Diritto e Fisco | Articoli

Come evitare pignoramento eredità

30 Settembre 2019
Come evitare pignoramento eredità

Tecniche di difesa dei coeredi se uno di questi ha debito e presenta il rischio di un’esecuzione forzata da parte dei creditori.

Quando ci sono più eredi che concorrono alla divisione del medesimo patrimonio, c’è il rischio che uno di questi abbia dei debiti. La sua presenza mette a repentaglio l’eredità poiché in creditori, nel pignorare la quota dell’insolvente, potrebbero vendere uno o più beni per intero (ad esempio la casa lasciata dal padre ai figli) per poi liquidare gli altri coeredi con il denaro derivante dall’asta giudiziale (in base alle rispettive quote). La conseguenza è la dispersione del patrimonio ereditato per “colpa” di una sola persona. Ecco perché, in situazioni di questo tipo, ci si chiede spesso come evitare il pignoramento dell’eredità. Esiste, in realtà, più di un modo per mettere al riparto i beni del defunto, anche se, per ciascuna di queste soluzioni, la legge consente al creditore una “contromossa”.

Vediamo qui di seguito cosa stabilisce la legge.

Pignoramento eredità: quando?

Nei confronti di quanti hanno accettato l’eredità, i creditori possono avviare un pignoramento. Possono cioè aggredire tanto i beni dell’eredità, quanto i beni personali dell’erede (quelli cioè di cui l’erede era già proprietario prima dell’accettazione). Quindi, se nell’eredità c’è una casa, i creditori possono certamente pignoratela. Non importa se l’immobile non è ancora stato diviso tra i vari eredi e ciascuno di questi ne ha una semplice quota: tutti quanti sono responsabili – in base alle rispettive quote – dei debiti lasciati dal defunto.

Leggi Casa ereditata: può essere pignorata?

Tuttavia, il primo gradino che deve affrontare il creditore nel momento in cui decide di avviare un pignoramento nei confronti di un erede è accertarsi che questi abbia già accettato l’eredità, in modo espresso (ad esempio davanti al notaio) o tacito (con un atto che dimostri l’intenzione di accettare l’eredità, come ad esempio l’utilizzo dei beni del defunto, la vendita o un prelievo al relativo conto corrente).

Il creditore, prima di avviare il pignoramento, deve dimostrare che il debitore abbia accettato l’eredità, che l’atto di accettazione è stato trascritto e che, dunque, egli ne sia diventato effettivamente proprietario [1].

Prima dell’accettazione dell’eredità, non è possibile avviare azioni esecutive contro l’erede (che, in realtà, in questa fase non è ancora tale, ma è un semplice “chiamato all’eredità”). Solo chi accetta l’eredità è erede a tutti gli effetti.

L’accettazione deve avvenire entro 10 anni o, per chi è già nel possesso dei beni del defunto (si pensi al figlio convivente), entro 40 giorni dal compimento dell’inventario (che, a sua volta, deve essere eseguito entro 3 mesi dal decesso).

Antonio passa a miglior vita lasciando eredi i suoi tre figli. Di questi, Francesco decide di temporeggiare prima di accettare l’eredità, temendo che il padre abbia più debiti che crediti. Nel frattempo, arriva uno dei creditori di Antonio che si rivolge a tutti e tre i figli notificando un atto di precetto. Francesco, però, fa opposizione e vince la causa: egli, infatti, non avendo ancora accettato l’eredità, non è ancora erede e, quindi, non risponde dei debiti del padre.

Il primo modo per evitare il pignoramento dell’eredità è, quindi, “prendere tempo”: chi teme un pignoramento non deve accettare l’eredità, non almeno prima di aver risolto i propri debiti o prima che questi siano caduti in prescrizione.

Ciò succede spesso con chi ha pendenze con il Fisco o con il Comune per cartelle esattoriali. Spesso, si tratta di importi relativi a vecchie tasse, multe o sanzioni che sono in via di estinzione per prescrizione. In questi casi, sarà meglio attendere il residuo tempo di “scadenza” del debito per mettere al riparo il patrimonio ereditato.

Vero è che il creditore potrebbe ben inviare una diffida, intimando il pagamento e così interrompendo la prescrizione. Potrebbe anche presentare un ricorso in tribunale affinché il giudice dia al debitore un termine massimo (più breve dei 10 anni) per accettare l’eredità.

La rinuncia all’eredità è revocabile

Alcune sentenze della giurisprudenza tributaria hanno suggerito un efficace modo per evitare il pignoramento dell’eredità. Si tratterebbe di operare in due passaggi diversi. Il primo: rinunciare all’eredità. Una volta eseguita la rinuncia, l’erede è al riparo da qualsiasi pretesa del creditore sul patrimonio ereditato. La rinuncia però è, a sua volta, revocabile entro 10 anni dall’apertura della successione (ossia dal decesso).

L’erede, in buona sostanza, può fare marcia indietro. In questo modo, non appena si è certi che il creditore abbia interrotto ogni tipo di ricerca dei beni pignorabili, si può revocare la rinuncia e accettare l’eredità.

La rinuncia all’eredità con usufrutto

Quando i rapporti tra eredi sono buoni e non c’è il rischio di litigi, si ricorre spesso a ciò che, in un precedente articolo, abbiamo definito “la truffa dell’eredità”. In buona sostanza, l’erede debitore rinuncia all’eredità: la sua quota di proprietà dei beni del defunto viene, quindi, divisa tra gli altri coeredi che, tuttavia, si accordano con questi per fargliene comunque godere. Ad esempio, gli si garantisce il diritto di usufrutto oppure gli si promette che, con un successivo atto, la quota rinunciata sarà donata a suo figlio o al coniuge.

Marco rinuncia all’eredità perché pieno di debiti. La sua quota passa al fratello Antonio. A fronte di ciò, Antonio decide di donare una delle due case ereditate dal padre al figlio di Marco, Domenico.

Un’altra ricorrente truffa è quella della diseredazione. Se anche diseredare un figlio è vietato dalla legge, il testamento può essere dichiarato nullo solo se l’escluso agisce in tribunale per rivendicare la propria quota. Se, invece, questi è d’accordo, il testamento a favore degli altri eredi resta valido. Così il patrimonio del defunto non passa a chi ha debiti che, però, viene ricompensato dagli altri in un modo differente (ad esempio con un usufrutto o con donazioni ai figli).

La contromossa del creditore si chiama azione revocatoria e può essere esercitata entro cinque anni dall’atto fraudolento.

I creditori possono anche esperire l’azione surrogatoria. In buona sostanza, questi si sostituiscono all’erede che ha rinunciato (artificiosamente) alla «azione di riduzione della legittima» per far valere i propri diritti sul testamento che lo ha diseredato. I creditori devono dimostrare al giudice che sono stati pregiudicati dall’inerzia dell’erede e poi, al posto di questi, impugnare il testamento perché lesivo delle quote del figlio.

Come si possono tutelare gli altri eredi

Le soluzioni di cui abbiamo appena parlato presuppongono sempre un accordo tra gli eredi. Ma non sempre questo è scontato, specie quando c’è da dividere patrimoni consistenti. Così agli eredi è dato mettere in atto alcune mosse per difendersi dal coerede debitore. Essi hanno tre diverse opzioni:

  • chiedere la separazione della quota pignorata: laddove fisicamente e tecnicamente possibile, si può dividere in natura il bene e, quindi, liberarlo dalla quota pignorata. Nell’ipotesi di due fratelli coeredi al 50% di una villetta bifamiliare, il pignoramento verrebbe eseguito sul 50% dell’intero immobile, ma il fratello non debitore può chiedere che esso venga limitato a una sezione dell’immobile (una delle due unità), così distinguendo già la sua proprietà (libera da pignoramenti) dall’altra. Questa soluzione è facile da realizzare in caso di terreni mentre più difficile con le case;
  • chiedere al tribunale la divisione dell’immobile in natura. Il risultato pratico è pressoché identico al precedente, ma in questo caso è necessario prima un giudizio di divisione dell’immobile, sospendendo l’esecuzione forzata;
  • chiedere la vendita della quota indivisa: viene venduta solo una quota percentuale del bene, cosa però molto difficile perché è improbabile che qualcuno compri una proprietà in comunione con un altro soggetto di cui non sa nulla.

note

[1] Cass. sent. n. 11638/2014: affinché la proprietà dei beni immobili possa essere trasferita occorre infatti un atto pubblico (per esempio sentenza o atto notarile) o scrittura privata autenticata da trascrivere nei registri immobiliari. In assenza della prova di un atto pubblico trascritto nei registri immobiliari (per esempio scrittura privata autenticata in cui l’erede dichiara espressamente di aver accettato l’eredità) il creditore non può procedere al pignoramento immobiliare e se questo è già stato effettuato deve essere annullato perché illegittimo.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube