L’esperto | Articoli

Collaboratrice domestica: ultime sentenze

5 Ottobre 2019
Collaboratrice domestica: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: collaborazione domestica; rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato; legame di parentela collaterale di secondo grado tra lavoratore e datore di lavoro; reato di violenza sessuale; lavoro domestico in nero; prova della cessazione di tale attività o dell’assunzione di una collaboratrice domestica.

Attività di collaborazione domestica: natura

L’attività lavorativa concretantesi nella collaborazione domestica è da ritenersi di natura subordinata, laddove non risulti che essa sia riconducibile a un vincolo di solidarietà istituito affectionis vel benevolentiae causa.

Cassazione civile sez. lav., 11/07/2017, n.17093

Permesso di soggiorno al collaboratore domestico

È illegittimo il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato opposto ad extracomunitario con qualifica di collaboratore domestico che, dopo un periodo di disoccupazione, aveva trovato nuova e stabile occupazione atteso che il requisito reddituale va interpretato considerando che il rispetto delle soglie previste dall’art. 29 d.lg. 25 luglio 1998 n. 286, in caso di rinnovo (e non di rilascio ex novo) del permesso di soggiorno, non deve essere inteso rigidamente e guardando al periodo di tempo trascorso, ma va valutato caso per caso considerando le prospettive di reddito desumibili dalla situazione attuale rilevante, che è anche quella eventualmente modificatasi nelle more del procedimento per il rinnovo atteso che l’art. 5, comma 5, d.lg. cit., nell’imporre all’Amministrazione pubblica di prendere in considerazione i “nuovi sopraggiunti elementi” favorevoli allo straniero, si riferisce a quelli esistenti e formalmente rappresentati o comunque da essa conosciuti al momento dell’adozione del provvedimento, anche se successivamente alla presentazione della domanda.

Consiglio di Stato sez. III, 14/02/2017, n.646

Legame di fratellanza tra il datore di lavoro e il collaboratore domestico

La sussistenza di un legame di parentela collaterale di secondo grado — ossia di un legame di fratellanza — in essere tra il datore di lavoro e il collaboratore domestico non può escludere a priori la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, poiché, sul versante contributivo, ai sensi dell’art. 1, comma 3, del d.P.R. n. 1403 del 1971 che disciplina l’obbligo assicurativo nel lavoro domestico, l’esistenza di vincoli di parentela o affinità tra le parti di un contratto di lavoro domestico non esclude il rapporto di lavoro ed il conseguente obbligo assicurativo, purché il rapporto di lavoro sia provato.

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 01/02/2016, n.136

Retribuzione della collaboratrice domestica

In tema di rapporti patrimoniali tra coniugi, non sussiste vincolo di solidarietà per le obbligazioni assunte da uno di essi per soddisfare i bisogni familiari pur in presenza di un regime di comunione legale, fatto salvo il principio di affidamento del creditore che abbia ragionevolmente confidato nell’apparente realtà giuridica, desumibile dallo stato di fatto, che il coniuge contraente agisse anche in nome e per conto dell’altro.

Ne consegue che il credito vantato dalla collaboratrice domestica per le obbligazioni assunte dalla moglie, da cui promanavano le quotidiane direttive del servizio, rende coobbligato anche il marito, datore della provvista in danaro ordinariamente utilizzata per la corresponsione della retribuzione sì da ingenerare l’affidamento di esser l’effettivo datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 18/05/2015, n.10116

Opposizione a decreto penale di condanna

Deve essere restituito nel termine per proporre opposizione a decreto penale di condanna, anche dopo la notifica dell’art. 175, comma secondo, cod. proc. pen., come determinata dall’art. 11, comma sesto, della legge 28 aprile 2014, n. 67, l’imputato che non abbia volontariamente rinunciato alla stessa, a meno che, sulla base di elementi fattuali concreti, non risulti dimostrata la sua tempestiva ed effettiva conoscenza del provvedimento di condanna.

(Fattispecie in cui la Corte ha annullato l’ordinanza reiettiva dell’istanza di restituzione nel termine per proporre opposizione, in quanto il decreto penale di condanna era stato notificato alla collaboratrice domestica e non personalmente all’imputato).

Cassazione penale sez. III, 04/02/2015, n.20413

Prestazione lavorativa

Nei rapporti di lavoro posti in essere al di fuori dell’attività di impresa, come nel caso dei collaboratori domestici, si può verificare una scissione tra il soggetto nei confronti del quale viene resa la prestazione e il soggetto datore di lavoro e, ciò, si verifica, in particolare, in tutte quelle ipotesi in cui il soggetto beneficiano della prestazione lavorativa non possa ovvero non voglia gestire in concreto il rapporto di lavoro, per cui lo stesso deve essere imputato, dal lato datoriale, ad altro soggetto cosicché per l’individuazione del datore di lavoro, al criterio dell’apparenza del diritto, il giudice deve preferire il criterio dell’effettività del rapporto, in quanto la subordinazione è la soggezione del lavoratore all’altrui effettivo potere direttivo, organizzativo, di controllo e disciplinare e, pertanto, sarebbe irrilevante la circostanza che la collaboratrice domestica renda la propria prestazione nei confronti anche di parenti conviventi del datore di lavoro, in quanto è necessario verificare quale soggetto di fatto gestisca il rapporto di lavoro, cioè fornisca le direttive, eserciti il potere di controllo e disciplinare e/o retribuisca il dipendente.

Tribunale Roma sez. lav., 07/01/2014, n.27

Assegnazione alloggi

Nella regione Umbria, ai sensi dell’art. 33, l. reg. Umbria 28 novembre 2003 n. 23 per componenti del nucleo familiare aventi diritto, purché conviventi, a subentrare automaticamente nell’assegnazione di alloggio di edilizia residenziale pubblica in caso di decesso dell’originario assegnatario ovvero di abbandono dell’alloggio, devono intendersi anche le persone a quello non legate da vincoli di parentela o affinità, ancorché conviventi, ma solo in presenza di una convivenza stabile e finalizzata alla reciproca assistenza morale e materiale; di conseguenza è legittimo il provvedimento che, dopo il decesso dell’assegnataria, nega il subentro alla sua collaboratrice domestica-badante, la cui convivenza trovava giustificazione in un rapporto di lavoro retribuito.

T.A.R. Perugia, (Umbria) sez. I, 14/02/2012, n.48

Collaboratrice domestica e reato di violenza sessuale

Integra il reato di violenza sessuale abbracciare da dietro una ragazza palpandole il seno. (Nel caso di specie si trattava di una collaboratrice domestica intenta a spolverare un armadio che si era sentita stringere forte da dietro con le mani sul seno dal proprietario dell’abitazione che era anche il suo datore di lavoro).

Corte appello Torino sez. III, 22/11/2011

Visto concesso per lo svolgimento dell’attività di collaboratrice domestica

È legittimo il diniego di rilascio del permesso di soggiorno a cittadina extracomunitaria che, entrata in Italia con regolare visto concesso per lo svolgimento dell’attività di collaboratrice domestica su richiesta di una cittadina italiana, si era immediatamente dimessa ed optato per altra occupazione più confacente alle sue capacità professionali.

Consiglio di Stato sez. III, 11/07/2011, n.4151

Reddito da lavoro domestico in nero

Nel processo tributario, fermo restando il divieto di ammissione della prova testimoniale posto dall’art. 7 d.lg. 31 dicembre 1992 n. 546, le parti possono introdurre dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale con il valore probatorio “proprio degli elementi indiziari” – i quali, mentre possono concorrere a formare il convincimento del giudice, non sono idonei a costituire, da soli, il “fondamento della decisione” (cfr. C. cost., sent. n. 18 del 2000) – e, pertanto, è utilizzabile quale prova indiziaria del lavoro prestato e del relativo reddito non dichiarato al Fisco il contenuto del ricorso al giudice del lavoro proposto dalla stessa contribuente, nella parte in cui contiene elementi confermati in giudizio dallo stesso datore di lavoro intimato e tali da configurare indizi gravi, sicuri e concordanti in ordine all’intercorso rapporto di collaborazione domestica, nonché sufficienti a fondare una decisione di rigetto del ricorso e di conferma della correttezza dell’operato dell’Agenzia delle entrate, cui nella specie non è stata contrapposta alcuna prova contraria neanche di tipologia equipollente.

Comm. trib. prov.le Carrara sez. I, 05/01/2011, n.3

Riduzione della capacità di lavoro domestico

Colui che, in conseguenza di una lesione della salute, vede ridursi la propria capacità di lavoro domestico, patisce un danno patrimoniale futuro risarcibile, per la liquidazione del quale non è necessaria né la prova che, dopo la guarigione, l’attività domestica si sia ridotta o sia cessata (essendo invece sufficiente anche solo la prova che la vittima sarà costretta ad una maggiore usura o ad una anticipata cessazione da tale attività), né la prova che la vittima sia dovuta ricorrere all’ausilio di un collaboratore domestico (giacché, diversamente, il risarcimento non potrebbe essere liquidato proprio a coloro che, per insufficienza di risorse economiche, non abbiano potuto affrontare tale spesa).

Cassazione civile sez. III, 20/07/2010, n.16896

Accreditamento del contributo settimanale pieno

La ratio dell’art. 2 comma 3 lett. b) d.lg. 30 dicembre 1992 n. 503 è quella di favorire i lavoratori che comunque godano di una minor contribuzione, mantenendo per essi il diritto a pensione con ridotti requisiti di accredito (780 contributi in luogo di 938); è, pertanto, del tutto irrilevante, nonché contrario ai precetti costituzionali di uguaglianza e parità di trattamento, distinguere fra chi abbia maturato meno di 52 settimane all’anno in quanto occupato per periodi inferiori a tale limite e chi, invece, abbia lavorato per l’intero anno solare maturando, tuttavia, una contribuzione di minor peso a causa del peculiare sistema di accredito (caso relativo a una lavoratrice domestica che, in possesso di un’anzianità assicurativa pari a 25 anni, aveva lavorato per molti anni solari interi, ma con un numero di ore settimanali inferiore alle 24 richieste per le collaboratrici domestiche al fine dell’accreditamento del contributo settimanale pieno).

Corte appello Firenze, 26/02/2010


8 Commenti

    1. La legge [Art. 913 legge n. 205/2017] dice che l’obbligo di tracciabilità del pagamento dello stipendio non viene applicato agli addetti a servizi familiari e domestici. Significa che posso pagare la colf in contanti, così come posso farlo con la badante o con la baby-sitter, in virtù dei contratti collettivi nazionali siglati dalle associazioni sindacali più rappresentative. In sostanza, non c’è alcun vincolo che ti impedisca di aprire il portafoglio a fine mese e di corrispondere alla colf la sua paga tirando fuori delle banconote anziché il libretto degli assegni.
      Una cosa è che si possa pagare in contanti la colf ed un’altra ben diversa è che convenga farlo. Immagina, infatti, di avere sempre dato la retribuzione in contanti alla tua collaboratrice domestica, anche se con tanto di regolare busta paga. E che, ad un certo punto, lei cerchi un motivo per migliorare la sua posizione o per andarsene via ma senza dimettersi, in modo da ottenere da te un risarcimento per il licenziamento. In questo caso, la colf ben potrebbe dire che sei in arretrato con il pagamento dello stipendio, magari aizzandoti contro i sindacati. Come faresti a dimostrare che, invece, gliel’hai versato in contanti tutti i mesi? Non sarebbe impossibile, ma nemmeno facile. Dovresti avviare un’azione legale per chiedere all’autorità preposta di accertare se nei mesi in cui la colf dice di non avere incassato nulla lei ha mantenuto lo stesso tenore di vita, quanti soldi ha speso in quel periodo, ecc. Evidentemente, se nel suo bilancio familiare nulla è cambiato significa che ha continuato ad essere retribuita. Ma bisogna, appunto, dimostrarlo perdendoci tempo e soldi. Ecco perché pagare la colf in contanti regolarmente non è una scelta consigliata. Come si diceva prima, quando le cose vengono messe nero su bianco, è più facile per tutti rispettare le regole.

  1. Salve, sto facendo delle ricerche su offerte di lavoro come collaboratrice domestica e vorrei capire come funziona l’attività e su come funziona l’inquadramento. Potete darmi maggiori info?

    1. L’inquadramento del collaboratore domestico, o della collaboratrice domestica, dipende sia dalle mansioni alle quali il lavoratore o la lavoratrice sono adibiti, sia dall’esperienza. Ai fini del trattamento economico hanno rilevanza anche l’eventuale regime di convivenza e l’orario stabilito. Il contratto collettivo del lavoro domestico prevede 6 livelli diversi d’inquadramento di cui abbiamo parlato in questo articolo https://www.laleggepertutti.it/295408_differenza-tra-colf-e-collaboratrice-domestica Se il datore di lavoro deve assumere un collaboratore domestico per sostituire, limitatamente alla copertura dei giorni di riposo, uno o più lavoratori a tempo pieno addetti all’assistenza di persone non autosufficienti, ed i sostituiti sono inquadrati nei livelli CS o DS, i sostituti devono essere inquadrati a loro volta nel livello CS o DS. La colf può essere inquadrata in uno dei livelli previsti dalla contrattazione collettiva, in base alle specifiche mansioni svolte ed alla sua esperienza (salvo la particolare ipotesi, appena osservata, relativa alla sostituzione di collaboratori inquadrati nei livelli CS o DS). Se totalmente priva di esperienza, ad esempio, la colf sarà inquadrata nel livello A; se svolge mansioni meramente esecutive, ma è in possesso di specifica competenza, l’inquadramento opportuno è il livello BS.

  2. Buongiorno. Sono assunta regolarmente e lavoro come colf in una famiglia. Quando si versa il Tfr alla colf? E quando si può richiedere l’anticipazione del Tfr?

    1. Le colf e le badanti, come la generalità dei lavoratori dipendenti, hanno diritto al Tfr, il trattamento di fine rapporto, o liquidazione, che deve essere corrisposto alla cessazione del rapporto di lavoro: dimissioni, fine contratto a termine, licenziamento, anche per giusta causa, risoluzione consensuale. Inoltre, la colf, o la badante, può chiedere l’anticipazione del Tfr una volta all’anno, nella misura massima del 70% di quanto maturato. Si tratta di un’eccezione valida per i lavoratori domestici, che si differenzia rispetto alla disciplina del Tfr stabilita dal Codice civile e valida per la generalità dei lavoratori dipendenti. Questi ultimi, infatti, salvo particolari ipotesi (diverse previsioni del contratto collettivo applicato o patti individuali), possono chiedere l’anticipo del Tfr soltanto dopo la maturazione di almeno 8 anni di servizio con lo stesso datore, entro specifici limiti numerici e soltanto per ragioni determinate, come spese sanitarie per terapie e interventi straordinari o acquisto della prima casa per sé o per i figli. Nell’ipotesi di morte del lavoratore domestico, il Tfr residue, detratte le eventuali anticipazioni, deve essere devoluto, nell’ordine: al coniuge (o alla parte dell’unione civile); ai figli; ai parenti entro il 3° grado e agli affini entro il 2°, se vivevano a carico del lavoratore; in mancanza, il Tfr spetta alle persone indicate per testamento o ai legittimi eredi. Il datore di lavoro domestico non può essere obbligato a versare il Tfr presso un fondo di previdenza complementare: colf e badanti non devono infatti esprimere la scelta sulla destinazione del proprio Tfr maturando, in quanto sono escluse dalla disciplina del conferimento del Tfr nei fondi pensione.

    1. La legge e il contratto collettivo del lavoro domestico non effettuano, comunque, alcuna distinzione tra colf e badanti. Normativa e contrattazione collettiva intendono difatti, per addetti ai servizi personali domestici, i lavoratori e le lavoratrici che svolgono la loro attività per il funzionamento della vita familiare, sia che si tratti di personale con qualifica specifica, sia che si tratti di personale adibito a mansioni generiche. Gli addetti all’assistenza e gli addetti alla cura della casa non sono trattati in modo differente, ma i lavoratori sono inquadrati, come abbiamo osservato in questo articolo https://www.laleggepertutti.it/295408_differenza-tra-colf-e-collaboratrice-domestica, in base all’esperienza ed alla specificità delle mansioni.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA