L’esperto | Articoli

Epilessia: ultime sentenze

19 Ottobre 2019
Epilessia: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: epilessia; crisi epilettica; incapacità di intendere o di volere; permesso di necessità; produzione di sostanze a base di cannabis a scopo terapeutico; nocività dell’ambiente di lavoro; inidoneità alla guida; pazienti disabili fisici e psichici. 

Epilessia

In tema di imputabilità, l’epilessia non costituisce di per sé una malattia comportante un permanente stato di infermità mentale, atteso che l’incapacità di intendere o di volere è ravvisabile in chi ne è affetto soltanto nel momento della crisi epilettica, mentre nei periodi extra-accessuali il malato conserva piena lucidità e completa consapevolezza delle proprie azioni.

Cassazione penale sez. I, 17/07/2018, n.1668

Concessione del permesso di necessità

Il permesso di necessità previsto all’art. 30 ordinamento penitenziario riveste un carattere di eccezionalità ed è concesso soltanto per eventi di natura familiare che assumano particolare gravità(nella specie, escluso il permesso per il detenuto che necessitava di un colloquio con la figlia la quale, a causa delle sue condizioni sanitarie legate all’epilessia, da tempo non svolgeva più colloqui in carcere).

Cassazione penale sez. I, 07/06/2017, n.33350

Produzione di farmaci cannabinoidi

È legittimo il provvedimento del ministero della Salute con cui si attribuisce allo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze la produzione di sostanze a base di cannabis a scopo terapeutico, giustificando l’uso medico della cannabis in considerazione delle evidenze scientifiche fino ad ora prodotte e che dovranno essere aggiornate ogni due anni, né tale decreto pone quindi un’arbitraria regolamentazione delle caratteristiche essenziali dei farmaci escludendo senza motivazione molte patologie riconosciute nella letteratura medica tra le quali l’epilessia resistente alle altre terapie, Parkinson, Alzheimer, Morbo di Crohn, SLA, Epatite C, cancro, curabili mediante cannabis, essendo l’elenco dal decreto recato suscettibile di aggiornamento ed essendo per di più basato su evidenze scientifiche definitive aggiornate al 2015.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 03/03/2017, n.3074

Differimento dell’esecuzione

Ai fini del differimento facoltativo dell’esecuzione della pena per infermità fisica, il grave stato di salute va inteso come patologia implicante un serio pericolo per la vita o la probabilità di altre rilevanti conseguenze dannose, eliminabili o procrastinabili con cure o trattamenti tali da non poter essere praticati in regime di detenzione inframuraria, neppure mediante ricovero in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura ai sensi dell’art. 11 l. 26 luglio 1975 n. 354.

(Fattispecie nella quale è stato ritenuto corretto il diniego del rinvio dell’esecuzione nei confronti di un condannato affetto da broncopneumopatia, epilessia, sindrome ansiosa-depressiva).

Cassazione penale sez. I, 05/03/2014, n.37216

Responsabilità del datore di lavoro

Ai fini dell’accertamento della responsabilità del datore di lavoro, ex art. 2087 c.c. – la quale non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva – al lavoratore che lamenti di aver subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, incombe l’onere di provare l’esistenza di tale danno, la nocività dell’ambiente di lavoro ed il nesso causale fra questi due elementi, gravando invece sul datore di lavoro, una volta che il lavoratore abbia provato le suddette circostanze, l’onere di dimostrare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno e, tra queste, di aver vigilato circa l’effettivo uso degli strumenti di cautela forniti al dipendente, non potendo il datore medesimo essere totalmente esonerato da responsabilità in forza dell’eventuale concorso di colpa del lavoratore, se non quando la condotta di quest’ultimo, in quanto del tutto imprevedibile rispetto al procedimento lavorativo “tipico” ed alle direttive ricevute, rappresenti essa stessa la causa esclusiva dell’evento.

