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Opposizione a decreto ingiuntivo

28 Ottobre 2019 | Autore:
Opposizione a decreto ingiuntivo

Guida completa al decreto ingiuntivo: i presupposti per fare ricorso, quali sono i termini per la notifica e per l’opposizione. Cos’è l’opposizione tardiva?

Il recupero crediti è diventata una delle attività principali di ogni avvocato: a causa dell’aumento del numero dei cattivi pagatori, sono sempre più le persone e le società che devono ricorrere ai tribunali per poter ottenere il pagamento di quanto loro spetta. La restituzione di un prestito, il versamento di una somma dovuta da contratto, il risarcimento di un danno: insomma, l’attività di recupero crediti va sempre forte. Uno degli strumenti privilegiati per condurre la “crociata” contro i debitori è senza dubbio il decreto ingiuntivo. Come vedremo, si tratta di un provvedimento del giudice che consente al creditore di ottenere in tempi relativamente veloci ciò che spetta loro. Con questo articolo vorrei soffermarmi su un particolare aspetto del decreto ingiuntivo, cioè sulla sua opposizione.

L’opposizione a decreto ingiuntivo rappresenta il modo per il debitore di far valere le proprie ragioni contro quelle del creditore. Così facendo, vedremo che si instaura un vero e proprio giudizio contenzioso tra le parti, ove il creditore convenuto sarà tenuto a dimostrare ulteriormente il proprio credito. Perché il debitore possa opporsi al decreto ingiuntivo notificatogli dal creditore, però, è necessario che rispetti delle formalità e, soprattutto, che non compia alcuni errori, uno su tutti far decorrere i quaranta giorni di tempo utili per manifestare la propria opposizione. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è e come funziona l’opposizione a decreto ingiuntivo.

Cos’è il decreto ingiuntivo?

Prima di procedere con l’analisi della procedura di opposizione a decreto ingiuntivo, occorre che ti spieghi, in modo molto semplice, cos’è il decreto ingiuntivo.

Come suggerisce il nome, il decreto ingiuntivo è un provvedimento emanato dal giudice allorquando ricorrono alcune condizioni legate alla particolarità del credito azionato. Detto in altri termini, il decreto ingiuntivo è uno strumento che la legge mette a disposizione di coloro che sono creditori di una somma liquida di danaro o di una determinata quantità di cose fungibili, ovvero di chi ha diritto alla consegna di una cosa mobile determinata [1].

In buona sostanza, si ricorre al decreto ingiuntivo quando il credito è certo nel suo ammontare poiché già quantificato; pensa, ad esempio, al prestito che è stato fatto a una persona: se questa non restituisce quanto dovuto nei termini pattuiti, il creditore potrà agire con decreto ingiuntivo perché la somma di denaro che gli spetta è già determinata nella scrittura privata intercorsa tra le parti.

Il decreto ingiuntivo può altresì essere invocato nel caso in cui il credito abbia ad oggetto cose fungibili ugualmente determinate (ad esempio, dieci chili di grano; ricorda infatti che le cose fungibili sono quelle che possono essere scambiate o sostituite facilmente con altre dello stesso genere), oppure la restituzione di un bene mobile ugualmente determinato (un quadro, una macchina, ecc.).

Da quanto appena detto, si comprende come non potrebbe essere chiesto un decreto ingiuntivo per ottenere, ad esempio, il risarcimento del danno provocato da un sinistro: il risarcimento del danno, infatti, presuppone che la somma da pagare debba essere per prima cosa determinata nel suo ammontare. Non si tratta, dunque, di un credito liquido.

Come si fa un ricorso per decreto ingiuntivo?

Per chiedere al giudice l’emissione di un decreto ingiuntivo occorre fare un apposito ricorso al quale allegare una prova scritta del proprio credito (ad esempio, se sei un professionista, il contratto di conferimento incarico o la fattura non pagata). Se vuoi sapere quanto costa un decreto ingiuntivo, ti rinvio alla lettura dell’articolo dedicato a questo specifico tema.

Se il giudice ritiene che sussistano i presupposti previsti dalla legge, emette un decreto ingiuntivo, cioè un provvedimento assunto senza contraddittorio tra le parti con il quale viene riconosciuto il diritto ad ottenere quanto ti spetta.

Una volta emesso il decreto ingiuntivo, a pena di decadenza del medesimo, dovrai notificarlo al debitore entro il termine di sessanta giorni. Dal momento in cui ha ricevuto tale notificazione, il debitore ha quaranta giorni di tempo per adempiere spontaneamente, cioè per pagare quanto riportato nel decreto, oppure per presentare opposizione.

Di conseguenza, a seguito della notifica effettuata entro sessanta giorni dall’emissione del decreto ingiuntivo, si potrà avere una delle seguenti situazioni:

  • il debitore paga entro il termine previsto dalla legge;
  • il debitore, entro quaranta giorni dalla notifica del decreto, non si oppone né adempie: in questa circostanza, il decreto ingiuntivo diviene esecutivo e potrai procedere coattivamente. Ciò significa che, espletato l’ulteriore adempimento della notifica del precetto, potrai procedere ad esecuzione forzata per ottenere quanto ti spetta;
  • il debitore propone opposizione al decreto ingiuntivo entro quaranta giorni. È questo l’aspetto che ci interessa.

Come si fa opposizione al decreto ingiuntivo?

Diciamo la verità: ottenere un decreto ingiuntivo è piuttosto facile, anche perché i giudici tendono a concederlo con estrema disinvoltura. Il debitore che si vede notificato il decreto ingiuntivo può ritenere che il credito posto a fondamento del provvedimento sia inesistente oppure sbagliato nel suo importo.

La società Alfa trasporta materiale edile alla società Beta, sua vecchia cliente. Dopo un po’ di tempo, alla società Beta giunge un decreto ingiuntivo in cui viene richiesto il pagamento di diverse fatture riferite a trasporti che, però, non sono mai avvenuti. L’amministratore della società Beta si rivolge a un avvocato chiedendo di fare opposizione al decreto ingiuntivo emesso in favore della società Alfa.

Qualora il debitore voglia far valere le sue ragioni, l’unico modo per farlo è quello di presentare opposizione al decreto ingiuntivo. Secondo la legge [2], l’opposizione si propone davanti all’ufficio giudiziario al quale appartiene il giudice che ha emesso il decreto, con atto di citazione notificato al creditore (o meglio, all’avvocato presso cui ha eletto domicilio). In seguito all’opposizione, il giudizio si svolge secondo le norme del procedimento ordinario davanti al giudice adito.

Praticamente, l’opposizione a decreto ingiuntivo si fa notificando al creditore, nel termine di quaranta giorni, un atto di citazione, come se si dovesse instaurare un normalissimo procedimento. L’unica differenza è che l’atto di citazione in opposizione dovrà contenere i riferimenti al decreto ingiuntivo cui ci si oppone.

Il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo

Come anticipato nel precedente paragrafo, il giudizio che nasce dall’opposizione a decreto ingiuntivo è un giudizio di cognizione ordinario a tutti gli effetti, nel senso che non si segue nessuna regola particolare diversa da quella stabilita per qualsiasi altro processo.

Con l’opposizione a decreto ingiuntivo si promuove dunque un giudizio ordinario, in cui il giudice dovrà valutare la sussistenza e la validità del credito posto a fondamento della domanda di ingiunzione.

Esistono, tuttavia, delle peculiarità che caratterizzano il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo:

  • la competenza è sempre quella del giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo. Ciò significa che eventuali eccezioni di incompetenza (territoriale, per valore, ecc.) dovranno comunque essere sottoposte all’attenzione di quest’ultimo, il quale poi deciderà se spogliarsi o meno della competenza a favore di altro giudice. Si tratta di una competenza funzionale inderogabile, tanto che, se ad esempio l’opponente propone una domanda riconvenzionale eccedente la competenza per valore del giudice dell’opposizione, il giudice dovrà separare le due cause, trattenendo quella di opposizione e rimettere l’altra al tribunale, salvo decidere di sospendere la prima in attesa che venga definita la seconda, qualora ne ricorrano i presupposti;
  • nel giudizio di opposizione, le parti sono l’opponente/debitore, che assume formalmente la posizione di attore, e l’opposto/creditore, che riveste il ruolo formale di convenuto, in quanto citato in giudizio. Dal punto di vista sostanziale, però, l’opponente/debitore è parte convenuta, mentre l’opposto/creditore è parte attrice, in quanto sarà quest’ultima a dover provare l’esistenza del suo diritto di credito che viene contestato con l’opposizione;
  • si esclude che il convenuto/opposto/creditore possa chiamare in causa terzi;
  • il giudice, se l’opposizione non è fondata su prova scritta o di pronta soluzione, può concedere, provvedendo in prima udienza con ordinanza non impugnabile, l’esecuzione provvisoria del decreto, qualora non sia già stata concessa al momento dell’emissione del decreto stesso [3]. In pratica, ciò significa che, se l’opposizione a decreto ingiuntivo viene fatta “tanto per fare”, solamente per ritardare il momento del pagamento del debito, oppure l’opposizione stessa necessita, per verificarne la fondatezza, di una lunga fase istruttoria, il giudice, su richiesta dell’opposto, può concedere la provvisoria esecutività del decreto, permettendo al creditore di poter agire per ottenere quanto gli spetta nonostante sia in corso un procedimento.

L’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo

Come più volte ribadito, la notifica dell’atto di citazione in opposizione a decreto deve essere fatta entro quaranta giorni dalla notificazione del decreto ingiuntivo. Questa regola patisce un’eccezione: secondo la legge [4], il debitore può fare opposizione anche dopo scaduto il termine dei quaranta giorni, se prova di non averne avuta tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione, oppure per caso fortuito o forza maggiore.

Tra l’altro, secondo la giurisprudenza costituzionale [5], è possibile l’opposizione tardiva del debitore che, pur avendo avuto conoscenza del decreto ingiuntivo, non abbia potuto, per caso fortuito o forza maggiore, fare opposizione entro il termine fissato nel decreto.

Dunque, il debitore che scopre che è stata intrapresa contro di lui una procedura esecutiva sulla base di un decreto ingiuntivo mai opposto perché non notificato, oppure perché notificato ad altro indirizzo o, in ogni caso, perché la notifica presenta delle irregolarità, può comunque presentare opposizione nelle forme sopra descritte, anche se sono trascorsi più di quaranta giorni dalla presunta notifica.

Secondo la giurisprudenza [6], il rimedio dell’opposizione tardiva comprende, nell’ipotesi della irregolarità della notificazione, tutti i vizi che la inficiano e, quindi, anche la notificazione tardiva del decreto ingiuntivo oltre i termini di legge. Dunque, l’opposizione tardiva potrà essere fatta non soltanto nel caso in cui ci siano stati problemi di notifica indipendenti, ad esempio, dalla volontà del creditore, ma anche quando questi abbia colpevolmente tardato e, dunque, non abbia rispettato i termini di sessanta giorni dall’emissione del decreto ingiuntivo.

Tra l’altro, la legge specifica che, se nelle more è stata data esecuzione al decreto ingiuntivo, l’opposizione tardiva giustifica la sospensione della sua esecutorietà.

Fino a quando si può proporre opposizione tardiva?

L’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo si giustifica per via del fatto che il debitore non è stato messo nelle condizioni di poter manifestare le sue ragioni davanti a un giudice. La legge, tuttavia, specifica il termine entro cui un’opposizione tardiva è legittimata: nello specifico, l’opposizione non è più ammessa decorsi dieci giorni dal primo atto di esecuzione. Cosa vuol dire?

La disposizione appena riportata significa che il debitore non può proporre opposizione tardiva quando più gli pare e piace: il termine ultimo, infatti, è quello di dieci giorni dal primo atto di esecuzione, cioè dall’inizio del pignoramento.

Il senso di questa disposizione è molto semplice: il debitore esecutato non può più ignorare che contro di lui ci sia stato un decreto ingiuntivo, visto che la procedura per il recupero coattivo del credito presuppone un titolo esecutivo che, nel nostro caso, è appunto il decreto ingiuntivo. Il primo atto di esecuzione determina pertanto la conoscenza legale del decreto in quanto esso costituisce titolo dell’esecuzione stessa

È dal momento del pignoramento, dunque, che decorrono gli ultimi dieci giorni utili per proporre opposizione tardiva al decreto ingiuntivo. Tra l’altro, si ritiene pacificamente che debba trattarsi di un atto esecutivo valido ed efficace che incida direttamente sulla cosa oggetto di esecuzione.


note

[1] Art. 633 cod. proc. civ.

[2] Art. 645 cod. proc. civ.

[3] Art. 648 cod. proc. civ.

[4] Art. 650 cod. proc. civ.

[5] Corte Cost., sent. n. 120 del 20-05-1976.

[6] Cass., sent. n. 14910/2013.

Autore immagine: Pixabay.com


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