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Ludopatia: ultime sentenze

17 Agosto 2022
Ludopatia: ultime sentenze

Gioco d’azzardo; misure di prevenzione della ludopatia; riduzione degli orari di gioco.

Ingresso minori in aree riservate al gioco

Le sanzioni, già precedentemente previste per la partecipazione ai giochi pubblici da parte dei minori, sono state estese anche al loro ingresso in aree riservate al gioco, in ragione dell’esigenza di contrastare il fenomeno della ludopatia ovvero dell’incapacità di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse (confermata la sanzione della chiusura di un centro scommesse dove era riuscita ad entrare una ragazza che, all’epoca dei fatti, non aveva ancora compiuto i 18 anni di età; irrilevante la circostanza che la minorenne fosse entrata nei locali soltanto per richiamare il proprio fidanzato – maggiorenne – che si stava attardando nell’effettuare alcune sommesse e quindi ella era presente sì nel locale ma per finalità ben diverse dalla partecipazione al gioco).

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 14/06/2022, n.7880

Orari delle sale da gioco 

Il potere del Sindaco di cui all’art. 50, comma 7, del D.lgs. 267/2000, a fini di tutela della salute e della quiete pubblica, legittima l’adozione di provvedimenti funzionali a regolamentare gli orari delle sale giochi e degli esercizi pubblici in cui sono installate apparecchiature da gioco; tale principio è stato chiaramente affermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 18 luglio 2014, n. 220, che ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 50, comma 7, del D.lgs. n. 267 del 2000, sollevata con riferimento agli artt. 32 e 118 della Costituzione, nella parte in cui disciplina poteri normativi e provvedimentali attribuiti al sindaco, senza prevedere che tali poteri possano essere esercitati con finalità di contrasto del fenomeno del gioco di azzardo patologico; la prevenzione della ludopatia è una competenza distinta e trasversale, fondata, da un lato, sul potere attribuito ai Comuni di individuare in autonomia gli interessi della collettività ex art. 3, comma 2, D.lgs. n. 267/2000 e dall’altro sul potere di regolazione degli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici ai sensi dell’art. 50, comma 7, D.lgs. n. 267/2000.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. I, 23/02/2022, n.437

Disciplina restrittiva dell’attività di gioco

I Comuni, per prevenire la ludopatia, possono adottare una disciplina restrittiva dell’attività di gioco, in particolare attraverso lo strumento della regolazione degli orari ex art. 50, comma 7, d.lgs. n. 267/2000. Detta disposizione normativa considera congiuntamente esercizi commerciali, pubblici esercizi e servizi pubblici, senza alcun riferimento al titolo su cui si basa l’attività. La prospettiva assunta dal legislatore è quella delle esigenze complessive degli utenti, di cui il Comune si fa interprete in quanto ente esponenziale della collettività. Anche gli orari di gioco sono, quindi, un aspetto dell’ordinaria regolazione dell’offerta dei servizi sul territorio.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 16/11/2021, n.962

Consultazione dell’Amministrazione dei Monopoli

La riduzione degli orari di gioco non deve mai spingersi fino al punto da cancellare il valore economico della concessione. È, comunque, necessario trovare un equilibrio che massimizzi l’interesse pubblico riducendo al minimo le perdite per i privati e di conseguenza per le finanze pubbliche. Anche in presenza di una situazione di ludopatia diffusa e documentata, quindi, gli interventi limitativi devono calcolare le conseguenze negative sul fatturato dei concessionari. Per questa ragione, sono in ogni caso da preferire misure incentivanti, o accompagnate da compensazioni, come suggerisce anche l’art. 5, l. rg. n. 8/2013.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 16/11/2021, n.962

Regolazione del gioco per fasce orarie

La regolazione del gioco per fasce orarie è maggiormente giustificabile se inserita in strumenti con efficacia temporalmente circoscritta, come le ordinanze contingibili e urgenti, sul presupposto di un’emergenza sanitaria da gioco d’azzardo patologico accertata dall’autorità sanitaria. Lo strumento ordinario della regolazione degli orari ex art. 50, comma 7, d.lgs. n. 50/2000 rimane certamente utilizzabile, ma deve farsi carico della necessità di rispettare l’equilibrio tra esigenze pubbliche (prevenzione della ludopatia) ed esigenze private (iniziativa economica, libero accesso al gioco). Non è, poi, compito dell’Amministrazione perseguire finalità ulteriori, che interferiscono inevitabilmente con le preferenze individuali, come l’individuazione degli orari da dedicare alle relazioni familiari.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 16/11/2021, n.962

Riduzione degli orari di gioco collegato agli apparecchi AWP e VLT

La riduzione degli orari di gioco collegato agli apparecchi AWP e VLT non deve mai spingersi fino al punto da cancellare il valore economico della concessione. È comunque necessario trovare un equilibrio che massimizzi l’interesse pubblico riducendo al minimo le perdite per i privati, e di conseguenza per le finanze pubbliche. Anche in presenza di una situazione di ludopatia diffusa e documentata, quindi, gli interventi limitativi devono calcolare le conseguenze negative sul fatturato dei concessionari. Per questa ragione, sono in ogni caso da preferire misure incentivanti, o accompagnate da compensazioni, come suggerisce anche l’art. 5 della l. rg. Lombardia n. 8/2013.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 04/10/2021, n.837

Emergenza sanitaria da gioco d’azzardo patologico

La regolazione del gioco per fasce orarie è maggiormente giustificabile se inserita in strumenti con efficacia temporalmente circoscritta, come le ordinanze contingibili e urgenti, sul presupposto di un’emergenza sanitaria da gioco d’azzardo patologico accertata dall’autorità sanitaria. Lo strumento ordinario della regolazione degli orari ex art. 50, comma 7, d.lgs. n. 267/2000 rimane certamente utilizzabile, ma deve farsi carico della necessità di rispettare l’equilibrio tra esigenze pubbliche (prevenzione della ludopatia) ed esigenze private (iniziativa economica, libero accesso al gioco). Non è, poi, compito dell’Amministrazione perseguire finalità ulteriori, che interferiscono inevitabilmente con le preferenze individuali, come l’individuazione degli orari da dedicare alle relazioni familiari.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 04/10/2021, n.837

Misure di contrasto alla ludopatia

È inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’ art. 7, comma 6, secondo periodo, d.l. 13 settembre 2012, n. 158, come convertito, censurato per violazione dell’ art. 117, comma 1, Cost., in relazione agli artt. 16 e 17 CDFUE, nella parte in cui punisce con una sanzione amministrativa pecuniaria pari a cinquantamila euro l’ inosservanza delle disposizioni di cui al comma 5 del medesimo articolo, le quali prevedono, a carico di coloro che offrono giochi o scommesse con vincite in denaro, una serie di obblighi a carattere informativo, intesi a porre sull’ avviso il fruitore riguardo ai rischi di dipendenza da una simile pratica.

Il giudice a quo non fornisce alcuna motivazione in ordine alla riconducibilità della fattispecie regolata dalla legislazione interna all’ ambito di applicazione del diritto dell’ Unione europea ai sensi dell’ art. 51 CDFUE, ciò che condiziona la stessa applicabilità delle norme della Carta CDFUE nonché la possibilità di invocarle quale parametro interposto in un giudizio di legittimità costituzionale (sentt. nn. 30, 33 del 2021) .

Corte Costituzionale, 23/09/2021, n.185

Sospensione della pena per il condannato affetto da ludopatia

La disciplina della sospensione dell’esecuzione della pena detentiva di cui all’art. 656, comma 5, c.p.p., e d.P.R. n. 309 del 1990, artt. 90 e 94, atteso il suo carattere eccezionale, si applica ai soli condannati affetti da tossicodipendenza e non è, invece, applicabile ai soggetti affetti da ludopatia o da dipendenze, ancorché assimilabili, differenti dalla tossicodipendenza. L’esclusione della ludopatia dal beneficio sospensivo di cui all’art. 656, comma 5, c.p.p., e d.P.R. n. 309 del 1990, artt. 90 e 94 non discende dalla rilevanza nosografica di tale disturbo compulsivo – non essendo ontestabile il suo inquadramento come disturbo psichico alla stregua dei parametri elaborati dal DSM V, che costituisce l’ultima versione del Manuale diagnostico dei disturbi mentali, pubblicato a cura dell’American Psychiatric Association (APA) – ma dalla natura della disciplina applicabile alla fattispecie. L’invocato primo periodo dell’art. 656 c.p.p., comma 5, ricollega inequivocabilmente la sospensione della pena detentiva non superiore a sei anni ai soli “casi di cui agli artt. 90 e 94 del testo unico approvato con d.P.R. n. 309 del 1990, e successive modificazioni, dunque la sospensione ella pena è espressamente prevista per le sole ipotesi di dipendenza da sostanze stupefacenti e non applicabile ad altre patologie), quali la ludopatia, non previste.

Cassazione penale sez. I, 16/06/2021, n.36709

I Comuni possono adottare una disciplina restrittiva dell’attività di gioco?

I Comuni possono adottare una disciplina restrittiva dell’attività di gioco attraverso lo strumento della regolazione degli orari ex art. 50, comma 7, d.lgs. n. 267/2000. La regolazione del gioco per fasce orarie è maggiormente giustificabile se inserita in strumenti con efficacia temporalmente circoscritta, come le ordinanze contingibili e urgenti, sul presupposto di un’emergenza sanitaria da gioco d’azzardo patologico accertata dall’autorità sanitaria. Lo strumento ordinario della regolazione degli orari ex art. 50, comma 7, d.lgs. n. 267/2000 rimane certamente utilizzabile, ma deve farsi carico della necessità di rispettare l’equilibrio tra esigenze pubbliche (prevenzione della ludopatia) ed esigenze private (iniziativa economica, libero accesso al gioco).

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 07/06/2021, n.511

Misure tese a inibire l’esercizio di sale da gioco e di attrazione

Con riguardo alla disciplina dei giochi leciti, ricondotta alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di «ordine pubblico e sicurezza» per le modalità di installazione e di utilizzo degli apparecchi da gioco leciti e per l’individuazione dei giochi leciti, si evidenzia che trattasi di profili che evocano finalità di prevenzione dei reati e di mantenimento dell’ordine pubblico, e pertanto giustificano la vigenza del regime autorizzatorio previsto dagli artt. 86 e 88 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza-TULPS).

Ciò, tuttavia, non comporta che ogni aspetto concernente la disciplina dei giochi leciti ricada nella competenza statale, ben potendo le Regioni intervenire con misure tese a inibire l’esercizio di sale da gioco e di attrazione ubicate al di sotto di una distanza minima da luoghi considerati “sensibili”, al fine di prevenire,ad esempio, il fenomeno della “ludopatia”.

Tribunale Torino sez. III, 09/10/2020, n.3526

Sale gioco autorizzate: interessi pubblici e privati

Le problematiche concernenti la disciplina degli orari di apertura e funzionamento delle sale gioco autorizzate costituiscono un terreno particolarmente sensibile e delicato nel quale confluiscono e devono essere adeguatamente misurati una pluralità di interessi – sia privati (dei gestori delle predette sale che, in quanto titolari di una concessione con l’amministrazione finanziaria e di una specifica autorizzazione di polizia, tendono a perseguire la massimizzazione dei loro profitti per ottenere la remunerazione dei loro investimenti economici attraverso la più ampia durata giornaliera dell’apertura dell’esercizio, invocando i principi costituzionali di libertà di iniziativa economica e di libera concorrenza e sul piano più strettamente il principio dell’affidamento, ingenerato proprio dal rilascio dei titoli, concessorio e autorizzatorio, necessari alla tenuta delle sale da gioco – sia, soprattutto pubblici e generali, non contenuti in quelli economico- finanziari (tutelati dalla concessione) o relativi alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica (tutelati dall’autorizzazione questorile), ma estesi anche alla quiete pubblica (in ragione dei non improbabili disagi derivanti dalla collocazione delle sale gioco in determinate zone cittadine più o meno densamente abitate a causa del possibile congestionamento del traffico o dell’affollamento dei frequentatori) e alla salute pubblica, quest’ultima in relazione al pericoloso fenomeno, sempre più evidente, della ludopatia; è pertanto legittima l’ordinanza sindacale che stabilisce per le tipologie di gioco delle fasce orarie fino a quattro ore complessive di interruzione quotidiana di gioco.

Consiglio di Stato sez. V, 26/08/2020, n.5223

Contrasto alla ludopatia e pianificazione della distribuzione sul territorio delle sale da gioco

Al fine di contenere e contrastare il fenomeno della ludopatia è necessaria la pianificazione della distribuzione sul territorio delle sale da gioco.

Consiglio di Stato sez. III, 10/07/2020, n.4464

Come prevenire il fenomeno della ludopatia?

Al fine di prevenire il fenomeno della ludopatia, le Regioni possono intervenire con misure rivolte a inibire l’esercizio di sale da gioco e di attrazione, ubicate al di sotto di una distanza minima da luoghi considerati sensibili. Ciò in quanto non tutti gli aspetti relativi alla disciplina dei giochi leciti ricadono nella competenza statale. Ad affermarlo è il T.A.R. Valle d’Aosta giudicando in relazione al ricorso di un gestore di una sala giochi al quale era stata revocata la licenza perché una modifica ad una legge regionale vietava l’esercizio di tali attività a una distanza inferiore a 600 metri da luoghi sensibili; nella fattispecie una scuola per l’infanzia posizionata a poco più di 80 metri. Secondo l’imprenditore la legislazione regionale violava la ripartizione di competenze tra stato e regioni. Per il T.A.R., al contrario, la revoca della licenza è legittima, in quanto i poteri delle regioni sono dichiaratamente finalizzati a tutelare soggetti ritenuti maggiormente vulnerabili e a prevenire forme di gioco cosiddetto compulsivo, nonché ad evitare effetti pregiudizievoli per il contesto urbano e sono ascrivibili alle materie “tutela della salute” e “governo del territorio”, nelle quali spetta alle Regioni e alle Province autonome una potestà legislativa concorrente.

T.A.R. Aosta, (Valle d’Aosta) sez. I, 25/06/2020, n.20

Sale da gioco dotate di Video Lottery Terminal

La decisione di una civica amministrazione che escluda dalla limitazione oraria imposta alle sale da gioco dotate di Video Lottery Terminal (VLT) le restanti modalità di gioco lecito (scommesse, lotterie ad estrazione istantanea e differita, giochi numerici a totalizzatore nazionale et cetera) non inficia in sé le determinazioni assunte, da una parte, perché le diverse condizioni di accesso alle stesse rende non arbitrario che vi si intervenga, ove necessario, con strumenti di contrasto di altra natura, senza al contempo precludere che le sale giochi o equiparate restino sottoposte a limitazioni loro proprie, dall’altra, perché una simile decisione risulta coerente con la ratio della vigente normativa settoriale, a livello nazionale e regionale, e con i principi affermati dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 300 del 2011, entrambi diretti alla riduzione dei fenomeni di abuso del gioco mediante interventi mirati a limitare e inibire le possibilità di gioco nei momenti della giornata ritenuti maggiormente rischiosi (in quanto meno soggetti ai controlli della comunità) per le particolari categorie di popolazione più esposte al rischio di ludopatia, quali certamente sono i minori di età e gli adulti che abbisognano apposite specifiche cure sanitarie e/o socio assistenziali.

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 08/03/2019, n.242

Riduzione dell’orario di funzionamento degli apparecchi di gioco

In linea generale, l’adozione di misure che impongano una consistente riduzione dell’orario di funzionamento degli apparecchi di gioco necessita di una compiuta istruttoria che dimostri la rilevanza del fenomeno nello specifico territorio e l’adeguatezza delle misure adottate, nonostante la diffusione del fenomeno della ludopatia in ampie fasce della società civile costituisca ormai un fatto notorio o, comunque, una nozione di fatto di comune esperienza.

Pertanto, pur potendosi condividere il principio secondo cui la libertà di iniziativa economica garantita dall’art. 41 Cost. non è assoluta, ma deve perseguire un’utilità sociale e non deve recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana, nella fattispecie non può trascurarsi che, rispetto al gioco lecito mediante apparecchi videoterminali, tale bilanciamento è stato operato, con esito positivo, dal legislatore che lo ha disciplinato.

Ne consegue che limitazioni al suo esercizio possono essere conformi solo nella misura in cui la loro introduzione sia stata preceduta da una puntuale indagine che, con riferimento alla specifica situazione rilevabile sul territorio comunale, ne abbia fatto emergere la loro necessità e utilità al fine di preservare altri beni costituzionalmente tutelati, la cui tutela sia demandata all’autorità Comunale.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 25/03/2019, n.274

Autorizzazione all’esercizio di sale da gioco 

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 1, lett. c), punto IV, l. reg. Abruzzo 29 ottobre 2013, n. 40, censurato, in riferimento agli artt. 3, 117, commi 2, lett. h), e 3, Cost., in quanto include le «caserme militari» tra i «luoghi sensibili», riguardo ai quali l’art. 3, comma 2, l. reg. Abruzzo n. 40 del 2013 prevede che l’autorizzazione all’esercizio di sale da gioco o all’installazione di apparecchi per il gioco lecito può essere rilasciata solo per gli esercizi ubicati a distanza non inferiore a 300 metri dagli stessi luoghi.

Premesso che disposizioni volte a introdurre limiti di distanza dai luoghi sensibili, sono estranee all’ordine pubblico e alla sicurezza, attenendo alla prevenzione della ludopatia e quindi alla materia della «tutela della salute», la disposizione censurata, non irragionevolmente prevede l’inclusione delle caserme militari tra i luoghi sensibili, non è estranea a tali finalità e non eccede dall’ambito della competenza regionale, atteso che le caserme, essendo destinate all’addestramento e all’alloggio dei militari, in particolare e nella maggior parte dei casi dei giovani che svolgono la precipua formazione in tale campo, sono peculiari centri di aggregazione di soggetti che ben possono considerarsi più esposti ai rischi legati ai giochi leciti (sentt. nn. 237 del 2006, 72 del 2010, 300 del 2011, 108 del 2017) .

Corte Costituzionale, 27/02/2019, n.27

Ludopatia e orari delle sale giochi

Ai sensi dell’art. 50, co. 7, D.Lgs. 267/2000, i sindaci sono autorizzati a disciplinare gli orari delle sale giochi e degli esercizi ove siano installate apparecchiature per il gioco, anche al fine di contrastare i fenomeni di c.d. ludopatia.

T.A.R. Salerno, (Campania) sez. I, 17/09/2018, n.1291

Imputato affetto da ludopatia

Nel caso in cui l’imputato sia affetto da ludopatia, spetta al giudice valutare se tale condizione soggettiva, oltre a predisporre il reo alla commissione di particolari reati, possa aver inciso in concreto sulla insorgenza di una determinazione originaria a commettere tutti o parte dei singoli reati, per i quali si chiede l’applicazione della disciplina della continuazione.

Cassazione penale sez. I, 14/06/2018, n.56704

Esigenze di prevenzione della ludopatia

Il regolamento comunale può fissare in 500 metri la distanza minima delle sale giochi da obiettivi sensibili (scuole, ospedali, etc.), e ciò in quanto le esigenze di prevenzione della ludopatia nei soggetti deboli prevalgono rispetto agli interessi commerciali delle imprese che operano nel settore.

Consiglio di Stato sez. IV, 27/11/2018, n.6714

Contrasto al fenomeno del gioco patologico

Al fine di giustificare l’esercizio del potere comunale di intervenire sugli orari di funzionamento degli apparecchi da gioco in un’ottica di contrasto al fenomeno del gioco patologico, non sono sufficienti generiche considerazioni relative all’impatto economico e sociale del fenomeno dell’intrattenimento lecito, che è cosa ben diversa dalla c.d. ludopatia o gioco d’azzardo patologico, ma debbono essere compiuti appositi studi che facciano emergere i dati epidemiologici, statistici e clinici da cui poter inferire la supposta maggiore pericolosità per la salute delle persone degli apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, T.U.L.P.S. anche rispetto agli altri servizi di gioco, l’efficacia delle misure e la loro adeguatezza, tenuto conto della necessità di bilanciare esigenze di tutela della sicurezza e della salute pubblica, da una parte, e l’interesse alla libera iniziativa economica, dall’altra (nel caso di specie, i dati forniti dalla ASL evidenziavano come il numero delle persone e delle famiglie alle prese con il gioco d’azzardo patologico fosse ulteriormente lievitato).

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 01/10/2018, n.929

Linee guida per il contrasto alla ludopatia

Anche dopo l’entrata in vigore del d.l. 13 settembre 2012, n. 158 (decreto Balduzzi) permane l’obbligo del Ministero dell’economia e delle finanze di emanare le linee d’azione per la prevenzione, il contrasto e il recupero di fenomeni di ludopatia conseguente a gioco compulsivo, previsto dalla l. 13 dicembre 2010, n.220

Consiglio di Stato sez. IV, 28/09/2017, n.4539

Misure regionali per il contrasto della ludopatia

In tema di contrasto della ludopatia mediante norme sul rispetto di distanze minime dai luoghi “sensibili”, la legge regionale che introduce una disciplina immediatamente operativa al di fuori del procedimento di pianificazione previsto dalla legislazione nazionale non viola alcun principio fondamentale in materia di tutela della salute.

Corte Costituzionale, 11/05/2017, n.108

Limitazioni orarie all’attività delle sale da gioco e prevenzione della ludopatia

Le limitazioni orarie all’attività degli esercizi commerciali — e segnatamente delle sale da gioco e degli esercizi nei quali siano installate apparecchiature per il gioco — si giustificano, in conformità ai principi costituzionali in tema di salute pubblica e della normativa comunitaria sulla libertà dell’iniziativa economica, con la necessità di prevenire il fenomeno della ludopatia, in particolare tra le fasce più deboli della popolazione.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. III, 03/05/2017, n.2346



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5 Commenti

  1. Purtroppo, è molta la gente che soffre di questa dipendenza dal gioco d’azzardo. C’è chi si brucia un intero stipendio alle macchinette, chi non paga il mutuo della casa e poi si becca il pignoramento, chi manda all’aria i sacrifici di una vita, chi chiede soldi in prestito ad amici e parenti e non li restituirà mai.

  2. Bisogna aiutare coloro che soffrono di ludopatia convincendoli a rivolgersi ad un esperto. Servono delle sedute con uno psicoterapeuta che possa aiutare il paziente ad uscire dal vortice della dipendenza. Accusare la persona di sperperare il denaro non serve a nulla, perché è come se fosse “drogata” dal gioco e quindi inizialmente ti asseconderà e poi ci ricadrà

  3. Noi immaginiamo che siano principalmente gli adulti a soffrire di questa dipendenza, ma non è così. Anche i giovani, gli adolescenti che cercano di essere indipendenti iniziano a giocare qualche euro per sfidare la sorte e poi entrano nel meccanismo malato della dipendenza e difficilmente riescono ad uscirne se non supportati da un adulto in grado di fargli capire che non è in quel modo che si può fare l’affare del secolo e che per guadagnare i soldi bisogna lavorare onestamente. Poi, rischiano di entrare in giri pericolosi per trovare i soldi da giocare alle macchinette

  4. Sì, d’accordo, ma spesso i ragazzi non emulano gli amici ma i genitori. E magari sono abituati a vedere certi comportamenti azzardati in famiglia. Magari, il padre che non ha uno stipendio molto elevato spera di arrotondare qualche soldo sperando nella fortuna e gioca di tanto in tanto. Il ragazzo ricrea gli stessi comportamenti del genitore immaginando che non ci sia nulla di sbagliato e magari poi non riesce a controllare quel desiderio di vincita

  5. Mio nonno aveva l’abitudine di giocare la schedina una volta a settimana. Ci spendeva quei 5 euro e ogni tanto riusciva a vincere. Sta anche nella responsabilità di chi osserva e non è necessario essere adulti per capire che i soldi non vanno sperperati in vincite che oggi possono darti 100 e in un attimo se sfidi la sorte ti trovi con un passivo più elevato. Io da bambina osservavo e non mi sono mai lasciata “affascinare” da simili giochi. La sua era una piccola abitudini che fortunatamente non è mai sfociata in dipendenza, ma conosco persone con genitori che si sono giocati i soldi del mutuo e hanno lasciato la famiglia con tanti debiti

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