(Nella specie, relativa da un infortunio mortale occorso ad un lavoratore, affetto da epilessia, caduto da un’impalcatura per ragioni non accertate, anche se, in sede di consulenza tecnica d’ufficio, era stata riconosciuta la possibilità che la causa fosse stata un malore improvviso, la Corte ha confermato la responsabilità del datore di lavoro, atteso che, in applicazione del principio su esposto, il datore di lavoro non aveva dimostrato di avere adottato tutte le misure necessarie per evitare infortuni, misure che, in ogni caso, dovevano essere predisposte e rivelarsi efficaci anche per evitare che eventuali malori che avessero interessato lavoratori operanti nell’azienda potessero causare agli stessi lesioni alla loro integrità fisica, dovendo l’obbligo di prevenzione riguardare anche eventi estranei alla dinamica lavorativa purché prevedibili in relazione alla normalità di incidenza in ambito lavorativo anche di un tale tipo di fattori accidentali).

Cassazione civile sez. lav., 12/03/2013, n.6151

Patente di guida e divieto tassativo per soggetti che hanno sofferto di epilessia

L’art. 320, comma 1 punto D. lett. d ), d.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495 (Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada) pone un divieto tassativo di rilascio della patente di guida delle categorie C, D ed E ai soggetti che abbiano sofferto in passato di epilessia, evidentemente per prevenire il rischio e pericolo, anche remoto, di una ricaduta, a tutela dell’incolumità e della sicurezza dello stesso interessato e di tutti gli altri utenti della strada.

Consiglio di Stato sez. VI, 04/03/2013, n.1251

Inidoneità alla guida

È legittimo il provvedimento con cui è ordinata la consegna immediata della patente di guida per inidoneità alla stessa del ricorrente, che sia affetto da un deficit del campo visivo in entrambi gli occhi per quadrantopsia omonima inferiore sinistra, nonché da epilessia generalizzata, infermità elencata nell’Appendice II, art. 320, d.P.R. n. 445 del 1992, tra le malattie che escludono la possibilità dio rilascio del certificato di idoneità alla guida.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 02/12/2010, n.34980

Spese di ricovero in strutture specializzate

Nel caso in cui alla persistente erogazione di prestazioni educative e di supporto a soggetto disabile, affetto da gravi disturbi di comportamento derivati da sofferenza perinatale e ricoverato in una struttura protetta extraospedaliera, si affianca un trattamento continuativo di tipo sanitario, con la somministrazione di farmaci diretti a contenere disturbi lievi ed a reprimere patologie gravi (nella specie, epilessia, ipertensione arteriosa, helicobacter pylori), è legittimo che agli oneri di ricovero provvedano in misura paritaria ambedue i soggetti istituzionalmente preposti alla cura del disabile, e cioè Comune e Azienda sanitaria locale.

Consiglio di Stato sez. V, 16/07/2010, n.4623

Nomina dell’amministratore si sostegno

Con il decreto di nomina dell’amministratore si sostegno, il giudice tutelare può disporre che la cancelleria non provveda all’annotazione del decreto stesso nel registro di cui all’art. 47 disp. att. c.c., né a darne comunicazione all’ufficiale dello Stato civile per le annotazione a margine dell’atto di nascita del beneficiario, ove la capacità di agire di quest’ultimo non sia stata in alcuna misura limitata dalla predetta misura di protezione.

(Nel caso di specie, il beneficiario era ben orientato nel tempo e nello spazio, ma comunque “psichicamente menomato” ex art. 404 c.c. in quanto affetto da “idrocefalo congenito, ritardo mentale, epilessia con crisi generalizzate dal 2005”. Ritenuta quindi necessaria la “blanda protezione” di un amministratore di sostegno, a questi venivano tuttavia attribuiti poteri gestionali concorrenti – e non già sostitutivi – rispetto a quelli del beneficiario, la cui capacità di agire non subiva pertanto limitazioni. In applicazione del principio di cui in massima, il giudice ha quindi disposto la non pubblicizzazione del decreto).

Tribunale Modena sez. II, 22/07/2008

Patente di abilitazione alla guida

Qualora il certificato medico indichi, seppure in modo sintetico, mediante riferimento all’art. 320 lett. d) d.P.R. n. 495 del 1992, le ragioni della riduzione della validità della patente di guida, questa deve ritenersi legittima, poiché detta lett. d) include l’epilessia tra le patologie che necessariamente comportano una riduzione a due anni del periodo di validità della patente di guida indipendentemente dalla ricorrenza di crisi comiziali; in tale prospettiva, risulta ininfluente la doglianza ravvisante nell’indicazione (accanto all’art. 320) della lett. “D” in formato maiuscolo, anziché minuscolo, un ulteriore fattore di incertezza quanto alle effettive cause della imposta limitazione, poiché, se pure è vero che alla lett. “D” la disposizione include altre patologie nervose (aventi, peraltro, analoghi effetti riduttivi della validità dei titoli di guida), a loro volta specificamente indicate nelle sottovoci a), b), c) e d), l’ultima di queste indica espressamente la patologia (epilessia) in questione.

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna), 26/01/2006, n.18

Vizio parziale di mente

L’epilessia deve considerarsi come situazione tale da escludere nel soggetto agente la capacità di intendere e di volere con esclusivo riferimento agli atti compiuti durante il momento della crisi, rimanendo il soggetto capace tra una crisi e l’altra e rilevandosi una seminfermità nei momenti che immediatamente precedono e seguono l’attacco.

(Fattispecie relativa ad atti di resistenza a p.u. e danneggiamento compiuti in stato confusionale nella fase immediatamente successiva ad un attacco epilettico, per i quali è stato riconosciuto il vizio parziale di mente).

Tribunale Milano sez. X, 19/12/2005



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

4 Commenti

  1. Buonasera. Gentile redazione, vorrei avere un’informazione sulle malattie. Quali sono i diritti di chi soffre di epilessia? E’ riconosciuta l’invalidità per l’epilessia?

    1. La persona che soffre di epilessia può vedersi riconosciuta un’invalidità che va da un minimo del 20% (nei casi di crisi sporadiche con cadenza solamente annuale) ad un massimo del 100%: in quest’ultima circostanza, la gravità della patologia è tale da giustificare il riconoscimento di un’invalidità totale. Ma quali sono, in concreto, i diritti di chi è invalido per epilessia? Ebbene, sappi che, al di sotto del 33%, la legge non attribuisce alcun beneficio: ciò significa che l’epilettico con crisi annuale a cui viene riconosciuto solamente il 20% non ha alcun diritto.
      In modo schematico, possiamo dire che i diritti dell’epilettico sono i seguenti:
      invalidità pari o superiore al 34% (soglia minima): prestazioni di carattere socio-assistenziale quali, prestazioni protesiche e ortopediche;
      invalidità pari o superiore al 46%: iscrizione al collocamento mirato;
      invalidità pari o superiore al 50%: congedo straordinario per cure (se previsto dal Ccnl);
      invalidità pari o superiore al 67%: esenzione parziale pagamento ticket per visite specialistiche, esami e diagnostica strumentale.
      invalidità pari o superiore al 74%: assegno mensile di assistenza;
      invalidità pari al 100%: pensione d’inabilità.

  2. La legge per tutti ho una domanda per voi. Chi soffre di epilessia ha diritto all’indennità di accompagnamento?

    1. La persona che soffre di epilessia a cui sia riconosciuta un’invalidità totale (100%) può avere diritto anche all’indennità di accompagnamento, misura che ha come scopo quello di sostenere economicamente la persona affetta da grave patologia. Secondo la legge, la persona invalida al 100% che sia anche incapace di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o con necessità di assistenza continua o che non sia in grado di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita, ha diritto anche all’indennità di accompagnamento, a prescindere dai requisiti economici (cioè dal reddito).

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube