare di un atteggiamento colpevole, per non aver letto attentamente i prezzi sul menu o per non aver considerato il costo del vino o per non aver compreso che il corrispettivo del pesce indicato sulla lista è “all’etto” e non à forfait. Ma per la semplice colpa – almeno in questo caso – non si può essere denunciato ai carabinieri.

Che succede a chi non paga il conto al ristorante?

Una volta chiarito che il proprietario del ristorante non può chiamare né i carabinieri, né la polizia per costringere il cliente a pagare, è normale chiedersi quali sono le armi in suo possesso per recuperare il proprio credito. Egli potrà tutt’al più incaricare un avvocato privato per chiedere un decreto ingiuntivo in tribunale. Si tratta di una procedura che può chiedere chiunque sia in possesso di una fattura per una prestazione resa e non adempiuta. Siamo, comunqu,e nell’ambito del normale processo civile, che alcuna conseguenza comporta sul casellario giudiziario.

Peraltro, il debitore che si vedrà notificare il decreto potrà, nei successivi 40 giorni, presentare opposizione – anche lui avvalendosi di un avvocato e – in quella sede (ossia davanti al giudice) – far valere le proprie contestazioni.

Chi non paga il conto al ristorante deve lavare i piatti?

Le cose, dunque, stanno pressappoco così. Tu entri nel ristorante, consumi e poi chiedi il conto. Il conto è troppo salato e non hai i soldi con te per pagare. A quel punto, le ipotesi sono due.

Se ritieni che il conto, pur salato, è corretto, puoi chiedere al ristoratore un giorno di tempo per recuperare l’importo e pagarlo. Lui, per quanto adirato, non potrà né denunciarti, né impedirti di andare via. È vero che sarai formalmente “in mora” ossia “in ritardo” – le prestazioni vanno, infatti, corrisposte nel giorno della loro scadenza – ma per 24 o 48 ore nessuno potrà dirti nulla, né c’è il tempo di agire nei tuoi confronti. Peraltro, l’unica conseguenza – sempre da un punto di visto civilistico – per un pagamento in ritardo è l’addizione degli interessi. E in pochi giorni non c’è possibilità di raggiungere neanche 10 centesimi.

Se, invece, ritieni che il conto non è corretto e intendi contestarlo, puoi rifiutarti di pagare. A quel punto, se il ristoratore dovesse bloccarti sull’ingresso potrai chiamare i carabinieri. Difatti, costringere una persona a non passare può integrare il reato di «violenza privata» o addirittura di «sequestro di persona».

Ti chiederai: ma come faccio a chiamare i carabinieri se non mi fanno uscire? Prova ad appartarti in un angolo del ristorante, con la scusa di chiamare un parente che ti porti i soldi per il tuo “riscatto” e, invece, contatta le forze dell’ordine.

È, comunque, diritto del ristoratore, qualora ti lasci passare, chiedere i tuoi estremi: nome, cognome e indirizzo. Gli serviranno per farti scrivere dal suo avvocato e inviarti il decreto ingiuntivo. A quel punto, potrai darglieli con la consapevolezza, tuttavia, che:

  • nessuno fa un decreto ingiuntivo per poche decine di euro;
  • difficilmente, si ricorre in tribunale per recuperare un credito derivante da una truffa;
  • nel caso in cui dovesse arrivarti un decreto ingiuntivo potrai fare opposizione e, dinanzi al giudice, avrai la possibilità di difenderti chiamando a testimoniare gli ospiti che erano con te al tavolo. Questi potranno confermare quali piatti hai ordinato, affinché il magistrato ridimensioni il prezzo secondo equità.

Attento: se le tue contestazioni si basano solo sulla qualità dei piatti o degli alimenti ti sarà più difficile sollevare contestazioni. Il gusto è sempre soggettivo.

Diverso, però, è il caso se ti è stato servito del cibo spacciato per fresco quando, invece, era surgelato. La mancata indicazione, nel menu del ristorante, della surgelazione costituisce reato di frode in commercio.

I diritti di chi consuma al ristorante

Elenchiamo alcuni diritti che spettano a chiunque entra in un ristorante. Alcuni di questi potrebbero esserti sconosciuti:

  • una volta che ti sei seduto in ristorante non sei tenuto a consumare. Se, aperto il menu, ti accorgi che i prezzi sono troppo alti o i piatti non sono di tuo gradimento, puoi alzarti e andartene;
  • se prenoti un tavolo per telefono e poi lo disdici non ti può essere chiesta una penale, a meno che ciò ti sia stato ben prospettato al momento della prenotazione stessa;
  • lo scontrino non deve indicare il prezzo per ogni singolo piatto consumato, ben potendo essere complessivo, ma è tuo diritto chiedere la specifica;
  • se non trovi il classico asterisco sul menu che indica i prodotti congelati, puoi denunciare il ristoratore per frode in commercio;
  • il menu del ristorante deve indicare i prodotti allergenici;
  • se il ristoratore non ti vuol far uscire dal locale, perché non paghi puoi chiamare la polizia o i carabinieri.

7 Commenti

  1. A parte il fatto che quello in foto non è uno documento fiscale ma la transazione della carta di credito , l’articolo insegna alla gente come truffare i ristoranti. Dovete vergognarvi a pubblicare queste cose , chi lo lavora deve essere pagato e i ristoratori so che o quasi tutte oneste persone che lavorano 10 ore al giorno, una mela marcia non fa testo

    1. Parlare di legge e diritti non insegna a truffare. Mi dispiace per il suo analfabetismo funzionale.

    2. Mario dicci tu come le due clienti giapponesi avrebbero dovuto difendersi da quella mela marcia del tuo collega. Tu in nome della tua categoria dovresti essere il primo a capire che quelle mele marce danneggiano il tuo lavoro e il turismo in generale. Ma forse non lo capisci

    3. Dovresti prendertela con il tuo collega disonesto e non mettere in discussione il buon senso dei concetti espressi nell’articolo, i quali, con tutta probabilità, sono conformi alle leggi vigenti, che ti piaccia a no! Ti dirò di più: come cittadino, se fosse possibile, mi costituirei parte civile in un processo contro i ristoratori che si comportano in modo disonesto con i turisti stranieri per il grave danno che cagionano all’immagine dell’Italia e degli italiani nel mondo!

  2. In caso invece di attese infinite o piatti mal fatti (pasta cruda, pietanze bruciacchiate, ecc), come si dovrebbe comportarsi?

    1. Il Codice civile stabilisce che, tutte le volte in cui, a causa del ritardo nell’inadempimento, il cliente perde l’interesse alla prestazione questi può recedere dal contratto. In altre parole può alzarsi e andarsene senza pagare il conto o il risarcimento per aver occupato il tavolo. E se le pizze, ad esempio, stavano uscendo proprio in quel momento, la situazione non cambia. Certo è che il concetto di «ritardo» va valutato attentamente caso per caso. Se il cameriere non indica i tempi di attesa o, peggio, assicura genericamente un servizio rapido, bisognerà comunque tenere conto di quanto è affollato il locale e della gente che già sta aspettando. In definitiva, la scelta di entrare in un locale già pieno di persone è del cliente e non certo del gestore.
      Per maggiori informazioni, leggi il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/183462_troppa-attesa-in-pizzeria-cosa-fare

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